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Scritto da Antonio Bini |
| Lunedì 20 Febbraio 2012 09:24 |
PESCARA - Con un
pellegrinaggio al Santuario del Volto Santo di
Manoppello si è concluso il secondo Symposium of Episcopal
Conferences of Africa and Madagascar (SECAM) and the Council of Episcopal
Conferences of Europe (CCEE).
“L’evangelizzazione
oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l’Africa e
l’Europa”, questo è stato il tema del Symposium iniziato il 13
febbraio 2012 a Roma presso il Pontificio Ateneo Regina
Apostolorum di Roma, con gli interventi dei cardinali Polycarp
Pengo e Angelo Bagnasco, rispettivamente, Presidente
del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM) e
Vice-Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa
(CCEE).
Le
giornate di studio e di confronto sono state dirette ad approfondire e
riflettere sui rilevanti problemi della Chiesa nei due Continenti, in un clima
di amicizia che potrà essere utile per una migliore collaborazione sui temi
della pace, dell’immigrazione, della libertà religiosa e della lotta alla
prostituzione. Per il cardinale ungherese Péter Erdő,
“i vescovi europei ed africani vogliono affrontare insieme la sfida della
nuova evangelizzazione, vivendo la fratellanza nella missione in modo più
intenso. Una collaborazione che avviene sulla base di reciproci scambi. Mentre
in passato molti missionari partivano dall'Europa per andare in Africa, oggi
assistiamo anche a un movimento inverso, con sacerdoti, suore e laici consacrati
che dall'Africa vengono in Europa. Abbiamo scoperto tante preoccupazioni comuni,
ma ci impegniamo a collaborare nel campo della pastorale, della sanità,
dell'educazione, nei problemi sociali. Del resto, il nostro continente ha
bisogno di una iniezione di vitalità ecclesiale e questa vitalità può venire
dalle giovani Chiese d'Africa.”
Sulla stessa linea il
cardinale senegalese Theodore-Adrien Sarr, per il quale
"gli immigrati africani potranno aiutare l'Europa a trovare nuova gioventù e
freschezza nella fede per il futuro. Nel futuro gli scambi tra vescovi
riguarderanno sempre più temi come l'educazione, la lotta alla povertà, la
sanità, la formazione dei quadri dirigenti, il dialogo tra le religioni, il
commercio delle armi, la tratta degli esseri umani, il debito estero e lo
sfruttamento da parte delle compagnie minerarie”. Questo percorso di
impegno di comunione e solidarietà di mondi tanto diversi deriva
dall’appartenenza alla medesima Chiesa, unita in Cristo.
Questo è il senso più
profondo da ricercare nel pellegrinaggio conclusivo a
Manoppello. E’ lo stesso Papa che, il giorno precedente,
incontrando i vescovi partecipanti al Simposio non nasconde la complessità delle
sfide che attendono la Chiesa di oggi, a partire dall’indifferenza religiosa.
Nel richiamare l’autorità morale e l’autorevolezza che devono sostenerli nella
loro azione pastorale, ha affermato che lo sguardo della fede fissato sul Cristo
apre la mente e il cuore dell'uomo alla Verità Prima, che è Dio.
Benedetto XVI ha inteso ulteriormente rafforzare il suo
pensiero sottolineando che “un vescovo deve essere innamorato di
Cristo”.
Ecco che gli stringati
comunicati ufficiali che prevedevano in fondo al programma appena un rigo per
indicare il pellegrinaggio finale a Manoppello si riempiono di
significati.
Il
Santuario del Volto Santo ha accolto i vescovi in una insolita
bianchissima cornice di neve. Non per questo hanno rinunciato ad salire sul
colle Tarigni, percorrendo a piedi la Via Crucis. Ad ogni stazione le
riflessioni sono state pronunciate da un vescovo diverso. Nella Basilica,
l’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, prima della solenne
concelebrazione della messa, nel dare il benvenuto ai fratelli europei e
africani, ha illustrato in italiano, inglese e francese, la straordinaria
immagine del Volto Santo. Richiamandosi agli studi di P. Heinrich
Pfeiffer, di Sr. Blandina Paschalis Schlomer,
Andrea Resch, Paul Badde e Saverio
Gaeta, ha affermato che è possibile “rispondere affermativamente e
con sufficiente certezza morale a due domande che il Santo Volto pone: è il Velo
qui custodito la Veronica venerata un tempo in San Pietro? E’ questa la preziosa
reliquia il sudario posto nel sepolcro sul volto del Cristo morto, come attesta
il Vangelo di Giovanni (20, 6-7)?” Tali riflessioni sono state riprese
anche in una lettera personalmente consegnata ai vescovi presenti.
Si
tratta di valutazioni significative, che tengono anche conto, forse, che il
Vaticano la scorsa estate in un comunicato stampa ha per la
prima volta ammesso (a distanza di 484 anni), la scomparsa della
Veronica durante il Sacco di Roma del 1527. L’incontro
è stata l’occasione per meditare e pregare davanti al Volto Santo, illustrato in
dettaglio dallo scrittore e giornalista tedesco Paul Badde.
Molti vescovi non hanno nascosto la propria emozione. Una sensazione
che ha accomunato mondi lontanissimi, dal vescovo dell’Islanda
a quello del Sudafrica. Al termine della celebrazione
l’arcivescovo del Ghana Charles Gabriel Palmer-Buckle ha
ringraziato per l’accoglienza ricevuta chiedendo a Bruno Forte,
a nome di tutti, che in occasione di ogni suo ritorno nella Basilica del Volto
Santo si ricordi nelle sue preghiere dei vescovi europei e africani.
Allo stesso arcivescovo
Charles Gabriel Palmer-Buckle, che ha fatto parte del nucleo
ristretto dell’organizzazione del Symposium, ho chiesto quale
fosse il significato per lui e per gli altri vescovi da attribuire al
pellegrinaggio al Volto Santo. Il presule ghanese riflette profondamente, prima
di rispondermi, che la spinta che viene dall’aver conosciuto il Volto
Santo è quella di “predicare un Cristo vero, un Cristo vivo”.
Anche l’arcivescovo Bruno Forte, al quale chiedo quale
sensazione abbia ricevuto dai partecipanti, mi conferma che “tutti sono
rimasti profondamente colpiti dal pellegrinaggio a Manoppello”.
Presente all’incontro
anche Petra-Maria Steiner, che negli ultimi anni si è
avvicinata agli studi sul Volto Santo, impegnandosi in una costante opera di
divulgazione nei paesi di lingua tedesca. Da segnalare infine il saluto del
presidente della conferenza episcopale polacca Jozef Michalik a
Immaculata e Caterina, giovani suore giunte dalla Polonia e da
alcuni mesi operanti a Manoppello.
I VESCOVI IN
PELLEGRINAGGIO A MANOPPELLO
EUROPA: Jozef
Michalik, presidente della conferenza episcopale della Polonia;
Ludwig Swartz, arcivescovo di Linz, Austria; François
Garnier, arcivescovo di Cambrai, Francia; Gerard De
Fois, arcivescovo di Lille, Francia; Taras Senkiv,
vescovo chiesa greco-cattolica Ucraina, Lucjan Avgustini,
Albania; Duarte De Cunha, Portogallo; Zef
Gashi, Montenegro; Petru Gherghe, Romania;
Pierre Bürcher, Islanda; Vjekoslav Huzjak,
Croazia; Everard De Jong, Olanda;
AFRICA: Buti
Joseph Tlhagale, arcivescovo di Johannesburg, Sudafrica; Jean
Gabriel Djarra, Mali; Touabli Youlo Alexis, Costa
d’Avorio; Jude Thaddeus Ruwa'ichi, Tanzania; Jean-Noël
Diouf, Senegal; Denis Komivi Amuzu-Dzakpah, Togo;
Gabriel Justice Anokye, Ghana; Maragde
Mbonyintege, Rwanda; Frank Nubuasah, Botswana;
Emmanuel Obbo, Uganda; Louis Portella Mbuyu,
Congo; Benjamin Ramaroson, Madagascar; Joachim
Tarounga, Ciad; Charles Kasonde, Zambia;
Charles Gabriel Palmer-Buckle, Ghana.
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Da un'accurata sovrapposizione eseguita al computer tra il Volto Santo di Manoppello e il Volto della S. Sindone di Torino segnato dal sangue della Passione, ho scoperto che le due effigi rappresentano la medesima figura. Se nella reliquia abruzzese si contempla l'immagine diapositiva, olografica e trasfigurata del Risorto, in quella piemontese si medita ancora sul sudario sepolcrale di bisso di Manoppello che nella tomba - il terzo giorno dalla morte di Gesù - fu irradiato dalla luce eterna.
Leggi la pagina del Vangelo di oggi
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS
.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)
.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO
La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.
Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA
Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.
Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.
L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA
Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.
Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.
Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio. Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.
Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.
METEO DAL SATELLITE
A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.
A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.
CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO
IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE
Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta Benedetto XVI. Mostra tutti i post
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martedì 21 febbraio 2012
SI E' CONCLUSO A MANOPPELLO IL SIMPOSIO DEI VESCOVI D'EUROPA E D'AFRICA
giovedì 26 gennaio 2012
Vescovi dell'Europa e dell'Africa in pellegrinaggio al Volto Santo
Fonte attinta dal bollettino di dicembre 2011 "IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO" pag. 47
Sovrapposizione della S. Sindone di Torino al sudario di Manoppello: Volto sfigurato e trasfigurato di nostro Signore Gesù Cristo.
PELLEGRINAGGIO DI VESCOVI EUROPEI E AFRICANI
In occasione dell'European and African Bishops symposium, che si terrà a Roma dal 13 al 17 febbraio 2012, è previsto un pellegrinaggio al Santuario del Volto Santo. Il Symposium avrà come tema la nuova evangelizzazione.
Sovrapposizione della S. Sindone di Torino al sudario di Manoppello: Volto sfigurato e trasfigurato di nostro Signore Gesù Cristo.
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martedì 15 giugno 2010
Il negativo fotografico della Sindone non è un'immagine reale in positivo
Studio realizzato da Antonio Teseo
Da questa comparazione, che mostra l'immagine fotografica in negativo della Santa Sindone di Torino (a sinistra) e la sovrapposizione "riflessa" ottenuta con un rafforzamento di contrasto al computer tra l'aspetto indefinito della S. Sindone e il Volto Santo di Manoppello (fig.2), ci si può rendere conto come i sindonologi scambino il sangue impressionatosi in superficie sulle fibrille dei fili del lino torinese (il plasma subì un processo chimico di ossidazione e disidratazione) con un'immagine caratterizzata da luci ed ombre e che dunque non rende per niente testimonianza alla verità. E' allora a dir poco deprimente dover assistere a delle pubblicazioni in rete, da parte dei più importanti motori di ricerca, di alcune ricostruzioni in grafica del Santo Volto della Sindone che non hanno nulla a che vedere con il Volto Santo di Manoppello, oppure a delle sovrapposizioni tra le figure dei due volti che sono completamente distorte rispetto alla realtà, ma che tuttavia godono della credibilità e degli apprezzamenti di quanti in questo campo sono inesperti.
"Poiché capisco che chi si collega in un sito è solito leggere solo l'ultimo post tralasciando gli altri per pigrizia o per ragioni di tempo, torno allora a ripetere che il Volto impresso sulla S. Sindone non è altro che l'immagine indefinita del sudario di bisso insanguinato e un po' aggrinzito, che all'interno del sepolcro recava il Volto Santo di Manoppello, dopo l'avvenuto lampo di luce della risurrezione di Cristo (Lc. 17, 24-25; Mc. 10, 33-34). Tre giorni prima di quell'evento, durante la preparazione del corpo di Gesù calato dalla croce per la sepoltura, questo sudario pulito aveva coperto il Volto del Signore, dopodiché la salma fu avvolta con un lenzuolo intriso di aromi (S. Sindone)."
Come dimostro scientificamente sotto presentando alcune foto particolarmente ingrandite, anche il velo di Manoppello conterrebbe del sangue disidratato però presente solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili sia da un verso che dall'altro (da ricordare che l'immagine del Sacro Volto è diapositiva). Qualsiasi tipo di pittura avrebbe invece inconfutabilmente imbevuto di colore l'interno di ogni filo per capillarità e per di più noi dovremmo vedere pigmenti legati a sostanze di apporto (collagene) ricoprire i fittissimi spazi vuoti del telo (ogni forellino, delimitato dall'ordito e la trama, corrisponde in micrometri a soli due o tre capelli accostati insieme). La copertura degli spazi vuoti dei pigmenti stesi renderebbero statica l'immagine che, al contrario, cambia come un ologramma a seconda della luminosità e dell'angolo visuale.
Benché, dunque, il Volto Santo di Manoppello non è una pittura, in questo Mirabile Aspetto si verificano dei mutamenti impressionanti. A mio avviso ciò deriverebbe dal fatto che nell'attimo della risurrezione di Gesù delle scariche di raggi nell'ultravioletto, emesse da un lampo che aveva illuminato il telo sia dalla parte interna che da quella esterna (luce del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo), avrebbero provocato alle fibrille dei fili delle degradazioni per una lieve bruciacchiatura e delle alterazioni cromatiche dovute sia a interferenze di onde elettromagnetiche sia alla proiezione simultanea di due immagini ben distinte: per luce trasmessa, sotto, dove vi era il Volto di Gesù, di un Volto Sfigurato; per luce riflessa, sopra, quindi esternamente, di un Volto Trasfigurato. Tuttavia il calore delle scariche elettriche avrebbe anche recato effetti degradanti al sangue. A tale riguardo ho avuto modo di vedere sui fili ingranditi da un microscopio elettronico: alcune micro tracce di coaguli e grumi, localizzati soprattutto all'altezza dei capelli, perché molto del sangue presente sulla testa di Gesù era defluito dalla cute ai capelli a causa del casco di spine; un'esigua traccia di sangue bruciacchiato e decomposto in ossido di ferro; e per finire una crosticina di sangue bruciacchiato e decomposto in carbonato di calcio.
Da ciò che ho spiegato fin qui, si dovrebbe allora per forza di cose sentenziare che ogni filo del Velo Santo di Manoppello rifrange intrinsecamente la luce in maniera diversa, a seconda dell'illuminazione e dell'angolo visuale, restituendo all'osservatore colori diversi che hanno la particolarità di trasformare la figura o in Effigie passionale, o gloriosa, o addirittura invisibile (contro la luce diretta, ad esempio, è l'effetto del bianco a far sparire completamente l'immagine, mentre se avessimo una stesura pittorica, noi vedremmo un tono artificiale di fondo che interferirebbe in sovrapposizione con questo colore).
Differenze nel Volto Santo di Manoppello illuminato in tre modi diversi

Il Volto Santo di Manoppello è stato quindi scritto dalla luce dello Spirito Santo.
Spiegazione delle altre figure sottostanti:
Durante una giornata di ricerca che si tenne anni addietro a Manoppello, organizzata dall'emittente della TV tedesca della ZDF e alla quale insieme ad una decina di scienziati di tutto il mondo anche il sottoscritto fu invitato a parteciparvi avendo dovuto presentare una relazione di studio, esaminando il telo del Volto Santo di Manoppello con un microscopio elettronico, messo a disposizione dal professor Giulio Fanti, notammo che all'altezza della fronte del Santo Volto c'era un piccolo taglio, impercettibile quindi ad occhio nudo, perché dovuto ai tanti ripiegamenti che il velo ricevette nella storia sopra un punto d'incrocio. Ebbene, dopo che il professor Giulio Fanti scattò questa ed altre foto riguardanti anche parti diverse del Volto e ce le regalò alcuni giorni dopo tramite email, io riguardando a casa più volte questa foto mi accorsi che proprio sopra questo taglietto una mia collaboratrice aveva immortalato anni prima con una fotografia del sangue impressionato nell'immagine e che come per la S. Sindone esso si rendeva visibile solo oltre i due metri di distanza. In seguito a questo fatto, scoprii allora che come succede per la S. Sindone anche nell'immagine del Volto Santo di Manoppello il sangue ha subito un processo chimico di ossidazione e disidratazione solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili.
Spiegazione delle immagini che vediamo sotto: a sinistra, forte ingrandimento della fronte del Volto Santo di Manoppello con il cerchietto che evidenzia il piccolo taglio di cui abbiamo parlato (per chi ha l'occhio allenato, pronto a scorgere anche i più piccoli dettagli, può osservare le ferite degli aculei del casco di spine che fu posto sul capo di Gesù); a destra, il piccolo taglio nel telo visto con il microscopio elettronico (le elaborazioni sono state realizzate da Antonio Teseo. Cliccare sulle figure per vederle ingrandite).
Sotto a sinistra, foto del Volto Santo illuminato all'aperto con la luce del sole; al centro, ingrandimento del piccolo taglio nel velo visto con il microscopio elettronico, quando l'ostensorio con il Volto Santo fu adagiato di fronte a noi con l'Immagine Santa che era visionabile da sinistra verso destra (le freccette che vediamo indicano come l'interno di ogni filo non sia imbevuto per capillarità da colori pittorici); la terza foto mostra l'ingrandimento della fronte del volto per rintracciare una piccola linea bianca che è relativa alla piega "al centro della fronte" e che impercettibilmente reca con sé il piccolo taglio (le elaborazioni sono state realizzate da Antonio Teseo. Cliccare sulle figure per vederle ingrandite).
Concludendo, colgo l'occasione per ringraziare sentitamente l'Esimio Professor Giulio Fanti, docente di Misure Meccaniche e Termiche presso l'Università di Padova che, regalandomi queste ed altre meravigliose foto ingrandite del Volto Santo di Manoppello mi ha permesso di sviluppare molte delle mie ricerche.
mercoledì 5 maggio 2010
La luce di Cristo è fatta per i nostri occhi e non per nascondersi da essi
Carissimi lettori, io avevo promesso che non avrei mai più aggiornato i miei blog, ma oggi sono stato indotto a farlo, perché condivido solo in parte ciò che il Santo Padre ha detto per la S. Sindone nella sua meditazione, dopo averla venerata.
Meditazione di Benedetto XVI, letta ai fedeli in occasione del suo pellegrinaggio alla S. Sindone di Torino
Cari amici, questo è per me un momento molto atteso. In un’altra occasione mi sono trovato davanti alla sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come successore di Pietro, e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità. Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una breve meditazione, che mi è stata suggerita dal sottotitolo di questa solenne Ostensione: “Il mistero del Sabato Santo”.
Si può dire che la Sindone sia l’icona di questo mistero, l’icona del Sabato Santo. Infatti essa è un telo sepolcrale, che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio. Venuta la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato solenne di Pasqua, Giuseppe d’Arimatea, un ricco e autorevole membro del sinedrio, chiese coraggiosamente a Ponzio Pilato di poter seppellire Gesù nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia a poca distanza dal Golgota. Ottenuto il permesso, comprò un lenzuolo e, deposto il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse con quel lenzuolo e lo mise in quella tomba (cfr Mc 15,42-46). Così riferisce il Vangelo di Marco, e con lui concordano gli altri evangelisti. Da quel momento, Gesù rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, e la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato.
Il Sabato Santo è il giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme… Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi” (Omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439). Nel Credo, noi professiamo che Gesù Cristo “fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno risuscitò da morte”.
Cari fratelli, nel nostro tempo, specialmente dopo aver attraversato il secolo scorso, l’umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore che è andato allargandosi sempre di più. Sul finire dell’Ottocento, Nietzsche scriveva: “Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!”. Questa celebre espressione, a ben vedere, è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana, spesso la ripetiamo nella Via Crucis, forse senza renderci pienamente conto di ciò che diciamo. Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo: l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità.
E tuttavia la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazaret ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza. E questo mi fa pensare al fatto che la sacra Sindone si comporta come un documento “fotografico”, dotato di un “positivo” e di un “negativo”. E in effetti è proprio così: il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini. Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua passione per l’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà più radicale.
In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. È successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli: “Passio Christi. Passio hominis”.
Questo è il mistero del Sabato Santo! Proprio di là, dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della risurrezione. Ed ecco, mi sembra che guardando questo sacro telo con gli occhi della fede si percepisca qualcosa di questa luce. In effetti, la Sindone è stata immersa in quel buio profondo, ma è al tempo stesso luminosa; e io penso che se migliaia e migliaia di persone vengono a venerarla – senza contare quanti la contemplano mediante le immagini – è perché in essa non vedono solo il buio, ma anche la luce; non tanto la sconfitta della vita e dell’amore, ma piuttosto la vittoria, la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio; vedono sì la morte di Gesù, ma intravedono la sua risurrezione; in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi inabita l’amore.
Questo è il potere della Sindone: dal volto di questo “Uomo dei dolori”, che porta su di sé la passione dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre passioni, le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati – “Passio Christi. Passio hominis” – promana una solenne maestà, una signoria paradossale. Questo volto, queste mani e questi piedi, questo costato, tutto questo corpo parla, è esso stesso una parola che possiamo ascoltare nel silenzio. Come parla la Sindone? Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti copiosamente da una grande ferita procurata da un colpo di lancia romana, quel sangue e quell’acqua parlano di vita. È come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla, possiamo ascoltarla, nel silenzio del Sabato Santo.
Cari amici, lodiamo sempre il Signore per il suo amore fedele e misericordioso. Partendo da questo luogo santo, portiamo negli occhi l’immagine della Sindone, portiamo nel cuore questa parola d’amore, e lodiamo Dio con una vita piena di fede, di speranza e di carità.
La lettera che leggeremo sotto rivolta al Santo Padre, papa Benedetto XVI, non vuole essere una polemica contro di lui ma un'opinione del tutto personale, di un ricercatore che si occupa dello studio della S. Sindone di Torino e del Volto Santo di Manoppello, sull'eccezionale importanza che queste sante immagini hanno per la Santa Chiesa. Chissà, magari un giorno, questa diversa lettura sul Volto della S. Sindone e sul Volto Santo potrà anche rivelarsi costruttiva, al fine di far emergere la verità su una luce metafica, e quindi divina riportata inconfutabilmente anche dai Vangeli, che ha segnato la storia del Gesù storico.
Antonio Teseo
Caro Santo Padre papa Benedetto XVI,
Che la S. Sindone sia un'icona scritta col sangue, è vero; ma che il volto di Gesù ivi impresso sia di un cadavere, questo per me non è affatto vero. Figuriamoci se Dio Padre ci voglia far meditare qui sulla terra il volto cadaverico del Suo Figlio; e che speranza darebbe al suo popolo di questa generazione, quello di mostrarci un giorno il Cristo Risorto con il volto da morto?
Gesù, invece, come leggiamo anche nell'episodio di Lazzaro, ci ha dimostrato che Egli è il Cristo Vivente anche per i morti, e che il Suo Volto è sempre e solo luce; mai buio, tenebra o nascondimento. Lo Spirito del Padre è lo stesso Spirito del Figlio "alfa e omega". Se, dunque, con la morte in croce di Gesù, il Suo corpo prima della risurrezione era di un cadavere, il Suo Spirito, invece, non era morto con esso. Di Gesù non è risorto il Suo Spirito Santo (fonte e alito di Vita Eterna), ma nella luce è risorto "il Suo Corpo Incorrotto e la Sua Anima Santa". Come figli di Dio, allora, creati a Sua Immagine e Somiglianza, il nostro spirito, il nostro corpo e la nostra anima sono inscindibili "alla luce del Signore": ecco perché, se faremo sempre la Sua volontà e ci ciberemo sempre del Suo Pane di Vita Eterna (Eucaristia), un giorno diventeremo come degli angeli nella luce del Signore, per Cristo, con Cristo ed in Cristo.
Carissimo Santo Padre, se si leggono attentamente i Vangeli, si comprende che mentre i tre evangelisti sinottici ci parlano sinteticamente dell'atto terminale della sepoltura del corpo di Gesù, pronto per essere posto nella tomba avvolto con una sindone, il quarto evangelista Giovanni, invece, menziona anche un sudario che fu posto sulla faccia del Signore (rif. Gv. 11, 44; Gv. 20, 7-8), prima che il corpo fosse avvolto con il lenzuolo, perché egli fu testimone oculare di quando il cadavere fu preparato per la sepoltura secondo l'usanza dei giudei. "Giuseppe d'Arimatea, uomo ricco e discepolo di Gesù, aveva fatto portare da Nicodemo un grosso quantitativo di unguenti e di oli profumati e aveva usato il telo della S. Sindone di Torino e quello di Manoppello per onorare e ornare colui che era considerato dai discepoli "il Re dei Giudei". In origine, dunque, il famoso Sacro Mandylion comprendeva questi due teli finissimi e preziosi (Lc. 16,19) .
Quando nel terzo giorno dalla morte di Gesù, Pietro e Giovanni si recarono al sepolcro, videro il sudario, che solo Giovanni sapeva come era stato posizionato, non nel posto che gli competeva (probabilmente il velo di Manoppello era al di sopra del lenzuolo "sindone" come possiamo osservare anche nella raffigurazione del Codex Pray, Budapest (1192-1195), perché quella era la prova di un intervento divino con il quale Cristo aveva avuto il controllo assoluto sulla materia. Nel suo Vangelo, l'apostolo Giovanni non poté rivelare che cosa vide impressionato su quel bisso, perché si doveva attenere alla legge deuteronomica relativa all'idolatria; tuttavia egli lanciò un messaggio, avvolto nel mistero, per dire che per mezzo di esso lui era certo di credere nella risurrezione di Cristo. Oggi, noi invece possiamo contemplare in tutto il suo splendore il contenuto di queste sante immagini (del Volto Santo e della S. Sindone) alla luce dei Vangeli, perché Dio Padre ha glorificato il Volto della Redenzione e il Volto della Risurrezione di Cristo, suo Figlio".
Il sudario, ai tempi di Gesù, era un pezzo di stoffa che usavano i romani per asciugarsi il volto; ma era anche un drappo di tessuto, lungo circa 1 m. x 1 m. che veniva posto dagli ebrei sul capo di un morto, durante il procedimento di sepoltura.
Quindi, Santo Padre, prima di far credere al popolo di Dio che il volto di Gesù della S. Sindone sia relativo ad un cadavere, io credo che bisogna innanzitutto osservarlo bene, al fine di trovarvi elementi che magari rimandano ad un' immagine che si sarebbe ancor prima impressionato su un sudario. Sudario, che noi ritroviamo nel Volto Santo di Manoppello, "originariamente questo velo di bisso era proprio della misura di circa 1 m. x 1 m, ma poi nel XVIII sec. fu ritagliato da un Cappuccino di Manoppello e ridotto nella misura di 17 x 24 cm. come lo vediamo oggi racchiuso tra due vetri nell'ostensorio (rif. alla Relazione Istorica scritta da P. Donato da Bomba)" immagine raffigurante il Cristo Vivo e Risorto, perché, se sovrapposto, ci fa comprendere al meglio quella che invece è una figura indefinita sempre dello stesso Viso (Volto della S. Sindone).
Come ho più volte detto nei miei
blog, le riproduzioni fotografiche
della S. Sindone e del Volto Santo
di Manoppello dovrebbero essere
venerate insieme in tutte le chiese
cristiane, perché esse ci permettono
di contemplare il Volto di Cristo
Pane della Vita Eterna
"S.S. Sacramento".
Nel Volto Santo e nel Volto della
S. Sindone, infatti, non contempliamo
soltanto il Volto della Passione e della
Risurrezione di Gesù Vivo, ma anche
l'espressione della Sua Umiltà, della
Sua Dolcezza, della Sua Grazia,
della Sua Mitezza, della Sua
Misericordia, del Suo Amore,
che devono ritrovarsi nel DNA
e nel cuore di ogni vero cristiano.
Questo Volto, come leggiamo nel
Vangelo del giorno (02/05/2010),
fu glorificato dal Padre nell'ultima
cena "come segno di redenzione,
perché proprio da quel momento
ebbe inizio la Passione di nostro
Signore Gesù e che ebbe poi fine
con la Sua Risurrezione dai morti".
Tutto ciò che contempliamo in questo
Volto noi lo meditiamo anche in
quello di Maria Santissima, serva
umile di nostro Padre.
Io sono dell'avviso che la Chiesa
non debba fossilizzarsi a pensare
quasi sempre alla morte in croce
di Gesù, come l'unico segno di
redenzione per l'ego della persona;
ma debba invece "Lodare,
Onorare e Glorificare"
in continuazione il Volto del
Vivente, occuparsi con ciò di
contemplare i volti di coloro
che soffrono, prestando loro aiuto,
e credere e sperare sempre nella
Gloria Eterna del Signore, fonte di
luce e di salvezza.
Santità
La S. Sindone di Torino non è per me
l'icona del Sabato Santo, bensì è l'icona
della Santa Domenica di Pasqua perché
il Volto reca l'immagine del Volto Santo
di Manoppello, figura proiettata ed
impressionata prima sul Sudario dalla
luce del Volto Vivo e Vero del Risorto.
Il velo di bisso del Sudario, come ci
ricorda Giovanni nel suo Vangelo,
fu posto sul capo di Gesù cadaverico
deposto dalla croce, il cui corpo fu poi
avvolto con una Sindone come
invece ci ricordano nei loro Vangeli i sinottici.
Antonio Teseo
sabato 16 maggio 2009
Volto Santo di Manoppello: il sudario che coprì il viso di Gesù nella tomba
Nell'episodio "Gesù risuscita Lazzaro" che leggiamo nel Vangelo di Giovanni 11, 38-44, è scritto nel versetto 44:
"Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario...". Lazzaro era ebreo come Gesù e ricevette una sepoltura giudaica. Dopo la morte, anche il Signore ricevette una sepoltura giudaica per l'interessamento di Giuseppe d'Arimatea che era stato suo discepolo "Giov. 19, 38-42"; e nell'episodio "Il sepolcro vuoto - Giov. 20, 6-8" è di nuovo menzionato "il sudario" che era servito per coprire il viso.
Il video che ho realizzato e che vedete allora in:
http://www.youtube.com/watch?v=ugqe3kNR8LM
dimostra che il Volto Santo di Manoppello e il volto della Sacra Sindone di Torino riguardano la figura del viso di Gesù risorto e che quindi il velo abruzzese potrebbe essere il pezzo di stoffa di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo. E' importantissimo sottolineare come le immagini dei due reperti sacri siano esattamente sovrapponibili, nonostante la sostanziale differenza della trama dei teli, e che nella figura della S.Sindone si vedano le pieghe del bisso di Manoppello perché contraddistinte da punti d'incrocio: osservare ad esempio la grinza che passa sopra la pupilla dell'occhio destro di Gesù (a destra per chi guarda, poiché la luce del Volto del Risorto avrebbe filtrato ed impresso la propria immagine su questo verso del telo come se si vedesse in uno specchio), la quale fa apparire l'orbita oculare ristretta, con la parte bassa che ha assunto addirittura una forma quasi a punta dovuta al rialzo della stessa; e un punto d'incrocio tra due pieghe (naturalmente una verticale e l'altra orizzontale) che è rintracciabile a destra subito dopo il mento.
Spiegazione delle immagini comprese nel video:
la prima figura in alto a sinistra riguarda il Volto della S. Sindone di Torino; a fianco vediamo una sovrapposizione filtrata con visione del 70% per la S.Sindone e del 30% per il Volto Santo di Manoppello ottenuta mediante un metodo computerizzato chiamato "luminanza"; l'ultima immagine in basso mostra invece un videoclip riferito sempre alla sovrapposizione S.Sindone - Volto Santo la quale è però filtrata al 50%.
Per chi desidera vedere meglio il video consiglio di effettuare queste operazioni:
a) cliccare sotto a destra dove c'è la scritta HQ;
b) cliccare sul riquadro a destra della scritta HQ per vedere le immagini ingrandite;
c) cliccare sulla freccetta in basso a sinistra per avviare il video.
"Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario...". Lazzaro era ebreo come Gesù e ricevette una sepoltura giudaica. Dopo la morte, anche il Signore ricevette una sepoltura giudaica per l'interessamento di Giuseppe d'Arimatea che era stato suo discepolo "Giov. 19, 38-42"; e nell'episodio "Il sepolcro vuoto - Giov. 20, 6-8" è di nuovo menzionato "il sudario" che era servito per coprire il viso.
Il video che ho realizzato e che vedete allora in:
http://www.youtube.com/watch?v=ugqe3kNR8LM
dimostra che il Volto Santo di Manoppello e il volto della Sacra Sindone di Torino riguardano la figura del viso di Gesù risorto e che quindi il velo abruzzese potrebbe essere il pezzo di stoffa di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo. E' importantissimo sottolineare come le immagini dei due reperti sacri siano esattamente sovrapponibili, nonostante la sostanziale differenza della trama dei teli, e che nella figura della S.Sindone si vedano le pieghe del bisso di Manoppello perché contraddistinte da punti d'incrocio: osservare ad esempio la grinza che passa sopra la pupilla dell'occhio destro di Gesù (a destra per chi guarda, poiché la luce del Volto del Risorto avrebbe filtrato ed impresso la propria immagine su questo verso del telo come se si vedesse in uno specchio), la quale fa apparire l'orbita oculare ristretta, con la parte bassa che ha assunto addirittura una forma quasi a punta dovuta al rialzo della stessa; e un punto d'incrocio tra due pieghe (naturalmente una verticale e l'altra orizzontale) che è rintracciabile a destra subito dopo il mento.
Spiegazione delle immagini comprese nel video:
la prima figura in alto a sinistra riguarda il Volto della S. Sindone di Torino; a fianco vediamo una sovrapposizione filtrata con visione del 70% per la S.Sindone e del 30% per il Volto Santo di Manoppello ottenuta mediante un metodo computerizzato chiamato "luminanza"; l'ultima immagine in basso mostra invece un videoclip riferito sempre alla sovrapposizione S.Sindone - Volto Santo la quale è però filtrata al 50%.
Per chi desidera vedere meglio il video consiglio di effettuare queste operazioni:
a) cliccare sotto a destra dove c'è la scritta HQ;
b) cliccare sul riquadro a destra della scritta HQ per vedere le immagini ingrandite;
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