Da un'accurata sovrapposizione eseguita al computer tra il Volto Santo di Manoppello e il Volto della S. Sindone di Torino segnato dal sangue della Passione, ho scoperto che le due effigi rappresentano la medesima figura.
Se nella reliquia abruzzese si contempla l'immagine diapositiva, olografica e trasfigurata del Risorto, in quella piemontese si medita ancora sul sudario sepolcrale di bisso di Manoppello che nella tomba - il terzo giorno dalla morte di Gesù - fu irradiato dalla luce eterna.
Leggi la pagina del Vangelo di oggi
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS
.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .." (PAPA FRANCESCO)
Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO
La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO. SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTOVIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.
Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA
Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini rosso-ciano. L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più di 2000 anni fa.
L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA
Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta(n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello
Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio. Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.
Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.
A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso. Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia. Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2 ore con quella legale all'orario UTC. Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO. NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI). NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.
CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO
IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE
Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano. L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Poiché ci furono pareri discordanti tra gli storici circa la probabile sparizione della Veronica avvenuta nel 1527 durante il sacco di Roma, forse sarebbe più giusto prendere in considerazione la Relazione Istorica scritta nel XVII secolo da padre Donato da Bomba. Non penso che un religioso potesse scrivere cose inesatte difronte alla figura di Gesù. Egli arrivò a definire la comparsa del Volto Santo a Manoppello del 1506 servendosi di più testimonianze orali di persone anziane vissute a Manoppello a cavallo del XVI e XVII secolo. Io credo che il velo di Manoppello non sia di bisso marino, ma di bisso lino, poiché nella cultura giudaica il lino grezzo, che assumeva il colore oro quando veniva attraversato dalla luce del sole - tanto da sembrare cotone - ma che quando era filtrato dalla forte luce diretta assumeva un colore bianco come la neve - vedi Volto Santo di Manoppello - era ritenuto puro e sacro (per conoscere alcune descrizioni dettagliate sui sudari di bisso lino che le donne ebree realizzavano già all'epoca di Gesù cerca in questo blog gli scrittori romani del II sec. Plinio e Pausania).
La Chiesa Cattolica dovrebbe prestare più attenzione a Isaia, 52, 13-15, perché senza l'adempimento di questa profezia il Signore non sarebbe risorto (adempimento delle S. Scritture del Redentore).
Poiché il profeta descrive per immagine l'aspetto del Figlio di Dio (della Sua Passione, della Sua Morte e della Sua Risurrezione) la S. Sindone e il Volto Santo sono allora da ritenere parti integranti della profezia stessa - atti cioè a resistere nei secoli ed essere di conforto per la memoria dei credenti di tutte le generazioni - perché ispirati dal Signore. Ecco perché un tempo tutte le immagini sacre attinte da questi due prototipi erano considerate acheropite: la Santa Madre Chiesa le considerava della stessa sostanza dei due modelli appunto perché ispirate dallo Spirito Santo (Concilio Niceno DS 601 Sessione VII del 13 ottobre 787; Gv. 14, 8-14; Gv. 6, 35-59).
Venerdì di quaresima, venerdì di passione, venerdì di profonda condivisione e preghiera quello vissuto al Volto Santo di Manoppello dal popolo della chiesa teatina. Per accogliere il dono del discernimento, della confessione e dell'amore una via Crucis sulla salita che porta al santuario ed una santa messa: celebrazioni solenni per la chiesa di padre Bruno. Riflessioni larghe e profonde: messaggi chiari ed utili per questa umanità fin troppo angosciata. In un mondo dove gli uomini preferiscono ignorare, cercare di essere giusti potrebbe sembrare quasi una colpa; vivere rettamente potrebbe risultare quasi inutile. Dai sacri libri della Sapienza però emergono forti gli insegnamenti, quelli al discernimento per captare i misteriosi segreti di un Dio vicino, segreti che rendono sereni e rassicurano. Al Santuario del Volto Santo dunque per chiedere a Dio la luce per individuare e comprendere la sua via; questa è la vera opportunità per cercare di riuscire a districarsi nella complessità di questo mondo indecifrabile. Chiedere il dono della confessione per cercare di leggere la vita, la propria esistenza alla luce di Dio, nutrendosi dunque del Vangelo, riconoscendolo quale chiave di volta: un'esistenza proiettata nell'amore. Chi segue Gesù ama senza pretendere nulla: questo è il messaggio di un venerdì di passione al Volto Santo, di un'aula che ascolta e medita sul richiamo al rinnovato rapporto con gli altri. Questo è il senso di una celebrazione che invita al perdono, che chiama a vivere ogni relazione alla luce del messaggio cristiano. Dalla voce di padre Bruno l'invocazione per ricevere occhi per discernere e cuore nuovo per amare.
Sono trascorsi 35 anni dalla sua morte, ma la fama delle sue virtù e l'esemplare testimonianza della sua vita sono rimaste vive tra i suoi figli spirituali e tra le persone che l'hanno conosciuto; molti attestano di aver ottenuto notevoli benefici grazie al suo ministero sacerdotale. Parlo di Padre Domenico da Cese, meglio conosciuto come il “Padre Pio d’Abruzzo”. Per meglio approfondirne la vita mi sono rivolto al parroco dell’Incoronata di Vasto, Padre Eugenio Di Giamberardino, ponendogli alcune domande.
Padre Eugenio, può delineare le prime tappe fondamentali della vita di questa figura carismatica?
Padre Domenico Petracca nacque a Cese, frazione del comune di Avezzano, il 27 Marzo del 1905 e al battesimo gli fu messo il nome di Emidio. I suoi genitori Giovanni Petracca e Caterina Tucceri, erano persone semplici, laboriose e oneste, legate alla concezione cristiana della famiglia, che si trasmetteva di padre in figlio e che aveva come punto di riferimento la Chiesa con il suo insegnamento attraverso il catechismo, le feste popolari religiose e la partecipazione alla Messa nei giorni festivi. La fanciullezza di Emidio trascorse serena fino a quando, insieme al padre, rimase sotto le macerie della chiesa crollata a causa dello spaventoso terremoto della Marsica del13 gennaio 1915. Furono necessari notevoli sacrifici per ripararegli ingenti danni provocati dal terremoto, e solo gradualmente nelle famiglie si tornò alla vita normale. Nel 1917 a Cese, in occasione delle “Missioni al popolo", probabilmente durante la quaresima, Emidio, ascoltando le prediche tenute da due cappuccini, padre Roberto da Manoppello e padre Lorenzo da Pizzoli, cominciò a valutare la possibilità di diventare cappuccino. All’età di 17 anni, dopo reiterate insistenze, ottenne di poter entrare in convento e il 14 novembre 1921, fu accompagnato a Vasto Incoronata, per frequentare il ginnasio nel "Collegio Serafico" dei Cappuccini d'Abruzzo.
Quindi, gli inizi della sua vocazione di cappuccino si sono avuti qui a Vasto?
Sì. Il suo comportamento fu giudicato ottimo da superiori e insegnanti per cui nel mese di settembre 1922 poté lasciare Vasto per recarsi a Penne per l'anno di noviziato, finalizzato a verificare la solidità della sua vocazione alla vita di cappuccino. All’inizio del noviziato, secondo l’usanza del tempo, per indicare il distacco dalla famiglia e l’ingresso tra i cappuccini gli fu dato il nome di “fra’ Domenico da Cese”, col quale sarà chiamato e conosciuto nel resto della sua vita. Nel settembre 1923 andò all'Aquila per lo studio della filosofia e vi rimase fino al 1925. Dal 1925 al 1927 per 18 mesi fu chiamato a fare il servizio militare di leva a Firenze, nel reparto di medicina, al termine del quale, tornò all'Aquila per lo studio della Teologia. Dal 1928 fino al settembre 1931 a Sulmona completò lo studio della teologia e fu ordinato sacerdote, celebrando la prima Santa Messa l’11 settembre 1931, festa della Maternità di Maria.
Come ha svolto la sua vita sacerdotale?
Dal 1939 al 1940 fu cappellano all'Ospedale Civile dell'Aquila. Dal 1940 al 1941 fu cappellano militare del Corpo Armata di Pronto Soccorso e poi nell'Ospedale da Campo a Ragusa (Croazia). Congedato da cappellano, tornò in Italia, ove successivamente visse in modo esemplare nei conventi di: Avezzano, dal 1941 al 1946, Luco dei Marsi, dal 1946 al 1954, Campli (TE), dal 1954 al 1964, Caramanico (PE), dal 1964 al 1966.
So che la vita, condotta da P. Domenico da Cese, è tratteggiata da P. Romeo Carosi. Può indicare qualche passo più interessante?
P. Carosi dice testualmente: “Negli anni trascorsi a Campli (TE), insieme a p. Domenico, ho potuto costatare che era un uomo di preghiera e di sacrificio, in quanto ogni giorno si alzava alle ore 2,00 e si recava in chiesa per pregare. A tutti rivolgeva la sua parola di consiglio e di coraggio. Tutte le sere tralasciava la cena in senso di mortificazione". Personalmente aggiungo che testimonianze simili di altri confratelli confermano che p. Domenico mantenne questo tenore di vita non solo a Campli, ma anche negli altri conventi in cui fu di residenza.
Dove ha trascorso P. Domenico gli ultimi dodici anni della sua esistenza?
Nel 1966 fu trasferito al Santuario del Volto Santo di Manoppello, ove promosse con zelo la devozione al Volto di Gesù. Nel maggio 1970 accolse nella direzione spirituale Amalia Di Rella originaria di Ruvo di Puglia, morta in concetto di santità. Il 17 settembre 1978 p. Domenico, investito da un auto, mentre si trovava a Torino per venerare l'immagine di Gesù impressa nella Sindone, terminò la sua vita terrena.
Perché si dice che P. Domenico è il Padre Pio d’Abruzzo?
Più persone attestano che, essendosi recate a S. Giovanni Rotondo, si sentirono dire da P. Pio stesso: "Perché fate tanta strada per venire da me, quando a Manoppello, vicino a voi, avete padre Domenico?"
Sono ancora numerosi quelli che ricordano padre Domenico come cappuccino esemplare, sacerdote amato, confessore misericordioso, guida spirituale ricercata, apostolo innamorato dei Volto di Gesù. Ho appreso dai giornali che di recente nel suo paese di origine si è svolto un convegno, a lui dedicato.
Il convegno è stato un successo. Nel pomeriggio del 15 dicembre 2013, la parrocchia di Santa Maria di Cese di Avezzano (Aq) era gremita di concittadini, parenti e fedeli provenienti da diverse località dell'Italia centro-meridionale, convenuti per partecipare al Convegno su Padre Domenico da Cese cappuccino, a 35 anni dalla sua morte. Come previsto dal programma ci sono stati: il saluto del Parroco Don Josè Anselmo Martinez Mosquera; i messaggi di: S. Ecc. Mons. Pietro Santoro, Vescovo della Marsica; S. Ecc. Mons. Emidio Cipollone, Arcivescovo di Lanciano-Ortona, cittadino di Cese; la relazione del Padre Guglielmo Alimonti OFM cap.; la partecipazione di Mons. Claudio Di Liberato, direttore dell’ufficio Cause dei Santi della Diocesi di Chieti-Vasto; padre Eugenio Di Glamberardlno, Vice Postulatore per i Frati Cappuccini d'Abruzzo della causa di beatificazione di Padre Domenico; Antonio Masci, Diacono della Diocesi di Avezzano; la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal M. Rev. Padre Carmine Ranieri Ministro Provinciale dei cappuccini d’Abruzzo con la partecipazione dei sacerdoti presenti. I canti sono stati animati dal Coro di Pescara. Nel convegno è stato ricordato che Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti Vasto, in occasione della festa di "Maria Mater populi teatini", ha dato ai fedeli l’annuncio di voler avviare la procedura canonica per verificare la fama di santità di fra’ Domenico da Cese, cappuccino, per il quale gli era pervenuta la richiesta dal Postulatore generale dei Cappuccini.
Una bella notizia questa. A che punto è l’iter di procedura canonica?
Come previsto dalle attuali norme spetta alla Congregazione per le Cause dei Santi valutare la richiesta del Vescovo e dare il Nulla Osta (niente si oppone), perché si costituisca il tribunale ecclesiastico incaricato di svolgere l’inchiesta diocesana, con l’ascolto di chi ha conosciuto p. Domenico, con l'obiettivo di verificarne "l'eroicità delle virtù". Dopo che sarà aperto ufficialmente il processo canonico p. Domenico potrà essere chiamato “Servo di Dio”. Anche se non è il processo di beatificazione che fa un santo, esso aiuta a riconoscerlo, ed è importante identificare un santo, perché scoprendo lo stile di vita che ha seguito, può invogliare altri a imitarlo. Il riconoscimento di un santo è sempre un evento di gioia per la Chiesa, poiché nei santi si manifesta l’azione santificatrice di Dio.
Aprendo con il mouse il link, trovate pubblicato in lingua inglese il commento sul S.S. Sudario del giornalista Alan Holdren. Questa è la traduzione in italiano:
Santuariodel Volto Santodi Manoppello
Ecco lefoto dellanostra visitaal Santuariodel Volto SantodiManoppellocon PaulBadde, l'autoretedescodi "Il Volto di Dio".La basilicaospitauna curiosaimmagine delvolto di GesùCristo. A seconda della luce, è a voltevisibilee a volte trasparente.
Considerazioni sulla mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo”
di Antonio Bini
“L’immagine di Cristo è tornata nella storia”, afferma con forza lo scrittore Paul Badde, incontrando i visitatori della mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo”, allestita nell’ambito del Meeting 2013 di Rimini, che ripercorre un’ampia ricerca iconografica sulla Veronica che si riteneva perduta e che negli ultimi anni è stata identificata nel Volto Santo custodito a Manoppello, in provincia di Pescara. L’evento che ha la sua centralità nell’anno della fede.
L’esposizione è visitata da 3-4 mila visitatori al giorno, che attendono in fila all’ingresso, per poi immettersi in un viaggio lungo due mila anni, sia pure sintetizzato e articolato in varie fasi storiche, con guide che accompagnano la visita spiegando l’affascinante storia del volto di Cristo nel tempo. Sono giovani provenienti da varie parti d’Italia che meritano un sincero apprezzamento, perché con passione e appropriatezza partecipano ai numerosi visitatori il messaggio della mostra e la stessa storia del Volto Santo, che hanno tutti conosciuto recandosi a Manoppello.
Si entra in gruppi mediamente di trenta-quaranta persone. Al termine del percorso è posta una sezione dedicata al Volto Santo di Manoppello, riconosciuto nella Veronica da p. Heinrich Pfeiffer nel 1999 e quindi al centro negli anni successivi di ulteriori studi e ricerche, culminate dalla visita di Benedetto XVI il primo settembre 2006. Uno schermo presenta sequenze di immagini del Volto Santo e alcune sovrapposizioni con la Sindone. Poi scatta un servizio della Rai con la sigla d’apertura del TG1 Rai del 31 maggio 1999 e che segnalano tra i titoli di testa “Il ritrovamento in Abruzzo della Veronica scomparsa da secoli”, con a seguire un servizio del vaticanista Fabio Zavattaro, comprendente un’intervista a p. Pfeiffer nel corso di una conferenza presso la stampa estera in Italia. La visita della mostra termina. I giovani applaudono, mentre lasciano pensosi l’area al gruppo che segue immediatamente dopo.
E’ lo scrittore tedesco ad iniziare il suo intervento chiedendo ai presenti cosa pensano rimarrà in futuro nella storia di questo papa. Qualcuno risponde “le sue dimissioni”. E’ ancora Badde a sostenere che quella visita del 2006 a Manoppello, insieme alla vicenda delle dimissioni sull’esempio di Celestino V, saranno probabilmente gli unici momenti storici del pontificato di Benedetto XVI destinati ad essere ricordati in futuro. “Con quella visita un papa tornò ad inginocchiarsi davanti alla Veronica dopo quasi cinque secoli”, sottolinea Badde, che fa notare come da allora il papa abbia frequentemente inserito nei suoi discorsi il richiamo al “volto umano di Cristo”.
“Quando venne a Manoppello”, racconta ancora Badde, “sapeva già tutto su quel volto. L’allora cardinale Ratzinger, prima di diventare papa, era stato mio vicino di casa. Lo avevo tenuto informato su tutte le mie ricerche sul Volto Santo e fu il primo al quale diedi una copia del mio libro sul Volto Santo, appena pubblicato in Germania nel 2004. Per lui fu inevitabile farsi pellegrino a Manoppello”. Il suo libro è stato un successo internazionale, finora tradotto in sette lingue. Negli Stati Uniti è uscito con il titolo “The face of God”.
L’incontro con i giovani, aperto da Raffaella Zardoni, principale organizzatrice della mostra, che spiega come dopo aver conosciuto il Volto Santo abbia sentito la necessità di ricercare immagini della Veronica, soprattutto anteriori al XVI secolo, con il progetto “Veronica-Route”, sollecitando sul web chiunque a segnalare da qualsiasi parte del mondo affreschi, quadri e illustrazioni sul tema, presenti in chiese, musei e collezioni, per constatare progressivamente l’importanza della Veronica nella storia della cristianità e la sua straordinaria diffusione.
“Oggi”, ammette, “ho difficoltà ad aggiornare il sito, con oltre mille immagini che attendono di essere inserite sul sito http://raffackfav.wordpress.com”. Ma la ricerca è destinata a continuare.
E’ poi intervenuto p. Carmine Cucinelli, rettore del Santuario del Volto Santo, che ha raccontato con grande semplicità il suo personale rapporto con questa straordinaria immagine. Nel ringraziare gli organizzatori, ha ricordato come il titolo della mostra non si discosti molto da quello racconto a fumetti “La Veronica ritrovata”, di cui ha curato il testo, auspicando che l’esposizione presente al Meeting possa essere riproposta in altre città italiane e straniere. Alcune richieste pare siano già state avanzate.
Badde nel rispondere ad alcune domande sull’importanza di questa immagine, precisa che essa “non rappresenta un mito, un’astrazione, ma un volto reale” che, a suo parere, costituisce “il più grande tesoro dell’umanità e dei cristiani in particolare”. Sotto quest’aspetto, prosegue, “non è facile comprendere l’atteggiamento di ostilità, di diversi sindonologi, purtroppo anche da parte di taluni religiosi, rispetto al Volto Santo di Manoppello.”
E’ stato infine richiesto un approfondimento sulle tesi che p. Pfeiffer avanzò nel corso della conferenza stampa internazionale indetta a Roma il 31 maggio 1999, in cui sostenne l’identificabilità della Veronica nel Volto Santo. Sono stato invitato a rispondere essendo stato l’organizzatore di quell’incontro in cui le ipotesi sul Volto Santo furono comunicate al mondo, insieme ad alcune valutazioni sulla inspiegabilità del velo sulla base delle immagini analizzate dal prof. Donato Vittore dell’Università di Bari. Ho precisato che quella conclusione poggiava su anni di studi del professore tedesco, diretto alla ricerca del modello che ispirò la raffigurazione di Cristo nel tempo. Quel volto fu individuato nel Volto di Manoppello, allora conosciuto solo in ambito strettamente locale. Il “volto ritrovato”, appunto, che non appartiene a nessuna scuola artistica.
Meeting Rimini 2013. Nel volto di Manoppello i tratti inconfondibili di Cristo
agosto 13, 2013 Daniele Guarneri
Intervista a Raffaella Zardoni, curatrice della mostra dedicata al misterioso velo ritrovato in Abruzzo, al centro di leggende, miracoli e ora di ipotesi storiche coraggiose. Anche Benedetto XVI volle vederlo
«In quel tempo che molta gente va per vedere quella imagine benedetta, la quale Gesù Cristo lasciò a noi per esempio della sua bellissima figura» (Dante, Vita Nuova)
«Gli uomini hanno perduto un volto, un volto irrecuperabile e tutti vorrebbero essere quel pellegrino che a Roma vede il sudario della Veronica e mormora: “Gesù Cristo, Dio mio, Dio vero, così era dunque la tua faccia?”» (Borges, L’Artefice)
Leggende, fantasie, o pura realtà? Sono vicende intricate quelle legate agli antichi ritratti di Cristo, autorevoli modelli di un viso dai tratti inconfondibili, riconoscibile lungo tutta la storia, in Occidente come in Oriente. Ma da dove nasce l’interesse diffuso per il Volto Santo lungo la storia della Chiesa? Perché cerchiamo il suo volto? E perché non smettiamo di cercarlo dopo averlo trovato? Quale attrattiva suscitano sul cuore dell’uomo i suoi tratti inconfondibili? «Per rispondere a queste domande ci siamo imbattuti in un’intricata storia che attraversa tutti i secoli e i paesi cristiani. È la storia di un ritratto di Cristo, acheropita, cioè non fatto da mani d’uomo, protagonista di innumerevoli racconti, leggende e miracoli. L’obiettivo del percorso è quello di conoscere le storie di questi ritratti con il desiderio di prendere consapevolezza di cosa abbia significato e cosa possa significare per noi questo dono che Cristo stesso ci ha lasciato», spiega Raffaella Zardoni, principale curatrice della mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo” presente nel padiglione C5 del Meeting di Rimini.
La memoria di un’immagine acheropita è evocata da due racconti significativi: in Oriente, quello del Mandylion, un panno sul quale Gesù avrebbe impresso la sua immagine rispondendo al desiderio di Abgar re di Edessa; in Occidente, quello del velo con cui Veronica avrebbe asciugato il volto di Gesù sulla via del Calvario. Fonti letterarie e storiche ricordano poi un altro ritratto su stoffa, più antico di questi, che riceve il nome dalla città della Cappadocia in cui apparve: Kamoulianai, Camulia. L’immagine, portata a Costantinopoli nel 574, seguirà Giustiniano come labaro nelle campagne d’Africa e Persia e a esso saranno attribuite molte delle vittorie imperiali. Infine, il Volto Santo di Manoppello conservato in un santuario alle pendici della Majella (Abruzzo), un ritratto di Cristo, su velo quasi trasparente, che non sembra riconducibile ad alcuna tecnica di pittura su tessuto (nella foto a destra).
I quattro acheropiti
«Questi sono i quattro acheropiti di Cristo di cui si tratterà nella mostra, tutti su stoffa e tutti che – secondo le fonti – rappresentano il solo volto di Gesù vivo, con gli occhi aperti. Altra caratteristica comune è la misteriosa apparizione, con relativo periodo di grande fama che ne certifica l’esistenza, e la successiva misteriosa scomparsa che rende invece molto complessa e controversa la ricostruzione storica».
Tre di questi veli sono considerati perduti: la Camulia in una data imprecisata prima delle lotte iconoclaste. Il Mandylion durante il sacco di Costantinopoli del 1204, avvenuto per mano degli stessi cristiani che avrebbero dovuto dirigersi in Terra Santa per la quarta crociata. Della Veronica romana si hanno le prime tracce nel 1206, quando papa Innocenzo III istituì una processione con un ritratto del Salvatore che il popolo chiamava Veronica. Ad essa è attribuita anche la prima indulgenza legata a una immagine; forse anche per questo è diventata la più importante reliquia della cristianità per quattro secoli, la cui visione era termine e coronamento dei pellegrinaggi a Roma. La fama di questo Volto inizia a sbiadire dopo il sacco di Roma del 1527 (anche se un’immagine illeggibile è ancora conservata in San Pietro). «Della Veronica romana si hanno moltissime tracce, Petrarca e Dante ne parlano nei loro capolavori: “Qual è colui che forse di Croazia viene a veder la Veronica nostra, che per l’antica fame non sen sazia, ma dice nel pensier, fin che si mostra: ‘Signor mio Iesù Cristo, Dio verace, or fu sì fatta la sembianza vostra?’” (Dante, Divina Commedia). E se in molti credevano nell’originalità di quel Volto Sacro, non mancavano quelli che invece lo contestavano, come un cavaliere danese che confessò a santa Brigida che quello non era il vero sudario della Veronica e che era follia venerare quel velo. “A queste parole santa Brigida si pose in orazione, nella quale le apparve il suo Celeste Sposo, e le disse: ‘Che ti ha detto quel superbo vantatore? Che questo non è veramente il mio Sudario? Or ti assicuro, che siccome avvicinandosi la mia dolorosa passione versai dal mio corpo sudore di sangue, così è vero che in quel velo si contengono i sudori della mia fronte impressi per la futura consolazione degli uomini’” (Santa Brigida, Rivelazioni).
L’ipotesi rivoluzionariaDopo secoli di silenzio e misteri legati alla reliquia romana, nel 1999 il padre gesuita Heinrich Pfeiffer azzarda un’ipotesi rivoluzionaria, ripresa da tutti gli organi di informazione italiani e internazionali: «È in Abruzzo, nella chiesa monastero dei frati cappuccini di Manoppello, dimenticata da quattrocento anni, la Veronica, il velo con impresso il volto di Gesù», racconta un servizio del Tg1. È questo il solo velo che possediamo, giunto nella cittadina abruzzese agli inizi del 1500 e visitato da Benedetto XVI all’inizio del suo Pontificato (1 settembre 2006).
«L’idea della mostra è nata proprio quando ho scoperto questo Volto, nel 2010. Io sono una disegnatrice, in quel periodo stavo illustrando un Vangelo per ragazzi e avevo il problema di come raffigurare il Signore. Quando mi sono imbattuta nel Volto di Manoppello sono rimasta stupefatta. Nessuna fotografia rende la consolante bellezza di quel viso che rispetta ogni caratteristica dei volti di Cristo, ma resta imparagonabile a qualsiasi ritratto. Porta i segni della Passione: il naso disassato, le labbra gonfie e insanguinate, il segno del colpo sulla guancia. Incontrando il suo sguardo si sperimenta cosa significa che Dio si fa specchio dell’uomo, assumendo su di sé tutti i suoi peccati; mentre l’uomo, nell’incontro, riguadagna la vita. È stata una sorpresa scoprire l’importanza che ha avuto il Volto di Cristo nella Chiesa, e che ciò che muoveva i pellegrini verso Roma era proprio il desiderio di vederlo, di contemplarlo. E una volta tornati a casa ne facevano una copia per farlo conoscere e poi venerare a tutta la popolazione, di generazione in generazione. Nella mostra abbiamo desiderato far conoscere questa storia e il movimento di tutta l’Europa verso il Volto di Cristo. Ne abbiamo trovato traccia perfino in Finlandia. Ci siamo concentrati non tanto sul particolare momento in cui Dio ci ha donato la reliquia, quanto sul perché ci è stato fatto questo dono. Le risposte sono tante e Gesù le ha seminate nel corso del tempo. Ma una più di tutte ha riacceso la mia speranza, quella data a santa Brigida: “Ho lasciato questo velo per la futura consolazione degli uomini”. È una storia affascinante, complicata; sembra quasi un giallo, i romanzi di Dan Brown in confronto non sono niente. La Camulia persa prima delle lotte iconoclaste, il Mandylion trafugato da Costantinopoli durante lo scisma, la Veronica dispersa durante il sacco di Roma e di cui per secoli non si è più saputo nulla. Fino ai giorni nostri, fino al Volto ritrovato di Manoppello, proprio in un momento dove sembra che l’Europa abbia perso l’amore per Cristo. Ma se Gesù è riuscito a farsi amare già una volta, e le tracce del Volto Santo in tutto il mondo lo dimostrano, perché non dovrebbe riuscirci ancora? Questo ritrovamento non può che essere per noi un segno di speranza».
* * *
LA MOSTRA E LA VISITA A MANOPPELLO
La mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo” è stata realizzata da Raffaella Zardoni, Paul Badde, Emanuele Colombo, Michele Colombo, Paolo Martinelli, Paola Moretti, Cristina Terzaghi, e nella settimana del Meeting (18-24 agosto) si troverà nel padiglione C5 della Fiera di Rimini. Giovedì 22 agosto è prevista una visita in giornata a Manoppello.
Lech Walesa tra la spiritualità del Volto Santo e il ricordo dei minatori di Marcinelle
di Antonio Bini
MANOPPELLO (Pescara) – L’ex premier polacco e leader di Solidarnosc Lech Walesa ha visitato il Santuario del Volto Santo di Manoppello dove è stato accolto dai padri cappuccini, con il padre provinciale p. Carmine Ranieri
e dalle suore polacche del Santissimo Sangue, da alcuni mesi presenti
nel paese abruzzese. L’ex presidente polacco, cattolico praticante, si è
prima raccolto in preghiera davanti e poi ha seguito con attenzione le
spiegazioni di p. Ceslao Gadacz, cappuccino polacco che appartiene alla comunità di Manoppello.
Il religioso ha ricordato che era un giovane seminarista quando conobbe il leader di Solidarnosc nel convento dei cappuccini di Cracovia in quel travagliato 1989. Diverse le domande del premio Nobel per la Pace a proposito delle origini del Velo e della sua presenza a Manoppello. Walesa ha chiesto quali sarebbero i motivi per cui il Vaticano non riconosce l’autenticità storica del Volto Santo. Al riguardo, p. Ceslao ha illustrato gli studi che conducono alla identificazione del Volto di Manoppello nella Veronica, in questi ultimi anni grazie anche all’apporto di ricercatori polacchi.
Il leader di Solidarnosc ha desiderato sapere se Giovanni Paolo II era stato a Manoppello.
Gli è stato riferito che il Papa aveva amato e frequentato molto
l’Abruzzo e le sue montagne, ben oltre le limitate visite ufficiali e
che non era del tutto da escludere una sua visita informale nel
santuario, in un giorno feriale, come un qualsiasi pellegrino, come in
passato alcune voci avevano peraltro segnalato. E d’altra parte, il Santuario del Volto Santo
fuori del paese e fino a non molti anni fa era poco frequentato e ben
si prestava a visite in incognito che potevano rimanere inosservate,
soprattutto in un giorno feriale, come il martedì, solitamente prescelto
per queste uscite dai palazzi vaticani.
Dopo la morte era stato lo stesso suo segretario, Stanislao Dziwisz, poi divenuto cardinale e arcivescovo di Cracovia a svelare nel suo libro “Una vita con Karol” (ed. Rizzoli, 2007) come il Papa polacco si fosse rifugiato in Abruzzo
oltre cento volte, per pregare, camminare in montagna o semplicemente
per sciare, utilizzando lo skipass come un qualsiasi sciatore. Occorre
anche precisare che Giovanni Paolo II era informato delle tesi di p. Heinrich Pfeiffer, il primo studioso a rendere pubbliche le sue ricerche sul Volto Santo sin dal 1991.
Secondo quanto rivela Saverio Gaeta nel suo saggio “L’Enigma del Volto di Gesù”,
il papa polacco, ormai fisicamente provato, nel 2000 chiese ai canonici
che gli fosse portato nel suo appartamento il quadro custodito in San
Pietro. Dopo averlo attentamente osservato si rese conto personalmente
dell’inconsistenza dell’immagine, una circostanza che confermava che la
Veronica non era più in Vaticano da secoli. La stessa lettera “Tertio Millennio Ineunte”
– a conclusione del Grande Giubileo del 2000 – può essere letta come
l’invito insistito del Papa, ormai anziano e sofferente, a ricercare il
Volto di Cristo, tangibile nel Velo di Manoppello e nella Sindone di Torino, quale messaggio consegnato al terzo millennio.
Questi aspetti dovrebbero essere meglio approfonditi proprio grazie alla preziosa testimonianza del card. Stanislao Dziwisz. Per Lech Walesa
l’inevitabile ricordo della figura del grande papa polacco sembra
rafforzarsi quando scopre con sorpresa la presenza di altri religiosi
polacchi a Manoppello, quando sr. Immaculata insieme a sr. Pia,
dell’ordine del Santissimo Sangue, da circa due anni a Manoppello, lo salutano familiarmente “Szczesc boze panie Prezydencie” (“Dio ti accolga signor Presidente”). Incredulo risponde “Anche le suore sono venute qui dalla Polonia !”.
E’ venuto ad incontrarlo a Manoppello, anche donDariusz Stancryk, attualmente in Italia e alla fine degli anni ottanta giovane prete e cappellano di Solidarnosc nella città di Skarżysko-Kamienna.
Anche con don Dariusz il ricordo corre sul filo della memoria di quegli
anni difficili, in cui l’Episcopato polacco, con l’aiuto di Papa Wojtyla
sosteneva come poteva il movimento sindacale cattolico guidato da
Walesa, anche assistendo in carcere quanti venivano arrestati come
attivisti del sindacato. Prima della visita alla Basilica, l’ex leader
di Solidarnosc ha voluto rendere onore alla memoria dei minatori morti
nel disastro minerario di Marcinelle in Belgio, avvenuto l’8
agosto 1956, che riposano a pochi metri di distanza dal Santuario, a
fianco dei cappuccini scomparsi. Le vittime furono 262 provenienti da
vari paesi europei. 136 furono gli emigranti italiani deceduti, con Manoppello che pagò il prezzo più alto, con 22 morti, mentre altri provenivano da paesi vicini, come Lettomanoppello, Turrivalignani e San Valentino.
Da quest’ultimo paese, proviene la famiglia dell’attuale premier del Belgio Elio Di Rupo, anch’egli figlio di un minatore. Storie di miseria, di dolore, ma talvolta anche di riscatto sociale per i figli di tanti “musi neri”,
come venivano spregiativamente chiamati gli emigranti italiani che
lavoravano nelle miniere di carbone e soprattutto più dignitose e sicure
condizioni di lavoro. La tragedia coinvolse altri minatori che
lasciarono la propria terra alla ricerca di un lavoro, emigrando anche
dalla Polonia e da altri paesi. Una sciagura mineraria che sembrò ripetere la tragedia avvenuta 49 anni prima, il 6 dicembre 1907 a Monongah,
West Virignia, nella miniera di carbone della Fairmont Coal Company: il
più grave disastro della storia americana, con un numero di morti che
rimase imprecisato. Anche questa tragedia, spesso etichettata come la
“Marcinelle americana”, vide perire numerosi emigranti, principalmente
italiani, polacchi e ungheresi.
Ad accogliere Lech Walesa alcuni ex minatori e familiari di
caduti, i sindaci di Manoppello e di altri comuni del circondario, in
una breve e sentita cerimonia. Nel corso della giornata, il sindacato
dell’UGL, per iniziativa di Geremia Mancini, ha consegnato a Walesa la “Lampada del Minatore”, riconoscimento che da alcuni anni è assegnato a personaggi che si distinguono nella memoria di Marcinelle
e nelle lotte per il lavoro e la sicurezza dei lavoratori.
L’assegnazione al leader polacco riconosce in Lech Walesa una icona
delle lotte del lavoro e del sindacalismo in difesa delle classi
lavoratrici.
Nel piccolo museo etnografico visitabile nel Santuario, attiguo alla
sala che raccoglie gli ex voto, è esposto il casco appartenuto a Geremia Iezzi, l’ultimo minatore risalito dalle viscere quel tragico 8 agosto 1956, prima dell’esplosione della miniera di Bois de Cazier di Marcinelle. Prima del commiato, il rettore della Basilica ha donato all’illustre ospite l’edizione polacca del libro di Paul Badde e un filmato del Volto Santo. L’emozionato Walesa si congeda lasciando il suo breve, semplice ma intenso messaggio sul registro degli ospiti: “Ti ringrazio Signore Dio per quello che mi capita oggi”.
Un'importantissima scoperta condotta da una ricercatrice dell'Università delle Isole Baleari, Marzia Boi, specialista di "palinologia", attesterebbe che il lenzuolo della S. Sindone di Torino faceva parte del rituale funerario secondo gli usi di 2000 anni fa in Asia Minore.
La perfetta sovrapposizione del Volto della S. Sindone al Volto Santo di Manoppello: cliccando sulle prime due immagini, possiamo osservare nell'ingrandimento la trama del lino sindonico sovrapposto al sudario sepolcrale con trama a "tela" del Volto Santo di Manoppello.