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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta reliquie di Cristo. Mostra tutti i post
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sabato 19 ottobre 2013

Nella Sindone la presenza anche di un'altra reliquia


 di Antonio Teseo
 

Faceva parte di uno dei teli denominati  da Giovanni “Othonia” (bende), una fascia della Sindone  che dopo la risurrezione di Gesù fu ribattuta alla stessa.
 
Con il termine greco al plurale sopra citato  l’apostolo intese indicare tutto il corredo funebre che servì per avvolgere il corpo del Maestro prima che fosse deposto nella tomba: il sudario (che gli fu posto sul capo); il lenzuolo (che lo avvolse dorsalmente e frontalmente); una benda (necessaria per tenere legati mani e piedi).

Fermo immagine prelevato dal video che troverete sotto, su cui  ho indicato con le freccette rosse la cucitura della benda in questione larga 1 palmo e ribattuta in lunghezza per tutto il telo sindonico (il palmo era un sottomultiplo del cubito reale egiziano, unità di misura usata dai giudei, al tempo di Gesù, per ricavare da teli fini e quindi preziosi, trattati con il cedro proveniente dal Libano, le cosiddette bende per avvolgere i cadaveri dei re o dei sacerdoti).

Le ricerche che ho svolto mi hanno convinto che sono essenzialmente tre le prove per poter tranquillamente sentenziare che nella S. Sindone esiste anche un’altra reliquia.

La prima, è che la tradizione giudaica prevedeva proprio di ricavare una o più  bende, per tenere legati mani e piedi al defunto, direttamente dal lenzuolo funerario (nel video, pubblicato sotto, il particolare è dimostrato scientificamente).

La seconda, è che i giudei, per ottenere le misure del sudario di finissimo bisso, del lenzuolo e della fascia di fino lino, si dovevano rifare alle misurazioni standard dettate da Dio ai profeti nella Bibbia (2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): usavano perciò il “cubito reale egiziano” e  i suoi sottomultipli tra cui il “palmo”;

come ho già esposto in una precedente pubblicazione,   


il sudario di Cisto del Volto Santo di Manoppello in origine misurava 2 cubiti x 2, mentre il lenzuolo di Torino ha le dimensioni di 113 x 441 cm; se alla larghezza di quest’ultimo vengono tolti  5 mm, dovuti a una delle due coperture aggiunte ai bordi per evitare alla fibra eventuali sfilacciamenti, ecco che la sua misura si riduce a 112,5 cm, cioè a 2 cubiti per il lenzuolo (105 cm) e a 1 palmo per la benda (7,5 cm); parlando sempre del lino sindonico, se si tiene conto in lunghezza che i margini presentano dei tagli non bene allineati (queste osservazioni si deducono dal fatto che le parti centrali delle due estremità presentano delle rientranze nell’ordine di millimetri), ecco che possiamo affermare che in origine la dimensione effettiva della lunghezza della Sindone non fosse proprio di 441 cm, ma di 8 cubiti e 3 palmi (442,5 cm), perché questo telo, probabilmente durante il medioevo, aveva subito da parte di qualcuno dei prelievi le cui strisce vennero quasi sicuramente conservate come campioni di reliquia. 

La terza prova, è che la benda di cui abbiamo parlato fu ricavata per mezzo di un taglio, perché solo in questo modo poteva essere mantenuta quasi inalterata la sua dimensione di 1 palmo per tutta la lunghezza della stoffa.
Osservazione

Nel video che vedremo,  una studiosa fa adoperare al conduttore del documentario una barra di 2 cubiti siriani per dimostrare le dimensioni standard della Sindone; cubiti siriani, che però non hanno nulla a che vedere (per le diverse misure in centimetri)  con quelli "reali egiziani" indicati da Dio a Salomone per fargli costruire il Tempio a Lui dedicato.                                           
 

domenica 29 aprile 2012

Volto della Sindone: impressione olografica del sudario del Volto Santo di Manoppello


di Antonio Teseo

Queste figure da me elaborate al computer dimostrano in che modo si è impressa l' immagine del sudario del Volto Santo di Manoppello sul lino della S. Sindone di Torino.

Gli effetti dei riflessi filtrati di luce che si sarebbero visti in trasparenza dal finissimo bisso di Manoppello nella tomba, durante l'evento della risurrezione di Gesù, furono proiettati e impressi sulla S. Sindone di Torino dalla Luce Celeste assieme all'aspetto del Santo Volto, il quale, anch'esso si distingueva per via dell'eccezionale trasparenza dell'esile lino. Quindi il Volto della S. Sindone non è altro che la figura miracolosamente comparsa sul sudario di Manoppello, contraddistinto da pieghe, non messa bene a fuoco per effetto di poco contrasto e saturazione: è come se ci trovassimo davanti una foto sbiadita e latente, il cui vero sviluppo dipende per l'appunto dalla sovrapposizione all'immagine della reliquia abruzzese.

Immagine latente del Santo Volto nella S. Sindone 
Le freccette bianche indicano i riflessi di luce "visibili in chiaro nella figura di sinistra" che si sarebbero prodotti in trasparenza sul sudario del Volto Santo di Manoppello durante l'irraggiamento della luce del Volto di Cristo risorto.

Essendo quest'immagine monocromatica, cioè formata dal sangue della Passione di Gesù Cristo che però ha subito dei processi chimici di disidratazione e ossidazione causati molto probabilmente dalla luce ultravioletta irradiata da un lampo (Lc. 17, 24), tutto ciò che vediamo a colori nel Volto Santo di Manoppello noi allora lo ritroviamo in un solo colore "giallo paglierino" sulla S. Sindone (per comprendere meglio la spiegazione rivedere e comparare le prime due immagini pubblicate sopra in questo post).

Quando ci troviamo una foto digitale sbiadita perché scattata male, per vederla discretamente bene dobbiamo appannarla, oscurarla ed elevarne la saturazione al computer con un programma di grafica. Se, dunque, applichiamo questo procedimento alla seconda immagine di sopra, ecco che il risultato fa evidenziare anche una tridimensionalità (vedi sotto). Questa tridimensionalità, che riguarda sia le pieghe del sudario - esaltate esternamente dall'illuminazione direzionale proveniente dalla Luce del Padre "Gv. 16, 14; Glorificazione del Crocifisso, Is. 52, 13-15" -  sia il Volto del Cristo, ci testimonia allora che il velo di Manoppello un tempo si trovava a coprire la parte alta del corpo cadaverico di Gesù, e cioè il Suo capo, così come ci ha descritto l'apostolo Giovanni nel suo vangelo.

L'incredibile trasparenza del finissimo bisso di Manoppello visibile contro luce ci ha rivelato, quindi, attraverso la propria figura apparsa sulla S. Sindone durante l'evento della risurrezione del Figlio di Dio "Luce del Mondo, Gv. 8, 12; Gv. 1, 4-14", che l'intensità dell'immagine risulta essere proporzionata alla variabilità della distanza dei caratteri del Volto al sudario.

venerdì 20 aprile 2012

I miei apprezzamenti sul servizio mandato in onda nella trasmissione di "A SUA IMMAGINE", venerdì 6 aprile 2012

http://asuaimmagine.blog.rai.it/2012/03/29/%C2%ABle-ultime-ore-di-gesu%C2%BB-su-rai-1/

Ringrazio sentitamente la RAI per aver mandato in onda, nella puntata speciale del Venerdì Santo di “A SUA IMMAGINE” il meraviglioso servizio dedicato al Volto Santo di Manoppello.
La grande professionalità del registra ci ha fatto contemplare, illuminando la reliquia con i continui cambi di luce, la natura olografica dell’Immagine Sacra che ci parla di un Volto sfigurato e trasfigurato (Col. 1,15; Gv. 6,40).
Appena ho visto in trasparenza dal velo il frate che spiegava il Volto Santo, mi sono subito ricordato del finissimo bisso che i ricchi, ai tempi di Gesù, portavano addosso (Lc. 16,19). E’ allora d’obbligo pensare, che chi usò il sudario di Manoppello per coprire il Volto di Gesù, durante la Sua sepoltura (Gv. 20,7), fosse proprio un uomo ricco, Giuseppe d’Arimatea, il quale era un autorevole membro del sinedrio. Quindi non esiste al mondo un altro sudario come quello di Manoppello, perché all’epoca di Gesù le donne ebree erano delle impareggiabili maestre nel trattare il bisso con il cedro, così da rendere ogni filo elastico per la tessitura. La torcitura delle fibrille dei fili avveniva in senso orario, contrariamente a come invece facevano gli egizi (nel Volto Santo ritroviamo proprio questa peculiarità in uso nell’area siro-palestinese). Speriamo che la Rai possa ritornare al più presto sull’argomento “Volto Santo” perché il sudario di Manoppello è la reliquia più importante al mondo. Denominata Veronica, nel Medioevo, il Volto Santo venne citato anche da Dante nel XXXI canto del Paradiso, vv 103-111; e dal Petrarca nel Canzoniere.

Spiegazione di alcuni fotogrammi del video:

Il finissimo sudario di bisso del Volto Santo di Manoppello visto al microscopio elettronico.
Dal forte ingrandimento si può osservare la mancanza di pigmenti di colore mescolati a collagene che non coprono, sotto forma di cementificazione o strato, gli spazi determinati tra trama e ordito corrispondenti in misura reale a due o tre capelli accostati orizzontalmente.     

Trasparenza del finissimo sudario di bisso del Volto Santo di Manoppello.
Dietro l'immagine si scorge la figura di Padre Carmine Cucinelli.

Trasparenza del finissimo bisso del Volto Santo di Manoppello.
Luce esterna alla basilica visibile in trasparenza per il portone semichiuso.  

 Assoluta trasparenza contro luce del finissimo sudario di bisso del Volto Santo di Manoppello. 

Diapositività dell'ologramma del Volto Santo di Manoppello.


Nell'ologramma dell'immagine del Volto Santo di Manoppello il Volto sfigurato e trasfigurato di Gesù Cristo.

Nella prima figura illuminata da dietro, che vediamo sotto, possiamo osservare i forti traumi della Passione (Volto sfigurato di Gesù risorto dai morti): ematomi, contusioni e macchie di sangue di ferite che appaiono anche impresse sul velo.

Nella seconda figura, illuminata sia da dietro che frontalmente, le lesioni si mostrano in fase di rimarginazione.

Nella terza figura, illuminata solo frontalmente con sfondo opaco, si osserva che le ferite appaiono completamente cicatrizzate da croste (Volto glorioso della Trasfigurazione asceso al cielo). 



 
"Egli mi glorificherà, perché prenderà dal mio e ve lo annunzierà" (Gv. 16, 14).

mercoledì 11 aprile 2012

Il Volto Santo spiegato in "A SUA IMMAGINE" RAI 1

Puntata speciale di "A SUA IMMAGINE" trasmessa da RAI 1 nel giorno di Venerdì Santo, 6 aprile 2012. Nel programma si è cercato di ripercorrere, con gli interventi in studio di illustri ospiti, gli ultimi istanti che hanno preceduto la morte di Gesù. Ed è per questo, allora, che si è parlato anche del Volto Santo di Manoppello, immagine eloquente della Passione del Salvatore. In un servizio registrato mandato in onda durante la trasmissione, il dottor Antonio Bini ha spiegato molto bene alcune delle tante peculiarità contenute nella reliquia abruzzese.
Dopo aver cliccato sul link riportato sotto, per vedere al meglio questo video si consiglia di posizionare la freccia del mouse in alto sul bordo del prospetto del blog.
  
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1c242541-19e1-4d3a-bc89-e800a2b34406.html

martedì 10 aprile 2012

Documentario sul Volto Santo di Manoppello

In You Tube è stato caricato uno stupendo documentario "datato 1956" sul Volto Santo di Manoppello. A nome di tutti i devoti del Sacro Volto, voglio ringraziare sentitamente chi ha voluto farci dono di questo prezioso cimelio.

Per accedere al video cliccare sul link riportato qui sotto

http://youtu.be/_g9uO_Jqq08

sabato 24 marzo 2012

Nella Sindone l'ologramma del Volto Santo

In fase di costruzione

Il lavoro che espongo in questo post è indubbiamente la scoperta più sensazionale delle mie ricerche:

"Sono in grado di dimostrare scientificamente, mediante alcune comparazioni tra l'effigie indefinita del Volto della S. Sindone e quella definita del Volto Santo di Manoppello, che nell'immagine sindonica sono immagazzinate delle informazioni olografiche riguardanti l'aspetto  sfigurato  e trasfigurato del Risorto".
Quindi questa scoperta è estremamente importante, perché è rivolta verso quegli scienziati che, in questi ultimi anni, hanno stabilito con i loro esperimenti che l'immagine della Sacra Sindone è riproducibile solo con un'irradiazione di luce nell'ultravioletto.
Se ogni lampo che vediamo nel cielo sprigiona un fascio di luce nell'ultravioletto, rifacendoci a ciò che Gesù ci ha rivelato nel Vangelo (Lc. 17, 24) e cioè che Lui nel giorno della gloria si sarebbe smaterializzato per assumere la Luce Celeste, simile ad un lampo, così da sconfiggere le tenebre della morte e quindi del peccato, ecco allora che possiamo quasi dare per certo che i teli della Sacra Sindone e del Volto Santo sono proprio le reliquie che un tempo si trovavano nella tomba del Salvatore: riguardo alla Sacra Sindone, perché come abbiamo detto, la sua immagine è riproducibile in laboratorio solo mediante impulsi laser; riguardo al Volto Santo di Manoppello, perché, essendo un ologramma che ci parla del Volto sfigurato e trasfigurato di Cristo, questa registrazione fotografica di più immagini la si ottiene solo mediante proiezione di luce trasmessa nell'ultravioletto.

Segue...    

venerdì 2 marzo 2012

LO SGUARDO VERSO LA LUCE DEL PADRE

Il cristiano che non conosce il sudario del Volto Santo di Manoppello, crede che l'immagine della Sacra Sindone rappresenti solo l'Icona di Gesù morto. Ecco invece la dimostrazione di come Gesù abbia voluto trasmettere tutto l'amore del Padre per l'uomo - proprio attraverso il sudario - con il segno della Sua Risurrezione.

Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite

Se si sovrappone all'immagine della S. Sindone (fig. 1) quella del Volto Santo di Manoppello filtrata al 30 % con i chiari d'immagine esaltati (fig. 2), ecco che s'incomincia a scorgere la struttura ossea nel volto riguardante la tempia, lo zigomo e la guancia. La terza figura serve per una comparazione appunto per capire che il volto della S. Sindone e quello di Manoppello sono la stessa cosa. Sotto le prime tre immagini ci sono i rispettivi negativi. Dopo le prime sei elaborazioni, troviamo la sovrapposizione dell' immagine sindonica - così come la si vede nella realtà - al Volto Santo, con un filtraggio al 50%. Le ultime due foto riguardano l'ologramma del Volto Santo formato dalla luce divina (elaborazioni realizzate al computer da Antonio Teseo).     




Gli esercizi spirituali di questa Quaresima, allora, devono sì farci meditare sulla Passione del Signore, ma devono anche condurci nella Santa Pasqua alla contemplazione di questo Volto Santo, che è Via, Verità e Vita.

 Col 1,15: Egli è l'immagine del Dio invisibile, Primogenito di tutta la creazione;

Gv. 6, 40: Questa è infatti la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna e io lo risusciti nell'ultimo giorno.



Preghiera al volto Santo di Gesù

Volto santo del mio dolce Gesù, espressione viva ed eterna dell’amore e del martirio divino, sofferto per l’umana Redenzione, Ti adoro e ti amo. Ti consacro oggi e sempre tutto il mio essere. Ti offro per le mani purissime della Regina Immacolata le preghiere, le azioni, le sofferenze di questo giorno, per espiare e riparare i peccati delle povere creature. Fa di me un tuo vero apostolo, che il Tuo sguardo soave mi sia sempre presente; e si illumini di misericordia nell’ora della mia morte. Così sia.




lunedì 30 gennaio 2012

Perché mi sono convinto che il Volto Santo di Manoppello e la S. Sindone di Torino sono le vere reliquie del Signore

Post in costruzione.
Gli aggiornamenti in questa pagina sono apportati con dei copia e incolla di alcuni articoli pubblicati in questo blog. L'autore è consapevole che il contenuto della relazione di studio può presentare alcune ripetizioni, le quali, però, forniscono sempre qualche nozione in più rispetto ad un'argomentazione già letta sopra. Per l'autore, il lettore deve essere sempre attento ed attivo - e mai passivo - nell'aggiornarsi, perché allo stesso tempo può anche ripassare alcune spiegazioni che magari ha già dimenticato.   

 
di Antonio Teseo

Nella mia ignoranza, quando seppi che Dante e Petrarca avevano narrato in alcune delle loro opere dell'esistenza di una reliquia sulla quale era impressa la vera sembianza del Signore - nel medioevo il reperto sacro si trovava a Roma e si chiamava Veronica - mi venne subito da pensare che per questa loro convinzione i due sommi poeti se ne fossero a dir poco usciti fuori di testa. Poi, però, alcuni giorni dopo, mi posi questa domanda: "E se invece era il Volto Santo la reliquia di cui avevano parlato?".

Dovete sapere, che noi cittadini di Manoppello non abbiamo una devozione per così dire semplicistica per questa Sacra Immagine. La nostra è una certezza di fede che la figura sia "il Risorto che ci appare nella Sua Luce". Proviamo la sensazione che il Santo Volto ci si materializzi dietro il bisso e che poi lo guardiamo in trasparenza. Quando lo contempliamo in preghiera, ci sentiamo come se il Signore con la sua espressione di Mitezza, di Grazia e di Misericordia ci parlasse nel cuore e nell'anima. Insomma, per il manoppellese il Volto Santo è un amico intimo con cui ci si confida, sia nei momenti felici, per ringraziarlo, sia nei momenti di difficoltà, per chiedergli aiuto. Il nostro spirito in questo caso si apre a Lui e riceve lo Spirito Santo che ci dà la forza per la fede e ci guida. Le nostre preghiere si concludono sempre ringraziando Dio con lodi e gloria, dopodiché ci sentiamo tutti rigenerati, risorti.

A Roma, i canonici di San Pietro espongono una volta l'anno in questa basilica un'immagine chiamata ancora Veronica. Sappiamo per certo che essa risulta essere ossidata dal tempo (caratteristica questa di una raffigurazione pittorica deterioratasi) e che non ha la proprietà di rendere visibile la sembianza di un volto, tantomeno quella di Gesù, e di conseguenza di non essere "l'Acheropita" ovverosia il prototipo per l'arte delle icone raffiguranti il Cristo realizzato dall'arte divina, o meglio, dalla Sapienza del Signore. A proposito di questa chiamiamola così icona, che vediamo sotto, c'è da dire che è definita da una copertura laminata in oro (peculiarità che ritroviamo nelle icone bizantine) lavorata per fare apparire i capelli e la barba a punta ad una raffigurazione stilizzata che forse un tempo era di Gesù. Da ciò, allora, possiamo desumere, che questa probabile figura fosse una delle tante acheropite sparse per il mondo, in quanto in un'epoca lontana (esattamente dopo la metà del tardo medioevo) essa evidentemente fu attinta dal Volto dei volti: per un canone voluto dalla Chiesa, sarebbe stata santificata e pertanto dell'archetipo ne avrebbe assunta la stessa sostanza (Concilio Niceno DS 601 Sessione VII del 13 ottobre 787) .






Se ci rifacciamo a ciò che invece sapevano Dante e Petrarca della reliquia più importante della cristianità, cioè che la figura ivi impressa era arrivata a Roma intatta dal medioriente, e che all'epoca era denominata anche Mandylion perché si trattava del celeberrimo fazzoletto che un tempo da Gerusalemme era arrivato a Edessa portato dall'apostolo Taddeo, dobbiamo allora per forza di cose spostare la nostra attenzione non più a questa immagine, ma al Volto Santo di Manoppello. A differenza della figura venerata a Roma, sono almeno più di cinquecento anni che l'Effigie abruzzese è rimasta indelebile agli agenti atmosferici. Quindi per me e tanti altri studiosi, è certo che la vera Veronica sia la reliquia di Manoppello e che ad un certo periodo della storia essa era scomparsa da Roma. Il papa, custode dell'inestimabile reperto sacro, fece passare sotto silenzio la sparizione. Se ci atteniamo alle fonti orali degli anziani vissuti a Manoppello tra il XVI e XVII secolo, riprese dal cappuccino P. Donato da Bomba per comporre la sua "Relatione Istorica" (nel libro è menzionato che il Volto Santo sarebbe arrivato nel paese abruzzese nel 1506) il papa indiziato a non aver rivelato la sparizione della Veronica, sarebbe stato Giulio II.

Queste sono dunque le prime motivazioni che mi hanno convinto della vera natura acheropita del Volto Santo di Manoppello:

1) La sua indelebilità, come pure è l'immagine della S. Sindone di Torino, agli agenti atmosferici;

2) La sua perfetta diapositività tonale che muta come un ologramma, a seconda dell'illuminazione e dell'angolo visuale, trasformandosi in almeno tre aspetti differenti;


La diapositività del Volto Santo di Manoppello.


 Qui sotto, aspetto olografico del Volto Santo differente dalla prima immagine qui in alto a sinistra.

 Altro aspetto olografico nel Volto Santo di Manoppello (questa foto è stata scattata dall'amico dott. Paul Badde, che ringrazio di cuore per avermela fatta pubblicare assieme alle altre già citate in altri post di questo blog).





3) La sua completa invisibilità contro la luce diretta, poiché i colori non fanno corpo sul telo.


In questa foto, vediamo il Volto Santo reso invisibile dalla luce diretta proveniente da fuori la basilica. La striscia in verticale che si vede a destra, è il telaio della porta della chiesa, che, facendo ombra in trasparenza sul velo, ci fa percepire a fatica solo una limitata parte d'immagine. Il riflesso di luce osservabile dal vetro che protegge l'ostensorio, all'interno del trono, ha reso un po' confusa la foto.

4) La sua trasparenza dalla quale è possibile osservare uno sfondo panoramico a cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo.





Sfondi panoramici visti attraverso la trasparenza del Volto Santo di Manoppello, su cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo, cioè pittorico: come vediamo, i colori sono del tutto naturali. Le persone che si scorgono nell'immagine, sono state fotografate nel momento in cui stavano per entrare in basilica dal portone principale (foto scattate da Antonio Teseo).



Ricostruzione in grafica del Volto del Risorto velato dal sudario del Volto Santo di Manoppello (elaborazione realizzata da Antonio Teseo).


Applicazione all'immagine precedente di un rafforzamento di contrasto ricavato al computer: questo filtraggio fa emergere in maniera accentuata la luce del Padre che aveva illuminato il Volto Santo, nell'attimo della risurrezione di Gesù, all'interno del sepolcro. L'aspetto del Volto così illuminato, secondo me fu visto dagli apostoli nel momento dell'Ascensione al cielo del Signore.




Per comprendere bene che cos'è il Volto Santo di Manoppello, dobbiamo meditare sull'episodio della Trasfigurazione. In questa narrazione leggiamo che Gesù ci ha rivelato alcuni particolari precisi riguardanti il giorno della sua gloria (la Risurrezione): la sua faccia era diventata splendente come il sole (Matteo, 17,2) cambiando d'aspetto (Luca, 9,29) e le sue vesti erano candide come la luce. La luce splendente sul volto di Gesù proveniente dal Padre - osservabile nell'elaborazione di sopra - aveva trasformato l'aspetto del Volto del figlio dell'uomo - che vediamo qui sotto - da natura umana ma risorta dai morti, a Luce Eterna. L'evento si era immortalato sulle vesti di Gesù, raggianti di luminosità, che nel sepolcro erano il Sudario e la Sindone (Luca, 17,24).


Si compiva così la profezia di Isaia, 52, 14-15.
In questa sovrapposizione del Volto Santo illuminato da dietro alla S. Sindone (qui sopra, fig. 2), si può osservare come dei chiarori di fondo - relativi a riflessi di luce che si erano prodotti nel sudario di Manoppello - si fossero sovrapposti all'immagine.


5) La sua immagine vista contro uno sfondo scuro, reca la luce direzionale del Padre (osservare le figure qui in basso); vista con un'illuminazione retrostante non completamente diretta, reca i riflessi della luce del Figlio irradiati con raggi dritti e paralleli (osservare e comparare le figure appena in alto).
Queste due peculiarità attestano, dunque, che il Volto Santo di Manoppello è un ologramma.

 

La luce del Padre che ha illuminato il Volto del Figlio: elaborazione eseguita al computer mediante un rafforzando il contrasto ad una foto del Volto Santo, il quale era stato posto contro uno sfondo scuro (risultato nella fig.2).


Applicando lo stesso procedimento ad un'altra foto del Volto Santo illuminato da dietro (fig.2), si può constatare invece come i raggi della luce di Cristo si fossero proiettati sul viso in maniera uniforme, nonostante il sudario fosse stato irradiato esternamente anche dalla luce direzionale del Padre proveniente da destra.
 

Osservare come nell'immagine del sudario, originariamente proiettata ed impressa sulla S. Sindone dalla Luce del Volto del Risorto, i raggi fossero intensamente localizzabili all'altezza delle cavità oculari, perché sotto, al di là del velo, vi erano le parti concave dei caratteri che avevano determinato dei vuoti maggiormente illuminati dalla luce. Questi raggi si erano diffusi fino ad arrivare in prossimità di quella che era "del velo che era stato posto sul volto di Gesù" una grinza orizzontale. Il segno di ripiegatura di questa piega - che in trasparenza si vede come una linea macchiata di sangue - l'ho evidenziato nella terza figura con una freccetta bianca (elaborazioni realizzate da Antonio Teseo; cliccare sulle immagini per vederle ingrandite).
 6) Nell'immagine della S. Sindone di Torino sono raffigurate: pieghe, bande e giunture che sono del sudario di bisso del Volto Santo di Manoppello.

Questo dato di fatto si attiene a quanto riportato dai Vangeli, cioè che dopo la morte di Gesù, durante la preparazione della sua salma per la sepoltura, sul suo capo fu posto un sudario (Gv. 20, 6-7) e sull'intero corpo fu fatta passare una candida sindone per avvolgerlo (Mt. 27, 57-60).

7) Le misure originali del velo di Manoppello erano confacenti con quelle standard "in cubiti reali egiziani" che i giudei, all'epoca di Gesù, usavano per ricavare preziosi sudari di finissimo bisso come corredo funebre, assieme alla sindone, per re e sacerdoti ebrei. 

In origine il sudario del Volto Santo di Manoppello era di 2 cubiti x 2 (il cubito reale egiziano veniva usato dagli ebrei all’epoca di Cristo per misurare i teli di finissimo bisso considerati preziosi per le sepolture regali). Se il Volto Santo e la S. Sindone sono le reliquie di Gesù, fu allora Giuseppe d’Arimatea a volere acquistare queste stoffe importanti per dare sepoltura in modo speciale al proprio Maestro, Re dei Giudei.

Ricerca di Antonio Teseo

Nella Relatione Historica sulla venuta del Volto Santo a Manoppello di Donato da Bomba, troviamo scritto che questo sudario di bisso era di 4 palmi x 4 (Partita poi la donna con i quattro scudi, e, disbnigato gli affari in cui era occupato nell’ora del contratto, tutto allegro e festoso l’avventurato Donat’Antonio per sì bella compra, spiegò l’Immagine la quale era nel mezzo di un velo quadrato e tutto trasparente per la rarità della tessitura, dalla grandezza di quattro palmi da ogni lato, trovò che il velo, per essere stato malamente tenuto e conservato, dopo che fu pigliato dalla casa Leonelli, era tutto stracciato, lacerato, e da tignole e tarli mangiato, totalmente corrotto, che quasi era ridotto tutto in polvere; e quelli pochi stracciarelli rimasti pendenti, non aspettando esser toccati, da se stessi cadevano in terra, fuorché la SS. Immagine, la quale sebbene era alquanto denigrata, e molto aggrinzata, era nondimeno nel resto tutta bella, intatta, e senza corruzione alcuna). Continuando con la narrazione leggiamo che fu poi un frate contemporaneo a Donat'Antonio De Fabritiis, Padre Clemente da Castelvecchio, a ritagliare il telo fino a ridurlo alle dimensioni in cui si trova oggi, cioè 17cm x 24 (Onde l’istesso P. Clemente, pigliate le forbici, tagliò via tutti quelli stracciarelli d’intorno, e punificando molto bene la SS. Immagine dalle polveri, tignuole e altre immondizie, la ridusse alla fine come adesso appunto si trova. Il sopraddetto Donat’Antonio, desideroso di godersi quella Ss. Immagine con maggior devozione la fece stendere in un telaio di legno, con cristalli dall’una e dall’altra parte, ornata con certe cornicette e lavori di noce da un nostro Frate Cappuccino chiamato Frate Remigio da Rapino (non fidandosi di altri maestri secolari).

Nel XVII secolo, ossia quando Padre Donato da Bomba compose la sua Relatione Historica, Manoppello faceva parte del Regno di Napoli e pertanto 1 palmo di allora equivaleva a 26, 25 cm: 26, 25 x 4 = 105 cm (larghezza e lunghezza del bisso del Volto Santo).

All’epoca di Gesù gli ebrei usavano misurare i teli considerati preziosi di finissimo bisso in cubiti reali egiziani (tradizioni tramandate e attinte dai Testi Sacri, 2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): 1 cubito equivaleva a 52, 5 cm. Se moltiplichiamo 52, 5 x 2, vediamo che il risultato è esattamente 105 cm, il che significa, che il sudario del Volto Santo di Manoppello un tempo era esattamente di 2 cubiti x 2.


Per determinare le misure del sudario del Volto Santo di Manoppello fu usata la lunghezza doppia di un'asta in legno simile a quella che vediamo qui sotto


Cubito reale. lunghezza: 52,5 cm. Torino, Museo Egizio. Fonte: C. Le Blanc, A. Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine. Giunti, Firenze, 2002


Fonti vagliate per la ricerca:





Le misure della S. Sindone di Torino sono di 113 cm x 441 e quindi a prima vista uno potrebbe credere che esse non corrispondano a quelle standard usate all’epoca di Gesù. Ma se alla larghezza del lino togliamo 8 cm di una fascia ribattuta e quindi cucita ad un lato in un secondo tempo,


ecco che anche la sua larghezza in origine era di 105 cm, e cioè 2 cubiti reali egiziani.


Ma vediamo ora quanto misurava in lunghezza:


Nella scala delle unità di misura, il cubito equivaleva a 52, 5 cm; un palmo a 7,5 cm; un dito a 1,875 cm. Se consideriamo che la S. Sindone è lunga 441 cm, trasformando questa misura in dita (441: 1,875) otteniamo come risultato 235,2. Dividendo 235,2 per 28 (28 erano le dita che componevano un cubito) abbiamo come risultato 8, 4 cubiti. Quindi con sicurezza possiamo affermare che la S. Sindone in origine misurava 2 cubiti x circa 8 cubiti e mezzo.

Alcuni sindonologi sono invece convinti che il volto di Gesù sarebbe stato coperto ed asciugato dal reperto sacro di Oviedo - come sudario citato da Giov. 20, 7 -  prima che lo stesso fosse poi stato tolto con l'avvenuto avvolgimento del cadavere da parte del lenzuolo tombale.
Spiego il motivo per cui questa teoria non può avere riscontro con la ricostruzione della realtà dei fatti. 

 

Definizione di sudario
http://www.treccani.it/enciclopedia/sudario/

Enciclopedie on line


sudario Presso gli antichi Romani, fazzoletto di lino usato per detergere il sudore; presso altri popoli antichi, per es. gli Ebrei, pezza di lino o di tela con la quale si velava la faccia della salma; faceva parte del corredo funebre del defunto, insieme con il lenzuolo e le bende che avvolgevano mani e piedi.


di Antonio Teseo


Come leggiamo sopra nell'Enciclopedia online Treccani, presso il popolo antico degli Ebrei il sudario si usava per velare la faccia della salma. La velatura presuppone che il telo di lino fosse dunque di finissimo bisso perché quasi trasparente (vedi il sudario del Volto Santo di Manoppello) e non grossolano come il panno di Oviedo.

Linea ematica da me rintracciata nell'immagine sindonica, la quale dimostra che originariamente, durante il giorno della S. Pasqua del Signore,  il sudario di Manoppello sarebbe apparso anche macchiato di sangue oltre a rivelare l'ologramma della trasfigurazione; il rivolo, come si osserva, risulta aver interessato la parte alta del bordo di una piega che non è del lenzuolo tombale ma del finissimo e trasparente velo di bisso della cittadina abruzzese: essa passa sullo zigomo destro del Sacro Volto (cliccare sull'immagine per vederla ingrandita, così da comparare meglio la particolarità della mia scoperta) 
 

La storia antica altresì ci ricorda che con il nome di Mandylion, (greco "μανδύλιον", in arabo: ﻣﻨﺪﻳﻞ‎, mandīl, lett. "panno, fazzoletto") si intendeva definire la reliquia più importante della cristianità perché l'immagine ivi contenuta era considerata Acheropita (Icona del volto di Gesù non fatta da mani umane impressa su un sudario dalle dimensioni quadrate come un fazzoletto). E dalla Relatione Istorica del 1640 scritta da padre Donato da Bomba, apprendiamo che in origine il sudario del Volto Santo di Manoppello aveva proprio le dimensioni di un quadrato, cioè di quattro palmi per quattro. Il palmo nel regno di Napoli, di cui Manoppello in quel tempo faceva parte, equivaleva a cm. 26,25, mentre in ogni altro regno, stato, gran ducato, ducato o repubblica marinara d'Italia, per questa unità si adottava una misura propria e dunque differente da quella presa in considerazione. Se moltiplichiamo cm. 26,25 x 4, otteniamo cm 105, che trasformati nelle misure usate dai giudei all'epoca di Gesù equivalevano esattamente a quelle standard di due cubiti reali per due (1 cubito reale, infatti, misurava cm. 52,5). 

Il reperto sacro di Oviedo è invece rettangolare (misura cm. 83 x 53) e perciò possiamo tranquillamente sentenziare che questo panno più che un sudario sia un drappo di un asciugatoio. Il termine asciugatoio lo troviamo citato in Gv. 13, 4-5.

Che cos'è in sintesi l'asciugatoio di Oviedo
 
Il  panno fu usato per asciugare il viso di un uomo insanguinato già morto. Dopo che venne tolto dalla faccia, fu ripiegato e appuntato dietro alla testa. Tra le chiazze si distinguono alcune impronte di dita, localizzate attorno alla bocca e al naso, lasciate probabilmente da chi stava cercando di arrestare il flusso di sangue dagli orifizi dopo che l'asciugatoio era stato avvolto sul capo. Da ingrandimenti fotografici si sono potuti osservare anche puntini di sangue causati da piccoli corpi appuntiti che probabilmente erano spine.  Le macchie che si osservano speculari su entrambi i lati del lino ripiegato, dalle analisi risultano essere composte da una parte di sangue e da sei parti di liquido edematico polmonare, sostanza che si accumula nei polmoni a causa di un decesso avvenuto per soffocamento.  Gli studiosi sono stati concordi nel sentenziare che la morte dell'uomo fosse avvenuta in seguito ad una crocifissione.
Benché dalle analisi effettuate ad un campione di filo macchiato di sangue si è anche stabilito che il gruppo ematico è AB (lo stesso che ritroviamo nel sangue analizzato della S. Sindone e dei grumi del Miracolo Eucaristico di Lanciano), i miei studi suggeriscono che queste macchie che vediamo nel telo di Oviedo non possono essere sovrapposte 1:1 né all'immagine della S. Sindone né a quella del Volto Santo di Manoppello (figure impresse per proiezione da una luce che sarebbe quella del Volto di Cristo) perché risultano imbrattate, deformate e in aggiunta notevolmente allargate. L'allargamento si è prodotto  perché l'asciugatoio era stato premuto su una forma piramidale, qual è il naso, e sulla forma semicircolare in sezione, qual è la faccia di una persona.
 


Il lino di Oviedo  

 

domenica 15 gennaio 2012

Essere chiesa per rifondare la Chiesa


"Essere chiesa per rifondare la Chiesa". E' questo il messaggio che ci trasmette questo Volto sfigurato e trasfigurato. 
L'Europa ha bisogno di ritornare alle sue radici cristiane se vuole creare per sé benessere e esportarlo a molti popoli della terra. Aver voluto sostituire agli "Stati Uniti Cristiani d'Europa" il dio denaro, ci ha portati invece a diventare schiavi degli speculatori finanziari. E pensare che Gesù ha dato la vita per salvare l'uomo proprio dalla schiavitù del peccato.

Antonio Teseo


martedì 3 gennaio 2012

La prova dell'autenticità della S. Sindone


Comparazione scientifica in immagini
 

Nell'immagine a destra della S. Sindone si può osservare, dentro il cerchietto da me evidenziato, una macchiolina ematica seguita a sinistra da un filo di sangue.
Dalla sovrapposizione della figura sindonica al Volto Santo di Manoppello ottenuta con un rafforzamento di contrasto e il cui risultato è mostrato nella prima immagine, si comprende che il filo ematico di cui ho parlato si era andato a depositare in linea, o meglio, ad infiltrare, sotto la parte alta del bordo di una piega presente nel sudario della reliquia abruzzese.
Cliccare con il mouse sulle immagini per vederle ingrandite (lavoro eseguito da Antonio Teseo).

La scienza non è in grado di capire come si sia formata la figura sulla S. Sindone.
Lo spessore della sua colorazione è pari ad un quinto di millesimo di millimetro e quindi riguarda solo la parte più superficiale delle fibrille dei fili del lino. Al momento si è stabilito che su una stoffa di puro lino solo un irraggiamento di luce nell'ultravioletto - con impulsi laser più brevi di 50 miliardesimi di secondi - può determinare una colorazione simil-sindonica. Dunque è quasi certo che all'origine della formazione dell'immagine della reliquia piemontese ci sia stato un lampo di luce, il quale avrebbe provocato anche la degradazione chimica alla cellulosa di ogni filo che è stata accertata scientificamente (Lc. 17, 24).
Considerando che l'immagine del Volto Santo di Manoppello è un ologramma (irriproducibile dalla scienza perché l'aspetto cambia diapositivamente a seconda dell'illuminazione e dell'angolo visuale in almeno tre modi differenti fino a svanire del tutto se esposto controluce) è allora d'obbligo credere che anche per la formazione della figura che vediamo in questa reliquia si fossero  verificate  delle irradiazioni nell'ultravioletto  proiettate simultanea-mente su entrambe le facce del velo.

                             Le immagini olografiche nel Volto Santo di Manoppello

Gli sciettici,  non potendosi aggrappare a nessun'altra ipotesi di spiegazione sulla natura dell'immagine sindonica, per screditare questa reliquia tirano sempre fuori dallo scrigno un antico memoriale scritto nel 1389 dall'allora vescovo della diocesi di Troyes (Francia), Pierre d'Arcis.      
In questa esposizione è riportato che il predecessore del prelato, Enrico di Poitier, aveva condotto delle indagini sulla S. Sindone arrivando alla conclusione di denunciarne la non autenticità come reliquia di Cristo, perché sarebbe stato a conoscenza dell'artefice della sua realizzazione. Tuttavia, da come abbiamo modo di leggere nel memoriale da me riportato sotto, questo vescovo non solo non ha fatto il nome e il cognome del  presunto artista, ma addirittura non ci ha rivelato neppure dell'esistenza del sudario del Volto Santo di Manoppello, la cui figura, come ho dimostrato indicando molteplici particolari rintracciabili solo con il computer, è la stessa del Volto di Gesù che vediamo nel lenzuolo di Torino. L'unica eccezione è che su quest'ultimo reperto l'aspetto risulta essere solo macchiato del sangue della Passione e perciò lo si può tranquillamente ritenere come un' immagine indefinita. 
Allora, proprio per il fatto che in questo memoriale non sia stato menzionato un sudario strettamente rapportabile alla sindone  (la cui rappresentazione  doveva essere stata eseguita dallo stesso artigiano autore di quella che vediamo impressa sul lenzuolo di Torino e che per interesse della santa madre Chiesa questa persona  ne avrebbe dovuto necessariamente confessare l'esistenza)  abbiamo  la massima certezza che la denuncia esternata al papa da monsignor Pierre d'Arcis contro l'autenticità della S. Sindone era solo una pura e semplice fandonia. 
A mio avviso, il vescovo si era inventato questo stratagemma, perché allora la S. Sindone non si contemplava più in raccoglimento con la preghiera, ma su di essa si era invece creato una sorta di fanatismo così smodato che la Chiesa non era più in grado di controllare.  
 
 

Antonio Teseo
                                         

Ferita sul labbro di Gesù. Cliccare con il mouse sulle immagini per vederle ingrandite.
        
Pieghe del sudario del Volto Santo di Manoppello, contraddistinte dai punti d'incrocio, raffigurate nell'immagine della S. Sindone di Torino. Cliccare con il mouse sulle immagini per vederle ingrandite.


Medaglione-ricordo raffigurante la S. Sindone rinvenuto nella Senna nel 1855 presso Pount-au-Change (Parigi, museo di Cluny).


 

             Memoriale del vescovo Pierre d'Arcis del 1389.
 

«Eccomi a baciare devotamente i vostri santi piedi con la prontezza della dovuta servitù.
Santissimo padre, le questioni più importanti, per le quali viene messa in pericolo la salvezza delle anime e che le gerarchie inferiori non possono risolvere a causa dell’intervento di persone potenti, devono essere riportate alla Santa Sede Apostolica, la quale sistemerà tutto con un provvido intervento, a lode di dio e per la salvezza dei sudditi.
Perciò faccio giungere a vostra conoscenza un certo fatto pericoloso e dannoso come esempio, accaduto da poco nella diocesi di Troyes, richiedendo di essere aiutato rapidamente dalla provvidenza di Vostra Santità, che non cessa un solo momento di vigilare al benessere dei sudditi e di rimediare ai pericoli per essi, a lode di dio, onore della chiesa e salvezza dei sudditi.

Santo Padre, da poco nella diocesi di Troyes, il decano della chiesa collegiata di Lirey, coscientemente e malvagiamente, mosso dal fuoco dell’avarizia e della cupidigia, non per devozione ma per interesse, si è procurato per la sua chiesa un panno dipinto con un artificio, nel quale in modo ingegnoso era dipinta l’immagine doppia di un uomo, cioè sia dalla parte anteriore sia dalla parte posteriore, asserendo falsamente e facendo finta di credere che quello fosse proprio il sudario nel quale il nostro salvatore Gesù Cristo era stato avvolto nel sepolcro e sul quale era rimasta impressa l’effigie intera del Salvatore, con le ferite che aveva riportato. Questo fatto fu divulgato non solo per il regno di Francia, ma quasi per tutto il mondo, a tal punto che accorrevano lì folle da tutte le parti del mondo. Per imbrogliare le folle ed estorcer loro denaro in modo ingegnoso, facevano finta, mentendo, che lì avvenissero miracoli ad alcuni uomini, che erano stati assoldati a pagamento, i quali fingevano di essere guariti durante l’ostensione del Sudario, che tutti credevano il Sudario del Signore.
Informato di ciò, il defunto Enrico di Poitier, di buona memoria, allora vescovo di Troyes, persuaso e spinto da molte persone sagge, si premurò di investigare con sollecitudine sulla verità di questo fatto, come era suo dovere per il potere di vescovo ordinario. Molti teologi e altre sagge persone asserivano che quello, che recava l’immagine del Salvatore, in realtà non poteva essere il Sudario del Signore, dato che di questa immagine impressa il santo vangelo non faceva nessuna menzione, mentre invece, se fosse stato vero, non è verisimile che il fatto sarebbe stato taciuto e omesso dai santi evangelisti e non è verisimile che esso sia stato nascosto e ignorato fino ad oggi.
Infine, procedendo con diligenza nel prendere informazioni, finalmente scoprì la frode e in che modo quel panno era stato dipinto tramite un artificio, e fu comprovato, anche per mezzo dell’artigiano che l’aveva dipinto, che era opera di un uomo e non miracolosamente prodotto o pervenuto. Perciò, dopo essersi consigliato a lungo con molte persone sagge, sia teologi sia giurisperiti, decise che non doveva e non poteva tralasciare questo fatto o far finta di nulla e iniziò a procedere d’autorità contro il decano e i suoi complici, per estirpare l’errore. Costoro, vedendo scoperta la loro malizia, nascosero e fecero sparire il panno in modo tale che non poté essere trovato dal vescovo ordinario. In seguito lo tennero costantemente nascosto per 34 anni circa, fino a quest’anno.
E adesso, con una deliberata azione fraudolenta, a fine di lucro, il moderno decano di quella chiesa, secondo quanto si dice, ha indotto il signor Goffredo di Charny, cavaliere, signore del luogo, a darsi da fare perché quel panno fosse ricollocato nella chiesa, in modo che, ricominciando i pellegrinaggi, la chiesa si arricchisse con i loro proventi. Il cavaliere, su richiesta del decano che voleva imitare le orme del suo predecessore, si recò dal signor cardinale de Thury, nunzio e legato di Vostra Santità nelle parti di Francia. Gli tacque che in precedenza veniva asserito che il panno fosse il vero Sudario del Salvatore e che aveva impressa l’effigie del Salvatore, e che il vescovo ordinario aveva proceduto d’autorità per questo fatto, con l’intento di estirpare l’errore da esso derivante, e che per paura del vescovo ordinario il panno era stato fatto sparire, portato addirittura fuori dalla diocesi, come corre voce. Riferì invece al signor cardinale che il panno era una raffigurazione del Sudario, alla quale molti convenivano per devozione, che in un certo periodo era stato tenuto con molta venerazione e visitato con la massima devozione, ma a causa delle guerre nel regno e per altri motivi, per ordine del vescovo ordinario, era stato collocato in un luogo più sicuro per conservarlo. Supplicava che gli fosse consentito mettere nella chiesa questa raffigurazione del Sudario, a cui molti tenevano per devozione e desideravano vedere, affinché si potesse mostrare al popolo e i fedeli la potessero venerare.
Il signor cardinale non acconsentì in tutto alla supplica, probabilmente agendo con prudenza per scelta deliberata, e, per mezzo dell’autorità apostolica, concesse al supplice che potesse collocare la raffigurazione del Sudario del Signore nella chiesa o altrove in un luogo dignitoso, anche senza aver chiesto il permesso del vescovo ordinario o di altra autorità.
Con la scusa di questa lettera il panno fu esibito al popolo di frequente nelle solennità e nelle feste e in altri momenti, col massimo della solennità, anche maggiore di quella che si usa quando si fa l’ostensione del corpo del nostro signore Gesù Cristo, con due sacerdoti in vesti bianche con stole e manipoli, con la massima deferenza, con torce accese, in un luogo sopraelevato, costruito appositamente per questo scopo. Sebbene in pubblico non si dica che questo è il vero Sudario di Cristo, tuttavia di nascosto si dice e si predica e così viene creduto da molti, anche perché in un altro periodo, come abbiamo già detto, si diceva essere il vero Sudario di Cristo. Ora per un certo modo di esprimersi che ha preso piede in quella chiesa, non si chiama ‘Sudario’ ma ‘Santuario’ e così è riportato alle orecchie del popolo che non è in grado di capire la differenza. Lì confluisce una gran moltitudine ogni volta che viene fatta un’ostensione o quando s’aspetta che si faccia, nell’errata convinzione che sia il vero Sudario. Corre fama tra il popolo che sia stato approvato dalla Sede Apostolica, per il tramite del detto cardinale.
In seguito, Santissimo Padre, vedendo che si ripeteva un tale scandalo nel popolo e l’errore cresceva con pericolo per la salvezza delle anime, vedendo che il decano della chiesa non si atteneva ai termini della lettera del signor cardinale, la quale peraltro era stata ottenuta tacendo la verità e affermando il falso, come ho già riferito, volendo provvedere secondo le mie forze ai pericoli per la salvezza delle anime e per estirpare dal gregge che mi è stato affidato un errore così detestabile, dopo essermi consigliato su questo punto con molte persone sagge, ho proibito al decano, sotto pena di scomunica di mostrare quel panno al popolo fino a che su questo punto non fosse presa una qualche decisione. Ma egli non obbedì e ricorse in appello, continuando come prima con le ostensioni.
Lo stesso cavaliere difendeva questo comportamento e in un giorno di festa, tenendo il panno con le proprie mani lo mostrò pubblicamente al popolo, col modo di procedere solenne che ho già riferito, dato che era riuscito a far sequestrare e farsi mettere in possesso del panno, a nome del re, col diritto di esibirlo, e mi aveva fatto notificare questo sequestro. In conclusione, facendosi scudo sia dell’appello sia di questo sequestro, l’errore continua e si aggrava, a disonore della chiesa, scandalo del popolo e pericolo per le anime.
Dato quanto ho premesso, a vergogna del mio predecessore, che aveva agito d’autorità in questo fatto, e mia, che desidero rimediare con le misure necessarie, non sono in grado di metterci rimedio e il fatto disgraziatamente va avanti.
Quelli che sono coinvolti in questa faccenda fanno spargere la voce che io ho intentato la mia azione per invidia e per cupidigia e avarizia, al fine di mettere le mani sul panno, colpa che in precedenza era stata addebitata al mio predecessore. Però altri affermano che io procedo nella questione in modo troppo tiepido e ciò significa tollerare la derisione.
Sebbene, con un’umile richiesta, io avessi pregato il cavaliere [di Charny] di soprassedere alle ostensioni del panno, nell’attesa che Vostra Santità fosse consultata e decidesse, egli non si diede pena di farlo. Poi fece inviare una relazione alla Vostra Santità esponendo le medesime cose che al signor cardinale. Dato che egli rifiutava di ottemperare alla lettera del signor cardinale e non aveva riguardi per l’appello, io continuavo con le proibizioni e le scomuniche contro coloro che esponevano il panno e contro le popolazioni che si recavano in quel luogo per venerare il panno. Ma, fatto salvo il rispetto per chi esponeva, nel procedere, come detto, contro chi faceva le ostensioni e contro chi venerava quel panno, mai ho cercato di andare contro la lettera del signor cardinale, anche se era stata ottenuta con l’inganno. Infatti in quella lettera il cardinale non aveva affatto dato il permesso che il panno si potesse mostrare al popolo o anche venerarlo, ma soltanto che potesse essere collocato nella chiesa o altrove in luogo dignitoso. Poiché non si attenevano alla concessione del cardinale, per questo motivo ho proceduto contro di loro secondo il diritto ordinario, dopo essermi abbondantemente consultato, come è mio compito, al fine di eliminare tale scandalo ed errore, convinto che sarei stato gravemente colpevole di connivenza se avessi lasciato correre tali fatti sotto i miei occhi.
Così, stando attento agli sviluppi della situazione, sempre appoggiandomi al consiglio dei saggi, sono ricorso per necessità all’aiuto del braccio secolare, considerando anche che era stato proprio il cavaliere a mettere la causa in mano del potere secolare, riuscendo a far sequestrare e farsi mettere in possesso del panno col diritto di esporlo al popolo, a nome del re, il che mi sembra piuttosto assurdo. Perciò ho tentato di far mettere il panno in mano del re, tenendo ben presente sempre uno scopo, cioè di portare alla conoscenza di Vostra Santità il racconto dei fatti e che nel frattempo si sospendessero le dette ostensioni. Infatti ho ottenuto questo con facilità e senza difficoltà, quando tutta la curia del parlamento reale è stata debitamente informata del superstizioso ritrovamento di tale Sudario e dell’errore e scandalo che ne derivava. Si meravigliarono tutti, dopo aver conosciuto i fatti, perché io in questo procedimento sono ostacolato dalla chiesa, la quale dovrebbe decisamente aiutarmi e anche punirmi debitamente se in questa faccenda fossi negligente o remissivo.
Però il cavaliere mi ha preceduto ed ha riferito quelle falsità che prima sono state dette, riuscendo a ottenere una lettera da Vostra Santità, con la quale si conferma la lettera del signor cardinale e si concede al cavaliere che, nonostante le proibizioni e gli appelli, gli sia consentito esporre il panno al popolo e farlo venerare dai fedeli, imponendo a me silenzio perpetuo, come mi dicono, dato che non ho potuto avere una copia di quella lettera.
Però a me è ordinato nei canoni di non tollerare che qualcuno sia raggirato per interesse con finzioni e documenti falsi. Così, certo che [la lettera pontificia] è stata ottenuta per mezzo di dichiarazioni false e tacendo la verità e che in un altro momento non sarebbe stata ottenuta senza che io fossi convocato e ascoltato, dato che si deve partire dal presupposto che io non mi sono dedicato a impedire questa faccenda e ad arrecare turbamento a qualcuno nell’esercizio di una devozione discreta e bene ordinata senza un valido motivo, confido fermamente che la Vostra Santità tollererà con animo ben disposto se resisto a questa ostensione, dopo aver saputo ciò che ho prima riferito, fino a che potrò ottenere un’altra disposizione da Vostra Santità, quando sarà debitamente informata del fatto.
Degnatevi quindi, Santissimo Padre, che la Vostra Santità diriga l’attenzione della sua considerazione a quanto su riferito e provveda su questi fatti in modo che tale errore e scandalo e superstizione, detestabile sia nella forma sia nel contenuto, sia estirpata radicalmente dalla provvidenza di Vostra Santità, cosicché quel panno non sia esibito al popolo e non sia venerato, né come Sudario né come Santuario né come raffigurazione del Sudario del Signore, dato che il Sudario del Signore non era fatto così, né in nessun altro modo o nome che si possa trovare, e invece sia condannato pubblicamente in quanto segno di una superstizione riprovevole, revocando le lettere ottenute con l’inganno, che siano dichiarate di nessun valore, in modo che gli emuli dei persecutori della chiesa e gli invidiosi detrattori non possano parlare in modo irriverente contro il governo della chiesa, poiché si trova rimedio pronto e salutare, sia nel foro secolare sia in quello ecclesiastico, contro gli scandali e gli errori.
Io fin da adesso mi dichiaro pronto a dare informazioni in modo adeguato su quanto da me scritto sopra, sia per la pubblica fama sia in altra maniera; e mi sarei presentato di persona per porgere le mie scuse e per scaricarmi la coscienza su questa questione, che mi sta molto a cuore, e per presentare la mia lamentela di persona nel modo dovuto alla presenza di Vostra Santità, se la salute fisica me lo avesse consentito, ritenendo di non poter esprimere a sufficienza nello scritto la gravità dello scandalo, la vergogna per la chiesa e la giurisdizione ecclesiastica e il pericolo per la salvezza delle anime. Così faccio quello che posso, in modo da meritarmi di essere scusato prima di tutto presso dio, lasciando il resto alle decisioni di Vostra Santità, che l’Onnipotente si degni di conservare a lungo e felicemente dato che è utile e necessaria al governo della chiesa».