Il Santuario del Volto Santo di Manoppello
https://www.youtube.com/watch?v=k-ReMVLKThY
Da un'accurata sovrapposizione eseguita al computer tra il Volto Santo di Manoppello e il Volto della S. Sindone di Torino segnato dal sangue della Passione, ho scoperto che le due effigi rappresentano la medesima figura. Se nella reliquia abruzzese si contempla l'immagine diapositiva, olografica e trasfigurata del Risorto, in quella piemontese si medita ancora sul sudario sepolcrale di bisso di Manoppello che nella tomba - il terzo giorno dalla morte di Gesù - fu irradiato dalla luce eterna.
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Scritto da Antonio Bini |
| Lunedì 20 Febbraio 2012 09:24 |
PESCARA - Con un
pellegrinaggio al Santuario del Volto Santo di
Manoppello si è concluso il secondo Symposium of Episcopal
Conferences of Africa and Madagascar (SECAM) and the Council of Episcopal
Conferences of Europe (CCEE).
“L’evangelizzazione
oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l’Africa e
l’Europa”, questo è stato il tema del Symposium iniziato il 13
febbraio 2012 a Roma presso il Pontificio Ateneo Regina
Apostolorum di Roma, con gli interventi dei cardinali Polycarp
Pengo e Angelo Bagnasco, rispettivamente, Presidente
del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM) e
Vice-Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa
(CCEE).
Le
giornate di studio e di confronto sono state dirette ad approfondire e
riflettere sui rilevanti problemi della Chiesa nei due Continenti, in un clima
di amicizia che potrà essere utile per una migliore collaborazione sui temi
della pace, dell’immigrazione, della libertà religiosa e della lotta alla
prostituzione. Per il cardinale ungherese Péter Erdő,
“i vescovi europei ed africani vogliono affrontare insieme la sfida della
nuova evangelizzazione, vivendo la fratellanza nella missione in modo più
intenso. Una collaborazione che avviene sulla base di reciproci scambi. Mentre
in passato molti missionari partivano dall'Europa per andare in Africa, oggi
assistiamo anche a un movimento inverso, con sacerdoti, suore e laici consacrati
che dall'Africa vengono in Europa. Abbiamo scoperto tante preoccupazioni comuni,
ma ci impegniamo a collaborare nel campo della pastorale, della sanità,
dell'educazione, nei problemi sociali. Del resto, il nostro continente ha
bisogno di una iniezione di vitalità ecclesiale e questa vitalità può venire
dalle giovani Chiese d'Africa.”
Sulla stessa linea il
cardinale senegalese Theodore-Adrien Sarr, per il quale
"gli immigrati africani potranno aiutare l'Europa a trovare nuova gioventù e
freschezza nella fede per il futuro. Nel futuro gli scambi tra vescovi
riguarderanno sempre più temi come l'educazione, la lotta alla povertà, la
sanità, la formazione dei quadri dirigenti, il dialogo tra le religioni, il
commercio delle armi, la tratta degli esseri umani, il debito estero e lo
sfruttamento da parte delle compagnie minerarie”. Questo percorso di
impegno di comunione e solidarietà di mondi tanto diversi deriva
dall’appartenenza alla medesima Chiesa, unita in Cristo.
Questo è il senso più
profondo da ricercare nel pellegrinaggio conclusivo a
Manoppello. E’ lo stesso Papa che, il giorno precedente,
incontrando i vescovi partecipanti al Simposio non nasconde la complessità delle
sfide che attendono la Chiesa di oggi, a partire dall’indifferenza religiosa.
Nel richiamare l’autorità morale e l’autorevolezza che devono sostenerli nella
loro azione pastorale, ha affermato che lo sguardo della fede fissato sul Cristo
apre la mente e il cuore dell'uomo alla Verità Prima, che è Dio.
Benedetto XVI ha inteso ulteriormente rafforzare il suo
pensiero sottolineando che “un vescovo deve essere innamorato di
Cristo”.
Ecco che gli stringati
comunicati ufficiali che prevedevano in fondo al programma appena un rigo per
indicare il pellegrinaggio finale a Manoppello si riempiono di
significati.
Il
Santuario del Volto Santo ha accolto i vescovi in una insolita
bianchissima cornice di neve. Non per questo hanno rinunciato ad salire sul
colle Tarigni, percorrendo a piedi la Via Crucis. Ad ogni stazione le
riflessioni sono state pronunciate da un vescovo diverso. Nella Basilica,
l’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, prima della solenne
concelebrazione della messa, nel dare il benvenuto ai fratelli europei e
africani, ha illustrato in italiano, inglese e francese, la straordinaria
immagine del Volto Santo. Richiamandosi agli studi di P. Heinrich
Pfeiffer, di Sr. Blandina Paschalis Schlomer,
Andrea Resch, Paul Badde e Saverio
Gaeta, ha affermato che è possibile “rispondere affermativamente e
con sufficiente certezza morale a due domande che il Santo Volto pone: è il Velo
qui custodito la Veronica venerata un tempo in San Pietro? E’ questa la preziosa
reliquia il sudario posto nel sepolcro sul volto del Cristo morto, come attesta
il Vangelo di Giovanni (20, 6-7)?” Tali riflessioni sono state riprese
anche in una lettera personalmente consegnata ai vescovi presenti.
Si
tratta di valutazioni significative, che tengono anche conto, forse, che il
Vaticano la scorsa estate in un comunicato stampa ha per la
prima volta ammesso (a distanza di 484 anni), la scomparsa della
Veronica durante il Sacco di Roma del 1527. L’incontro
è stata l’occasione per meditare e pregare davanti al Volto Santo, illustrato in
dettaglio dallo scrittore e giornalista tedesco Paul Badde.
Molti vescovi non hanno nascosto la propria emozione. Una sensazione
che ha accomunato mondi lontanissimi, dal vescovo dell’Islanda
a quello del Sudafrica. Al termine della celebrazione
l’arcivescovo del Ghana Charles Gabriel Palmer-Buckle ha
ringraziato per l’accoglienza ricevuta chiedendo a Bruno Forte,
a nome di tutti, che in occasione di ogni suo ritorno nella Basilica del Volto
Santo si ricordi nelle sue preghiere dei vescovi europei e africani.
Allo stesso arcivescovo
Charles Gabriel Palmer-Buckle, che ha fatto parte del nucleo
ristretto dell’organizzazione del Symposium, ho chiesto quale
fosse il significato per lui e per gli altri vescovi da attribuire al
pellegrinaggio al Volto Santo. Il presule ghanese riflette profondamente, prima
di rispondermi, che la spinta che viene dall’aver conosciuto il Volto
Santo è quella di “predicare un Cristo vero, un Cristo vivo”.
Anche l’arcivescovo Bruno Forte, al quale chiedo quale
sensazione abbia ricevuto dai partecipanti, mi conferma che “tutti sono
rimasti profondamente colpiti dal pellegrinaggio a Manoppello”.
Presente all’incontro
anche Petra-Maria Steiner, che negli ultimi anni si è
avvicinata agli studi sul Volto Santo, impegnandosi in una costante opera di
divulgazione nei paesi di lingua tedesca. Da segnalare infine il saluto del
presidente della conferenza episcopale polacca Jozef Michalik a
Immaculata e Caterina, giovani suore giunte dalla Polonia e da
alcuni mesi operanti a Manoppello.
I VESCOVI IN
PELLEGRINAGGIO A MANOPPELLO
EUROPA: Jozef
Michalik, presidente della conferenza episcopale della Polonia;
Ludwig Swartz, arcivescovo di Linz, Austria; François
Garnier, arcivescovo di Cambrai, Francia; Gerard De
Fois, arcivescovo di Lille, Francia; Taras Senkiv,
vescovo chiesa greco-cattolica Ucraina, Lucjan Avgustini,
Albania; Duarte De Cunha, Portogallo; Zef
Gashi, Montenegro; Petru Gherghe, Romania;
Pierre Bürcher, Islanda; Vjekoslav Huzjak,
Croazia; Everard De Jong, Olanda;
AFRICA: Buti
Joseph Tlhagale, arcivescovo di Johannesburg, Sudafrica; Jean
Gabriel Djarra, Mali; Touabli Youlo Alexis, Costa
d’Avorio; Jude Thaddeus Ruwa'ichi, Tanzania; Jean-Noël
Diouf, Senegal; Denis Komivi Amuzu-Dzakpah, Togo;
Gabriel Justice Anokye, Ghana; Maragde
Mbonyintege, Rwanda; Frank Nubuasah, Botswana;
Emmanuel Obbo, Uganda; Louis Portella Mbuyu,
Congo; Benjamin Ramaroson, Madagascar; Joachim
Tarounga, Ciad; Charles Kasonde, Zambia;
Charles Gabriel Palmer-Buckle, Ghana.
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Monsignor Jarek Cielekci che mostra l'ostensorio con all'interno le reliquie di Papa Giovanni Paolo II
a destra, la Madonnina di Niegovic
PESCARA – Grande successo ha riscosso il Concerto dell’Epifania svoltosi nella basilica del Volto Santo di Manoppello gremita di fedeli. Il Presidente del Consiglio Provinciale di Pescara Giorgio De Luca, presente nonostante le precarie condizioni fisiche dovute ad una influenza stagionale, ha voluto fortemente questa seconda edizione del Concerto dell’Epifania e ha annunciato un ulteriore sforzo della Provincia per far sì che questo diventi un appuntamento stabile anche per i prossimi anni.
Particolarmente applaudita è stata l’organizzatrice dell’evento Assunta Olivieri.
Il saluto della Basilica è stato portato dal rettore Padre Domenico del Signore e il presentatore e commentatore musicale del concerto, Silvano Console, ha letto anche un messaggio particolare dell’Arcivescovo Metropolita di Chieti – Vasto Mons. Bruno Forte nel quale il presule, salutando i presenti nella Basilica del Volto Santo che definisce “perla di spiritualità e di preghiera della Diocesi”, esprime la volontà di “assicurare la sua preghiera per quanti, in questo tempo, desiderano nutrire la loro spiritualità con l’ascolto di brani di musica sacra che mettano al centro dell’attenzione il mistero dell’Incarnazione” ed infine benedice tutti i partecipanti e augura a ciascuno”un anno di benedizione e di pace”.
La serata è andata oltre le due ore con un ricco programma di brani per soli e per coro che spaziavano dal ‘600 ai giorni nostri e di diverse tradizioni musicali: inglese, francese, tedesca e naturalmente italiana con Bellini, Verdi e Mascagni. Dunque musica colta, operistica, e musica più popolare, legata alle festività del Natale. Protagonisti sono stati il Coro San Francesco e Santa Chiara a Montughi della città di Firenze, diretto da Enrico Rotoli con i solisti Monica Anglani al piano, Michele Matteoli al flauto traverso, e i cantanti Luciano Graziosi, basso, e Caterina Maria di Tindari, soprano.
La chiesa di San Francesco e Santa Chiara a Montughi ha da sempre avuto, tra i suoi parrocchiani, un gruppo di cantori dedito allo studio e al canto di brani religiosi da accompagnare alle più importanti ricorrenze sacre. Il gruppo è andato via via crescendo di numero e di valore. Nel 1998 la direzione è stata presa dal maestro Enrico Rotoli.
Sono stati eseguiti una serie di brani tratti da opere liriche di Bellini, Verdi e Mascagni e di musica popolare e tradizionale delle festività natalizie, da Greensleeves ad Adeste fideles, a Stille nacht, a White Christmas, fino ad in “Oh happy day” ritmato dal battimani del pubblico in piedi.
Il più applaudito, oltre per la sua bravura anche perché “giocava in casa”, è stato il basso Luciano Graziosi, nativo di Manoppello, diplomato in canto presso il Conservatorio “U. Giordano” di Foggia e protagonista dei ruoli di basso nei teatri di tutta Italia delle più celebri opere liriche.