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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta sacerdoti. Mostra tutti i post
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sabato 5 gennaio 2013

Visita del Cardinale Camillo Ruini al Volto Santo di Manoppello

Sfogliando la rivista semestrale di informazione sul Volto Santo di Manoppello, ho trovato scritto che da giugno a dicembre 2012 il Santo Sudario di nostro Signore Gesù Cristo è  stato visitato da ben tre cardinali: Sua Eminenza Oswald Gracias, Arcivescovo Metropolita di Bombay (India), Presidente della Conferenza Episcopale Indiana, Presidente della Federazione dei Vescovi dell'Asia; Sua Eminenza Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze, Membro della Congregazione per le cause dei Santi; Sua Eminenza Camillo Ruini, Cardinale Presbiterio di Sant'Agnese fuori le mura, Vicario Generale Emerito di Sua Santità per la Città di Roma. Oltre a questi esponenti di spicco del clero, il Sacro Volto è stato contemplato anche da altrettanti illustri personaggi della nostra Chiesa Cattolica: vescovi, sacerdoti, frati e suore provenienti da tutto il mondo e dall' Ambasciatore dell'Ucraina presso la Santa Sede e presso il Sovrano Militare Ordine di Malta, Dott.ssa Tetiana Izhevska. 
 
          A sinistra, Sua Eminenza Oswald Gracias con tre suore; a destra, Sua Eminenza Camillo Ruini con il nostro Arcivescovo Monsignor Bruno Forte 


PERLE DI FEDE
Articolo pubblicato nel Bollettino del Volto Santo di Manoppello "Dicembre 2012"

I tre grandi "segni sacri e di grande efficacia" della Cristianità


di suor Petra-Maria Steiner




  

Sono quasi caduti nell'oblio i tre grandi segni sacri, le tre grazie che, sin dall'inizio della cristianità, hanno unito gli uomini dimostrando loro in modo visibile e anche "scrivendo nel loro cuore" quale grande privilegio sia poter essere cristiani. Essi sono: la Croce, il Volto Santo, il Tabernacolo.
Nel santuario di Manoppello troviamo, l'uno accanto all'altro, tutti questi tre "segni sacri e di grande efficacia". Al giorno d'oggi, purtroppo, essi cadono sempre più nell'oblio.
Forse è il segnale che siamo passati da una fede un tempo "globale" e quindi davvero cattolica (termine che vuol dire universale) a una fede di tipo individualistico. Abbiamo a stento il coraggio di testimoniare pubblicamente la nostra fede, perché ne conosciamo troppo poco gli elementi fondanti. Chi non conosce la propria fede, non può neanche testimoniarla.
Per cambiare direzione, per opporci a questa deriva, dobbiamo riacquistare consapevolezza della grandezza che rivestono tre meravigliosi "segni sacri" di grande importanza per alimentare la nostra fede. "Stringi forte quel che possiedi affinché nessuno ti porti via la corona"(1).
 
La Croce

"Nella Croce è la salvezza, nella Croce è la vita, nella Croce è la speranza"(2),

così canta la Chiesa celebrando la sacra liturgia. Dopo la sentenza della Corte dell'Aja del 2011 si parla poco della 'Croce', un tema questo che in quel momento aveva acceso gli animi. La questione era: "Nei luoghi pubblici di tutta Europa si può continuare ad appendere la Croce - sì o no?" L'Occidente europeo rischia di perdere il simbolo su cui un tempo ha fondato la propria cultura!  Per ora possiamo mantenere la "Croce". Ma per quanto tempo ancora? - Questo è il punto. Fu l'imperatore Costantino a porre fine alla persecuzione dei cristiani, durata oltre due secoli, innalzando la Croce e creando così le basi per un'Europa cristiana. Togliendo la Croce quale altro elemento rimane per tenere unita l'Europa e il mondo? Gesù Cristo, morendo sulla Croce, ha liberato l'umanità dalla schiavitù e dalla maledizione del peccato. Così facendo l'ha liberata anche dalla morte eterna e dall'inferno. La Croce, che si innalza tra il cielo e la terra e che mostra la vera grandezza dell'uomo, oggi non è più gradita.

San Bruno ha detto: "La Croce resta lì ferma mentre il mondo gira"(3).

Anche se il mondo gira le spalle a Dio, passando dalla gratitudine all'ingratitudine e quindi dalla cultura dell'amore a quella dell'odio e della morte, la Croce resta lì ferma, resta l'unico segno fermo che non si muove - anche oggi.

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) amava ripetere, davanti ad ogni crocifisso che vedeva, l'antica preghiera: "Ave crux - spes unica!"(4).

Soltanto se si rivolge lo sguardo alla Croce di Gesù Cristo, l'uomo sa - e può sperimentare ogni volta di nuovo - che i suoi peccati gli vengono rimessi, che le forze del male vengono sconfitte e che la morte non ha più alcun potere; e che non c'è più alcun motivo di separazione tra Dio e l'uomo. Davanti alla Croce l'uomo sperimenta l'amore infinito di Dio Padre e comprende che "Io sono amato da Lui e posso chiamarmi figlio di Dio".

Il Volto Santo

A Manoppello vi è un Volto che mette in crisi tutto il nostro modo di leggere quello che percepiscono i nostri sensi - il Volto Santo. Non è fatto da mano d'uomo. È un telo sottilissimo tratto da una conchiglia e chiamato bisso. Questo tessuto non può essere dipinto a mano. Su questo telo trasparente si vede un volto che presenta un'espressione totalmente diversa a seconda dell'incidenza della luce.

 



Nel Salmo 104 troviamo la chiave di lettura per poter comprendere questo segno:

"O Signore mio Dio, quanto sei grande!
 Ti avvolgi nella luce come un manto"(5)

Un tempo, soltanto i re e le persone molto ricche potevano possedere il bisso(6).
Esso era usato per il Tempio e quindi per Dio(7) come anche per le vesti dei sacerdoti. Qui, nel velo di Manoppello, vediamo il volto di Gesù nella tomba nel primo istante della resurrezione. Questo è, allo stesso tempo, l'ultimo istante di vita del corpo sofferente ed è anche il momento in cui esso viene trasfigurato nel corpo immortale ed eterno del Re eterno, del Sommo Sacerdote, del vero Dio. È il volto che ha portato San Giovanni a credere alla Resurrezione ancora prima che i discepoli sapessero dalla Sacra Scrittura che "Lui doveva risorgere dai morti"(8). Questo "Primo Testamento", questa prima testimonianza della Resurrezione di nostro Signore, questo velo trasparente - del tutto privo di colore - diventa, nella Chiesa occidentale, l'immagine primigenia, la prima di tutte le rappresentazioni iconografiche di Cristo della storia dell'arte fino al XVI sec. Non importa se il volto di Cristo sia stato raffigurato con la tecnica dell'affresco, del dipinto, del mosaico o della miniatura; era sempre il volto del grande Vincitore. È lui che ha calpestato la testa del serpente, come era stato profetizzato alla donna dopo il peccato originale. Il drago è stato sconfitto; deve liberare ciò che ha rubato a Dio con uno stratagemma.
Nei tempi antichi, in ogni chiesa non solo c'era la Santa Croce, segno della nostra redenzione ma era anche raffigurato, e si poteva vedere, il volto del Vincitore, del Vittorioso. A che cosa ci serve la liberazione attraverso la Croce se essa non porta a una vittoria? La Resurrezione di Gesù è il sigillo, come dire la ratifica del Padre che ha accolto la morte in croce di Gesù a espiazione dei nostri peccati; e attraverso di essa, la redenzione che ci viene donata può diventare efficace in noi...
 




 

Segue nel prossimo numero
 
 
NOTE:
1 Ap 3,11 (Bibbia di Knoch)
2 Gotteslob 205,1
3 Sulla porta di ingresso di ogni certosa, San Bruno scriveva sempre le parole: "Stat crux, dum volvitur orbis" - " La croce sta lì ferma, mentre il mondo si muove".
4 Possa tu essere salutata, o croce, unica speranza
5 Sal 104,1+2 (103)


sabato 30 luglio 2011

Benedetto XVI: l'unità non si costruisca senza Dio


29 Lug 2011 | Inserito da admin Argomento: In primo piano

SANTA MESSA E PROCESSIONE EUCARISTICA NELLA SOLENNITÀ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO 23.06.2011

http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3896

Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il che darebbe spazio alla confusione, all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro tutti [...] Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. OMELIA DEL SANTO PADRE Cari fratelli e sorelle! La festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì Santo, dalla Messa in Caena Domini, nella quale si celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia. Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus Domini, questo stesso mistero viene proposto all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e il Santissimo Sacramento viene portato in processione per le vie delle città e dei villaggi, per manifestare che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli. Quello che Gesù ci ha donato nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo apertamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti. Nella Messa in Caena Domini dello scorso Giovedì Santo ho sottolineato che nell’Eucaristia avviene la trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il vino – finalizzata a trasformare la nostra vita e ad inaugurare così la trasformazione del mondo. Questa sera vorrei riprendere tale prospettiva. Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la potenza del suo amore, ha trasformato il senso della morte alla quale andava incontro. Il fatto che il Sacramento dell’altare abbia assunto il nome "Eucaristia" – "rendimento di grazie" – esprime proprio questo: che il mutamento della sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, dono di un Amore più forte della morte, Amore divino che lo ha fatto risuscitare dai morti. Ecco perché l’Eucaristia è cibo di vita eterna, Pane della vita. Dal cuore di Cristo, dalla sua "preghiera eucaristica" alla vigilia della passione, scaturisce quel dinamismo che trasforma la realtà nelle sue dimensioni cosmica, umana e storica. Tutto procede da Dio, dall’onnipotenza del suo Amore Uno e Trino, incarnato in Gesù. In questo Amore è immerso il cuore di Cristo; perciò Egli sa ringraziare e lodare Dio anche di fronte al tradimento e alla violenza, e in questo modo cambia le cose, le persone e il mondo. Questa trasformazione è possibile grazie ad una comunione più forte della divisione, la comunione di Dio stesso. La parola "comunione", che noi usiamo anche per designare l’Eucaristia, riassume in sé la dimensione verticale e quella orizzontale del dono di Cristo. E’ bella e molto eloquente l’espressione "ricevere la comunione" riferita all’atto di mangiare il Pane eucaristico. In effetti, quando compiamo questo atto, noi entriamo in comunione con la vita stessa di Gesù, nel dinamismo di questa vita che si dona a noi e per noi. Da Dio, attraverso Gesù, fino a noi: un’unica comunione si trasmette nella santa Eucaristia. Lo abbiamo ascoltato poco fa, nella seconda Lettura, dalle parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Corinto: "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane" (1 Cor 10,16-17). Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: "Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me" (Conf. VII, 10, 18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui. Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna. Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il che darebbe spazio alla confusione, all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro tutti. Il Vangelo mira da sempre all’unità della famiglia umana, un’unità non imposta da fuori, né da interessi ideologici o economici, bensì a partire dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri, perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo costantemente dal Sacramento dell’Altare che la condivisione, l’amore è la via della vera giustizia. Ritorniamo ora all’atto di Gesù nell’Ultima Cena. Che cosa è avvenuto in quel momento? Quando Egli disse: Questo è il mio corpo che è donato per voi, questo è il mio sangue versato per voi e per la moltitudine, che cosa accadde? Gesù in quel gesto anticipa l’evento del Calvario. Egli accetta per amore tutta la passione, con il suo travaglio e la sua violenza, fino alla morte di croce; accettandola in questo modo la trasforma in un atto di donazione. Questa è la trasformazione di cui il mondo ha più bisogno, perché lo redime dall’interno, lo apre alle dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento del mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la stessa via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è Lui stesso. Non c’è nulla di magico nel Cristianesimo. Non ci sono scorciatoie, ma tutto passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che si spezza per dare vita, la logica della fede che sposta le montagne con la forza mite di Dio. Per questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento. Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio. Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. Con l’umiltà di saperci semplici chicchi di grano, custodiamo la ferma certezza che l’amore di Dio, incarnato in Cristo, è più forte del male, della violenza e della morte. Sappiamo che Dio prepara per tutti gli uomini cieli nuovi e terra nuova, in cui regnano la pace e la giustizia – e nella fede intravediamo il mondo nuovo, che è la nostra vera patria. Anche questa sera, mentre tramonta il sole su questa nostra amata città di Roma, noi ci mettiamo in cammino: con noi c’è Gesù Eucaristia, il Risorto, che ha detto: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù! Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra speranza. Resta con noi, perché si fa sera. "Buon Pastore, vero Pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici, difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei viventi!". Amen.

lunedì 25 luglio 2011

Nel Volto Santo l'espressione massima dell'Amore di Dio

Ieri, nel partecipare alla Santa Messa delle ore 11.00 nella Basilica del Volto Santo di Manoppello, ho ricevuto dallo Spirito Santo, per bocca del celebrante Padre Domenico Del Signore, il pensiero più sublime che rende gloria al Santo Volto Passionale e Misericordioso di nostro Signore Gesù Cristo. Durante l'Omelia, il sacerdote, dopo aver spiegato il Vangelo della Domenica, assorto nella meditazione si è lasciato andare con spirito puro e cuore puro a queste parole rivolte ai fedeli:

"Nel Volto Santo che vedete sopra l'altare vi è l'espressione massima dell'Amore di Dio".

Quando Gesù predicava alle folle, teneva vicino a sé i più piccoli dei nostri fratelli. Essi erano per lo più analfabeti e diversamente abili e avevano assistito a molti prodigi del Messia. Avevano dunque difficoltà nel comprendere la Parola, ma solo nel contemplare il Volto Mite e Pieno di Grazia del Signore erano ugualmente pieni di Spirito Santo perché in quel Volto vedevano la Luce di Verità (Sl. 80: Signore, ristoraci, fa' splendere il tuo volto e noi siamo salvi; Mt. 17, 1-9; Is. 52, 13-15;).

L'espressione di Mitezza, di Grazia e di Misericordia che contempliamo dunque nel Volto Santo di Manoppello, ci deve educare il cuore per essere sempre miti, pieni di grazia e misericordiosi con il prossimo, affinché diventando tutti piccoli, al cospetto di Dio, possiamo compiere appieno nella purezza la Sua Volontà per entrare un giorno nel regno dei cieli.
A fianco: sovrapposizione del Volto Santo di Manoppello al Corpo Vivo e Vero di nostro Signore Gesù Cisto (elaborazione realizzata da Antonio Teseo).


venerdì 1 luglio 2011

Dedica al Volto Santo di Manoppello nel Settimanale di Padre Pio "Aprile 2011"




http://www.settimanaleppio.it/index.cfm?Contents=1&expand=56&Ar=1#56Ar1



SPECIALE DOSSIER



Il Volto del Risorto di Manoppello

di Antonio Farina



In una società in cui prevale la pura ricerca estetica, il volto del Personaggio di Manoppello può essere per alcuni motivo di scandalo o inquietudine. L’incontro con quel Volto divino ma sfigurato desta nell’intimo una domanda: cosa l’ha spinto ad arrivare fino a quel punto? L’incontro con l’icona del Volto Santo di Gesù conservata a Manoppello non è un incontro facile. Si può giungere in questo paesino abruzzese adagiato come in una culla alle pendici innevate della Majella, a 217 m sul livello del mare, come pellegrini consapevoli, preparati e coscienti di vivere un’esperienza unica al cospetto di una Reliquia straordinaria oppure ci si può trovare lì quasi per caso, impreparati, distratti, dubitabondi come capita a tanti “turisti” religiosi alle prese con uno dei tanti luoghi di culto italiani. Non importa. Nell’uno o nell’altro caso, dopo la “visione” del Sacro Lino con quel volto evanescente che sembra spuntare da una terza dimensione di profondità, si rimane interdetti, quasi sbigottiti, sicuramente turbati. L’immagine impressa in modo così misterioso su una specie di garza rarefatta (forse di bisso marino), trasparente, non è quella che ci si aspetta. Gesù è quasi irriconoscibile: un viso tumefatto, un ovale irregolare, le labbra gonfie il naso schiacciato, la fronte insanguinata stirata dall’edema, gli zigomi asimmetrici, alti, tumescenti. Tornano immediatamente alla memoria le parole del profeta Isaia: «Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo – così si meraviglieranno di lui molte genti» (52,14-15). E difatti si resta meravigliati. Ma è uno stupore doloroso, trepido, si insinua nel cuore un sentimento di angoscia, di rifiuto, di costernazione profonda: «Sai chi mi ha conciato così?» sembra dire con gli occhi l’Uomo dell’Icona. Verrebbe voglia di distogliere lo sguardo di rivolgerlo altrove in cerca di immagini più confortanti, di quadri, di affreschi, di dipinti. Ma non ci si riesce, non c’è molto da vedere nella chiesetta dedicata a san Michele Arcangelo, c’è solo Gesù che guarda te e tu che guardi Lui. Come dalla figura della Sindone così pure dal Personaggio di Manoppello promana una Pace sovrannaturale, una compostezza regale, una tranquillità che colpisce. I lineamenti per quanto alterati non sono contratti, l’espressione degli occhi, rivolti un po’ verso l’alto, è distesa: non vi si legge né rancore, né rimprovero, né alcun sentimento oscuro ma solo una grande semplicità e innocenza. Il dolore e la morte non hanno potere sul Signore della Vita. Nella mente si affollano una serie di interrogativi alquanto interessanti. Noi oggi viviamo nella società dell’immagine, dell’apparenza esteriore, del culto corporeo perfino. Nessuno si farebbe mai ritrarre nelle condizioni di Gesù: flagellato, coronato di spine, piagato piaga su piaga, insanguinato, abbattuto, deriso, umiliato, sputacchiato, vilipeso, inchiodato ad una croce... la Croce, stoltezza per gli uomini ma Sapienza di Dio! Eppure il Signore così ha voluto. Non abbiamo immagini dell’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme, non abbiamo documenti visivi o reliquie della Trasfigurazione sul monte Tabor. Non c’è traccia del Cristo taumaturgo e profeta osannato dalle folle e dai Discepoli. Cosa abbiamo invece? Due reperti assolutamente attendibili del Signore sulla Via del Calvario e della sua deposizione nel sepolcro. L’intento di Dio è chiarissimo, fulgido esempio della pedagogia celeste: Egli vuole mostrarci a quale grado di sacrificio lo ha spinto l’amore per noi e a quale prezzo siamo stati “comprati” come direbbe san Paolo. Ecco che il potere di queste immagini che sono “segno di contraddizione” per la logica umana e scandalo per il pensiero del mondo, diventa immenso. Esse attingono al profondo del cuore umano, lo spogliano di ogni giustificazione surrettizia, lo pongono dinanzi alle vere conseguenze del peccato, gli impongono quasi come inevitabile il pentimento e la conversione. Innumerevoli sono le conferme della funzione soteriologica delle “Vere-Icone”, le vite dei santi sono costellate di episodi commoventi e decisivi che hanno mutato il corso delle loro vite. Addirittura nel caso di san Francesco di Sales prima che iniziasse la sua vita. Si narra infatti che la sua mamma quando era ancora ai primi mesi di gravidanza ebbe un fortissimo impulso di consacrarlo al Signore quando, nella chiesa mariana di Chambery, vide per la prima volta sulla Sindone il Volto impresso e piagato di Cristo. Così scrive un autore sacro: «Il 15 agosto, festa dell’assunzione di Maria, ella rinnovò in modo più consapevole l’offerta a Dio, sicché, nascendo sei giorni dopo, nel 1567, il piccolo Francesco sembrava già avere in sé per impressione della genitrice, l’immagine di Cristo e della sua Santissima Madre, che perfezionerà lungo tutta la sua vita, fino al giorno della sua morte, il 28 dicembre 1622» (vedi padre Giuseppe Maria Persico, I Santi e la Madonna, vol. 6, Casa Mariana Editrice). Dunque sia per la Sindone che per il Volto Santo, ci si trova di fronte ad un autentico fenomeno mistico: una immagine materiale, quella che all’apparenza è solo una rappresentazione di uno spaccato della vita di Gesù, una pericope evangelica tradotta in segno visibile, determina un effetto fisico-spirituale su chi la venera con fede. Questa è precisamente la definizione di sacramentale. E di sacramentale di singolare efficacia si tratta: impossibile anche per il visitatore più scettico restare indifferente all’azione dello Spirito Santo che bussa alla porta del suo cuore. Inoltre, in termini tecnici, lo si definisce “acheropita” cioè un’immagine che sarebbe “non disegnata o dipinta da mano umana”, ed ha una caratteristica unica al mondo, l’immagine è visibile identicamente da ambedue le parti. È interessante osservare che i progressi dell’indagine scientifica e le tante analisi e comparazioni effettuate non solo non smentiscono l’autenticità della Reliquia ma ne accrescono il mistero (vedi Saverio Gaeta, L’enigma del volto di Gesù, Rizzoli, Bergamo 2010). Anche questo obbliga ad una riflessione amara: quanto è incrostato di incredulità il cuore dell’uomo moderno, il quale pretende di sradicare la metafisica dall’orizzonte della sua vita e si affanna in ogni modo a voler ridurre a semplice “fenomeno” naturale o artificiale ogni segno sovrannaturale. Tornano in mente le esclamazioni di Nostro Signore, quella nel Vangelo di san Luca quando, considerando l’atteggiamento del popolo dinanzi ai suoi miracoli, afferma: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?» (Lc 9,41). Oppure quando visitando Nazareth... «non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità» (Mc 6,5). Quando impareremo che il quinto dono dello Spirito Santo, la Scienza, serve per avvicinarsi più facilmente a Dio e non a cercare di negarlo?

domenica 1 maggio 2011

GIOVANNI PAOLO II PROCLAMATO BEATO


Giovanni Paolo II proclamato Beato dal successore di Pietro, papa Benedetto XVI.

(Matteo 16,19) " A te darò le chiavi del Regno dei cieli: e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli."

Ecco, Signore,

Ti abbiamo umilmente pregato di beatificare per la gloria dei cieli e della terra il nostro venerabile Giovanni Paolo II, e Tu ci hai accontentati rispondendo con un segno, manifestandoTi nella potenza del Tuo S.S. Spirito Santo, allorquando hai guarito dal Parkinson, in modo inspiegabile dalla scienza, Suor Marie Simon Pierre. Potenza del Tuo S.S. Santo Spirito, che permise alla Vergine Maria di concepire il nostro Signore Gesù Cristo; potenza del Tuo S.S. Santo Spirito, che permise al nostro Salvatore di risuscitare dai morti per la Vita Eterna.

Ti rendiamo Lodi, Onori e Gloria, Signore Dio, Re dell'Universo. Amen.

TOTUS TUUS
Da te, Maria,
vogliamo ricevere per mezzo della preghiera
la Grazia, l'Umiltà, la Mitezza e la Misericordia, virtù mirabili che erano anche del Tuo Figlio, Cristo Gesù.

Amen.

lunedì 18 aprile 2011

Lo Spirito Santo non è solo Spirito ma anche Luce Vera


di Antonio Teseo

Lc. 12, 2: Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto.


Lc. 11, 33-36: Non si accende una lampada per poi metterla sotto un secchio o nasconderla, ma per deporla sopra il lucerniere, perchè faccia luce a quelli che entrano nella casa. La lucerna del corpo è il tuo occhio. Se il tuo occhio è buono, anche il tuo corpo è nella luce; se invece è malato, anche il tuo corpo è nelle tenebre. Perciò, bada che la luce che è in te non sia tenebra. Se dunque il tuo corpo è tutto nella luce, senza alcuna parte nelle tenebre, sara' tutto splendente, come quando una lampada ti illumina con il suo splendore.


Gv. 1, 4-5: In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce nelle tenebre brilla e le tenebre non la compresero.


Gv. 1, 12 A quanti però lo accolsero diede il potere di divenire figli di Dio..


Gv. 1, 9: Era la luce vera, che illumina ogni uomo.


Mt. 1, 18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.


Quando s'invoca lo Spirito Santo, commettiamo l'errore di credere che ci rivolgiamo nello specifico solo all'Entità Spirituale di Dio, al Dio invisibile, per così dire. Dalle letture che abbiamo meditato sopra nel Vangelo, invece, apprendiamo che lo Spirito Santo è la fonte della "Vera Vita" incarnata in Gesù Cristo, il quale, è la luce vera che illumina ogni uomo. Se, dire Gesù o dire Padre, è la stessa cosa che dire Spirito Santo (Dio uno e trino), possiamo asserire che anche la Vera Luce di Cristo è Spirito Santo, perché Gesù è padrone della Vita. Per Luce Vera, noi dobbiamo intendere la Luce Celeste che si è manifestata, si manifesta e si manifesterà nel mondo per mezzo di Cristo. Contemplando ad esempio la carità che si fa ad una persona bisognosa, noi siamo illuminati dallo Spirito Santo, in quanto Esso è la fonte della Vera Luce del Verbo (Vita Vera, Gv. 1,9). Amare quindi la Vita Vera, significa impersonarsi in Cristo Gesù e avere dentro di sé lo Spirito Santo. Tanto più si è costanti nel fare la volontà del Signore, quanto più è aperta la porta per la santità. Se, dunque, lo Spirito Santo è stato la fonte della Vera Luce per la nascita di Gesù, Esso è stato anche la fonte della Vera Luce per la risurrezione di Cristo. Ecco perché non ci dobbiamo mai dimenticare del versetto di Lc, 12,2. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò. Egli sapeva che sarebbe stato proprio il Suo Spirito Santo immortale, che era lo stesso del Padre, a farlo risuscitare dai morti.


Manifestazione della luce del Padre e del Figlio per opera dello Spirito Santo


Volto Santo di Manoppello 
 Crocifisso di San Damiano (XI-XII sec.) conservato nella Basilica di Santa Chiara di Assisi. San Francesco d'Assisi ricevette le estimmate dal Signore quando un giorno si trovava a pregare davanti a questa Santa Icona.

La raffigurazione della Crocifissione comparve solo dopo il IV secolo. In essa si rappresentava la morte di Gesù non come un fatto isolato, ma tutt'uno con la Pasqua. Nel Volto del Signore, attinto dal Volto Santo di Manoppello, non vi erano segni di tristezza e di morte. La sua espressione parlava di Vita e della Speranza della Risurrezione: Spirito Santo. Questa iconografia del Crocifisso "speranza di Vita" e "vittorioso sulla morte" arriverà sino all' XI-XII secolo. Con la nascita di nuovi movimenti spirituali che esaltavano il dolore di Cristo, il Crocifisso diventò invece "patiens": sofferente e morente, oppure inanimato, perché così si voleva trasmettere ancor di più il segno della Redenzione.

Ascoltiamo questo meraviglioso brano contemplando in preghiera la luce del Volto Santo

lunedì 14 marzo 2011

La luce del Volto di Cristo è fonte di salvezza per i giusti


di Antonio Teseo





Salmo 31,17

Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia.



Salmo 119,170

Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.



Salmo 143,7

Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito. Non nascondermi il tuo volto, perché non sia come chi scende nella fossa.



Nel prologo di Giovanni, leggiamo che Gesù Cristo era la luce vera che illumina ogni uomo. Per luce vera noi cristiani intendiamo:

1) L'educazione spirituale alla Vera Vita che Gesù c'insegna con il Vangelo;

2) La Grazia, l'Umiltà, la Pace e la Misericordia che troviamo nell'espressione del Volto amorevole del Redentore le quali si riflettono nell'espressione del volto di ogni persona bisognosa;

3) I S.S. Sacramenti che la Santa Chiesa ci dona;

4) La luce del Volto di Cristo.

Nel versetto del Vangelo di Giovanni (Gv. 1,12) e in quello del libro dei Salmi (Sl. 80, 4) apprendiamo che ogni persona giusta, nell'istante dopo il suo ultimo respiro in vita qui sulla terra, non conosce la morte, e quindi il peccato, perché risorge per mezzo della luce celeste ed invisibile del Redentore. Se l'amante del Signore, qui sulla terra, accoglie il corpo di Cristo Gesù con il Pane della Vita Eterna (Eucaristia), appena dopo il suo ultimo alito di vita sarà trasformato in luce invisibile, e accolto dalla luce del Salvatore, in cielo, come raggio del Suo Santissimo Corpo e del Suo Santissimo Spirito. Ecco dunque che cosa significa Paradiso: vivere nella luce di Cristo la bellezza del "Vero Amore". Per ogni anima santa, la morte corporale non è altro che la purificazione assoluta dello spirito, perchè esso si stacca completamente e definitivamente dalla carne, la quale, appartendo al mondo, è soggetta a corruzione (Gv. 1, 9-11) . Proprio perché completamente puro, lo spirito può così contemplare in eterno il Volto di Dio Padre.

Chi conosce, dell'epoca di Gesù, quali fossero le usanze dei giudei, sa che i panni funebri erano considerati impuri perché toccavano un cadavere. Accadde, però, che l'apostolo Giovanni credette alla resurrezione del Suo Maestro dopo aver contemplato il sudario (Gv. 20, 4-8).

Che cosa allora era successo?

L'apostolo aveva riscontrato da un segno lasciato dal Signore che quel velo da impuro era diventato puro perché era stato illuminato e filtrato dalla luce del volto di Cristo. Per illuminare il regno delle tenebre governato dal demonio, e quindi per salvare i giusti, la potenza della luce vera e celeste del Volto di Cristo aveva dovuto illuminare anche l'interno del sepolcro (a quel tempo considerato simbolo delle tenebre) perché il Salvatore era risorto dai morti nella Sua purezza per la Vita Eterna (Lc. 17,24). Il sudario, dunque, è l'oggetto più rappresentativo della risurrezione di Cristo appunto perché è stato irradiato dalla luce di Dio. La luce del Santo Volto nel sepolcro, ripeto ancora una volta, sarà la stessa che un giorno nell'invisibile permetterà ad ogni persona, la quale fa nel mondo la volontà del Messia, di risorgere per Cristo, con Cristo ed in Cristo.



Nell'elaborazione di sopra, possiamo osservare come il negativo sotto a sinistra del Volto della S. Sindone e quello sotto a destra dello stesso volto con sopra il Volto Santo di Manoppello siano pressoché identici, perché secondo me questo fatto ci dà testimonianza di un perfetto filtraggio tra due figure impressionate assieme da un'unica fonte di luce.


Ingrandimento dei negativi di cui sopra: comparazione


 Appena sotto a sinistra, particolare elaborazione "Sindone-Volto Santo" che ci dà l'idea di come nel sepolcro si vedesse in trasparenza dal Velo l'immagine del Sacro Volto di Cristo Risorto; a tale proposito, osservare anche il riflesso della luce celeste che dietro aveva illuminato il sudario di Manoppello. A destra, immagine originariamente impressionata sulla S. Sindone dalla luce celeste con il sangue della Redenzione: un processo chimico, probabilmente causato dal calore del lampo della Resurrezione di Gesù, disidratò e ossidò il liquido ematico, il quale si fissò come immagine indelebile, in micrometri, solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili del lino (per tale riscontro osservare le figure ingrandite che troviamo sotto).




Tutte le elaborazioni sono state realizzate al computer da Antonio Teseo.



Sovrapposizione "Sindone - Volto Santo di Manoppello" con le due immagini filtrate al 50%


 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue

 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue

domenica 6 febbraio 2011

Nel Volto Santo di Manoppello la sembianza di Maria


Meravigliosa riflessione del rettore della Basilica del Volto Santo sul pellegrinaggio del Vescovo di Tarbes-Lourdes, S. E. Mons. Philippe Perrier, avvenuto a Manoppello il 24 aprile 2010


http://www.voltosanto.it/Italiano/dati/BOLLETTINI/index.htm





VOLTO DI GESÙ E VOLTO DI MARIA PADRE CARMINE CUCINELLI



Padre Carmine Cucinelli rettore della Basilica del

Volto Santo di Manoppello

Il 24 aprile 2010 il Vescovo di Tarbes-Lourdes, S. E. Mons. Philippe Perrier, ci ha fatto un grande dono:

ha compiuto un pellegrinaggio nel nostro santuario del Volto Santo di Manoppello (Pescara - Italia) e celebrato la santa Messa. All'arrivo è stato accolto dall'Arcivescovo di Chieti - Vasto S. E. Mons. Bruno Forte. Al termine della celebrazione eucaristica, Mons. Perrier ha sintetizzato, nel registro dei “pellegrini illustri”, il motivo della sua visita, mettendo in stretta relazione il santuario di Lourdes con quello di Manoppello. Ecco cosa ha scritto: “Con alcune persone che aiutano nel servizio ai pellegrini di Lourdes, ho celebrato l'Eucaristia sotto lo sguardo di Cristo. Nostra Signora di Lourdes guida i pellegrini a desiderare di incontrare Cristo. Attraverso Lei ci viene mostrata la salvezza, donata da Cristo con la passione. Vorremmo essere degni di offrire ai pellegrini questo ricco tesoro di grazie”. Il presule ha voluto mettere in risalto come Gesù attiri le anime a sé, sia direttamente come accade a Manoppello, sia per mezzo di Maria, come avviene a Lourdes, dove ogni giorno muove il cuore di innumerevoli pellegrini a desiderare Gesù, a cercarne il volto. Per Maria si va a Gesù. Maria è la più idonea a farci conoscere il volto di Gesù, lei che lo ha contemplato da quando lo ha generato nella carne. Come poi più tardi lo ha mostrato ai Magi, oggi lo mostra a noi. Per noi intercede come a Cana: “Non hanno più vino” (Gv 2,3) e nello stesso tempo ci invita amorevolmente a seguire gli insegnamenti di Gesù: “Fate tutto quello che Egli vi dirà”(Gv 2,5). Il Papa Benedetto XVI, il primo gennaio 2010, ha parlato ampiamente del volto di Cristo e l'ha messo in relazione con il volto di Maria. Ecco alcuni suggestivi passaggi della sua omelia: “Il volto è l'espressione per eccellenza della persona, ciò che la rende riconoscibile e da cui traspaiono sentimenti, pensieri, intenzioni del cuore. “Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la legge (Gal 4,4)”. Il volto di Dio ha preso un volto umano, lasciandosi vedere e riconoscere nel figlio della Vergine Maria, che per questo veneriamo con il titolo altissimo di “Madre di Dio”. Ella, che ha custodito nel suo cuore il segreto della divina maternità, è stata la prima a vedere il volto di Dio fatto uomo nel piccolo frutto del suo grembo. La madre ha un rapporto tutto speciale, unico e in qualche modo esclusivo con il figlio appena nato. Il primo volto che il bambino vede è quello della madre, e questo sguardo è decisivo per il suo rapporto con la vita, con se stesso, con gli altri, con Dio…

Volto di Gesù e volto di Maria Basilica del Volto Santo - “La Divina Pastora”

Nella Basilica del Volto Santo di Manoppello, proprio sopra il tempietto dov'è custodito il reliquiario con la sacra Immagine, c'è una ceramica che raffigura “La divina Pastora”. L'autore ha rappresentato i due principali personaggi, Maria ed il piccolo Gesù, con gli stessi lineamenti, somigliantissimi nel volto. Si è ispirato all'esclamazione che si pronuncia davanti ad un bambino appena nato: “È tutto sua madre!”, cioè somiglia moltissimo a sua madre. Questa espressione si addice con verità a Gesù. Infatti per i neonati si può anche dire che somigli al papà, o un po' all'uno e un po' all'altra, ma di Gesù non ci sono dubbi, egli ha ricevuto la carne umana solo dalla mamma. Perciò le fattezze umane di Gesù dovevano essere somigliantissime a quelle di Maria. Chi vedeva Gesù, vedeva anche Maria. Nel volto di Maria traspariva il divino che la riempiva, come traspariva il divino nel volto del suo Figlio che ella contemplava. Bernadette Soubirous, da quando le è apparsa la Santa Vergine, ha stampato nel suo cuore il volto di Maria, in cui vi intravedeva quello di Gesù. A ragione, dunque, scuoteva il capo ogni volta che le presentavano una pittura o una scultura della Beata Vergine. Nel settembre del 1867, suor Joseph Caldairou ricorda un'espressione pronunciata da Bernadette: «Non posso trovare bella nessuna madonna, dopo aver visto l'originale» e nell'ottobre del 1877, suor Marie- Joséphine Durin: Davanti alla prima statua della Madonna di Lourdes arrivata in casa madre, le disse: «Sorella, somiglia alla Madonna?». Bernadette non risponde, ma due grosse lacrime le scendono dagli occhi. Giunge le mani e dice, guardando la statua: «Oh, mia buona Mamma, come vi hanno sfigurata!». “Attraverso Maria ci viene mostrata la salvezza, donata da Cristo con la passione” (Mons. Perrier). Lourdes e Manoppello (fatte le debite differenze) hanno in comune la sofferenza, sia fisica che morale e, dietro questa, un fiume di grazie: fede, devozione, fiducia, guarigioni, ma soprattutto conversioni (ne sono testimoni i confessionali!). I malati nel corpo o nello spirito, i desolati, gli scoraggiati, i peccatori… con fiducia si rivolgono a Gesù e chiedono l'intercessione materna di Maria. Speriamo veramente di “essere degni di offrire ai pellegrini questo ricco tesoro di grazie”. Volto di Gesù e volto di Maria

martedì 2 novembre 2010

Domani, 3 novembre, conferimento al Santo Padre della chiave simbolica della città di Manoppello


Durante l'udienza papale che si terrà domani in Vaticano, una delegazione composta dal Prefetto di Pescara, da S.E. Mons. Bruno Forte e dal sindaco Gennaro Matarazzo conferirà al Santo Padre Benedetto XVI la chiave simbolica della città di Manoppello. Ad incorniciare la cerimonia vi sarà la nutrita scolaresca delle scuole elementari del Centro Urbano e dello Scalo nonché un gran numero di cittadini che arriveranno con i pullman.
Anche se la quasi totalità dei mass media è indifferente all'evento (basta vedere che fino ad oggi neppure un telegiornale regionale ne ha dato notizia) in cielo, invece, domani l'avvenimento si festeggerà perché io sono convinto che Maria Santissima, Evangelizzatrice Pura di Dio qui sulla terra, porrà un'altra base solida affinché un giorno, nella Basilica di Manoppello, tutti i più alti esponenti delle religioni di fede cristiana si ritroveranno per specchiarsi nella verità con il Volto del Figlio di Dio incarnato. Il conferimento della chiave simbolica di Manoppello al Santo Padre, ha proprio la valenza di consentire al papa, da parte di tutta la cittadinanza, di organizzare in questo territorio scelto dal Signore qualsiasi celebrazione.
Antonio Teseo

sabato 9 ottobre 2010

Domenica 10 ottobre, alle ore 19, straordinario concerto nella basilica del Volto Santo di Manoppello

http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/10/08/1207393-fascino_contrappunto.shtml?refresh_ce


Manoppello Cori Inmaculata Mater di Toledo e Cappella S. Lucia di Roma per il Volto Santo


Il fascino del contrappunto


La basilica del Volto Santo di Manoppello dà appuntamento alle 19 di domenica per uno straordinario concerto polifonica internazionale in onore della reliquia conosciuta in tutto il mondo.


martedì 5 ottobre 2010

Contemplazione del Volto del Signore dai Salmi

Riflessioni e preghiera di Antonio Teseo

Lo spirito è il componente più importante dell'uomo perché attraverso di esso il Padre si può mostrare faccia a faccia. La sua assoluta purezza dipende dall'anima e dal corpo allorquando queste altre sostanze di vita sono una cosa sola con Cristo Risorto (Sl. 43, 3-5; Lc. 4, 18; Gv. 1, 18; Gv. 12, 45). Essere una cosa sola con il Signore, significa:

1) adempiere alla Sua volontà, applicando cioè nel concreto gli insegnamenti che si trovano scritti nel Vangelo (Sl. 17,15; Sl. 11,7; Sl. 16, 11; Sl. 18, 31);

2) cibarsi del Pane della Vita Eterna (Gv. 6, 47-51);

3) bere il sangue di Vita, che è segno della Nuova ed Eterna Alleanza (Gv. 6, 53-59).

Solo in questo contesto, allora, si riesce a contemplare la luce del Volto del Padre che risplende nell'Immagine del Figlio in quanto Incarnato e Salvatore (Sl. 24, 4-6; Sl. 25, 1; Sl. 26, 6-7; Sl. 29, 1-2; Sl. 31, 17-18):

Preghiera al Padre
 
 
 





Padre, riconosco il sangue della Passione, segno della Nuova ed Eterna Alleanza (Sl. 44, 18).

Padre, riconosco dalle ferite rimarginate e cicatrizzate con croste di sangue la Tua Onnipotenza (Sl. 21, 6-7; Sl. 34, 6).
Padre, riconosco la Tua luce dagli occhi che Ti guardano (Sl. 36, 10; Sl. 42, 2-3; Gv. 1,9).
Padre, riconosco il Tuo Spirito nel respiro della bocca (Sl. 31, 22; Sl. 33, Sl. 20-22; Sl. 45, 3).
Padre, nel VOLTO SANTO DI MANOPPELLO riconosco tutto di Te. Amen! (Sl. 2, 7; Sl. 3, 9).

“Sono stato qualche giorno fa al Santuario di Manoppello, in Abruzzo, nel centro Italia, dov’è conservato un telo che pare quello della Veronica. Certamente è un’immagine straordinaria, perché non è dipinta e, vista alla luce da ogni parte, riflette il volto dolcissimo del Signore. Dopo la visita, mi hanno chiesto di lasciare un pensiero sul registro e ho scritto semplicemente: “Il Volto che contempleremo in eterno”. (Cardinale Carlo Maria Martini)

venerdì 17 settembre 2010

Risultato comparativo al computer tra Sindone e Volto Santo

Risultato comparativo venuto alla luce al computer tra il Volto della Santa Sindone di Torino in negativo e il Volto Santo di Manoppello.
Dell'aspetto del Volto del Redentore, che sarebbe trasparito dal Velo Santo da dietro come un'ombra nel lampo della Risurrezione, la luce di Cristo ne avrebbe proiettato e impresso l'immagine sul lino sindonico.
Elaborazioni realizzate da Antonio Teseo
.

sabato 4 settembre 2010

Anche San Padre Pio da Pietrelcina avrebbe pregato davanti al Volto Santo di Manoppello






Nella Santa Chiesa Cattolica è canonica la venerazione dell' Icona. Essa può raffigurare la S. S. Trinità, il Signore Gesù Cristo, la Beata Vergine Maria, i Santi e gli Angeli. Quando Gesù incaricò S. Pietro di edificare la Sua Chiesa, gli disse:

" A te darò le chiavi del Regno dei cieli: e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli."

Quindi, essere assorti nella contemplazione di una Santa Icona significa poter entrare nella Grazia e nel Mistero del Signore: è una vera e propria elevazione del nostro spirito verso la trascendenza, ovverosia, verso il Regno dei Cieli. Ecco perché San Padre Pio, il giorno prima di morire, si sarebbe ritrovato in una bilocazione voluta dalla Potenza del Signore davanti all' acheropita Immagine del Santo Volto di Cristo Gesù, che non significa solo figura non realizzata da mani umane, ma anche Via, Verità e Vita.

Sotto, il bisso del Volto Santo di Manoppello visto con il microscopio elettronico:

Come possiamo osservare, nel velo sono evidenziabili granuli o filamenti di polvere ma non pigmenti di pittura. Il tono tendente al rossiccio presente solo sulla parte più superficiale di ogni filo (ma che certi raggi più intensi dell'illuminazione, avendo colpito qua e là il tessuto, lo hanno nascosto restituendo subito alla fibra il suo colore naturale) è per me dovuto ad un'ossidazione e ad una disidratazione, causate da una lievissima bruciacchiatura, sia del sangue della Passione di Gesù impressionatosi sul Velo Santo che della cellulosa riguardante ogni fibrilla di filo.

In ogni opera d'arte, il collante (medium o collagene), che serve per fissare i pigmenti di colore con il pennello su un telo, copre inevitabilmente gli spazi vuoti tra l'ordito e la trama rendendo statica la raffigurazione. Come si può vedere nel velo ingrandito di Manoppello invece questa sostanza non è presente "da ricordare che ogni spazio della trama fittissima denominata "a tela" è di circa due o tre capelli accostati assieme in larghezza". Dalle altre foto sotto questa immagine si può osservare il Volto Santo che si mosta alla luce come una figura dinamica, e non statica, perché cambia nell'aspetto, nei particolari e anche nei colori
.



Dall' articolo battuto dall'Ansa il 9/8/2005 e pubblicato dal sito ufficiale dei Padri Cappuccini di Manoppello.



Era a S.G. Rotondo, apparve a santuario 'Volto Santo' (ANSAweb) - PESCARA, 9 AGO - La rivista ''Volto Santo'' racconta un ulteriore caso di ''bilocazione'' di padre Pio, che durante la sua vita sarebbe apparso in diversi luoghi contemporaneamente. All'alba del giorno precedente la sua morte, Padre Pio apparve in preghiera davanti al ''Volto Santo'' nel Santuario di Manoppello (Pescara): ''Io non mi fido piu' - avrebbe detto il santo di Pietrelcina, rivolgendosi all'icona del Cristo, il 22 settembre 1968, alla presenza di padre Domenico da Cese, con il quale aveva instaurato da decenni un forte rapporto -. Prega per me. Arrivederci in Paradiso!''. Questo ulteriore caso di ''bilocazione'' e' riferito per la prima volta dalla rivista ufficiale del ''Volto Santo''. Come ogni mattina padre Domenico era andato ad aprire la Chiesa, dove avrebbe trovato Padre Pio - che sarebbe spirato la notte successiva a San Giovanni Rotondo (Foggia) - il quale, inginocchiato al primo banco del coro e con il capo tra le mani, implorando, si rivolgeva al Volto Santo. Quest'ultimo e' un tessuto sottilissimo nel quale la tradizione e alcuni teologi individuano il velo sul quale sarebbe rimasto impresso il volto di Gesu' avvolto nel sudario. Sarebbe la ''Veronica'', la ''vera icona'' che si trovava un tempo in San Pietro a Roma e di cui, dal XVII secolo, misteriosamente non si hanno piu' notizie.(ANSAweb).

giovedì 26 agosto 2010

Onorificenza a Sua Santità Benedetto XVI dal popolo di Manoppello

Sua Santità Benedetto XVI riceverà in data da destinarsi una eccezionale onorificenza dal comune di Manoppello.

Per conoscere questa lieta notizia cliccare sul link qui sotto


Un affettuosissimo Grazie, Santo Padre.

Ogni cittadino di questo meraviglioso paese ti ricorderà per sempre come il Papa del Santo Volto di Cristo Gesù.
 "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei cieli: e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli."



Ricordando il pellegrinaggio del Papa al Volto Santo di Manoppello (01-09-2006)

SALUTO DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle,
grazie per questo benvenuto così cordiale. Vedo come la Chiesa è una grande famiglia. Dove c'è il Papa la famiglia si riunisce in grande gioia. Per me è un segno della fede viva, della gioia che ci dà la fede, della comunione, della pace che crea la fede. E vi sono gratissimo per questo benvenuto. Così vedo tutta la bellezza di questa Regione d'Italia qui, sui vostri volti.
Un saluto particolare agli ammalati. Sappiamo che il Signore è particolarmente vicino a voi, vi aiuta, vi accompagna nelle vostre sofferenze. Siete nelle nostre preghiere. E pregate anche per noi.
Un saluto speciale ai giovani e ai bambini di Prima Comunione. Grazie per il vostro entusiasmo, per la vostra fede. Noi tutti, come dicono i Salmi, "cerchiamo il Volto del Signore". E questo è il senso anche di questa mia visita. Insieme cerchiamo di conoscere sempre meglio il volto del Signore e dal volto del Signore attingiamo questa forza di amore e di pace che ci mostra anche la strada della nostra vita.


Grazie e auguri a voi tutti!


DISCORSO DEL SANTO PADRE
Venerato Fratello nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle!
Desidero in primo luogo ringraziare il Signore per l’odierno incontro, semplice e familiare, in un luogo dove possiamo meditare sul mistero dell’amore divino contemplando un’icona del Volto Santo. A voi tutti qui presenti va il mio grazie più sentito per la vostra cordiale accoglienza e per l’impegno e la discrezione con cui avete favorito questo mio privato pellegrinaggio. Saluto e ringrazio in particolare il vostro Arcivescovo che si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Grazie per i doni che mi avete offerto e che apprezzo molto proprio nella loro qualità di "segni", come li ha chiamati Mons. Forte. Sono segni, infatti, della comunione affettiva ed effettiva che lega il popolo di questa cara terra d’Abruzzo al Successore di Pietro. Un saluto speciale rivolgo a voi, sacerdoti, religiosi e religiose e seminaristi qui convenuti. Non essendo possibile incontrare l’intera Comunità diocesana, sono contento che a rappresentarla ci siate voi, persone già dedite al ministero presbiterale e alla vita consacrata o incamminate verso il sacerdozio. Persone che mi piace considerare innamorate di Cristo, attratte da Lui e impegnate a fare della propria esistenza una continua ricerca del suo Santo Volto. Un grato pensiero rivolgo infine alla comunità dei Padri Cappuccini, che ci ospita, e che da secoli si prende cura di questo santuario, meta di tanti pellegrini.


Mentre poc’anzi sostavo in preghiera, pensavo ai primi due Apostoli, che, sollecitati da Giovanni Battista, seguirono Gesù presso il fiume Giordano – come leggiamo all’inizio del Vangelo di Giovanni (cfr Gv 1,35-37). L’evangelista narra che Gesù si voltò e domandò loro: "Che cercate?". Essi risposero: "Rabbi, dove abiti?". Ed egli: "Venite e vedrete" (cfr Gv 1,38-39). Quel giorno stesso i due che Lo seguirono fecero un’esperienza indimenticabile, che li portò a dire: "Abbiamo trovato il Messia" (Gv 1,41). Colui che poche ore prima consideravano un semplice "rabbi", aveva acquistato una identità ben precisa, quella del Cristo atteso da secoli. Ma, in realtà, quanta strada avevano ancora davanti a loro quei discepoli! Non potevano nemmeno immaginare quanto il mistero di Gesù di Nazaret potesse essere profondo; quanto il suo "volto" potesse rivelarsi insondabile, imperscrutabile. Tanto che, dopo aver vissuto insieme tre anni, Filippo, uno di loro, si sentirà dire nell’Ultima Cena: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?". E poi quelle parole che esprimono tutta la novità della rivelazione di Gesù: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9). Solo dopo la sua passione, quando lo incontreranno risorto, quando lo Spirito illuminerà le loro menti e i loro cuori, gli Apostoli comprenderanno il significato delle parole che Gesù aveva detto, e Lo riconosceranno come il Figlio di Dio, il Messia promesso per la redenzione del mondo. Diventeranno allora suoi messaggeri infaticabili, testimoni coraggiosi sino al martirio.


"Chi ha visto me ha visto il Padre". Sì, cari fratelli e sorelle, per "vedere Dio" bisogna conoscere Cristo e lasciarsi plasmare dal suo Spirito che guida i credenti "alla verità tutta intera" (cfr Gv 16, 13).


Chi incontra Gesù, chi si lascia da Lui attrarre ed è disposto a seguirlo sino al sacrificio della vita, sperimenta personalmente, come Egli ha fatto sulla croce, che solo il "chicco di grano" che cade nella terra e muore porta "molto frutto" (cfr Gv 12,24). Questa è la via di Cristo, la via dell’amore totale che vince la morte: chi la percorre e "odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna" (Gv 12, 25).


Vive cioè in Dio già su questa terra, attratto e trasformato dal fulgore del suo volto. Questa è l’esperienza dei veri amici di Dio, i santi, che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poveri e bisognosi, il volto di quel Dio a lungo contemplato con amore nella preghiera. Essi sono per noi incoraggianti esempi da imitare; ci assicurano che se percorriamo con fedeltà questa via, la via dell’amore, anche noi – come canta il Salmista – ci sazieremo della presenza di Dio (cfr Sal 16[17],15).


"Jesu... quam bonus te quaerentibus! - Quanto sei buono, Gesù, per chi ti cerca!": così avete cantato poco fa eseguendo l’antico inno "Jesu, dulcis memoria", che qualcuno attribuisce a San Bernardo. E’ un inno che acquista singolare eloquenza in questo santuario dedicato al Volto Santo e che richiama alla mente il Salmo 23(24): "Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe" (v. 6). Ma quale è "la generazione" che cerca il volto di Dio, quale generazione è degna di "salire il monte del Signore", di "stare nel suo luogo santo"? Spiega il salmista: sono coloro che hanno "mani innocenti e cuore puro", che non pronunciano menzogna, che non giurano a danno del loro prossimo (cfr vv. 3-4). Dunque, per entrare in comunione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti dalla bellezza divina, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto Santo, cuori che portano impresso il volto di Cristo.


Cari sacerdoti, se resta impressa in voi, pastori del gregge di Cristo, la santità del suo Volto, non abbiate timore, anche i fedeli affidati alle vostre cure ne saranno contagiati e trasformati.


E voi, seminaristi, che vi preparate ad essere guide responsabili del popolo cristiano, non lasciatevi attrarre da null’altro che da Gesù e dal desiderio di servire la sua Chiesa. Altrettanto vorrei dire a voi, religiosi e religiose, perché ogni vostra attività sia un visibile riflesso della bontà e della misericordia divina.


"Il tuo volto, Signore, io cerco": ricercare il volto di Gesù deve essere l’anelito di tutti noi cristiani; siamo infatti noi "la generazione" che in questo tempo cerca il suo volto, il volto del "Dio di Giacobbe". Se perseveriamo nel cercare il volto del Signore, al termine del nostro pellegrinaggio terreno sarà Lui, Gesù, il nostro eterno gaudio, la nostra ricompensa e gloria per sempre: "Sis Jesu nostrum gaudium, / qui es futurus praemium: / sit nostra in te gloria, / per cuncta semper saecula".


Questa è la certezza che ha animato i santi della vostra regione, tra i quali mi piace citare particolarmente Gabriele dell’Addolorata e Camillo de Lellis; a loro va il nostro ricordo riverente e la nostra preghiera. Ma un pensiero di speciale devozione rivolgiamo ora alla "Regina di tutti i santi", la Vergine Maria, che voi venerate in diversi santuari e cappelle sparsi nelle valli e sui monti abruzzesi. La Madonna, nel cui volto più che in ogni altra creatura si scorgono i lineamenti del Verbo incarnato, vegli sulle famiglie e sulle parrocchie, sulle città e sulle nazioni del mondo intero. Ci aiuti la Madre del Creatore a rispettare anche la natura, grande dono di Dio che qui possiamo ammirare guardando le stupende montagne che ci circondano. Questo dono, però, è sempre più esposto a seri rischi di degrado ambientale e va pertanto difeso e tutelato. Si tratta di un’urgenza che, come notava il vostro Arcivescovo, è opportunamente posta in evidenza dalla Giornata di riflessione e di preghiera per la salvaguardia del creato, che proprio oggi viene celebrata dalla Chiesa in Italia.


Cari fratelli e sorelle, mentre ancora una volta vi ringrazio per la vostra presenza, su tutti voi e sui vostri cari invoco la benedizione di Dio con l’antica formula biblica: "Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda pace" (cfr Nm 6, 24-26). Amen!

domenica 18 luglio 2010

Spirito ed anima sono davvero la stessa cosa?



Riflessioni e preghiera di Antonio Teseo

Oggi, quando sono stato in preghiera a contemplare l'espressione di Grazia, di Mitezza e di Misericordia del Volto Santo di Manoppello mi sono sentito di fare alcune riflessioni sul nostro spirito e sulla nostra anima.
Spesso si sente dire che questi due termini in fondo siano la stessa cosa, ma io credo che invece sono da distinguere per i seguenti motivi che ora spiego:
Partendo dalla certezza che noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, e che lo Spirito del Padre era anche nel Figlio Primogenito, ciò significa che il nostro essere è formato anche da uno spirito perché può contenere lo Spirito Santo (Mt.16, 13-17; At. 2, 1-4).

"Gesù spiega nel Vangelo che il Suo Spirito e quello del Padre sono una cosa sola. Egli è il Perfettissimo: la Sua Anima è sempre nella piena Santità, nella piena Purezza."
Considerando che solo uno spirito puro può contenere lo Spirito Santo, secondo me si deve per forza dedurre che la nostra anima non può essere ritenuta uguale allo spirito perché può corrompersi con il peccato e la morte. Quindi possiamo dire che lo spirito dell'uomo è somigliante a quello di Dio quando è l'anima (che può essere la nostra, ma anche di una o più persone care) a santificarlo agli occhi del Signore con i Sacramenti, con la Preghiera, con la Parola, con la Grazia e con la Carità. Viceversa, quando lo spirito è abbassato dall'anima corrotta dal peccato, esso è in preda allo spirito del demonio e quindi in questo caso non è più somigliante a quello di Dio; pur tuttavia, se l'anima di una persona si sente poi mortificata e pentita di aver tradito il Signore, attraverso il Sacramento della Confessione e dell'Eucaristia può affidarsi all'azione di misericordia di Cristo Risorto che, rimettendo i peccati del mondo, strappa al maligno lo spirito di quella persona e lo trattiene stretto a sé: in questo caso lo spirito dell'uomo può contenere di nuovo lo Spirito Santo perché ne assume la sostanza.
In definitiva è da rilevare questo concetto: "Lo spirito di ogni cristiano donato dal Padre è santificato e glorificato dallo Spirito Santo con il battesimo e così com'è deve ritornare al Padre perché ne ha assunto la sostanza. Quindi solo in questo modo lo spirito dell'uomo può contemplare faccia a faccia il Signore".
Ma perché nella vita dell'uomo è l'anima a determinare se lo spirito debba contemplare il Volto del Signore oppure negarne addirittura l'esistenza?
Perché Dio ha voluto creare l'uomo libero in modo da fargli decidere da solo se seguire la Vera Verità o la menzogna del demonio (la luce o la tenebra). Solamente in uno stato di piena libertà, e cioè elevando la propria sapienza all'estasi della trascendenza, l'uomo riesce a comprendere tutto l'Amore che Dio Padre ha per lui.
Un istante prima della morte, il cristiano, il quale ha fatto sempre la volontà del Signore, affida il suo spirito immortale al Padre allo stato puro (Lc. 23, 46; Sl. 31,6). Dopo la morte, la sua anima e il suo corpo saranno risuscitati il terzo giorno dalla luce divina di Cristo, Figlio Primogenito, e così vivrà in Paradiso per tutta l'eternità (Ez. 18, 4-32; 1 Cor. 13, 12).
La differenza dunque sostanziale tra lo spirito e l'anima del cristiano che fa sempre la volontà del Signore, secondo me sta nel fatto che mentre lo spirito non muore con la morte, viceversa l'anima muore insieme al corpo (questa parte immateriale e questa sostanza materiale sono inscindibili nell'uomo) ma entrambi vengono risuscitati dalla luce divina e trasformati in una luce celeste simile a quella di un angelo, per Cristo, con Cristo ed in Cristo. Appena questa luce arriva al Padre, anche lo spirito si ricompone con essa e così la persona santa può contemplare il Signore faccia a faccia.
Come si fa a contemplare con gli occhi della trascendenza l'azione dello Spirito Creatore di Dio Padre nella vita?
Come abbiamo detto nel precedente post, Dio Padre per creare la vita dell'uomo si serve dello spirito e della materia da Lui creati. La stirpe da cui deriviamo (quella di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, del Re Davide e via discorrendo fino ad arrivare ai nostri nonni) è dunque lo Spirito di Grazia creatore di Dio perché ha permesso di custodire sempre la vita qui sulla terra; questo spirito di grazia, fondendosi con lo spirito di grazia dei nostri genitori, insieme alla loro anima e alla loro materia ha permesso l'esistenza della nostra vita.
Signore Gesù,
Tu sai che io mi sono avvicinato a Te, frequentando la Tua Chiesa e quindi partecipando ai Tuoi Sacramenti, solo quando ho conosciuto il Tuo Santissimo Volto di Manoppello. Quando Lo contemplo, è come se il cuore mi parlasse e io non faccio altro che scrivere ciò che sento. Non ho studiato teologia e tanto meno riesco bene ad esprimermi per cercare di trasmettere al meglio ai nostri fratelli e alle nostre sorelle i Tuoi insegnamenti che portano alla giustizia, alla grazia, alla vera libertà, alla pace e alla carità. Se sto sbagliando a scrivere di Te, senza esserne capace, Ti prego di perdonarmi. Amen.