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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
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domenica 27 dicembre 2015

UNA SENSAZIONALE SCOPERTA

Ricerca di Antonio Teseo

DIMOSTRAZIONE SCIENTIFICA PER IMMAGINI DELLA COMPATIBILITA' TRA L'ASPETTO SFIGURATO DEL VOLTO SINDONICO E IL VOLTO TRASFIGURATO IMPRESSO IN OLOGRAMMA SUL SUDARIO DI BISSO DI MANOPPELLO (A TALE PROPOSITO OSSERVARE SOTTO LA IV E LA V ELABORAZIONE).
LA IV FIGURA SI RIFERISCE AL VOLTO SANTO ILLUMINATO DA DIETRO, MENTRE LA V AL VOLTO SANTO ILLUMINATO FRONTALMENTE CON SFONDO RETROSTANTE OSCURATO. COME SI PUO' OSSERVARE, LE DUE EFFIGI HANNO ESPRESSIONI DIVERSE, MA ENTRAMBE SI SOVRAPPONGONO PERFETTAMENTE ALLA SEMBIANZA INDEFINITA DEL VOLTO DELLA S. SINDONE (STESSO VOLTO).
 
Elaborazioni realizzate da Antonio Teseo
 
Descrizione:
 
1) Negativo fotografico del volto indefinito della S. Sindone.
2) Con il colore blu ho fatto esaltare i riflessi dei raggi di luce che avevano filtrato il sudario del Volto Santo di Manoppello, che, come più volte ho spiegato, si ritrova raffigurato nella S. Sindone.
3) Immagine in pseudo colore che ha la proprietà di evidenziare le tracce corrispondenti alle bande e le pieghe insanguinate del bisso di Manoppello.
4) e 5) Sovrapposizione dell'aspetto sfigurato del Volto di Gesù risorto dai morti (S. Sindone) all'ologramma del Volto di Manoppello che risulta essere trasfigurato dalla Luce del Figlio e da quella del Padre.     

                                  Cliccare con il mouse sulle immagini per vederle ingrandite
 
 
 

domenica 9 agosto 2015

AGGIORNAMENTI SUGLI STUDI DELLA SINDONE E DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

Post in costruzione.
Gli aggiornamenti in questa pagina sono apportati con dei copia e incolla di alcuni articoli pubblicati in questo blog. L'autore è consapevole che il contenuto della relazione di studio può presentare alcune ripetizioni, le quali, però, forniscono sempre qualche nozione in più rispetto ad un'argomentazione già letta sopra. Per l'autore, il lettore deve essere sempre attento ed attivo - e mai passivo - nell'aggiornarsi, perché allo stesso tempo può anche ripassare alcune spiegazioni che magari ha già dimenticato.   

di Antonio Teseo

Nella mia ignoranza, quando seppi che Dante e Petrarca avevano narrato in alcune delle loro opere dell'esistenza di una reliquia sulla quale era impressa la vera sembianza del Signore - nel medioevo il reperto sacro si trovava a Roma e si chiamava Veronica - mi venne subito da pensare che per questa loro convinzione i due sommi poeti se ne fossero a dir poco usciti fuori di testa. Poi, però, alcuni giorni dopo, mi posi questa domanda: "E se invece era il Volto Santo la reliquia di cui avevano parlato?".

Dovete sapere, che noi cittadini di Manoppello non abbiamo una devozione per così dire semplicistica per questa Sacra Immagine. La nostra è una certezza di fede che la figura sia "il Risorto che ci appare nella Sua Luce". Proviamo la sensazione che il Santo Volto ci si materializzi dietro il bisso e che poi lo guardiamo in trasparenza. Quando lo contempliamo in preghiera, ci sentiamo come se il Signore con la sua espressione di Mitezza, di Grazia e di Misericordia ci parlasse nel cuore e nell'anima. Insomma, per il manoppellese il Volto Santo è un amico intimo con cui ci si confida, sia nei momenti felici, per ringraziarlo, sia nei momenti di difficoltà, per chiedergli aiuto. Il nostro spirito in questo caso si apre a Lui e riceve lo Spirito Santo che ci dà la forza per la fede e ci guida. Le nostre preghiere si concludono sempre ringraziando Dio con lodi e gloria, dopodiché ci sentiamo tutti rigenerati, risorti.

A Roma, i canonici di San Pietro espongono una volta l'anno in questa basilica un'immagine chiamata ancora Veronica. Sappiamo per certo che essa risulta essere ossidata dal tempo (caratteristica questa di una raffigurazione pittorica deterioratasi) e che non ha la proprietà di rendere visibile la sembianza di un volto, tantomeno quella di Gesù, e di conseguenza di non essere "l'Acheropita" ovverosia il prototipo per l'arte delle icone raffiguranti il Cristo realizzato dall'arte divina, o meglio, dalla Sapienza del Signore. A proposito di questa chiamiamola così icona, che vediamo sotto, c'è da dire che è definita da una copertura laminata in oro (peculiarità che ritroviamo nelle icone bizantine) lavorata per fare apparire i capelli e la barba a punta ad una raffigurazione stilizzata che forse un tempo era di Gesù. Da ciò, allora, possiamo desumere, che questa probabile figura fosse una delle tante acheropite sparse per il mondo, in quanto in un'epoca lontana (esattamente dopo la metà del tardo medioevo) essa evidentemente fu attinta dal Volto dei volti: per un canone voluto dalla Chiesa, sarebbe stata santificata e pertanto dell'archetipo ne avrebbe assunta la stessa sostanza (Concilio Niceno DS 601 Sessione VII del 13 ottobre 787).






Se ci rifacciamo a ciò che invece sapevano Dante e Petrarca della reliquia più importante della cristianità, cioè che la figura ivi impressa era arrivata a Roma intatta dal medioriente, e che all'epoca era denominata anche Mandylion perché si trattava del celeberrimo fazzoletto che un tempo da Gerusalemme era arrivato a Edessa portato dall'apostolo Taddeo, dobbiamo allora per forza di cose spostare la nostra attenzione non più a questa immagine, ma al Volto Santo di Manoppello. A differenza della figura venerata a Roma, sono almeno più di cinquecento anni che l'Effigie abruzzese è rimasta indelebile agli agenti atmosferici. Quindi per me e tanti altri studiosi, è certo che la vera Veronica sia la reliquia di Manoppello e che ad un certo periodo della storia essa era scomparsa da Roma (Giraldus Cambrensis, scrittore e storico -1146-1223- vera eikon -id est imago vera). Il papa, custode dell'inestimabile reperto sacro, fece passare sotto silenzio la sparizione. Se ci atteniamo alle fonti orali degli anziani vissuti a Manoppello tra il XVI e XVII secolo, riprese dal cappuccino P. Donato da Bomba per comporre la sua "Relatione Istorica" (nel libro è menzionato che il Volto Santo sarebbe arrivato nel paese abruzzese nel 1506) il papa indiziato a non aver rivelato la sparizione della Veronica, sarebbe stato Giulio II.

Queste sono dunque le prime motivazioni che mi hanno convinto della vera natura acheropita del Volto Santo di Manoppello:

1) La sua indelebilità, come pure è l'immagine della S. Sindone di Torino, agli agenti atmosferici;

2) La sua perfetta diapositività tonale che muta come un ologramma, a seconda dell'illuminazione e dell'angolo visuale, trasformandosi in almeno tre aspetti differenti;


La diapositività del Volto Santo di Manoppello.


 Qui sotto, aspetto olografico del Volto Santo differente dalla prima immagine qui in alto a sinistra.

 Altro aspetto olografico nel Volto Santo di Manoppello (questa foto è stata scattata dall'amico dott. Paul Badde, che ringrazio di cuore per avermela fatta pubblicare assieme alle altre già citate in altri post di questo blog).





3) La sua completa invisibilità contro la luce diretta, poiché i colori non fanno corpo sul telo.


In questa foto, vediamo il Volto Santo reso invisibile dalla luce diretta proveniente da fuori la basilica. La striscia in verticale che si vede a destra, è il telaio della porta della chiesa, che, facendo ombra in trasparenza sul velo, ci fa percepire a fatica solo una limitata parte d'immagine. Il riflesso di luce osservabile dal vetro che protegge l'ostensorio, all'interno del trono, ha reso un po' confusa la foto.

4) La sua trasparenza dalla quale è possibile osservare uno sfondo panoramico a cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo.





Sfondi panoramici visti attraverso la trasparenza del Volto Santo di Manoppello, su cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo, cioè pittorico: come vediamo, i colori sono del tutto naturali. Le persone che si scorgono nell'immagine, sono state fotografate nel momento in cui stavano per entrare in basilica dal portone principale (foto scattate da Antonio Teseo).



Ricostruzione in grafica del Volto del Risorto velato dal sudario del Volto Santo di Manoppello (elaborazione realizzata da Antonio Teseo).


Applicazione all'immagine precedente di un rafforzamento di contrasto ricavato al computer: questo filtraggio fa emergere in maniera accentuata la luce del Padre che aveva illuminato il Volto Santo, nell'attimo della risurrezione di Gesù, all'interno del sepolcro. L'aspetto del Volto così illuminato, secondo me fu visto dagli apostoli nel momento dell'Ascensione al cielo del Signore.




Per comprendere bene che cos'è il Volto Santo di Manoppello, dobbiamo meditare sull'episodio della Trasfigurazione. In questa narrazione leggiamo che Gesù ci ha rivelato alcuni particolari precisi riguardanti il giorno della sua gloria (la Risurrezione): la sua faccia era diventata splendente come il sole (Matteo, 17,2) cambiando d'aspetto (Luca, 9,29) e le sue vesti erano candide come la luce. La luce splendente sul volto di Gesù proveniente dal Padre - osservabile nell'elaborazione di sopra - aveva trasformato l'aspetto del Volto del figlio dell'uomo - che vediamo qui sotto - da natura umana ma risorta dai morti, a Luce Eterna. L'evento si era immortalato sulle vesti di Gesù, raggianti di luminosità, che nel sepolcro erano il Sudario e la Sindone (Luca, 17,24).



Si compiva così la profezia di Isaia, 52, 14-15.
In questa sovrapposizione del Volto Santo illuminato da dietro alla S. Sindone (qui sopra, fig. 2), si può osservare come dei chiarori di fondo - relativi a riflessi di luce che si erano prodotti nel sudario di Manoppello - si fossero sovrapposti all'immagine.


5) La sua immagine vista contro uno sfondo scuro, reca la luce direzionale del Padre (osservare le figure qui in basso); vista con un'illuminazione retrostante non completamente diretta, reca i riflessi della luce del Figlio irradiati con raggi dritti e paralleli (osservare e comparare le figure appena in alto).
Queste due peculiarità attestano, dunque, che il Volto Santo di Manoppello è un ologramma.






La luce del Padre che ha illuminato il Volto del Figlio: elaborazione eseguita al computer mediante un rafforzando il contrasto ad una foto del Volto Santo, il quale era stato posto contro uno sfondo scuro (risultato nella fig.2).


Applicando lo stesso procedimento ad un'altra foto del Volto Santo illuminato da dietro (fig.2), si può constatare invece come i raggi della luce di Cristo si fossero proiettati sul viso in maniera uniforme, nonostante il sudario fosse stato irradiato esternamente anche dalla luce direzionale del Padre proveniente da destra.
 



Osservare come nell'immagine del sudario, originariamente proiettata ed impressa sulla S. Sindone dalla Luce del Volto del Risorto, i raggi fossero intensamente localizzabili all'altezza delle cavità oculari, perché sotto, al di là del velo, vi erano le parti concave dei caratteri che avevano determinato dei vuoti maggiormente illuminati dalla luce. Questi raggi si erano diffusi fino ad arrivare in prossimità di quella che era "del velo che era stato posto sul volto di Gesù" una grinza orizzontale. Il segno di ripiegatura di questa piega - che in trasparenza si vede come una linea macchiata di sangue - l'ho evidenziato nella terza figura con una freccetta bianca (elaborazioni realizzate da Antonio Teseo; cliccare sulle immagini per vederle ingrandite).


 6) Nell'immagine della S. Sindone di Torino sono raffigurate: pieghe, bande e giunture che sono del sudario di bisso del Volto Santo di Manoppello.





Questo dato di fatto si attiene a quanto riportato dai Vangeli, cioè che dopo la morte di Gesù, durante la preparazione della sua salma per la sepoltura, sul suo capo fu posto un sudario (Gv. 20, 6-7) e sull'intero corpo fu fatta passare una candida sindone per avvolgerlo (Mt. 27, 57-60).

7) Le misure originali del velo di Manoppello erano confacenti con quelle standard "in cubiti reali egiziani" che i giudei, all'epoca di Gesù, usavano per ricavare preziosi sudari di finissimo bisso come corredo funebre, assieme alla sindone, per re e sacerdoti ebrei. 

In origine il sudario del Volto Santo di Manoppello era di 2 cubiti x 2 (il cubito reale egiziano veniva usato dagli ebrei all’epoca di Cristo per misurare i teli di finissimo bisso considerati preziosi per le sepolture regali). Se il Volto Santo e la S. Sindone sono le reliquie di Gesù, fu allora Giuseppe d’Arimatea a volere acquistare queste stoffe importanti per dare sepoltura in modo speciale al proprio Maestro, Re dei Giudei.

Ricerca di Antonio Teseo


Nella Relatione Historica sulla venuta del Volto Santo a Manoppello di Donato da Bomba, troviamo scritto che questo sudario di bisso era di 4 palmi x 4 (Partita poi la donna con i quattro scudi, e, disbnigato gli affari in cui era occupato nell’ora del contratto, tutto allegro e festoso l’avventurato Donat’Antonio per sì bella compra, spiegò l’Immagine la quale era nel mezzo di un velo quadrato e tutto trasparente per la rarità della tessitura, dalla grandezza di quattro palmi da ogni lato, trovò che il velo, per essere stato malamente tenuto e conservato, dopo che fu pigliato dalla casa Leonelli, era tutto stracciato, lacerato, e da tignole e tarli mangiato, totalmente corrotto, che quasi era ridotto tutto in polvere; e quelli pochi stracciarelli rimasti pendenti, non aspettando esser toccati, da se stessi cadevano in terra, fuorché la SS. Immagine, la quale sebbene era alquanto denigrata, e molto aggrinzata, era nondimeno nel resto tutta bella, intatta, e senza corruzione alcuna). Continuando con la narrazione leggiamo che fu poi un frate contemporaneo a Donat'Antonio De Fabritiis, Padre Clemente da Castelvecchio, a ritagliare il telo fino a ridurlo alle dimensioni in cui si trova oggi, cioè 17cm x 24 (Onde l’istesso P. Clemente, pigliate le forbici, tagliò via tutti quelli stracciarelli d’intorno, e punificando molto bene la SS. Immagine dalle polveri, tignuole e altre immondizie, la ridusse alla fine come adesso appunto si trova. Il sopraddetto Donat’Antonio, desideroso di godersi quella Ss. Immagine con maggior devozione la fece stendere in un telaio di legno, con cristalli dall’una e dall’altra parte, ornata con certe cornicette e lavori di noce da un nostro Frate Cappuccino chiamato Frate Remigio da Rapino (non fidandosi di altri maestri secolari).

Nel XVII secolo, ossia quando Padre Donato da Bomba compose la sua Relatione Historica, Manoppello faceva parte del Regno di Napoli e pertanto 1 palmo di allora equivaleva a 26, 25 cm: 26, 25 x 4 = 105 cm (larghezza e lunghezza del bisso del Volto Santo).

All’epoca di Gesù gli ebrei usavano misurare i teli considerati preziosi di finissimo bisso in cubiti reali egiziani (tradizioni tramandate e attinte dai Testi Sacri, 2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): 1 cubito equivaleva a 52, 5 cm. Se moltiplichiamo 52, 5 x 2, vediamo che il risultato è esattamente 105 cm, il che significa, che il sudario del Volto Santo di Manoppello un tempo era esattamente di 2 cubiti x 2.


Per determinare le misure del sudario del Volto Santo di Manoppello fu usata la lunghezza doppia di un'asta in legno simile a quella che vediamo qui sotto


Cubito reale. lunghezza: 52,5 cm. Torino, Museo Egizio. Fonte: C. Le Blanc, A. Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine. Giunti, Firenze, 2002



Fonti vagliate per la ricerca:






Le misure della S. Sindone di Torino sono di 113 cm x 441 e quindi a prima vista uno potrebbe credere che esse non corrispondano a quelle standard usate all’epoca di Gesù. Ma se alla larghezza del lino togliamo 8 cm di una fascia ribattuta e quindi cucita ad un lato in un secondo tempo,


ecco che anche la sua larghezza in origine era di 105 cm, e cioè 2 cubiti reali egiziani.



Ma vediamo ora quanto misurava in lunghezza:



Nella scala delle unità di misura, il cubito equivaleva a 52, 5 cm; un palmo a 7,5 cm; un dito a 1,875 cm. Se consideriamo che la S. Sindone è lunga 441 cm, trasformando questa misura in dita (441: 1,875) otteniamo come risultato 235,2. Dividendo 235,2 per 28 (28 erano le dita che componevano un cubito) abbiamo come risultato 8, 4 cubiti. Quindi con sicurezza possiamo affermare che la S. Sindone in origine misurava 2 cubiti x circa 8 cubiti e mezzo.

Alcuni sindonologi sono invece convinti che il volto di Gesù sarebbe stato coperto ed asciugato dal reperto sacro di Oviedo - come sudario citato da Giov. 20, 7 -  prima che lo stesso fosse stato poi tolto con l'avvenuto avvolgimento del cadavere da parte del lenzuolo tombale.
Spiego il motivo perché questa teoria non può avere riscontro con la ricostruzione della realtà dei fatti. 



Definizione di sudario
http://www.treccani.it/enciclopedia/sudario/

Enciclopedie on line


sudario Presso gli antichi Romani, fazzoletto di lino usato per detergere il sudore; presso altri popoli antichi, per es. gli Ebrei, pezza di lino o di tela con la quale si velava la faccia della salma; faceva parte del corredo funebre del defunto, insieme con il lenzuolo e le bende che avvolgevano mani e piedi.


di Antonio Teseo


Come leggiamo sopra nell'Enciclopedia online Treccani, presso il popolo antico degli Ebrei il sudario si usava per velare la faccia della salma. La velatura presuppone che il telo di lino fosse dunque di finissimo bisso perché quasi trasparente (vedi il sudario del Volto Santo di Manoppello) e non grossolano come il panno di Oviedo.

Linea ematica da me rintracciata nell'immagine sindonica, la quale dimostra che originariamente, durante il giorno della S. Pasqua del Signore,  il sudario di Manoppello sarebbe apparso anche macchiato di sangue oltre a rivelare l'ologramma della trasfigurazione; il rivolo, come si osserva, risulta aver interessato la parte alta del bordo di una piega che non è del lenzuolo tombale ma del finissimo e trasparente velo di bisso della cittadina abruzzese: essa passa sullo zigomo destro del Sacro Volto (cliccare sull'immagine per vederla ingrandita, così da comparare meglio la particolarità della mia scoperta) 

La storia antica altresì ci ricorda che con il nome di Mandylion, (greco "μανδύλιον", in arabo: ﻣﻨﺪﻳﻞ‎, mandīl, lett. "panno, fazzoletto") si intendeva definire la reliquia più importante della cristianità perché l'immagine ivi contenuta era considerata Acheropita (Icona del volto di Gesù non fatta da mani umane impressa su un sudario dalle dimensioni quadrate come un fazzoletto). E dalla Relatione Istorica del 1640 scritta da padre Donato da Bomba, apprendiamo che in origine il sudario del Volto Santo di Manoppello aveva proprio le dimensioni di un quadrato, cioè di quattro palmi per quattro. Il palmo nel regno di Napoli, di cui Manoppello in quel tempo faceva parte, equivaleva a cm. 26,25, mentre in ogni altro regno, stato, gran ducato, ducato o repubblica marinara d'Italia, per questa unità si adottava una misura propria e dunque differente da quella presa in considerazione. Se moltiplichiamo cm. 26,25 x 4, otteniamo cm 105, che trasformati nelle misure usate dai giudei all'epoca di Gesù equivalevano esattamente a quelle standard di due cubiti reali per due (1 cubito reale, infatti, misurava cm. 52,5). 

Il reperto sacro di Oviedo è invece rettangolare (misura cm. 83 x 53) e perciò possiamo tranquillamente sentenziare che questo panno più che un sudario sia un drappo di un asciugatoio. Il termine asciugatoio lo troviamo citato in Gv. 13, 4-5.

Che cos'è in sintesi l'asciugatoio di Oviedo
Il  panno fu usato per asciugare il viso di un uomo insanguinato già morto. Dopo che venne tolto dalla faccia, fu ripiegato e appuntato dietro alla testa. Tra le chiazze si distinguono alcune impronte di dita, localizzate attorno alla bocca e al naso, lasciate probabilmente da chi stava cercando di arrestare il flusso di sangue dagli orifizi dopo che l'asciugatoio era stato avvolto sul capo. Da ingrandimenti fotografici si sono potuti osservare anche puntini di sangue causati da piccoli corpi appuntiti che probabilmente erano spine.  Le macchie che si osservano speculari su entrambi i lati del lino ripiegato, dalle analisi risultano essere composte da una parte di sangue e da sei parti di liquido edematico polmonare, sostanza che si accumula nei polmoni a causa di un decesso avvenuto per soffocamento.  Gli studiosi sono stati concordi nel sentenziare che la morte dell'uomo fosse avvenuta in seguito ad una crocifissione.
Benché dalle analisi effettuate ad un campione di filo macchiato di sangue si è anche stabilito che il gruppo ematico sia di tipo AB (lo stesso che ritroviamo nel sangue analizzato della S. Sindone e dei grumi del Miracolo Eucaristico di Lanciano), i miei studi suggeriscono che queste macchie che vediamo nel telo di Oviedo non possono essere sovrapposte 1:1 né all'immagine della S. Sindone né a quella del Volto Santo di Manoppello (figure impresse per proiezione da una luce che sarebbe quella del Volto di Cristo) perché risultano imbrattate, deformate e in aggiunta notevolmente allargate. L'allargamento si è prodotto  perché l'asciugatoio era stato premuto su una forma piramidale, qual è il naso, e sulla forma semicircolare in sezione, qual è la faccia di una persona.


Il lino di Oviedo  
 

mercoledì 1 luglio 2015

La S. IMMAGINE dinamica perché acheropita e non statica come una qualsiasi pittura che si vede in natura

di Antonio Teseo

Solo quando la scienza saprà realizzare (anche con i mezzi sofisticati odierni) un'immagine simile a quella del Volto Santo di Manoppello, la quale è dinamica - poiché trasmette in ologramma la trasfigurazione "il cambiamento" dell'aspetto del Volto di Cristo da risorto dai morti a Luce Eterna - e non statica - come invece è qualsiasi pittura che conosciamo in natura - allora io mi inchinerò e dirò che la Sacra Icona abruzzese è un artefatto.

Figura diapositiva del Volto Santo di Manoppello osservato con un'illuminazione obliqua che arriva da dietro.
 
Figura diapositiva del Volto Santo di Manoppello (diversa da quella di sopra) osservato con lo sfondo retrostante in ombra

Diafanità nel Volto Santo di Manoppello osservato contro il cielo
 
Volto Santo osservato con la luce diretta (completa assenza dell'immagine)
 
Sotto, prima figura in alto a sinistra (Volto Santo illuminato da dietro): macchia di sangue con il bordo di coagulo che ricopre la ferita del setto nasale. Ultima figura in basso a destra (Volto Santo illuminato solo frontalmente): ferita cicatrizzata con crosta di sangue del setto nasale.
Prima figura in alto a sinistra, escoriazione (come nella S. Sindone) della punta del naso. Ultima figura in basso a destra: riflesso di luce che ha illuminato la punta del naso (Luce riflessa che era stata proiettata sul Sacro Volto dal Padre).
Terza foto in basso a sinistra: fase di rimarginazione della ferita del setto nasale.
 
Se questo non è un ologramma, ditemi voi che cos'è ! 
L'ologramma si realizza con il laser, mediante l'interferenza elettromagnetica di raggi di luce. 
Poiché nella S. Sindone sono raffigurate le pieghe con i rispettivi punti d'incrocio che sono del bisso di Manoppello, allora vi domando, in un periodo ipotetico che iniziava dal 1260 e finiva nel 1390, un uomo sarebbe stato capace di realizzare tali immagini come quella di Manoppello o come quella della S. Sindone?  
 
 
Pieghe con i rispettivi punti d'incrocio e bande di trama del sudario di Manoppello che si mostra nella S. Sindone (in origine, come ci ha descritto padre Donato da Bomba nella sua Relatione Istorica del 1640, la reliquia era un fazzoletto quadrato di quattro palmi per quattro, cioè di due cubiti reali per due - misure standard usate dalle donne ebree al tempo di Gesù per determinare in lungo e in largo il pregiato sudario di finissimo bisso sepolcrale riservato solo a defunti re dei giudei o sacerdoti - e non un panno rettangolare come quello di Oviedo che non dovrebbe dunque essere definito sudario, ma drappo di un asciugatoio; Gv. 13, 4-5).
 
 
 
 
Sudario di finissimo bisso del Volto Santo di Manoppello osservato con un ingrandimento:
Spazi determinati dall'ordito e la trama (equivalenti a due o tre capelli accostati insieme in larghezza) non coperti da pigmento unito a collante, i quali, se fossero presenti sulla stoffa sarebbero serviti per la stesura in coltre e quindi per ottenere l'assorbimento del colore sull'ipotetico dipinto. Questo procedimento avrebbe inconfutabilmente reso solo statico, e non dinamico, l'artefatto.
Di qua e di là vediamo solo alcuni nodini che sono naturali del lino. La zona delimitata tra le due linee gialle, è la parte selezionata e poi ingrandita della palpebra di un occhio.  
 
 
 
I sei punti di congruenza da me scoperti tra il Volto Santo di Manoppello e il Volto del Cristo Pantocrator inciso sul Solidus, moneta d'oro fatta coniare dall'imperatore Michele III Isaurico per ristabilire nell'impero l'ortodossia a fronte del terribile periodo iconoclastico proclamato tempo prima
da Leone III Isaurico.
Questi sei punti di congruenza, dunque, escludono categoricamente l'ipotesi che il Volto Santo sia il ritratto di Raffaello Sanzio, di Leonardo da Vinci o di chiunque altro.
 
Il sudario di Manoppello come stoffa preziosa unica al mondo.
 Il Puro Sacro Lino rimanda alla natura delle vesti splendenti di luce degli angeli.
Padre Domenico in preghiera dinanzi al Volto Santo di Manoppello illuminato dalla luce diretta 
 
Il Puro Sacro Lino assume un colore aureo (associabile al Divino) se è illuminato dalla luce del sole
 
Il Puro Sacro Lino in condizioni particolari d'illuminazione diventa talmente trasparente da diventare etereo: in alto, il cielo e le nuvole visibili in trasparenza.

 
 
  

lunedì 15 agosto 2011

Scannerizzazione del Volto della Sindone di Torino


Elaborazione realizzata da Antonio Teseo (cliccare con il mouse sull'immagine per vederla ingrandita)
Dimostrazione scientifica che il Volto della S.Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello rappresentano un'unica figura del Volto di Cristo

sabato 26 marzo 2011

Perché la Sindone e il Volto Santo di Manoppello sono le reliquie di Cristo


di Antonio Teseo

Il Volto Santo impressionatosi sulla S. Sindone (vedere la fig. 1 in alto) è formato, e quindi caratterizzato, dal rapporto tra una più o meno densità di sangue e una più o meno intensità di un riflesso di luce. Questi dati, se fatti elaborare dal computer, ci forniscono una figura in 3D perché il tono del sangue (che in pixel è più scuro del riflesso di luce) viene trasformato in rilievo, mentre il riflesso della luce (che in pixel è più chiaro rispetto al sangue) viene trasformato in basso rilievo (vedere la figura qui sotto).

Poiché il Volto Santo di Manoppello è un ologramma che reca con sé anche la luce del Padre (la stessa aveva illuminato il Volto del Figlio nell'attimo della risurrezione)
se preso da solo non può fornire un'immagine 3D al computer, perché le parti più prominenti del volto, come ad esempio il naso, la fronte e il mento, essendosi trovati più esposti alla luce, risultano schiacciati, mentre quei caratteri più in ombra, risultano in rilievo. Descrivendo il Volto Santo è come se c'immaginassimo una fotografia realizzata dal dito di Dio. Però, come possiamo vedere dall'elaborazione di sopra della sovrapposizione (fig. 2), se si fa prevalere dal filtraggio la visione dell'immagine della S. Sindone al 70% rispetto a quella del Volto Santo al 30%, ecco allora che abbiamo una veduta completa del Volto di Cristo in 3D perché il sangue aveva coperto i caratteri somatici di Cristo (vedere sopra le due figure in 3D ricavate dalla fig. 2 e questa di qui sotto).

Io sono convinto che se uno si fosse trovato a parlare con San Tommaso poco prima dell'apparizione di Gesù risorto e gli avesse domandato quali segni avrebbe dovuto lasciare il Signore perché lui credesse, l'apostolo avrebbe sicuramente risposto:

1) Poiché Gesù è risorto dai morti, cioè è ritornato in vita non per morire di nuovo ma per vivere in eterno, io ho bisogno di rivedere il Suo Volto sfigurato dal sangue vivo della Passione così com' era prima di morire;
a fianco, sovrapposizione Sindone-Volto Santo di Manoppello con rafforzamento di contrasto (il sangue della Passione sulla faccia di Gesù).



2) Ho bisogno di vedere il Suo Volto illuminato dalla luce del Padre e le ferite devono risultare cicatrizzate per contemplare la potenza di Dio;
a fianco, immagine del Volto Santo di Manoppello elaborata con la procedura "equalizzazione". Tale filtraggio ha la proprietà di far esaltare i pixel in chiaro della luce del Padre che aveva illuminato il Volto di Cristo (osservare anche le ferite cicatrizzate dalle croste di sangue).


3) Ho bisogno di vedere la luce vera del Risorto, la quale un giorno è garanzia per la risurrezione dei giusti;
a fianco, nella seconda immagine possiamo osservare il riflesso della luce celeste di Cristo che aveva illuminato il sudario di Manoppello riprodotto nella figura sindonica.

4) Ho bisogno di contemplare, sempre nel Volto di Cristo, l'espressione di Grazia, di Mitezza e di Misericordia perché Egli possa così dimorare in me con il Pane di Vita Eterna.


Tutte queste risposte sono dimostrabili esaminando il Volto Santo di Manoppello e il Volto della S. Sindone di Torino con il computer, il quale è uno strumento scientifico.

giovedì 16 agosto 2007

NELL’IMMAGINE DELLA SACRA SINDONE DI TORINO GLI OCCHI DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

Foto ed elaborazioni di Ateseo






Studio realizzato da Antonio Teseo.


Ieri è stato il giorno più bello della mia vita e vi spiego il perché:
Con il computer sono riuscito a rintracciare nell’immagine della Santa Sindone gli occhi del Volto Santo di Manoppello.
Analizzando attentamente la foto della reliquia torinese (in alto a sinistra, fig.1) ho individuato nelle cavità oculari degli indizi che, misurati in scala, sono esattamente sovrapponibili agli occhi del Volto Santo. 
Le segnalazioni riportate sulla coppia d'immagini che vediamo qui sopra (fig. 3: Volto della S. Sindone; fig. 4: sovrapposizione computerizzata del Volto della S. Sindone al Volto Santo) mostrano una semi orbita nella cavità oculare sinistra e una parte laterale semicircolare, delimitata a sinistra da una piega, nella cavità oculare destra. Questa piega, come vediamo, non è relativa al lenzuolo tombale della Sindone ma è propria del sudario sepolcrale di Manoppello. Sul Santo Volto, infatti, essa passa per la pupilla e la guancia e poi va ad incrociarsi con una ripiegatura situata lateralmente sul mento (vedi fig. 2). L'eccezionale impressione sulla Sindone del sudario sepolcrale sarebbe apparsa, per volere di Cristo nell'attimo della sua risurrezione, a causa di un riflesso della luce Celeste che aveva filtrato la reliquia di Manoppello. I due reperti sacri, prima della Gloria Pasquale, si sarebbero trovati a contatto diretto, nella tomba, uno sopra l'altro, ad avvolgere il corpo morto del Redentore.

Comparando allora la prima figura in alto che riguarda il Volto della S. Sindone con la seconda immagine che riguarda la sovrapposizione “Volto della S. Sindone-Volto Santo di Manoppello" filtrata al computer, si può osservare come prendono corpo gli occhi (cliccare sull'icona per vederla ingrandita e quindi capire meglio la spiegazione).

Per concludere, le pupille del Santo Volto di Manoppello non presentano segni di midriasi cadaverica e pertanto sono del Risorto. Spetta ora alla scienza stabilire se realmente questi teli sono appartenuti a Gesù Cristo.

venerdì 20 luglio 2007

LE PIEGHE DEL VELO DI MANOPPELLO IMPRESSE SULLA SINDONE



Posted by Picasa


Foto ed elaborazioni di Ateseo
Studio realizzato da Antonio Teseo

Con quest’altra prova il computer è categorico:

“La figura del volto della Sindone di Torino, immagine indefinita, è delimitata verticalmente da lato a lato dall’impressione di due pieghe che sono proprie del finissimo bisso del Volto Santo di Manoppello. Nel Sacro Velo, infatti, esse sono contraddistinte dai punti d’incrocio delle ripiegature".

Come già ho avuto modo di dire in questo mio blog "osservazione.blogspot.com" il computer rivela altresì che l’immagine sindonica è formata da sangue - forse misto a sudore - che in un  momento a noi sconosciuto ha però subito un processo chimico d’ossidazione e disidratazione, assumendo il colore giallo paglierino che vediamo oggi. E se di miracolo si vuole parlare, bisogna allora ammettere che Gesù Cristo ha voluto imprimere sulla Sacra Sindone anche i segni della sua resurrezione col Volto Santo di Manoppello.

Spiegazione delle tre elaborazioni in alto:
1^ elaborazione "volto sindonico oscurato";
2^ elaborazione "sovrapposizione dell'immagine precedente al Volto Santo mediante un rafforzamento del contrasto";
3^ elaborazione "Volto Santo";
Con le freccette azzurre, ho evidenziato le due pieghe verticali del bisso marino del Volto Santo passanti per gli zigomi e che sono rintracciabili nella figura sindonica. Le freccette bianche, indicano invece i punti d'incrocio di tali pieghe con un'altra, la quale è situata orizzontalmente all'altezza del mento del Sacro Volto di Gesù.

Ulteriori spiegazioni delle elaborazioni sottostanti alle prime tre:
Le due elaborazioni, dimostrano che se al computer si provoca un rafforzamento per contrasto alla sovrapposizione, di una foto del viso sindonico ad un’altra dell'icona abruzzese, viene alla luce un volto insanguinato, cruento. Il colore del sangue risultante, è lo stesso che in origine si era impresso sul lino sindonico prima che subisse il processo chimico di cui si è parlato. Dalla sovrapposizione, è possibile individuare anche una traccia ematica depositata in linea, lungo la piega in orizzontale, che, come ho già detto, sul Volto Santo si trova all'altezza del mento (cliccare sopra le immagini per comprendere ancora meglio la mia spiegazione).

martedì 10 luglio 2007

Una sfida alla scienza

La prima foto in alto e l'ultima in basso, sono state scattate dall'amico e studioso del Volto Santo, dott. Paul Badde, che da lui gentilmente mi sono state donate e anche autorizzate a  pubblicare.
Posted by Picasa

Foto ed elaborazioni di Antonio Teseo

IL S.S. SUDARIO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO E IL SANTO LENZUOLO DI TORINO SFIDANO LA SCIENZA

Queste figure elaborate rivelano che sulla Sacra Sindone sono evidenti alcune tracce di bande e pieghe di tessuto che però (come si può osservare da un'attenta comparazione) sono proprie del finissimo bisso del Volto Santo di Manoppello. A questo punto allora è doveroso fare alcune considerazioni:
 
1) Poiché la Santa Icona torinese è sufficientemente visibile solo da una distanza di circa un metro e mezzo e anche più, si deve per forza ammettere che le figure dei due reperti sacri o sono state realizzate da un'unica persona con una tecnica a noi sconosciuta (il che a mio avviso è impossibile, per il semplice fatto che esse sono irriproducibili dalla scienza e perfettamente coincidenti in scala 1:1, sebbene impresse su due teli con trame completamente diverse), oppure si sono formate miracolosamente sui lini, i quali, si trovavano a contatto l'uno sopra l'altro nella tomba di Gesù.
 
2) Le tracce di bande e pieghe di cui ho parlato, sulla S. Sindone risultano essere macchiate, appunto perché questa immagine è composta da sangue che però misteriosamente si è anche disidratato e ossidato chimicamente.
 
Secondo una mia personale teoria, nel giorno della Santa Pasqua del Signore, il sangue sarebbe fuoriuscito da ferite che sul volto passionale del risorto comparivano aperte, perché l'aspetto indefinito del viso insanguinato impresso un tempo sul sudario di Manoppello, prima ancora che vi apparisse in ologramma la sembianza trasfigurata generata anche dalla Luce del Padre, riguardava Gesù risorto dai morti.