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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta volto di gesù. Mostra tutti i post
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domenica 27 dicembre 2015

UNA SENSAZIONALE SCOPERTA

Ricerca di Antonio Teseo

DIMOSTRAZIONE SCIENTIFICA PER IMMAGINI DELLA COMPATIBILITA' TRA L'ASPETTO SFIGURATO DEL VOLTO SINDONICO E IL VOLTO TRASFIGURATO IMPRESSO IN OLOGRAMMA SUL SUDARIO DI BISSO DI MANOPPELLO (A TALE PROPOSITO OSSERVARE SOTTO LA IV E LA V ELABORAZIONE).
LA IV FIGURA SI RIFERISCE AL VOLTO SANTO ILLUMINATO DA DIETRO, MENTRE LA V AL VOLTO SANTO ILLUMINATO FRONTALMENTE CON SFONDO RETROSTANTE OSCURATO. COME SI PUO' OSSERVARE, LE DUE EFFIGI HANNO ESPRESSIONI DIVERSE, MA ENTRAMBE SI SOVRAPPONGONO PERFETTAMENTE ALLA SEMBIANZA INDEFINITA DEL VOLTO DELLA S. SINDONE (STESSO VOLTO).
 
Elaborazioni realizzate da Antonio Teseo
 
Descrizione:
 
1) Negativo fotografico del volto indefinito della S. Sindone.
2) Con il colore blu ho fatto esaltare i riflessi dei raggi di luce che avevano filtrato il sudario del Volto Santo di Manoppello, che, come più volte ho spiegato, si ritrova raffigurato nella S. Sindone.
3) Immagine in pseudo colore che ha la proprietà di evidenziare le tracce corrispondenti alle bande e le pieghe insanguinate del bisso di Manoppello.
4) e 5) Sovrapposizione dell'aspetto sfigurato del Volto di Gesù risorto dai morti (S. Sindone) all'ologramma del Volto di Manoppello che risulta essere trasfigurato dalla Luce del Figlio e da quella del Padre.     

                                  Cliccare con il mouse sulle immagini per vederle ingrandite
 
 
 

lunedì 10 agosto 2015

Preghiera di papa Francesco per il Giubileo

Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo
 
 
MISERICORDIAE VULTUS
 
ELABORAZIONI REALIZZATE DA ANTONIO TESEO

Il Volto di Cristo riconoscibile dai segni della Passione e della Trasfigurazione
 
 SUDARIO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO
 
 
 

Signore Gesù Cristo,
tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste,
e ci hai detto che chi vede te vede Lui.
Mostraci il tuo volto e saremo salvi.
Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro;
l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura;
fece piangere Pietro dopo il tradimento,
e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.
Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana:
Se tu conoscessi il dono di Dio!
 

Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,
del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia:
fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te, suo Signore, risorto e nella gloria.
Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza
per sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore:
fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio.
 
 

Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione
perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore
e la tua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio
proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà
e ai ciechi restituire la vista.
 

Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia
a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.
Amen



Conferenza stampa di presentazione del Giubileo della Misericordia
 

lunedì 18 giugno 2012

Critica su una ricostruzuine 3D del volto sindonico


Commenti di Antonio Teseo in:
http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=Rlyfd8jruYE&feature=endscreen

Da ricercatore che studia la S. Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello da più di venti anni vorrei che fosse chiaro questo concetto:
"Il più grande errore che commette qualsiasi studioso che si avvicina alla S. Sindone è quello di credere che l'immagine impressa su questo lino sia un negativo fotografico". La verità scientifica ci dice invece che la figura è indefinita, ed è caratterizzata dal rapporto tra una più o meno intensità di luce e una più o meno densità di sangue.

(2a fig. a destra) immagine spettroscopica ottenuta dalla sovrapposizione del Volto Santo alla S. Sindone da cui si può osservare la variazione dell'intensità dei raggi della Luce Celeste che aveva illuminato il S. S. Sudario di Cristo. Cliccare sulle figure per vederle ingrandite.
(1a fig. della seconda coppia d'immagini) qui vediamo la variazione della densità di sangue che si era impressa sul lino sindonico prima ancora che il liquido ematico subisse delle trasformazioni chimiche di cui accennerò appena sotto.









Il sangue impresso, che assieme ad un riflesso di luce ha formato l'immagine (il riflesso è osservabile in un chiarore di fondo), ha subito dei processi chimici di ossidazione e disidratazione. Il suo fissaggio nel lino è avvenuto per proiezione perché il lenzuolo tombale ha ricevuto delle scariche elettriche per mezzo di emissione di raggi nell'ultravioletto. La causa di questa irradiazione è stata la smaterializzazione del corpo di Cristo in Luce Eterna (Lc. 17, 24-25).
Ciò che noi osserviamo del Volto della S. Sindone non è altro che l'immagine del sudario, il quale, nel sepolcro, servì per coprire il viso di Gesù dopo la morte (vedi sotto le sue pieghe con i punti d'incrocio facilmente rintracciabili). Il drappo di bisso, nel giorno della Santa Pasqua del Signore, venne illuminato dalla Luce Eterna e fu proprio nella Luce che apparve il Volto Santo di Manoppello.

Comparazione del Volto della S. Sindone "1a immagine" con il Volto Santo di Manoppello "3a immagine"

Dalla sovrapposizione della prima figura alla terza, ottenuta mediante un rafforzamento di contrasto al computer, si può osservare un Volto incredibilmente sfigurato dal sangue della Passione e anche dei segni ematici che hanno macchiato i bordi di alcune pieghe, le quali, come ho già detto, non sono del lenzuolo tombale della sindone, bensì del sudario sepolcrale di Manoppello (vedi la fig.2 della sovrapposizione comparata con la fig.3: punti d'incrocio tra pieghe nel sudario di Manoppello).
Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite così da verificare attentamente il risultato della mia ricerca.

Gli ologrammi del Volto Santo di Manoppello e della S. Sindone di Torino
 
La sembianza del Volto di Cristo, essendo stata formata dalla Luce Eterna, ha adempiuto la profezia di Isaia, 52, 14-15. Le Effigi delle rispettive reliquie, perché complementari, ci mostrano i segni del Volto della Passione risorto dai morti e anche quelli del Volto trasfigurato - dalla luce del Padre - riconducibile alla salita al cielo di Gesù.

Sotto, la luce del Padre che ha illuminato il Volto del Figlio risorto

Quando Gesù fu deposto nella tomba, la porta chiusa del sepolcro si trovava posizionata ad Est.
Nel simbolismo ebraico, il sorgere del sole a Levante - e quindi a destra rispetto alla direzione di Est-Nord-Est in cui era orientata la fronte di Gesù - significava risurrezione dai morti, proiettarsi cioè in preghiera con l'anima verso la sede dove si trovava il Padre nei cieli. Un giorno sarebbe stato proprio il Padre ad aprire i sepolcri, illuminare le tenebre della morte e quindi risuscitare i giusti facendoli uscire dalle tombe.
Ora, nel terzo giorno dalla morte di Gesù, un forte terremoto ribaltò la grossa pietra servita per chiudere il sepolcro e dalla porticina della stanza buia, che si trovava un po' più in alto del pian terreno dove era disteso il corpo del Signore, entrò la luce del Padre dal lato in cui i santi occhi del Sacro Volto, nell'attimo della risurrezione, guardavano.

http://www.theeuropean.de/paul-badde/2693-die-leiden-des-jungen-jesu-christi

         Sepolcro scavato nella roccia risalente all'epoca di Gesù.

Esistono decine di testi apocrifi che ci parlano dei teli sepolcrali rinvenuti nel sepolcro di Gesù, ma solo a partire dal VI secolo. Questo perché il famoso Sacro Mandylion, che era un involto contenente un lenzuolo tombale ripiegato con sopra un sudario sepolcrale, fu rinvenuto ad Edessa proprio in questo secolo; quindi non a caso si è cercato di identificare il sudario del Sacro Mandylion con il velo un tempo tenuto stretto dalla Madonna dopo la morte di Gesù: Maria lo metteva esposto sempre verso Est, appunto per pregare il Figlio attraverso il Padre.
Ecco il passo preso dal testo tramandato in versione georgiana del Transitus (trapasso della Madonna dalla terra al cielo):
Dopo l’Ascensione di suo Figlio la Vergine Immacolata conservava l’immagi­ne che aveva ricevuto dalle mani di Dio, formatasi sul Sudario; la teneva sempre con sé per poter ve­nerare il volto meraviglioso di suo Figlio. Ogni volta che desiderava pregare suo Figlio poneva l’immagine verso est e pregava guardando l’immagine del volto e tenendo le mani aperte. Quando il lavoro dell’intera vita di Maria fu completato, ella fu trasferita dagli apostoli su una ba­rella in una caverna dove fu posta di fronte all’immagine di suo Figlio”.

In ogni fotografia scattata bene, se si procede col computer a farci passare un filtraggio che si trova in qualsiasi buon programma di grafica e che si chiama "equalizzazione", si può ottenere un'esaltazione della luce proiettata su un soggetto dalla quale è possibile comprendere anche la direzione della fonte luminosa; nella fattispecie vedi il risultato per il S.S. Volto del Signore della fig.2.


Nella metà del X secolo, un medico di nome Smera trovò un antico testo siriaco, risalente al VI-VII secolo, che descriveva le vicende dell’Acheiropoiétos. Egli lo tradusse in latino.

Il testo raccontava che sul "linteum" presentato Al re Abgar di Edessa da Giuda Taddeo "faciei figuram sed totius corporis figuram cernere poteris": non solo vi era il Viso, ma era visibile anche tutta la figura del corpo. Il Telo era rimasto incorrotto nonostante la sua antichità durante il lungo periodo nel quale era stato nascosto all’interno di una nicchia. Dopo che fu rinvenuto ad Edessa, il Sacro Mandylion veniva conservato in un reliquiario adornato da una cornice e non poteva essere visto dalle folle se non in occasioni particolari. Una di queste occasioni era il giorno di Pasqua.

Il S. Mandylion nell'iconografia bizantina

Come si può osservare da quest'antichissima rappresentazione bizantina, ritroviamo tutto ciò che fu riportato anche dal medico Smera. Il volto diapositivo del Volto Santo di Manoppello un tempo veniva mostrato al popolo di Edessa, nel giorno di Pasqua, in un reliquiario adornato con una cornice e con dietro un telo lungo, spiegato, che rimanda alla S. Sindone di Torino.


A sinistra, l'immagine latente e monocromatica della S. Sindone caratterizzata dai riflessi di luce che si erano prodotti sul sudario di Manoppello e dal liquido ematico disidratato, ossidato e trasformato in un tono giallo paglierino che ci rimanda ai caratteri somatici di Gesù Cristo macchiati dal Sangue della Passione. Per ottenere lo sviluppo a colori dell'impronta sempre in positivo del Volto della S. Sindone, ci viene allora in aiuto il Volto Santo di Manoppello, vedi la sua sovrapposizione al volto sindonico della figura 2.

Testimonianza iconica di quando il sudario del Sacro Mandylion (Volto Santo di Manoppello) nel Medioevo si trovava a Roma con il nome di Veronica

Qui sotto vediamo un'antica medaglietta ricordo del XV secolo che veniva venduta ai romei arrivati a Roma per il Giubileo. A quel tempo era viva la leggenda che fosse stata Santa Veronica ad aver fatto arrivare la reliquia nell'Urbe, e che, per riconoscenza verso la donna anche al sudario era stato attribuito il suo stesso nome; ma da come apprendiamo dal cronista Gervasio di Tilbury, vissuto due secoli prima che fosse proclamato il primo Giubileo, il nome Veronica, per il sudario, derivava da una trasposizione linguistica formata da due parole: una in latino "Vera = Vera, e un'altra in greco "Eycon" = Icona, e che assieme volevano dire "Vera Icona di Cristo". Icona, all'epoca era il termine più appropriato per definire questo reperto sacro, visto che nessuno poteva avere ancora la più pallida idea di comprendere che l'immagine impressa nel bisso fosse invece un ologramma.

lunedì 23 aprile 2012

Grande afflusso di fedeli al Volto Santo per le reliquie di S. Giuseppe da Leonessa


Con la Liturgia Eucaristica delle ore 17,30 di ieri, 22 aprile 2012, si è conclusa nella Basilica del Volto Santo di Manoppello la Peregrinatio Reliquiae di San Giuseppe da Leonessa. L'evento, che ha visto la presenza di un gran flusso di devoti provenienti da ogni parte d'Italia, è stato organizzato dai Frati Minori dei Cappuccini d'Abruzzo a ricorrenza del IV centenario dalla morte del santo.  


Biografia di San Giuseppe da Leonessa



Leonessa, Rieti, 8 gennaio 1556 – Amatrice, 4 febbraio 1612
Nasce a Leonessa, nel Reatino, l'8 gennaio 1556. Eufranio rimane orfano da piccolo e a sedici entra entra nel convento dei cappuccini di Assisi e a diciassette anni pronuncia i voti e prende il nome di Giuseppe. Ordinato sacerdote nel 1580 si dedica alla predicazione. Ma il suo sogno è la missione, sogno che si avvera quando, a trentun'anni, viene mandato a Costantinopoli dove i vescovi cattolici sono stati allontanati e i fedeli rimasti sono emarginati: a costoro i cappuccini danno assistenza. Ma Giuseppe si spinge oltre, cerca di parlare al sultano Murad III, prova a penetrare nel suo palazzo ma viene arrestato: Dopo essere stato legato ad una trave sotto la quale arde un fuoco per tre giorni, viene espulso dal Paese. Torna in Italia e riprende a fare il predicatore. In ogni paese che attraversa lascia un segno indelebile: a tal punto che nascono molte confraternite intitolate al suo nome. Muore ad Amatrice il 4 febbraio 1612 a seguito di una dolorosa malattia. È stato proclamato santo da Benedetto XIV nel 1746. (Avvenire)
Martirologio Romano: Ad Amatrice nel Lazio, san Giuseppe da Leonessa, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che a Costantinopoli aiutò i prigionieri cristiani e, dopo aver duramente patito per aver predicato il Vangelo fin nel palazzo del Sultano, tornato in patria rifulse nella cura dei poveri.



Al battesimo gli danno un nome insolito, Eufranio, che non sembra avere molti precedenti (più noto è Eufronio, nome di due santi del V e VI secolo). Famiglia importante, ma sfortunata: i genitori, Giovanni Desideri e Francesca Paolini, muoiono in breve tempo quando lui è ancora piccolo. Studia sotto la guida dello zio paterno Battista a Viterbo, poi si ammala e ritorna a Leonessa. Qui viene in contatto con i frati cappuccini e decide di prendere anche lui il saio.
Eufranio entra sedicenne nel loro convento di Assisi, fa il noviziato, a 17 anni già pronuncia i voti e prende il nome di fra Giuseppe. Prosegue negli studi teologici fino al sacerdozio (1580) e fa le sue prime esperienze di predicatore nelle campagne dell’Italia centrale.
Il suo sogno, però, è la missione. E si realizza per lui a 31 anni, quando il suo Ordine lo manda con altri a Costantinopoli, l’antica capitale dell’Impero romano d’Oriente, che da un secolo è capitale dell’Impero turco (l’ha conquistata nel 1453 il sultano Maometto II sconfiggendo Costantino XI, l’ultimo imperatore, caduto in combattimento con gli ultimi difensori: greci, genovesi e veneziani). I turchi hanno lasciato al loro posto il patriarca e i vescovi “orientali”, cioè separati dalla Chiesa di Roma in seguito allo scisma nel 1094. I vescovi cattolici sono stati invece colpiti e allontanati. Tra i fedeli, molti vivono in schiavitù, e altri sono isolati e dispersi intorno a chiese in rovina.
I missionari cappuccini hanno un loro programma graduale nella metropoli d’Oriente: assistenza ai cattolici in prigionia, ai malati, collegamento con i gruppi cattolici occidentali che sono a Costantinopoli per lavoro e commercio. E così fa lui, fra Giuseppe. Ma il suo temperamentolo spinge a fare di più, e subito: pensa di annunciare il Vangelo anche ai turchi, di rivolgersi personalmente al sultano Murad III. Anzi, tenta di infilarsi nel suo palazzo. E così lo arrestano come sovversivo, poi lo tengono per tre giorni appeso per una mano e un piede a un’alta trave, sotto la quale è acceso un fuoco. Infine, espulso, torna in Italia a fare il predicatore itinerante, accompagnato da qualche confratello; e sempre a piedi, nello stile cappuccino (così può vedere il mondo con gli occhi di coloro che a piedi vivono e muoiono). Si impone ritmi quasi incredibili, che sfiancano i suoi compagni di missione: anche sei-sette prediche in un giorno; e pochissimo riposo, perché è importantissimo anche il colloquio con la persona singola, la famiglia singola. O con chi è condannato a morte e lo vuole accanto a sé nel carcere, per le ultime ore di vita. Per i malati, si sforza di far sorgere piccoli ospedali e ricoveri; a volte ci lavora anche con le braccia. E combatte l’usura che dissangua le famiglie, facendo nascere Monti di Pietà e Monti frumentari, per il piccolo credito a tasso sopportabile.
Così, per i paesi e le cittadine che attraversa e scuote, questo cappuccino diventa un portavoce, una bandiera. Nasceranno confraternite intitolate al suo nome, dopo la morte tra i cappuccini di Amatrice, a 56 anni, per una malattia molto dolorosa. Fra Giuseppe viene sepoltolì, nella chiesa conventuale. Nel1639 il corpo è poi trasportato a Leonessa, dove tuttora si trova, nel santuario a lui dedicato. Papa Benedetto XIV lo proclama santo nel 1746.

Autore: Domenico Agasso (Famiglia Cristiana)



In Leonessa (Rieti) ebbe i natali l’8 gennaio 1556 Eufranio Desideri da Giovanni e Francesca Paolini, di famiglia ricca e appartenente alla nobiltà del paese. Il fanciullo perdette, a poca distanza l’uno dall’altro, i genitori e fu accolto dallo zio paterno, Battista, “maestro di umanità” a Viterbo, sotto la cui guida si poté formare un’educazione religiosa e una notevole cultura. Ornato di eccellenti doti, non gli mancarono le prospettive di un ambito matrimonio, ma egli dimostrò di avere altre aspirazioni e costantemente rifiutò le proposte caldeggiate dai parenti. Colpito da grave malattia, fu consigliato di ritornare al paese natale dove cominciò a frequentare il convento dei Cappuccini e, in occasione di una visita del provinciale dell’Umbria, chiese di essere accolto in religione. Fece il suo noviziato alle Carcerelle di Assisi, vestendo l’abito nel gennaio 1572 e mutando il nome di Eufranio in quello di G. I famigliari cercarono invano di strapparlo al convento, adducendo la necessità di assistenza che avevano le quattro sorelle, ma Giuseppe ai richiami del sangue, preferì la voce di Dio e, trascorso nel fervore l’anno di prova, fu avviato allo studio della filosofia e della teologia. Cominciò inoltre a distinguersi in modo particolare per lo spirito di penitenza.
Ordinato sacerdote e nominato predicatore, subito si dedicò con entusiasmo a tale ministero, accarezzando in cuor suo il desiderio di andare nelle missioni tra gli infedeli. Proprio in quegli anni, infatti, si profilava una possibile evangelizzazione dei musulmani: due cappuccini erano riusciti a penetrare a Costantinopoli fin dal 1551, seguiti, nel 1583, da alcuni gesuiti. Nel 1587, al capitolo generale dell’Ordine fu trattato il problema delle missioni e il nuovo ministro generale, Girolamo da Polizzi, decise una spedizione per Costantinopoli, che la S. Sede voleva affidata ai Cappuccini. Giuseppe che aveva presentato da anni la domanda non era tra i prescelti; se non che, poté improvvisamente entrare a far parte del gruppo, dovendo sostituire Egidio di S. Maria, che all’ultimo momento non era più in grado di partire. A Costantinopoli i missionari trovarono alloggio nel quartiere di Pera, ripararono una cadente chiesa e, prima di tutto, cominciarono a svolgere il loro ministero tra gli occidentali colà residenti. A Giuseppe fu affidata, in modo particolare, la cura dei numerosi cristiani tenuti prigionieri dai Turchi e ad essi egli dedicò tutto se stesso. Spinto però dal suo fervore egli avrebbe voluto affrontare direttamente gli infedeli e, con un’audacia a noi oggi incomprensibile, ma spiegabile per quei tempi, con vari stratagemmi cercò di penetrare nel palazzo stesso del sultano Murad III per parlargli. In uno di questi tentativi fu arrestato, imprigionato e condannato alla pena del gancio. Per tre giorni rimase sospeso, con un uncino alla mano destra e uno al piede, ad una trave alta su di un fuoco acceso sopportando anche i dileggi e gli insulti della folla. Indi venne liberato e espulso.
Rientrato in Italia, riprese con rinnovato fervore il ministero della predicazione, accompagnandolo con costanti ed eroici esercizi di penitenza. Si nutriva con pochi legumi, o un po’ di pane macerato nell’acqua; dormiva su due sassi e un sacco di paglia, e continuava nella sua attività instancabile, arrivando a tenere anche otto prediche la giorno in luoghi diversi e distanti.
Alla sua predicazione diede un carattere popolare, favorendo la pacificazione degli animi e il sollievo dei poveri, istituendo Monti di Pietà e Monti Frumentari, erigendo e riparando ospedali. Dagli Atti del processo di beatificazione risulta che Iddio lo favorì del dono dei miracoli, della scrutazione dei cuori, e di particolari grazie di orazione. Nella comunità ebbe l’ufficio di superiore locale e di segretario provinciale.
Dio, che gli aveva risparmiato il martirio, gli riservò per purificazione una grave malattia che richiese un dolorosissimo quanto inefficace intervento. Trasferito nel convento di Amatrice, dove era superiore un suo nipote, Giuseppe si preparò serenamente alla morte che sopraggiunse, accompagnata da miracoli, il 4 febbraio 1612; aveva cinquantasette anni. Il suo venerato corpo, per volontà dei maggiorenti della città, fu sottoposto ad uno speciale intervento di conservazione e venne inumato nella chiesa conventuale di Amatrice, da dove, nel 1639, fu trasferito alla sua città natale, dove tuttora si venera.
Fu beatificato da Clemente XII nel 1737 e canonizzato da Benedetto XIV il 29 giugno 1746; la festa liturgica è celebrata dal suo Ordine il 4 febbraio. Si conservano di lui lettere e prediche di cui alcune edite. Iconograficamente, è rappresentato sospeso sul patibolo o nell’atto di predicare.

Autore
Cassiano da Langasco



mercoledì 11 aprile 2012

Il Volto Santo spiegato in "A SUA IMMAGINE" RAI 1

Puntata speciale di "A SUA IMMAGINE" trasmessa da RAI 1 nel giorno di Venerdì Santo, 6 aprile 2012. Nel programma si è cercato di ripercorrere, con gli interventi in studio di illustri ospiti, gli ultimi istanti che hanno preceduto la morte di Gesù. Ed è per questo, allora, che si è parlato anche del Volto Santo di Manoppello, immagine eloquente della Passione del Salvatore. In un servizio registrato mandato in onda durante la trasmissione, il dottor Antonio Bini ha spiegato molto bene alcune delle tante peculiarità contenute nella reliquia abruzzese.
Dopo aver cliccato sul link riportato sotto, per vedere al meglio questo video si consiglia di posizionare la freccia del mouse in alto sul bordo del prospetto del blog.
  
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1c242541-19e1-4d3a-bc89-e800a2b34406.html

giovedì 19 gennaio 2012

Il volto sfigurato e trasfigurato di Cristo nel miracolo di un ologramma

CRISTO, FONTE DI LUCE ETERNA (Gv. 1, 4-5; 1, 9; 1, 11-14; 1, 16; 1, 18; Lc. 17, 24-25) AVREBBE PROIETTATO E IMPRESSO IN OLOGRAMMA, SUL SUDARIO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO E SUL LENZUOLO DELLA SACRA SINDONE DI TORINO, L'IMMAGINE DEL SUO VOLTO SFIGURATO E TRASFIGURATO

Enciclopedie on line


olografia In ottica, metodo di registrazione e riproduzione di immagini tridimensionali basato sull’impiego di un fascio di luce coerente: tale fascio viene indirizzato sia verso l’oggetto da riprodurre sia verso una lastra di materiale sensibile, in modo che l’interferenza tra la luce che proviene direttamente dalla sorgente di luce coerente e la luce (anch’essa coerente) rinviata dall’oggetto produca sulla lastra una figura in qualche modo assimilabile a un reticolo di diffrazione (ologramma ), la quale contiene tutte le informazioni relative sia all’intensità sia alla fase delle onde luminose che l’hanno prodotta; se l’ologramma viene a sua volta illuminato da luce coerente si ha, in seguito a un processo di diffrazione, la ricostruzione completa (donde il nome) del fronte d’onda che era stato emesso dall’oggetto, la cui immagine stereoscopica appare con prospettive diverse a seconda del punto di osservazione (fig. 1).
Poiché richiede l’impiego di sorgenti coerenti intense, l’o., dopo i primi tentativi di D. Gabor nel 1948 con i raggi X, ha avuto piena attuazione solo all’inizio degli anni 1960 dopo la realizzazione del laser. Successivi sviluppi hanno reso possibile la produzione di immagini olografiche osservabili con la luce bianca ordinaria: tale risultato si ottiene, nell’o. in luce bianca od o. di volume, registrando in un’unica lastra una serie di ologrammi sovrapposti che, per interferenza, riflettono solo la componente monocromatica della luce incidente che ricostruisce l’immagine olografica, e, nell’o. stampata , imprimendo (a partire da una matrice) il reticolo di diffrazione che costituisce l’ologramma su un supporto di plastica trasparente avente per sfondo uno strato argentato riflettente. Con il termine o. non ottica si fa riferimento anche a tecniche analoghe di riproduzione di immagini tridimensionali che utilizzano però forme di propagazione ondulatoria diverse dalla luce, per es., onde elastiche in un mezzo nell’o. acustica , o. ultracustica , onde radio ad alta frequenza nell’o. a microonde .
Il principio del metodo olografico consiste nella simultanea registrazione dell’ampiezza e della fase dell’onda rinviata dall’oggetto. Poiché la lastra fotografica, come qualunque altro rivelatore ottico, è capace di registrare solo le intensità, si tratta di trovare un modo per registrare anche la fase. Ciò si realizza aggiungendo all’onda rinviata dall’oggetto un fondo coerente che trasforma l’informazione di fase in una di intensità. Il principio è mostrato in fig. 2 per il caso semplice in cui vi sia solo un punto oggetto (P). L’interferenza dell’onda oggetto b, proveniente da P (fig. 2A) e del fondo coerente (od ‘onda di riferimento’) a, proveniente da S, produce sulla lastra f frange d’interferenza, con massimi m dove le fasi delle due onde sono identiche. Si faccia ora una copia positiva f′ molto contrastata della lastra fotografica, cosicché essa trasmetta solo in corrispondenza ai massimi, e la si illumini con la sola sorgente usata per l’onda di riferimento (fig. 2B). Ora le fasi sono ‘giuste’ per la sorgente di riferimento S, ma poiché in corrispondenza ai tratti trasparenti della lastra (che coincidono con i massimi) le fasi sono identiche, esse sono giuste anche per P’: quindi deve apparire anche l’onda b′ ricostruita. Si può vedere che il ragionamento vale anche per un oggetto più complicato.
La possibilità offerta dall’o. di registrare una porzione di campo d’onda in ampiezza e fase ha importanti applicazioni nello studio interferometrico di deformazioni e vibrazioni. Così, nello studio di deformazioni si registrano sullo stesso ologramma in due tempi successivi i campi diffusi dall’oggetto prima e dopo che la deformazione si sia verificata; illuminando l’ologramma, i due campi rivivono simultaneamente e interferiscono fra loro: sull’oggetto appaiono allora disegnate delle frange di interferenza dalle quali si può risalire all’entità della deformazione punto per punto dell’oggetto. È così possibile estendere le tecniche interferometriche allo studio di oggetti di forma e natura qualsiasi. Molte altre applicazioni dell’o. si hanno infine nel trattamento ottico d’informazione (correlatori ottici, sistemi per il riconoscimento di configurazioni ecc.), nella microscopia, nelle prove non distruttive, nella ‘pulizia’ delle immagini ecc. 

lunedì 5 settembre 2011

Pellegrinaggio al Volto Santo di Manoppello



Sabato 17 settembre 2011 l'oratorio del Preziosissimo Sangue di Pescara organizza l'VIII edizione del pellegrinaggio al Volto Santo di Manoppello (PE)
Programma:
ore 08,30: S. Messa all'oratorio di Pescara, via Ofanto 24.
ore 14,30: appuntamento all’Abbazia di S. Maria Arabona;
ore 15,00: partenza a piedi (circa 10 km), recita delle tre corone del Rosario, canti e confessioni;
ore 18,00 circa: arrivo al Santuario di Manoppello, Via Crucis e venerazione del Volto Santo.
Per informazioni: info@casasanpiox.it

lunedì 15 agosto 2011

Scannerizzazione del Volto della Sindone di Torino


Elaborazione realizzata da Antonio Teseo (cliccare con il mouse sull'immagine per vederla ingrandita)
Dimostrazione scientifica che il Volto della S.Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello rappresentano un'unica figura del Volto di Cristo

lunedì 23 maggio 2011

Bernardo Maria Valera: il Poeta del Volto Santo


Biografia del Poeta tanto amato dal Signore.



Secondo la storia del Santo Volto a Manoppello, sono state numerosissime le grazie ricevute dal popolo di questo luogo santo avvenute per intercessione della Luce della Sacratissima Immagine contemplata e meditata con le preghiere della Novena. Le orazioni si recitano per nove giorni in chiesa nella cittadina abruzzese prima  che abbiano inizio i festeggiamenti in onore della Santa Reliquia; esse furono composte nel XVIII secolo dal cappuccino Padre Bernardo Maria Valera.
Trovando in internet la biografia di questo grandissimo autore, sono rimasto un po' sorpreso nel leggere che la Mirabile Novena al Volto Santo sia stata relegata solo all'ultimo posto tra le sue celebri raccolte di poesie.





 
VALERA BERNARDO MARIA (1711-1783) - Ecclesiastico,

poeta Ecclesiastico, poeta Bernardo Maria Valera, secondo quanto riporta lo storico settecentesco Gennaro Ravizza, nacque a Giuliano Teatino (provincia di Chieti) il 5 agosto 1711 da Domenico e Rosa Peschio e fu battezzato con i nomi di Bernardo, Baldassarre e Giovanni. All’età di diciannove anni, il 1 gennaio 1730, venne ammesso tra i novizi dei frati Cappuccini di Penne e fu inviato a studiare in Toscana. Gradevole di aspetto, educato e gentile, sviluppò un interesse particolare per la poesia e, nel periodo toscano, ebbe l’occasione di frequentare numerose accademie letterate locali nell’ambito delle quali ebbe modo di comporre numerose poesie. A Siena fu membro della Accademia degli Intronati con il nome di Armonico e compose il ditirambo (poetica corale composta da poesia, musica e danza) “Nozze di Bacco”. A Roma nel 1747 fu apprezzato per alcuni panegirici e per le composizioni poetiche tanto che qualche anno dopo, nel 1750, l’abate Morei, Custode generale dell’Arcadia, lo invitò a recitare un inno e un sonetto nel Bosco Parrasio in occasione di un’adunanza con il regnante dell’epoca. A Napoli intrattenne amicizie con lo scrittore e filosofo Antonio Genovesi e il giureconsulto napoletano Giuseppe Aurelio di Gennaro, il quale nel 1759 fece stampare a proprie spese le poesie d’amore giovanili di fra’ Bernardo Valera sotto lo pseudonimo “Amalfideno Flattad”. Tornato in Abruzzo fra’ Bernardo fissò la sua dimora a Lanciano e ricoprì numerosi incarichi come “lettore di filosofia e teologia”, “difinitore” e “provinciale”. Si trasferì a Chieti e in qualità di Pastore aggregato in Roma entrò a far parte alla “Colonia Tegea degli Arcadi” con il nome pastorale di Ferindo Vatiliano e, nel giro di poco tempo, fu apprezzato per le sue orazioni sacre. Gli ultimi anni della sua vita furono caratterizzati dalla malattia: fu colpito da demenza senile. Morì il 16 dicembre 1783 all’età di 71 anni. Il Ravizza nella sua opera “Collezione di diplomi e di altri documenti di tempi di mezzo e recenti da servire alla storia della Chiesa” (Napoli, 1832, vol.I, p.134) fece una descrizione fisica del frate: “Il Valera fu ben fatto della persona, alto dritto, rubicondo, quale i Poeti ci dipingono Apollo. Nelle maniere fu cortese e grazioso, quant’altri li fosse mai. Umile e modesto, egli arrossiva e abbassava gli occhi, quando gli prodigavano delle lodi, che tanto aveva meritate: tutto diverso da quello degli uomini orgogliosi, che per avere la facilità di accozzare pochi versi per un Sonetto, o di spiegare qualche proposizione di Euclide, insaziabili di lodi ricercate, dileggiando tutto il mondo, credendo che la custodia della letteratura sia ad essi soli esclusivamente affidata. Opere principali: • Raccolta di poesie varie di un accademico intronato, Giovanni Simeone, Napoli 1750; • Amalfideno Flattad, Poesie amorose, Giovanni Simone, Napoli 1753; • Raccolte delle poesie di frate Bernardo Maria da Lanciano, opera in due tomi, stamperia Simoniaca, Napoli 1759; • Inno e sonetto per la morte di Giuseppe Aurelio di Gennaro, in “Funerali del fu regio consigliere Aurelio di Gennaro e alcuni componimenti in sua lode e con l’orazione di fra Felice Maria da Napoli cappuccino intitolati a sua eccellenza il signor marchese D. Bernardo Tanucci”, stamperia Simoniaca, Napoli 1763, pp.9-20; • Orazioni in onore di San Giustino, composta e recitata da F. Bernardo Maria da Lanciano nell’anno 1773, Chieti 1773; • Nuova raccolta delle poesie di Frate Bernardo Maria Valera da Lanciano cappuccino, stamperia Raimondiana, Napoli 1776; • Inno di Berbardo Maria Valera, in Poesie drammatiche e liturgiche del dr. Domenico Ravizza di Lanciano, opera in due tomi, Fratelli Raimondi, Napoli 1786, pp.1-16: • Inno in lode al Signore Dottor Giovanni Lami a S.E. il Signor D. Romualdo marchese de Sterlich di Ferindo Vatiliano P.A. e accademico intronato col nome d’Armonico, secolo XVIII; • Inno sopra S. Michele traslato in verso esametro latino dall’abate Girolamo Marana, Tipografia R.di Napoli, Napoli 1826; • Poesie edite ed inedite del P. Bernardo Maria Valera Cappuccino, opera in due tomi, tipografia Ubaldo Angeletti, Teramo 1835; • Sacra novena in onore del SS. Volto di Gesù Cristo che si venera in Manoppello nella chiesa dei RR.PP. Cappuccini, stabilimento Tipografico Ricci, Chieti 1897.

domenica 24 aprile 2011

Buona Pasqua




Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

BUONA SANTA PASQUA NEL SIGNORE A TUTTI.
Che la Luce del Volto di Cristo sia sempre con voi.

lunedì 14 marzo 2011

La luce del Volto di Cristo è fonte di salvezza per i giusti


di Antonio Teseo





Salmo 31,17

Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia.



Salmo 119,170

Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.



Salmo 143,7

Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito. Non nascondermi il tuo volto, perché non sia come chi scende nella fossa.



Nel prologo di Giovanni, leggiamo che Gesù Cristo era la luce vera che illumina ogni uomo. Per luce vera noi cristiani intendiamo:

1) L'educazione spirituale alla Vera Vita che Gesù c'insegna con il Vangelo;

2) La Grazia, l'Umiltà, la Pace e la Misericordia che troviamo nell'espressione del Volto amorevole del Redentore le quali si riflettono nell'espressione del volto di ogni persona bisognosa;

3) I S.S. Sacramenti che la Santa Chiesa ci dona;

4) La luce del Volto di Cristo.

Nel versetto del Vangelo di Giovanni (Gv. 1,12) e in quello del libro dei Salmi (Sl. 80, 4) apprendiamo che ogni persona giusta, nell'istante dopo il suo ultimo respiro in vita qui sulla terra, non conosce la morte, e quindi il peccato, perché risorge per mezzo della luce celeste ed invisibile del Redentore. Se l'amante del Signore, qui sulla terra, accoglie il corpo di Cristo Gesù con il Pane della Vita Eterna (Eucaristia), appena dopo il suo ultimo alito di vita sarà trasformato in luce invisibile, e accolto dalla luce del Salvatore, in cielo, come raggio del Suo Santissimo Corpo e del Suo Santissimo Spirito. Ecco dunque che cosa significa Paradiso: vivere nella luce di Cristo la bellezza del "Vero Amore". Per ogni anima santa, la morte corporale non è altro che la purificazione assoluta dello spirito, perchè esso si stacca completamente e definitivamente dalla carne, la quale, appartendo al mondo, è soggetta a corruzione (Gv. 1, 9-11) . Proprio perché completamente puro, lo spirito può così contemplare in eterno il Volto di Dio Padre.

Chi conosce, dell'epoca di Gesù, quali fossero le usanze dei giudei, sa che i panni funebri erano considerati impuri perché toccavano un cadavere. Accadde, però, che l'apostolo Giovanni credette alla resurrezione del Suo Maestro dopo aver contemplato il sudario (Gv. 20, 4-8).

Che cosa allora era successo?

L'apostolo aveva riscontrato da un segno lasciato dal Signore che quel velo da impuro era diventato puro perché era stato illuminato e filtrato dalla luce del volto di Cristo. Per illuminare il regno delle tenebre governato dal demonio, e quindi per salvare i giusti, la potenza della luce vera e celeste del Volto di Cristo aveva dovuto illuminare anche l'interno del sepolcro (a quel tempo considerato simbolo delle tenebre) perché il Salvatore era risorto dai morti nella Sua purezza per la Vita Eterna (Lc. 17,24). Il sudario, dunque, è l'oggetto più rappresentativo della risurrezione di Cristo appunto perché è stato irradiato dalla luce di Dio. La luce del Santo Volto nel sepolcro, ripeto ancora una volta, sarà la stessa che un giorno nell'invisibile permetterà ad ogni persona, la quale fa nel mondo la volontà del Messia, di risorgere per Cristo, con Cristo ed in Cristo.



Nell'elaborazione di sopra, possiamo osservare come il negativo sotto a sinistra del Volto della S. Sindone e quello sotto a destra dello stesso volto con sopra il Volto Santo di Manoppello siano pressoché identici, perché secondo me questo fatto ci dà testimonianza di un perfetto filtraggio tra due figure impressionate assieme da un'unica fonte di luce.


Ingrandimento dei negativi di cui sopra: comparazione


 Appena sotto a sinistra, particolare elaborazione "Sindone-Volto Santo" che ci dà l'idea di come nel sepolcro si vedesse in trasparenza dal Velo l'immagine del Sacro Volto di Cristo Risorto; a tale proposito, osservare anche il riflesso della luce celeste che dietro aveva illuminato il sudario di Manoppello. A destra, immagine originariamente impressionata sulla S. Sindone dalla luce celeste con il sangue della Redenzione: un processo chimico, probabilmente causato dal calore del lampo della Resurrezione di Gesù, disidratò e ossidò il liquido ematico, il quale si fissò come immagine indelebile, in micrometri, solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili del lino (per tale riscontro osservare le figure ingrandite che troviamo sotto).




Tutte le elaborazioni sono state realizzate al computer da Antonio Teseo.



Sovrapposizione "Sindone - Volto Santo di Manoppello" con le due immagini filtrate al 50%


 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue

 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue

giovedì 9 dicembre 2010

La leggenda della Veronica che asciuga con un velo il volto di Gesù non c'entra nulla con il Volto Santo di Manoppello



di Antonio Teseo


A Manoppello, una vecchia tradizione vuole che il Volto Santo sia il velo con cui un personaggio di nome Veronica - identificata nei vangeli apocrifi degli Atti di Pilato con l'emorroissa guarita da Gesù (Mt 9, 20-22; Mc 5, 25-34; Lc 8, 43-48) - ha asciugato il Volto del Redentore durante la Sua salita al Calvario. L'episodio, non narrato nei vangeli canonici, dal XV secolo è anche inserito nella VI stazione della Via Crucis per rappresentare la pietà popolare che medita proprio sulle sofferenze patite da Gesù. Al di là della sua rappresentazione, si pensa comunque che sia stata soprattutto una fonte del 325 circa, dello storico Eusebio di Cesarea, a convincere la Chiesa Cattolica ad includere la figura di Veronica per gli esercizi spirituali. Da come leggeremo nello scritto riportato qui sotto, alcune antiche memorie tramandate a voce attesterebbero persino la provenienza dell'emorroissa.

Dalla "Storia ecclesiastica" VII, 18:

«Poiché ho menzionato Cesarea Filippi (cioè Panea) non mi sembra conveniente di passare sotto silenzio una storia degna della memoria della posteriorità. L’emorroissa, che come si sa dai vangeli fu dal Salvatore guarita dal suo morbo, si dice fosse oriunda di questa città. Qui è ancora additata la sua casa e un meraviglioso monumento a ricordo del beneficio ricevuto dal Salvatore. Sopra un grande masso, davanti alla casa che fu l’abitazione dell’emorroissa, si erge la statua in bronzo di una donna che piega il ginocchio ed ha le mani protese nell’atteggiamento della persona che supplica. Di fronte a lei, c’è un’altra statua bronzea raffigurante un uomo in piedi, avvolto in uno splendido mantello, che stende la mano alla donna. Si dice che questa statua ritragga Gesù. E' rimasta fino ai nostri giorni. L’abbiamo vista con gli stessi nostri occhi durante il nostro soggiorno in quella città».

Come ho accennato sopra, la leggenda della Veronica che asciuga il Volto di Gesù ha inizio solo nel XV sec. ma la sua iconografia è già stata raffigurata per la prima volta su un testo biblico del 1300 tradotto in francese da Roger d'Argenteuil: la pietà della pia donna per le sofferenze del Redentore è solo un motivo immaginario. Tuttavia da questo momento in poi, molti miniaturisti biblici si serviranno di questa icona e così pian piano intorno ad essa si dà luogo ad una credenza popolare. Proprio nel 1300, papa Bonifacio VIII indice il primo Giubileo e per i pellegrini che arrivano a Roma è il sudario di Cristo chiamato Veronica la più importante Merabilia Urbis da andare per primo a venerare (Dante, XXXI canto del Paradiso):

Qual è colui che forse di Croazia

viene a veder la Veronica nostra,

che per l'antica fame non sen sazia,
ma dice nel pensier, fin che si mostra:

`Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,

or fu sì fatta la sembianza vostra?';


Ma perché questa unica definizione di "Veronica" sarebbe servita per indicare sia il sudario ritenuto di Cristo (che come abbiamo visto si conosceva ancor prima della leggenda) sia l'emorroissa che si credeva avesse asciugato con un sudario il Volto di Gesù?


Per dare un'esatta risposta a questa domanda c'è bisogno di collegare alcuni fatti.


Nel 1199, il pellegrino Gervasio di Tilbury racconta che il nome Veronica, riferito al S.S. Sudario che si conosce a Roma, derivi dalla voce coniata con la parola latina "vera" e con la parola greca "eikon" = Vera Icona, Vera Immagine di Gesù. Mentre tornando indietro nel tempo, e cioè nel 400, Macario Magnesiaco, vescovo di Lidia, scrive che l’emorroissa di cui ha parlato Eusebio di Cesarea si chiamasse Berenike (Apocritikos I, 6, 1-8) nome macedone da cui deriva proprio la denominazione Veronica in latino.

Ora, il termine Berenike etimologicamente deriva dal greco antico Ferenice "Φερενίκη" che significa portatrice di vittoria. E il Sacro Mandylion di Edessa, che secondo una tradizione è stato rinvenuto nel VI secolo in una nicchia sopra una delle porte della città di Edessa (Turchia) è considerato proprio una reliquia portatrice di vittoria dagli eserciti bizantini, tant'è che viene portato come stendardo per le battaglie.

La parola Mandylion in siriaco significa fazzoletto, sudario. E questa reliquia è già citata negli Atti di Taddeo, che è un vangelo apocrifo scritto proprio nella città di Edessa nel III secolo in siriaco (lingua di allora) ma andato perduto. Con la ricomparsa del reperto sacro nella città (lo stesso certamente era stato nascosto qualche secolo prima per essere preservato dalle persecuzioni dei romani contro i cristiani), allorquando nell'impero è ormai in vigore la legge a favore della libertà di culto voluta da Costantino nel IV secolo, si ripropone allora all'attenzione una copia degli Atti di Taddeo ritradotto in greco e adattata nella Dottrina di Addai, proprio nel VI secolo, per riparlare della reliquia che reca i segni lasciati da Cristo (la prima traduzione era stata realizzata da Eusebio di Cesarea tra il 310 e il 325). Per descrivere il Mandylion, nella nuova versione viene usato anche il termine greco tetradiplon, il che ci fa pensare che originariamente il reperto sacro fosse in realtà un involto formato da un lungo lenzuolo, ripiegato quattro volte doppio, con sopra il sudario.
Questa tesi è avvalorata da una fonte storica risalente alla metà del X secolo "Codex Vossianus Latinus Q 69". Nella lettera, mandata da Gesù al re Abgar riportata nell'apocrifo degli Atti di Taddeo, è scritto: "Se davvero vuoi vedere il mio aspetto, ti invio questo tessuto (involto) sul quale sarai in grado di vedere non solo il mio volto, ma il mio corpo divinamente trasformato". Anche in due miniature del Codex Skylitzes del tardo XI secolo, il sudario e il lenzuolo sono raffigurati insieme.
Dal rinvenimento del Sacro Mandylion in poi, ha così inizio la raffigurazione canonica del Volto Santo di Gesù da esso attinta.

Sopra, il re Abgar che riceve il Mandylion (icona del X secolo, nel Monastero di Santa Caterina nel Monte Sinai). Osservando la mano sinistra del sovrano, che regge l'involto, si scopre un lato del lenzuolo ripiegato; un po' più a destra della sua mano, la sindone è coperta dal sudario il quale è raffigurato con delle frange pendenti

 A sinistra, icona del Pantokrator con il Volto che è stato attinto dal S. Mandylion (moneta d'oro del Solidus fatta coniare dall'imperatore Michele III nel IX secolo); a destra, il Volto Santo di Manoppello. Le freccette rosse, la bocca semiaperta e la croce che ho fatto passare sui due volti attestano sei punti di congruenza; la guancia che vediamo a sinistra, e che dunque è quella destra del Signore, è più gonfia dell'altra per una percossa che Gesù ricevette dai suoi aguzzini durante la Passione.

Quindi la definizione "Veronica", la quale un tempo era riferita all'emorroissa guarita da Gesù ma che come abbiamo visto aveva il significato di "portatrice di vittoria" e l'omonimo relazionabile al Sudarium Christi che in definitiva significava "Acheropita", associati insieme facevano intendere che nel mondo esisteva una importantissima reliquia del Salvatore che una volta si chiamava Mandylion e un'altra volta Veronica. Il reperto sacro, che come ho dimostrato con i miei studi è quasi certo che si tratti del Volto Santo di Manoppello, non è dunque il prodotto di una leggenda, bensì è un sudario sepolcrale e regale di finissimo bisso.
Il Sacro Mandylion esposto sulle mura della città di Edessa con l'esercito bizantino di Giustiniano I che respinge l'assedio dei Sasanidi guidati da Cosroe I. Questa storia ci è stata tramandata da Evagrio Scolastico, storico bizantino. Per descrivere l'immagine, Evagrio usa le parole Theoteuktos Eikon, che significa immagine fatta da Dio (Vera Icona).

Sotto, il sudario sepolcrale di bisso di Manoppello sovrapposto al lenzuolo tombale della S. Sindone di Torino (elaborazioni di immagini ricavate in 3D al computer da Antonio Teseo).





giovedì 28 ottobre 2010

Simpaticissimo videoclip con un bimbo che saluta il Volto Santo

Nel sito di You Tube ho trovato un simpaticissimo videoclip con un bimbo che cerca di salutare Gesù e che con la manina vorrebbe giocarci. Osservando il Santo Volto di Manoppello sembra come se ci trovassimo davanti una persona viva, umanata, che sorride al piccolo. Il video ci dà anche lo spunto per introdurre una bella riflessione di Chiara Lubich sul rapporto di grazia che Gesù aveva con i bambini.




http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/parola_ott03.htm



Parola di vita
ottobre 2003

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«Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio»
(Mc 10, 14).
«Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio»




Gesù sconcerta sempre con il suo modo di fare e di parlare. Si discosta dalla mentalità comune che vedeva i bambini insignificanti dal punto di vista sociale. Gli apostoli non li vogliono attorno a lui, nel mondo degli "adulti": non farebbero che disturbare. Anche i sommi sacerdoti e gli scribi "vedendo i fanciulli che acclamavano nel tempio ’Osanna al figlio di David’, si sdegnarono" e chiesero a Gesù di riportarli all’ordine. Gesù invece ha tutto un altro atteggiamento davanti ai bambini: li chiama, li stringe a sé, stende le mani su di loro, li benedice, li pone addirittura come modello ai suoi discepoli:





«a chi è come loro appartiene il regno di Dio»





In un altro passo del Vangelo Gesù dice che se non ci convertiamo e non diventiamo come i bambini non entreremo nel regno dei cieli.
Perché il regno di Dio appartiene a chi assomiglia ad un bambino? Perché il bambino si abbandona fiducioso al padre e alla madre: crede al loro amore. Quando è nelle loro braccia si sente sicuro, non ha paura di niente. Anche quando attorno a sé avverte che c’è un pericolo, gli basta stringersi ancora più forte al papà o alla mamma che subito si sente protetto. A volte lo stesso papà sembra porlo in posizioni difficili, per rendere più emozionante un salto, ad esempio. Anche allora il bambino si lancia fiducioso.
È così che Gesù vuole il discepolo del regno dei cieli. Il cristiano autentico, come il bambino, crede all’amore di Dio, si getta in braccio al Padre celeste, pone in lui una fiducia illimitata; niente gli fa più paura perché non si sente mai solo. Anche nelle prove crede all’amore di Dio, crede che tutto quello che succede è per il suo bene. Ha una preoccupazione? La confida al Padre e con la fiducia del bambino è sicuro che egli risolverà tutto. Come un bambino si abbandona completamente a lui, senza fare calcoli.





«a chi è come loro appartiene il regno di Dio»





I bambini dipendono in tutto dai genitori, per il cibo, il vestito, la casa, le cure, l’istruzione... Anche noi, "bambini evangelici", dipendiamo in tutto dal Padre: ci nutre come nutre gli uccelli del cielo, ci veste come veste i gigli del campo, sa ciò di cui abbiamo bisogno, prima ancora che glielo chiediamo, e ce lo dona. Lo stesso regno di Dio non lo si conquista, lo si accoglie in dono dalle mani del Padre.
Ancora, il bambino non fa il male perché non lo conosce. Il discepolo del Vangelo, amando, sfugge il male, si mantiene puro e ridiventa innocente. Il bambino, perché non ha esperienza, va verso la vita con fiducia, come verso un’avventura sempre nuova. Il "bambino evangelico" mette tutto nella misericordia di Dio e, dimentico del passato, inizia ogni giorno una vita nuova, disponibile ai suggerimenti dello Spirito, sempre creativo. Il bambino non sa imparare a parlare da solo, ha bisogno di chi gli insegni. Il discepolo di Gesù non segue i propri ragionamenti, ma impara tutto dalla Parola di Dio fino a parlare e a vivere secondo il Vangelo.
Il bambino è portato ad imitare il proprio padre. Se gli si chiede cosa farà da grande spesso dice il mestiere del padre. Così il "bambino evangelico": imita il Padre celeste, che è l’Amore, ed ama come lui ama; ama tutti perché il Padre "fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti"; ama per primo perché lui ci ha amato quando eravamo ancora peccatori; ama gratuitamente, senza interesse perché così fa il Padre celeste...
È per questo che Gesù ama circondarsi dei bambini e li addita come modello:





«Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio»





In effetti i bambini continuano a sorprenderci. "Ieri papà mi ha chiesto di andare in cantina a prendere una cosa – mi scrive Betty, una bambina di 6 anni di Milano. – Per le scale era buio e io avevo paura. Poi ho pregato Gesù e ho sentito che lui era vicino a me."
Irene, Ilaria, Laura, tre sorelline di Firenze, vanno con la mamma a fare le spese in macchina. Passano davanti a casa del nonno e chiedono di poter salire a salutarlo. "Andate voi – dice la mamma – io vi aspetto". Quando ritornano chiedono: "Perché non sei venuta?". E lei: "Il nonno non si è comportato bene con me; così capisce...". E Ilaria: "Ma mamma, dobbiamo amare tutti, anche i nemici...". La mamma non sa più cosa dire. La guarda e sorride: "Avete ragione. Aspettatemi qui". E sale da sola dal nonno.
Possiamo imparare dai bambini come accogliere il regno di Dio.

Chiara Lubich