Da un'accurata sovrapposizione eseguita al computer tra il Volto Santo di Manoppello e il Volto della S. Sindone di Torino segnato dal sangue della Passione, ho scoperto che le due effigi rappresentano la medesima figura. Se nella reliquia abruzzese si contempla l'immagine diapositiva, olografica e trasfigurata del Risorto, in quella piemontese si medita ancora sul sudario sepolcrale di bisso di Manoppello che nella tomba - il terzo giorno dalla morte di Gesù - fu irradiato dalla luce eterna.
Leggi la pagina del Vangelo di oggi
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS
.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)
.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO
La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.
Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA
Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.
Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.
L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA
Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.
Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.
Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio. Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.
Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.
METEO DAL SATELLITE
A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.
A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
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ore con quella legale all'orario UTC.
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CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.
CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO
IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE
Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta reliquie. Mostra tutti i post
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giovedì 13 novembre 2014
Pellegrini americani attratti dall'espressione massima di Amore del Volto di Gesù
https://www.youtube.com/watch?v=ycktwuqFWRY
Video pubblicato il 29/ott/2014
da Steve Ray Pilgrimages
Rome 4 Pope and Manoppello
venerdì 25 luglio 2014
IL Volto Ritrovato: la mostra che ha riscosso enorme successo in Italia e in America
In origine il sudario del Volto Santo di Manoppello era di 2 cubiti x 2 (il cubito reale egiziano veniva usato dagli ebrei all’epoca di Cristo per misurare i teli di finissimo bisso considerati preziosi per le sepolture regali). Se il Volto Santo e la S. Sindone sono le reliquie di Gesù, fu allora Giuseppe d’Arimatea a volere acquistare queste stoffe importanti per dare sepoltura in modo speciale al proprio Maestro, Re dei Giudei.
Ricerca di Antonio Teseo
Nella Relatione Historica sulla venuta del Volto Santo a Manoppello di Donato da Bomba, troviamo scritto che questo sudario di bisso era di 4 palmi x 4 (Partita poi la donna con i quattro scudi, e, disbnigato gli affari in cui era occupato nell’ora del contratto, tutto allegro e festoso l’avventurato Donat’Antonio per sì bella compra, spiegò l’Immagine la quale era nel mezzo di un velo quadrato e tutto trasparente per la rarità della tessitura, dalla grandezza di quattro palmi da ogni lato, trovò che il velo, per essere stato malamente tenuto e conservato, dopo che fu pigliato dalla casa Leonelli, era tutto stracciato, lacerato, e da tignole e tarli mangiato, totalmente corrotto, che quasi era ridotto tutto in polvere; e quelli pochi stracciarelli rimasti pendenti, non aspettando esser toccati, da se stessi cadevano in terra, fuorché la SS. Immagine, la quale sebbene era alquanto denigrata, e molto aggrinzata, era nondimeno nel resto tutta bella, intatta, e senza corruzione alcuna). Continuando con la narrazione leggiamo che fu poi un frate contemporaneo a Donat'Antonio De Fabritiis, Padre Clemente da Castelvecchio, a ritagliare il telo fino a ridurlo alle dimensioni in cui si trova oggi, cioè 17cm x 24 (Onde l’istesso P. Clemente, pigliate le forbici, tagliò via tutti quelli stracciarelli d’intorno, e punificando molto bene la SS. Immagine dalle polveri, tignuole e altre immondizie, la ridusse alla fine come adesso appunto si trova. Il sopraddetto Donat’Antonio, desideroso di godersi quella Ss. Immagine con maggior devozione la fece stendere in un telaio di legno, con cristalli dall’una e dall’altra parte, ornata con certe cornicette e lavori di noce da un nostro Frate Cappuccino chiamato Frate Remigio da Rapino (non fidandosi di altri maestri secolari).
Nel XVII secolo, ossia quando Padre Donato da Bomba compose la sua Relatione Historica, Manoppello faceva parte del Regno di Napoli e pertanto 1 palmo di allora equivaleva a 26, 25 cm: 26, 25 x 4 = 105 cm (larghezza e lunghezza del bisso del Volto Santo). All’epoca di Gesù gli ebrei usavano misurare i teli considerati preziosi di finissimo bisso in cubiti reali egiziani (tradizioni tramandate e attinte dai Testi Sacri, 2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): 1 cubito equivaleva a 52, 5 cm. Se moltiplichiamo 52, 5 x 2, vediamo che il risultato è esattamente 105 cm, il che significa, che il sudario del Volto Santo di Manoppello un tempo era esattamente di 2 cubiti x 2 (misure standar per ricavare il Sudarium Christi).
Nel XVII secolo, ossia quando Padre Donato da Bomba compose la sua Relatione Historica, Manoppello faceva parte del Regno di Napoli e pertanto 1 palmo di allora equivaleva a 26, 25 cm: 26, 25 x 4 = 105 cm (larghezza e lunghezza del bisso del Volto Santo). All’epoca di Gesù gli ebrei usavano misurare i teli considerati preziosi di finissimo bisso in cubiti reali egiziani (tradizioni tramandate e attinte dai Testi Sacri, 2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): 1 cubito equivaleva a 52, 5 cm. Se moltiplichiamo 52, 5 x 2, vediamo che il risultato è esattamente 105 cm, il che significa, che il sudario del Volto Santo di Manoppello un tempo era esattamente di 2 cubiti x 2 (misure standar per ricavare il Sudarium Christi).
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sabato 19 ottobre 2013
Nella Sindone la presenza anche di un'altra reliquia
di Antonio
Teseo
Faceva parte
di uno dei teli denominati da Giovanni “Othonia”
(bende), una fascia della Sindone che dopo la risurrezione di Gesù fu ribattuta alla
stessa.
Con il termine greco al plurale sopra citato l’apostolo intese indicare tutto il corredo
funebre che servì per avvolgere il corpo del Maestro prima che fosse deposto
nella tomba: il sudario (che gli fu posto sul capo); il lenzuolo (che lo
avvolse dorsalmente e frontalmente); una benda (necessaria per tenere legati mani
e piedi).
Fermo immagine prelevato dal video che troverete sotto, su cui ho indicato con le freccette rosse la cucitura della benda in questione larga 1 palmo e ribattuta in lunghezza per tutto il telo sindonico (il palmo era un sottomultiplo del cubito reale egiziano, unità di misura usata dai giudei, al tempo di Gesù, per ricavare da teli fini e quindi preziosi, trattati con il cedro proveniente dal Libano, le cosiddette bende per avvolgere i cadaveri dei re o dei sacerdoti).
Le ricerche che ho svolto mi hanno convinto che sono essenzialmente tre
le prove per poter tranquillamente sentenziare che nella S. Sindone esiste anche
un’altra reliquia.
La prima, è che la tradizione giudaica prevedeva
proprio di ricavare una o più bende, per tenere
legati mani e piedi al defunto, direttamente dal lenzuolo funerario (nel
video, pubblicato sotto, il particolare è dimostrato scientificamente).
La seconda,
è che i giudei, per ottenere le misure del
sudario di finissimo bisso, del lenzuolo e della fascia di fino lino, si dovevano
rifare alle misurazioni standard dettate da Dio ai profeti nella Bibbia (2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): usavano perciò il “cubito reale egiziano” e i suoi sottomultipli tra cui il “palmo”;
come ho già esposto
in una precedente pubblicazione,
il sudario
di Cisto del Volto Santo di Manoppello in origine misurava 2 cubiti x 2, mentre il
lenzuolo di Torino ha le dimensioni di 113 x 441 cm; se alla larghezza di quest’ultimo
vengono tolti 5 mm, dovuti a
una delle due coperture aggiunte ai bordi per evitare alla fibra eventuali sfilacciamenti, ecco
che la sua misura si riduce a 112,5 cm, cioè a 2 cubiti per il lenzuolo (105 cm) e a 1
palmo per la benda (7,5 cm); parlando sempre del lino sindonico, se si tiene
conto in lunghezza che i margini presentano dei tagli non bene allineati (queste osservazioni si deducono
dal fatto che le parti centrali delle due estremità presentano delle rientranze nell’ordine
di millimetri), ecco che possiamo affermare che in origine la dimensione effettiva
della lunghezza della Sindone non fosse proprio di 441 cm, ma di 8 cubiti e 3 palmi (442,5 cm), perché questo telo, probabilmente durante il medioevo, aveva subito da parte di qualcuno dei prelievi le cui strisce vennero quasi sicuramente conservate come campioni di reliquia.
La terza prova,
è che la benda di cui abbiamo parlato fu ricavata per mezzo di un taglio, perché solo in
questo modo poteva essere mantenuta quasi inalterata la sua dimensione di 1 palmo
per tutta la lunghezza della stoffa.
Osservazione
Nel video che vedremo, una studiosa fa adoperare al conduttore del documentario una barra di 2 cubiti siriani per dimostrare le dimensioni standard della Sindone; cubiti siriani, che però non hanno nulla a che vedere (per le diverse misure in centimetri) con quelli "reali egiziani" indicati da Dio a Salomone per fargli costruire il Tempio a Lui dedicato.
mercoledì 28 agosto 2013
Meeting Rimini 2013: intervista all'organizzatrice del padiglione dedicato al Volto Santo di Manoppello
domenica 5 maggio 2013
Le pupille del Volto Santo di Manoppello non sono completamente allargate
Attenzione a dire che le pupille del Volto Santo sono completamente aperte, perché questo non è vero!
Il messaggio errato che in questo modo si dà di questi occhi, fa mettere in dubbio che l' Effigie del Cristo - il cui sguardo vivo è invece rivolto verso una fonte di luce che è quella celeste proveniente dal Padre - non contenga il segno della Trasfigurazione.
Nel Volto Santo di Manoppello le pupille sono ristrette ma presentano un'anisocoria; ciò significa che una è un pò più allargata dell'altra, poiché il Signore, durante la Sua Passione, aveva ricevuto un forte trauma cranico.
Nel Volto Santo di Manoppello le pupille sono ristrette ma presentano un'anisocoria; ciò significa che una è un pò più allargata dell'altra, poiché il Signore, durante la Sua Passione, aveva ricevuto un forte trauma cranico.
Occhio sinistro ingrandito del Volto Santo di Manoppello fotografato con uno schermo scuro retrostante: pupilla stretta rivolta verso una fonte luminosa che è la Luce Celeste della Trasfigurazione del Padre. Per chi ha l'occhio allenato, a destra vediamo nella cornea i raggi dei capillari e sotto alcune ecchimosi. Cliccare sull'immagine per vederla ingrandita.
Stesso occhio fotografato in trasparenza, cioè con una fonte luminosa derivante da dietro in modo obbliquo: da questa immagine possiamo osservare i nodini del bisso sparsi qua e là ma non i pigmenti di un'eventuale pittura, poiché ogni foro, determinato dall'ordito e la trama - e che è equivalente in misura a due o tre capelli accostati assieme - non è coperto per l'appunto da pigmenti mischiati a sostanza di apporto (collagene).
Osservazione dello stesso occhio visto con due illuminazioni differenti. Cliccare sopra le immagini per vederle ingrandite.
Articolo preso dal blog "Tu e il Paradido" dove si cita una breve spiegazione della reliquia di Manoppello, fornita dai Padri Cappuccini ai pellegrini, in cui è specificato che le pupille del Santo Volto sarebbero completamte allargate.
http://blog.libero.it/TueilParadiso/12054552.html
« Se ciai la forza de veni... | "Tutti dormono e a Dio,... » |
Caso unico al mondo: l'immagine è visibile da entrambe le parti in modo identico.
Post n°154 pubblicato il 22 Aprile 2013 da osservandoilparadiso
Questa reliquia di origine ignota giunse a Manoppello nel 1506, portata da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo aver consegnato il Velo al fisico Giacomo Antonio Leonelli. È tuttora conservata nel paese abruzzese, nell'omonimo Santuario. Il Volto Santo? E' l'immagine di un volto maschile con capelli lunghi, la barba divisa a bande e sopra la fronte, nel mezzo, si trova un ciuffo di capelli, corti e mossi a mo' di vortice. Le guance sono disuguali: una più arrotondata dell'altra, si mostra rigonfia. Gli occhi guardano intensamenteda una parte e verso l'alto, mostrando il bianco sotto l'iride; mentre, le pupille sono completamente aperte ma in modo irregolare. Le misure del panno sono 17x24 cm. Il velo è tenue, i fili orizzontali del tessuto sono ondeggianti e di semplice struttura, l'ordito e la trama si intrecciano nella forma di una normale tessitura. Caso unico al mondo in cui l'immagine è visibile identicamente da ambedue le parti.
Le tonalità del colore sono sul marrone, le labbra sono di colore leggermente rosse, sembrano annullare ogni aspetto materiale.
Non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore.
Colori naturali nel Volto Santo
(P. Carmine Cucinelli a colloquio con H. Pfeiffer) ecco alcune domande:
Perché non può essere una pittura?
il Volto Santo non può essere per niente una pittura. Per diverse ragioni. Se uno dipinge con la massima perfezione le due parti di un telo, non risulta mai la totale trasparenza come nel Volto Santo di Manoppello. Poi si deve considerare che la Sindone si può vedere solo ad una distanza di almeno un metro e cinquanta. Perciò non si può mai copiare tutti i dettagli così che corrispondano elemento per elemento. Difatti nessun copista ha potuto fare fino ad oggi una perfetta copia della Sindone con mezzi puramente artistici. Poi il presunto pittore dovrebbe girare il tessuto e dipingere dall’altra parte con altrettanta perfezione. Si vede chiaramente che questo procedere non fu possibile per nessun artista, quantomeno per uno del I o II decennio del Cinquecento. Per ultimo, se uno si mette a guardare il Volto e si muove a destra e a sinistra, ad un certo momento vede le labbra rosa e poi sparisce questo rossore e le labbra diventano brune. Se uno illumina diagonalmente dal di dietro, si vede solo un chiaro bruno in diverse tonalità, sparisce il rosa del tutto. Se uno illumina dal davanti, viene fuori un bruno più intenso ed anche il rosso delle piaghe della corona di spine alle tempia. Se si toglie del tutto questa illuminazione artificiale, i colori spariscono e viene fuori nella figura un leggero grigio. Quando si possono osservare meglio tutti questi cambiamenti, è durante la solenne processione di maggio, con la luce del giorno all’aria aperta.
Come si spiegano questi colori che cambiano. Se sono colori, come all’occhio appare, di che natura sono?
Tale oscillazione di colori si riscontra solo nella natura stessa.
Può fare qualche esempio di colorazione naturale che cambia?
Si. Nei pesci del Mar Caraibico o nelle ali di farfalle in zone tropicali che oscillano, secondo l’angolatura, tra l’azzurro e il grigio. In realtà nella natura non esistono colori, ma qualsiasi oggetto colpito dalla luce bianca, assorbe una parte della luce e riflette il colore complementare, per esempio assorbe il verde e riflette il rosso. Il fenomeno dell’oscillazione è dato così che la superficie dell’oggetto ha diverse angolature e secondo queste angolature, riflette a volte uno e a volte un altro colore. Quindi i fili del tessuto del Volto Santo devono essere cambiati o in superficie o dentro per permettere lo stesso fenomeno. Nessun artista con alcuna tecnica, conosciuta e non conosciuta, può cambiare un tessuto in questa maniera da permettere il fenomeno. in altre parole: si deve distinguere il tessuto dall’immagine. Il tessuto finissimo è opera umana, l’immagine che si vede in esso non lo è. Questa immagine si comporta come un fenomeno che si riscontra nella natura. Questa combinazione inseparabile tra opera umana (tessuto) e fenomeno naturale (immagine), possiamo solo chiamare con la parola “miracolo”; un miracolo che perdura finché il tessuto non si corrompe. C’è ancora un’altra ragione che esclude qualsiasi pittura. Un tessuto così fine, dichiarato come bisso marino da Chiara Vigo, l’unica tessitrice conosciuta di questo materiale, si riscontra solo nell’antichità. Ma un bisso marino si può “tingere”, per esempio metterlo a bagno di porpora, ma non vi si può “dipingere” sopra. Il sale rimanente tra i fili farà presto o tardi staccare dai fili qualsiasi colore.
Gerusalemme - Manoppello
Si è indotti a pensare che il Volto Santo e la Sacra Sindone abbiamo lo stesso periodo, proprio perchè le due immagini sono perfettamente sovrapponibili.
Si è giunti alla conclusione, attraverso studi e analisi, che la Sacra Sindone è l'immagine del corpo di un uomo crocifisso e morto secondo il racconto dei Vangeli, quindi anche il Volto Santo di Manoppello si è formato nella tomba di Gesù a Gerusalemme quando esso fu posto con tutta probabilità in fretta sopra la Sindone. Sul sottilissimo sudario con la finissima immagine, conservata oggi nel Santuario presso Manoppello, ritrovato nella tomba ormai vuota nella mattina di Pasqua, possiamo fare due ipotesi:
Se si segue la seconda ipotesi, allora, come scrive Giorgio Cedreno, nel 574 un’icona “acheiropoietos” viene trasportata da Camulia in Cappadocia a Costantinopoli. È un oggetto talmente simile che potrebbe trattarsi molto probabilmente dello stesso Velo che si conserva oggi nel Santuario abruzzese.
Rimase a Costantinopoli fino al 705, quando l’immagine di Camulia sparì dalla capitale dell’Impero. L’immagine di Camulia è il primo oggetto che viene definita "acheiropoietos”, cioè non fatta da mani umane.
In una poesia di lode del poeta Teofilatto Simocatta, scritta per la vittoria delle truppe bizantine nella battaglia presso il fiume Arzamon (586), ottenuta per la presenza dell’immagine, la descrive come “non dipinta, non tessuta, ma prodotta con arte divina”. Giorgio Piside lo chiama “prototipo scritto da Dio”. Ancora dopo la sparizione dell’immagine, Teofane (758-818) afferma che nessuna mano avrebbe disegnato quest’immagine, ma “la Parola creativa e formante tutte le cose ha prodotta la forma” di questa figura divino-umana. Tutte queste descrizioni dei poeti e storiografi bizantini si possono giustificare solo per la presenza di un unico oggetto: il Volto Santo di Manoppello.
Anch’esso, come prima impressione, sembra essere una pittura, ma quando si esamina meglio, si scarta subito questa ipotesi. Allora essa potrebbe essere stata prodotta con la tecnica della tessitura, ma anche questa tesi non regge. Così si comprende la descrizione “non dipinta, non tessuta” dei poeti bizantini. Per una immagine come quella di Manoppello, che è totalmente trasparente e sparisce quasi del tutto quando viene posta contro il cielo, si deve escludere qualsiasi tecnica conosciuta per la produzione di un’opera artistica. La gente a Costantinopoli raccontava che il Patriarca Germano avrebbe affidato l’immagine di Cristo alle onde del mare agli inizi dell’iconoclastia ed essa sarebbe giunta a Roma nel tempo del Papa Gregorio II.
A Roma si parla di una “Acheropsita” che il Papa Stefano II avrebbe portato in processione quando il re longobardo Aistulfo assedia la città nel 753. Questa “Acheropsita” è il Volto Santo della Cappella Sancta Sanctorum del Palazzo lateranense dei Papi. È una icona sul cui volto si trovava incollata una tela dipinta con il volto di Cristo.
Si pensa che il primo velo incollato fu proprio il Volto Santo di Manoppello. Non si poteva escogitare un miglior nascondiglio per un’immagine su un velo che sovrapporla ad un’icona. Così l’imperatore bizantino non avrebbe potuto mai scoprire il furto della sua “acheiropoietos” ed essa poteva sempre essere venerata nella liturgia pontificia. Quando gli imperatori bizantini persero pian piano il loro potere e il loro influsso sull’Italia, il Velo poté essere staccato di nuovo dalla sua icona, essere sostituito da un velo dipinto e trasportato nella cappella in San Pietro che il Papa Giovanni VII aveva fatto erigere poco dopo che l’immagine di Camulia sparì da Costantinopoli. Il primo Papa che non dovette più temere il potere dell’imperatore bizantino fu Innocenzo III.
Egli promosse per la prima volta il culto e la venerazione del velo con l’immagine di Cristo, e questa volta il Velo fu chiamato “Veronica”, la vera icona di Cristo. Il titolo “Volto Santo” rimase all’icona lateranense.
Questa è la storia più probabile del Volto Santo di Manoppello secondo le conoscenze dei documenti e delle immagini acheropite. Rimane una questione aperta: come e quando i panni funebri, la Sindone e il velo di Manoppello, furono divisi.
Come Mandilion di Edessa, la Sindone ha avuto il suo proprio percorso con il trasporto a Costantinopoli nel 944, il suo temporaneo smarrimento sin dalla crociata latina del 1204, e il suo riemergere dal buio dei tempi a Lirey, nella metà del Trecento.
Il Volto Santo ha fatto il suo viaggio da Gerusalemme a Efeso, da Efeso a Camulia in Cappadocia, da Camulia a Costantinopoli, da Costantinopoli alla Cappella Sancta Sanctorum del palazzo lateranense, da qui alla Cappella della Veronica in San Pietro in Vaticano, infine al Santuario di Manoppello. Durante questi viaggi lo stesso oggetto, sembrerebbe aver cambiato nome diverse volte: da immagine “acheiropoietos” di Camulia, a “prototypos”, a “acheropsita” e “Volto Santo” della Cappella Sancta Sanctorum, a “Veronica” e finalmente di nuovo a “Volto Santo” in Manoppello. Questo percorso è una fondata ipotesi; l’identità del Volto Santo di Manoppello con la Veronica romana, però, è certezza.
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martedì 11 settembre 2012
Sindone: il vero volto di Cristo
Studio realizzato in grafica da Antonio Teseo
Carissimi,
http://www.youtube.com/watch?v=R_J6HXQ8Rjw&feature=youtu.be
Carissimi,
Per chi ancora non possiede gli occhialini colorati "Rosso/Ciano" consiglio al più presto di andarseli a comprare o farseli prestare, perché con il loro ausilio vedrete in questo video, che ho realizzato per voi, qualcosa di veramente incredibile: il Volto di Cristo in 3D della Passione ricavato dalla sovrapposizione "Sindone di Torino - Volto Santo di Manoppello". Grazie e a risentirci.
Buona visione.
NB: Attenzione a non usare per molto tempo gli occhialini con i vetrini colorati di cui ho fatto riferimento sopra, perché si possono verificare dei momentanei piccoli disturbi alla vista. Il sottoscritto declina ogni responsabilità per chi non osserva detta precauzione.
http://www.youtube.com/watch?v=R_J6HXQ8Rjw&feature=youtu.be
lunedì 18 giugno 2012
Critica su una ricostruzuine 3D del volto sindonico
Commenti di Antonio Teseo in:
http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=Rlyfd8jruYE&feature=endscreen
Da ricercatore che studia la S. Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello da più di venti anni vorrei che fosse chiaro questo concetto:
"Il più grande errore che commette qualsiasi studioso che si avvicina alla S. Sindone è quello di credere che l'immagine impressa su questo lino sia un negativo fotografico". La verità scientifica ci dice invece che la figura è indefinita, ed è caratterizzata dal rapporto tra una più o meno intensità di luce e una più o meno densità di sangue.
(2a fig. a destra) immagine spettroscopica ottenuta dalla sovrapposizione del Volto Santo alla S. Sindone da cui si può osservare la variazione dell'intensità dei raggi della Luce Celeste che aveva illuminato il S. S. Sudario di Cristo. Cliccare sulle figure per vederle ingrandite.
(1a fig. della seconda coppia d'immagini) qui vediamo la variazione della densità di sangue che si era impressa sul lino sindonico prima ancora che il liquido ematico subisse delle trasformazioni chimiche di cui accennerò appena sotto.
Il sangue impresso, che assieme ad un riflesso di luce ha formato l'immagine (il riflesso è osservabile in un chiarore di fondo), ha subito dei processi chimici di ossidazione e disidratazione. Il suo fissaggio nel lino è avvenuto per proiezione perché il lenzuolo tombale ha ricevuto delle scariche elettriche per mezzo di emissione di raggi nell'ultravioletto. La causa di questa irradiazione è stata la smaterializzazione del corpo di Cristo in Luce Eterna (Lc. 17, 24-25).
(2a fig. a destra) immagine spettroscopica ottenuta dalla sovrapposizione del Volto Santo alla S. Sindone da cui si può osservare la variazione dell'intensità dei raggi della Luce Celeste che aveva illuminato il S. S. Sudario di Cristo. Cliccare sulle figure per vederle ingrandite.
(1a fig. della seconda coppia d'immagini) qui vediamo la variazione della densità di sangue che si era impressa sul lino sindonico prima ancora che il liquido ematico subisse delle trasformazioni chimiche di cui accennerò appena sotto.
Il sangue impresso, che assieme ad un riflesso di luce ha formato l'immagine (il riflesso è osservabile in un chiarore di fondo), ha subito dei processi chimici di ossidazione e disidratazione. Il suo fissaggio nel lino è avvenuto per proiezione perché il lenzuolo tombale ha ricevuto delle scariche elettriche per mezzo di emissione di raggi nell'ultravioletto. La causa di questa irradiazione è stata la smaterializzazione del corpo di Cristo in Luce Eterna (Lc. 17, 24-25).
Ciò che noi osserviamo del Volto della S. Sindone non è altro che l'immagine del sudario, il quale, nel sepolcro, servì per coprire il viso di Gesù dopo la morte (vedi sotto le sue pieghe con i punti d'incrocio facilmente rintracciabili). Il drappo di bisso, nel giorno della Santa Pasqua del Signore, venne illuminato dalla Luce Eterna e fu proprio nella Luce che apparve il Volto Santo di Manoppello.
Dalla sovrapposizione della prima figura alla terza, ottenuta mediante un rafforzamento di contrasto al computer, si può osservare un Volto incredibilmente sfigurato dal sangue della Passione e anche dei segni ematici che hanno macchiato i bordi di alcune pieghe, le quali, come ho già detto, non sono del lenzuolo tombale della sindone, bensì del sudario sepolcrale di Manoppello (vedi la fig.2 della sovrapposizione comparata con la fig.3: punti d'incrocio tra pieghe nel sudario di Manoppello).
Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite così da verificare attentamente il risultato della mia ricerca.
Gli ologrammi del Volto Santo di Manoppello e della S. Sindone di Torino
Sotto, la luce del Padre che ha illuminato il Volto del Figlio risorto
Quando Gesù fu deposto nella tomba, la porta chiusa del sepolcro si trovava posizionata ad Est.
Nel simbolismo ebraico, il sorgere del sole a Levante - e quindi a destra rispetto alla direzione di Est-Nord-Est in cui era orientata la fronte di Gesù - significava risurrezione dai morti, proiettarsi cioè in preghiera con l'anima verso la sede dove si trovava il Padre nei cieli. Un giorno sarebbe stato proprio il Padre ad aprire i sepolcri, illuminare le tenebre della morte e quindi risuscitare i giusti facendoli uscire dalle tombe.
Ora, nel terzo giorno dalla morte di Gesù, un forte terremoto ribaltò la grossa pietra servita per chiudere il sepolcro e dalla porticina della stanza buia, che si trovava un po' più in alto del pian terreno dove era disteso il corpo del Signore, entrò la luce del Padre dal lato in cui i santi occhi del Sacro Volto, nell'attimo della risurrezione, guardavano.
Sepolcro scavato nella roccia risalente all'epoca di Gesù.
Esistono decine di testi apocrifi che ci parlano dei teli sepolcrali rinvenuti nel sepolcro di Gesù, ma solo a partire dal VI secolo. Questo perché il famoso Sacro Mandylion, che era un involto contenente un lenzuolo tombale ripiegato con sopra un sudario sepolcrale, fu rinvenuto ad Edessa proprio in questo secolo; quindi non a caso si è cercato di identificare il sudario del Sacro Mandylion con il velo un tempo tenuto stretto dalla Madonna dopo la morte di Gesù: Maria lo metteva esposto sempre verso Est, appunto per pregare il Figlio attraverso il Padre.
Ecco il passo preso dal testo tramandato in versione georgiana del Transitus (trapasso della Madonna dalla terra al cielo):
“Dopo l’Ascensione di suo Figlio la Vergine Immacolata conservava l’immagine che aveva ricevuto dalle mani di Dio, formatasi sul Sudario; la teneva sempre con sé per poter venerare il volto meraviglioso di suo Figlio. Ogni volta che desiderava pregare suo Figlio poneva l’immagine verso est e pregava guardando l’immagine del volto e tenendo le mani aperte. Quando il lavoro dell’intera vita di Maria fu completato, ella fu trasferita dagli apostoli su una barella in una caverna dove fu posta di fronte all’immagine di suo Figlio”.
In ogni fotografia scattata bene, se si procede col computer a farci passare un filtraggio che si trova in qualsiasi buon programma di grafica e che si chiama "equalizzazione", si può ottenere un'esaltazione della luce proiettata su un soggetto dalla quale è possibile comprendere anche la direzione della fonte luminosa; nella fattispecie vedi il risultato per il S.S. Volto del Signore della fig.2.
Nella metà del X secolo, un medico di nome Smera trovò un antico testo siriaco, risalente al VI-VII secolo, che descriveva le vicende dell’Acheiropoiétos. Egli lo tradusse in latino.
Il testo raccontava che sul "linteum" presentato Al re Abgar di Edessa da Giuda Taddeo "faciei figuram sed totius corporis figuram cernere poteris": non solo vi era il Viso, ma era visibile anche tutta la figura del corpo. Il Telo era rimasto incorrotto nonostante la sua antichità durante il lungo periodo nel quale era stato nascosto all’interno di una nicchia. Dopo che fu rinvenuto ad Edessa, il Sacro Mandylion veniva conservato in un reliquiario adornato da una cornice e non poteva essere visto dalle folle se non in occasioni particolari. Una di queste occasioni era il giorno di Pasqua.
Il S. Mandylion nell'iconografia bizantina
Come si può osservare da quest'antichissima rappresentazione bizantina, ritroviamo tutto ciò che fu riportato anche dal medico Smera. Il volto diapositivo del Volto Santo di Manoppello un tempo veniva mostrato al popolo di Edessa, nel giorno di Pasqua, in un reliquiario adornato con una cornice e con dietro un telo lungo, spiegato, che rimanda alla S. Sindone di Torino.
A sinistra, l'immagine latente e monocromatica della S. Sindone caratterizzata dai riflessi di luce che si erano prodotti sul sudario di Manoppello e dal liquido ematico disidratato, ossidato e trasformato in un tono giallo paglierino che ci rimanda ai caratteri somatici di Gesù Cristo macchiati dal Sangue della Passione. Per ottenere lo sviluppo a colori dell'impronta sempre in positivo del Volto della S. Sindone, ci viene allora in aiuto il Volto Santo di Manoppello, vedi la sua sovrapposizione al volto sindonico della figura 2.
Testimonianza iconica di quando il sudario del Sacro Mandylion (Volto Santo di Manoppello) nel Medioevo si trovava a Roma con il nome di Veronica
Qui sotto vediamo un'antica medaglietta ricordo del XV secolo che veniva venduta ai romei arrivati a Roma per il Giubileo. A quel tempo era viva la leggenda che fosse stata Santa Veronica ad aver fatto arrivare la reliquia nell'Urbe, e che, per riconoscenza verso la donna anche al sudario era stato attribuito il suo stesso nome; ma da come apprendiamo dal cronista Gervasio di Tilbury, vissuto due secoli prima che fosse proclamato il primo Giubileo, il nome Veronica, per il sudario, derivava da una trasposizione linguistica formata da due parole: una in latino "Vera = Vera, e un'altra in greco "Eycon" = Icona, e che assieme volevano dire "Vera Icona di Cristo". Icona, all'epoca era il termine più appropriato per definire questo reperto sacro, visto che nessuno poteva avere ancora la più pallida idea di comprendere che l'immagine impressa nel bisso fosse invece un ologramma.
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domenica 29 aprile 2012
Volto della Sindone: impressione olografica del sudario del Volto Santo di Manoppello
di Antonio Teseo
Queste figure da me elaborate al computer dimostrano in che modo si è impressa l' immagine del sudario del Volto Santo di Manoppello sul lino della S. Sindone di Torino.
Gli effetti dei riflessi filtrati di luce che si sarebbero visti in trasparenza dal finissimo bisso di Manoppello nella tomba, durante l'evento della risurrezione di Gesù, furono proiettati e impressi sulla S. Sindone di Torino dalla Luce Celeste assieme all'aspetto del Santo Volto, il quale, anch'esso si distingueva per via dell'eccezionale trasparenza dell'esile lino. Quindi il Volto della S. Sindone non è altro che la figura miracolosamente comparsa sul sudario di Manoppello, contraddistinto da pieghe, non messa bene a fuoco per effetto di poco contrasto e saturazione: è come se ci trovassimo davanti una foto sbiadita e latente, il cui vero sviluppo dipende per l'appunto dalla sovrapposizione all'immagine della reliquia abruzzese.
Immagine latente del Santo Volto nella S. Sindone
Le freccette bianche indicano i riflessi di luce "visibili in chiaro nella figura di sinistra" che si sarebbero prodotti in trasparenza sul sudario del Volto Santo di Manoppello durante l'irraggiamento della luce del Volto di Cristo risorto.

Essendo quest'immagine monocromatica, cioè formata dal sangue della Passione di Gesù Cristo che però ha subito dei processi chimici di disidratazione e ossidazione causati molto probabilmente dalla luce ultravioletta irradiata da un lampo (Lc. 17, 24), tutto ciò che vediamo a colori nel Volto Santo di Manoppello noi allora lo ritroviamo in un solo colore "giallo paglierino" sulla S. Sindone (per comprendere meglio la spiegazione rivedere e comparare le prime due immagini pubblicate sopra in questo post).
Quando ci troviamo una foto digitale sbiadita perché scattata male, per vederla discretamente bene dobbiamo appannarla, oscurarla ed elevarne la saturazione al computer con un programma di grafica. Se, dunque, applichiamo questo procedimento alla seconda immagine di sopra, ecco che il risultato fa evidenziare anche una tridimensionalità (vedi sotto). Questa tridimensionalità, che riguarda sia le pieghe del sudario - esaltate esternamente dall'illuminazione direzionale proveniente dalla Luce del Padre "Gv. 16, 14; Glorificazione del Crocifisso, Is. 52, 13-15" - sia il Volto del Cristo, ci testimonia allora che il velo di Manoppello un tempo si trovava a coprire la parte alta del corpo cadaverico di Gesù, e cioè il Suo capo, così come ci ha descritto l'apostolo Giovanni nel suo vangelo.
L'incredibile trasparenza del finissimo bisso di Manoppello visibile contro luce ci ha rivelato, quindi, attraverso la propria figura apparsa sulla S. Sindone durante l'evento della risurrezione del Figlio di Dio "Luce del Mondo, Gv. 8, 12; Gv. 1, 4-14", che l'intensità dell'immagine risulta essere proporzionata alla variabilità della distanza dei caratteri del Volto al sudario.
mercoledì 11 aprile 2012
Il Volto Santo spiegato in "A SUA IMMAGINE" RAI 1
Puntata speciale di "A SUA IMMAGINE" trasmessa da RAI 1 nel giorno di Venerdì Santo, 6 aprile 2012. Nel programma si è cercato di ripercorrere, con gli interventi in studio di illustri ospiti, gli ultimi istanti che hanno preceduto la morte di Gesù. Ed è per questo, allora, che si è parlato anche del Volto Santo di Manoppello, immagine eloquente della Passione del Salvatore. In un servizio registrato mandato in onda durante la trasmissione, il dottor Antonio Bini ha spiegato molto bene alcune delle tante peculiarità contenute nella reliquia abruzzese.
Dopo aver cliccato sul link riportato sotto, per vedere al meglio questo video si consiglia di posizionare la freccia del mouse in alto sul bordo del prospetto del blog.
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1c242541-19e1-4d3a-bc89-e800a2b34406.html
Dopo aver cliccato sul link riportato sotto, per vedere al meglio questo video si consiglia di posizionare la freccia del mouse in alto sul bordo del prospetto del blog.
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1c242541-19e1-4d3a-bc89-e800a2b34406.html
martedì 10 aprile 2012
Documentario sul Volto Santo di Manoppello
In You Tube è stato caricato uno stupendo documentario "datato 1956" sul Volto Santo di Manoppello. A nome di tutti i devoti del Sacro Volto, voglio ringraziare sentitamente chi ha voluto farci dono di questo prezioso cimelio.
Per accedere al video cliccare sul link riportato qui sotto
http://youtu.be/_g9uO_Jqq08
Per accedere al video cliccare sul link riportato qui sotto
http://youtu.be/_g9uO_Jqq08
venerdì 6 aprile 2012
6/4/2012: Il Volto Santo di Manoppello su Rai 1
Oggi, giorno 6 aprile 2012, la trasmissione di Rai 1 A Sua Immagine, a partire dalle ore 14, 10, dedicherà uno speciale al Venerdì Santo, ripercorrendo gli istanti che hanno preceduto la morte di Gesù.
Nel programma si parlerà anche del Volto Santo di Manoppello; o meglio, parleranno soprattutto le Sue immagini.
http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2012/04/05/news/il-volto-santo-su-rai-uno-5753696
mercoledì 7 marzo 2012
venerdì 2 marzo 2012
LO SGUARDO VERSO LA LUCE DEL PADRE
Il cristiano che non conosce il sudario del Volto Santo di Manoppello, crede che l'immagine della Sacra Sindone rappresenti solo l'Icona di Gesù morto. Ecco invece la dimostrazione di come Gesù abbia voluto trasmettere tutto l'amore del Padre per l'uomo - proprio attraverso il sudario - con il segno della Sua Risurrezione.
Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite
Se si sovrappone all'immagine della S. Sindone (fig. 1) quella del Volto Santo di Manoppello filtrata al 30 % con i chiari d'immagine esaltati (fig. 2), ecco che s'incomincia a scorgere la struttura ossea nel volto riguardante la tempia, lo zigomo e la guancia. La terza figura serve per una comparazione appunto per capire che il volto della S. Sindone e quello di Manoppello sono la stessa cosa. Sotto le prime tre immagini ci sono i rispettivi negativi. Dopo le prime sei elaborazioni, troviamo la sovrapposizione dell' immagine sindonica - così come la si vede nella realtà - al Volto Santo, con un filtraggio al 50%. Le ultime due foto riguardano l'ologramma del Volto Santo formato dalla luce divina (elaborazioni realizzate al computer da Antonio Teseo).
Gli esercizi spirituali di questa Quaresima, allora, devono sì farci meditare sulla Passione del Signore, ma devono anche condurci nella Santa Pasqua alla contemplazione di questo Volto Santo, che è Via, Verità e Vita.
Col 1,15: Egli è l'immagine del Dio
invisibile, Primogenito di tutta la creazione;
Gv. 6, 40: Questa è infatti la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna e io lo risusciti nell'ultimo giorno.
Gv. 6, 40: Questa è infatti la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna e io lo risusciti nell'ultimo giorno.
Preghiera
al volto Santo di Gesù
Volto santo del mio dolce Gesù,
espressione viva ed eterna dell’amore e del martirio divino, sofferto per
l’umana Redenzione, Ti adoro e ti amo. Ti consacro oggi e sempre tutto il mio
essere. Ti offro per le mani purissime della Regina Immacolata le preghiere, le
azioni, le sofferenze di questo giorno, per espiare e riparare i peccati delle
povere creature. Fa di me un tuo vero apostolo, che il Tuo sguardo soave mi sia
sempre presente; e si illumini di misericordia nell’ora della mia morte. Così
sia.
lunedì 13 febbraio 2012
lunedì 30 gennaio 2012
Perché mi sono convinto che il Volto Santo di Manoppello e la S. Sindone di Torino sono le vere reliquie del Signore
Post in costruzione.
Gli aggiornamenti in questa pagina sono apportati con dei copia e incolla di alcuni articoli pubblicati in questo blog. L'autore è consapevole che il contenuto della relazione di studio può presentare alcune ripetizioni, le quali, però, forniscono sempre qualche nozione in più rispetto ad un'argomentazione già letta sopra. Per l'autore, il lettore deve essere sempre attento ed attivo - e mai passivo - nell'aggiornarsi, perché allo stesso tempo può anche ripassare alcune spiegazioni che magari ha già dimenticato.
Gli aggiornamenti in questa pagina sono apportati con dei copia e incolla di alcuni articoli pubblicati in questo blog. L'autore è consapevole che il contenuto della relazione di studio può presentare alcune ripetizioni, le quali, però, forniscono sempre qualche nozione in più rispetto ad un'argomentazione già letta sopra. Per l'autore, il lettore deve essere sempre attento ed attivo - e mai passivo - nell'aggiornarsi, perché allo stesso tempo può anche ripassare alcune spiegazioni che magari ha già dimenticato.
di Antonio Teseo
Nella mia ignoranza, quando seppi che Dante e Petrarca avevano narrato in alcune delle loro opere dell'esistenza di una reliquia sulla quale era impressa la vera sembianza del Signore - nel medioevo il reperto sacro si trovava a Roma e si chiamava Veronica - mi venne subito da pensare che per questa loro convinzione i due sommi poeti se ne fossero a dir poco usciti fuori di testa. Poi, però, alcuni giorni dopo, mi posi questa domanda: "E se invece era il Volto Santo la reliquia di cui avevano parlato?".
Dovete sapere, che noi cittadini di Manoppello non abbiamo una devozione per così dire semplicistica per questa Sacra Immagine. La nostra è una certezza di fede che la figura sia "il Risorto che ci appare nella Sua Luce". Proviamo la sensazione che il Santo Volto ci si materializzi dietro il bisso e che poi lo guardiamo in trasparenza. Quando lo contempliamo in preghiera, ci sentiamo come se il Signore con la sua espressione di Mitezza, di Grazia e di Misericordia ci parlasse nel cuore e nell'anima. Insomma, per il manoppellese il Volto Santo è un amico intimo con cui ci si confida, sia nei momenti felici, per ringraziarlo, sia nei momenti di difficoltà, per chiedergli aiuto. Il nostro spirito in questo caso si apre a Lui e riceve lo Spirito Santo che ci dà la forza per la fede e ci guida. Le nostre preghiere si concludono sempre ringraziando Dio con lodi e gloria, dopodiché ci sentiamo tutti rigenerati, risorti.
A Roma, i canonici di San Pietro espongono una volta l'anno in questa basilica un'immagine chiamata ancora Veronica. Sappiamo per certo che essa risulta essere ossidata dal tempo (caratteristica questa di una raffigurazione pittorica deterioratasi) e che non ha la proprietà di rendere visibile la sembianza di un volto, tantomeno quella di Gesù, e di conseguenza di non essere "l'Acheropita" ovverosia il prototipo per l'arte delle icone raffiguranti il Cristo realizzato dall'arte divina, o meglio, dalla Sapienza del Signore. A proposito di questa chiamiamola così icona, che vediamo sotto, c'è da dire che è definita da una copertura laminata in oro (peculiarità che ritroviamo nelle icone bizantine) lavorata per fare apparire i capelli e la barba a punta ad una raffigurazione stilizzata che forse un tempo era di Gesù. Da ciò, allora, possiamo desumere, che questa probabile figura fosse una delle tante acheropite sparse per il mondo, in quanto in un'epoca lontana (esattamente dopo la metà del tardo medioevo) essa evidentemente fu attinta dal Volto dei volti: per un canone voluto dalla Chiesa, sarebbe stata santificata e pertanto dell'archetipo ne avrebbe assunta la stessa sostanza (Concilio Niceno DS 601 Sessione VII del 13 ottobre 787) .
Dovete sapere, che noi cittadini di Manoppello non abbiamo una devozione per così dire semplicistica per questa Sacra Immagine. La nostra è una certezza di fede che la figura sia "il Risorto che ci appare nella Sua Luce". Proviamo la sensazione che il Santo Volto ci si materializzi dietro il bisso e che poi lo guardiamo in trasparenza. Quando lo contempliamo in preghiera, ci sentiamo come se il Signore con la sua espressione di Mitezza, di Grazia e di Misericordia ci parlasse nel cuore e nell'anima. Insomma, per il manoppellese il Volto Santo è un amico intimo con cui ci si confida, sia nei momenti felici, per ringraziarlo, sia nei momenti di difficoltà, per chiedergli aiuto. Il nostro spirito in questo caso si apre a Lui e riceve lo Spirito Santo che ci dà la forza per la fede e ci guida. Le nostre preghiere si concludono sempre ringraziando Dio con lodi e gloria, dopodiché ci sentiamo tutti rigenerati, risorti.
A Roma, i canonici di San Pietro espongono una volta l'anno in questa basilica un'immagine chiamata ancora Veronica. Sappiamo per certo che essa risulta essere ossidata dal tempo (caratteristica questa di una raffigurazione pittorica deterioratasi) e che non ha la proprietà di rendere visibile la sembianza di un volto, tantomeno quella di Gesù, e di conseguenza di non essere "l'Acheropita" ovverosia il prototipo per l'arte delle icone raffiguranti il Cristo realizzato dall'arte divina, o meglio, dalla Sapienza del Signore. A proposito di questa chiamiamola così icona, che vediamo sotto, c'è da dire che è definita da una copertura laminata in oro (peculiarità che ritroviamo nelle icone bizantine) lavorata per fare apparire i capelli e la barba a punta ad una raffigurazione stilizzata che forse un tempo era di Gesù. Da ciò, allora, possiamo desumere, che questa probabile figura fosse una delle tante acheropite sparse per il mondo, in quanto in un'epoca lontana (esattamente dopo la metà del tardo medioevo) essa evidentemente fu attinta dal Volto dei volti: per un canone voluto dalla Chiesa, sarebbe stata santificata e pertanto dell'archetipo ne avrebbe assunta la stessa sostanza (Concilio Niceno DS 601 Sessione VII del 13 ottobre 787) .
Se ci rifacciamo a ciò che invece sapevano Dante e Petrarca della reliquia più importante della cristianità, cioè che la figura ivi impressa era arrivata a Roma intatta dal medioriente, e che all'epoca era denominata anche Mandylion perché si trattava del celeberrimo fazzoletto che un tempo da Gerusalemme era arrivato a Edessa portato dall'apostolo Taddeo, dobbiamo allora per forza di cose spostare la nostra attenzione non più a questa immagine, ma al Volto Santo di Manoppello. A differenza della figura venerata a Roma, sono almeno più di cinquecento anni che l'Effigie abruzzese è rimasta indelebile agli agenti atmosferici. Quindi per me e tanti altri studiosi, è certo che la vera Veronica sia la reliquia di Manoppello e che ad un certo periodo della storia essa era scomparsa da Roma. Il papa, custode dell'inestimabile reperto sacro, fece passare sotto silenzio la sparizione. Se ci atteniamo alle fonti orali degli anziani vissuti a Manoppello tra il XVI e XVII secolo, riprese dal cappuccino P. Donato da Bomba per comporre la sua "Relatione Istorica" (nel libro è menzionato che il Volto Santo sarebbe arrivato nel paese abruzzese nel 1506) il papa indiziato a non aver rivelato la sparizione della Veronica, sarebbe stato Giulio II.
Queste sono dunque le prime motivazioni che mi hanno convinto della vera natura acheropita del Volto Santo di Manoppello:
1) La sua indelebilità, come pure è l'immagine della S. Sindone di Torino, agli agenti atmosferici;
2) La sua perfetta diapositività tonale che muta come un ologramma, a seconda dell'illuminazione e dell'angolo visuale, trasformandosi in almeno tre aspetti differenti;
La diapositività del Volto Santo di Manoppello.
Qui sotto, aspetto olografico del Volto Santo differente dalla prima immagine qui in alto a sinistra.
Altro aspetto olografico nel Volto Santo di Manoppello (questa foto è stata scattata dall'amico dott. Paul Badde, che ringrazio di cuore per avermela fatta pubblicare assieme alle altre già citate in altri post di questo blog).
3) La sua completa invisibilità contro la luce diretta, poiché i colori non fanno corpo sul telo.
In questa foto, vediamo il Volto Santo reso invisibile dalla luce diretta proveniente da fuori la basilica. La striscia in verticale che si vede a destra, è il telaio della porta della chiesa, che, facendo ombra in trasparenza sul velo, ci fa percepire a fatica solo una limitata parte d'immagine. Il riflesso di luce osservabile dal vetro che protegge l'ostensorio, all'interno del trono, ha reso un po' confusa la foto.
4) La sua trasparenza dalla quale è possibile osservare uno sfondo panoramico a cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo.
4) La sua trasparenza dalla quale è possibile osservare uno sfondo panoramico a cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo.
Sfondi panoramici visti attraverso la trasparenza del Volto Santo di Manoppello, su cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo, cioè pittorico: come vediamo, i colori sono del tutto naturali. Le persone che si scorgono nell'immagine, sono state fotografate nel momento in cui stavano per entrare in basilica dal portone principale (foto scattate da Antonio Teseo).
Ricostruzione in grafica del Volto del Risorto velato dal sudario del Volto Santo di Manoppello (elaborazione realizzata da Antonio Teseo).
Applicazione all'immagine precedente di un rafforzamento di contrasto ricavato al computer: questo filtraggio fa emergere in maniera accentuata la luce del Padre che aveva illuminato il Volto Santo, nell'attimo della risurrezione di Gesù, all'interno del sepolcro. L'aspetto del Volto così illuminato, secondo me fu visto dagli apostoli nel momento dell'Ascensione al cielo del Signore.
Per comprendere bene che cos'è il Volto Santo di Manoppello, dobbiamo meditare sull'episodio della Trasfigurazione. In questa narrazione leggiamo che Gesù ci ha rivelato alcuni particolari precisi riguardanti il giorno della sua gloria (la Risurrezione): la sua faccia era diventata splendente come il sole (Matteo, 17,2) cambiando d'aspetto (Luca, 9,29) e le sue vesti erano candide come la luce. La luce splendente sul volto di Gesù proveniente dal Padre - osservabile nell'elaborazione di sopra - aveva trasformato l'aspetto del Volto del figlio dell'uomo - che vediamo qui sotto - da natura umana ma risorta dai morti, a Luce Eterna. L'evento si era immortalato sulle vesti di Gesù, raggianti di luminosità, che nel sepolcro erano il Sudario e la Sindone (Luca, 17,24).
In questa sovrapposizione del Volto Santo illuminato da dietro alla S. Sindone (qui sopra, fig. 2), si può osservare come dei chiarori di fondo - relativi a riflessi di luce che si erano prodotti nel sudario di Manoppello - si fossero sovrapposti all'immagine.
5) La sua immagine vista contro uno sfondo scuro, reca la luce direzionale del Padre (osservare le figure qui in basso); vista con un'illuminazione retrostante non completamente diretta, reca i riflessi della luce del Figlio irradiati con raggi dritti e paralleli (osservare e comparare le figure appena in alto).
Queste due peculiarità attestano, dunque, che il Volto Santo di Manoppello è un ologramma.
Applicando lo stesso procedimento ad un'altra foto del Volto Santo illuminato da dietro (fig.2), si può constatare invece come i raggi della luce di Cristo si fossero proiettati sul viso in maniera uniforme, nonostante il sudario fosse stato irradiato esternamente anche dalla luce direzionale del Padre proveniente da destra.
Osservare come nell'immagine del sudario, originariamente proiettata ed impressa sulla S. Sindone dalla Luce del Volto del Risorto, i raggi fossero intensamente localizzabili all'altezza delle cavità oculari, perché sotto, al di là del velo, vi erano le parti concave dei caratteri che avevano determinato dei vuoti maggiormente illuminati dalla luce. Questi raggi si erano diffusi fino ad arrivare in prossimità di quella che era "del velo che era stato posto sul volto di Gesù" una grinza orizzontale. Il segno di ripiegatura di questa piega - che in trasparenza si vede come una linea macchiata di sangue - l'ho evidenziato nella terza figura con una freccetta bianca (elaborazioni realizzate da Antonio Teseo; cliccare sulle immagini per vederle ingrandite).
6) Nell'immagine della S. Sindone di Torino sono raffigurate: pieghe, bande e giunture che sono del sudario di bisso del Volto Santo di Manoppello.
Questo dato di fatto si attiene a quanto riportato dai Vangeli, cioè che dopo la morte di Gesù, durante la preparazione della sua salma per la sepoltura, sul suo capo fu posto un sudario (Gv. 20, 6-7) e sull'intero corpo fu fatta passare una candida sindone per avvolgerlo (Mt. 27, 57-60).
7) Le misure originali del velo di Manoppello erano confacenti con quelle standard "in cubiti reali egiziani" che i giudei, all'epoca di Gesù, usavano per ricavare preziosi sudari di finissimo bisso come corredo funebre, assieme alla sindone, per re e sacerdoti ebrei.
Ricerca di Antonio Teseo
Nella
Relatione Historica sulla venuta del Volto Santo a Manoppello di Donato
da Bomba, troviamo scritto che questo sudario di bisso era di 4 palmi x
4 (Partita
poi la donna con i quattro scudi, e, disbnigato gli affari in cui era
occupato nell’ora del contratto, tutto allegro e festoso l’avventurato
Donat’Antonio per sì bella compra, spiegò l’Immagine la quale era nel mezzo di un velo quadrato e tutto trasparente per la rarità della tessitura, dalla grandezza di quattro palmi da ogni lato,
trovò che il velo, per essere stato malamente tenuto e conservato, dopo
che fu pigliato dalla casa Leonelli, era tutto stracciato, lacerato, e
da tignole e tarli mangiato, totalmente corrotto, che quasi era ridotto
tutto in polvere; e quelli pochi stracciarelli rimasti pendenti, non
aspettando esser toccati, da se stessi cadevano in terra, fuorché la SS.
Immagine, la quale sebbene era alquanto denigrata, e molto aggrinzata,
era nondimeno nel resto tutta bella, intatta, e senza corruzione alcuna). Continuando
con la narrazione leggiamo che fu poi un frate contemporaneo a
Donat'Antonio De Fabritiis, Padre Clemente da Castelvecchio, a
ritagliare il telo fino a ridurlo alle dimensioni in cui si trova oggi,
cioè 17cm x 24 (Onde l’istesso P. Clemente,
pigliate le forbici, tagliò via tutti quelli stracciarelli d’intorno, e
punificando molto bene la SS. Immagine dalle polveri, tignuole e altre
immondizie, la ridusse alla fine come adesso appunto si trova. Il
sopraddetto Donat’Antonio, desideroso di godersi quella Ss. Immagine con
maggior devozione la fece stendere in un telaio di legno, con cristalli
dall’una e dall’altra parte, ornata con certe cornicette e lavori di
noce da un nostro Frate Cappuccino chiamato Frate Remigio da Rapino (non
fidandosi di altri maestri secolari).
Nel
XVII secolo, ossia quando Padre Donato da Bomba compose la sua
Relatione Historica, Manoppello faceva parte del Regno di Napoli e
pertanto 1 palmo di allora equivaleva a 26, 25 cm: 26, 25 x 4 = 105 cm
(larghezza e lunghezza del bisso del Volto Santo).
All’epoca
di Gesù gli ebrei usavano misurare i teli considerati preziosi di
finissimo bisso in cubiti reali egiziani (tradizioni tramandate e
attinte dai Testi Sacri, 2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): 1 cubito
equivaleva a 52, 5 cm. Se moltiplichiamo 52, 5 x 2, vediamo che il
risultato è esattamente 105 cm, il che significa, che il sudario del
Volto Santo di Manoppello un tempo era esattamente di 2 cubiti x 2.
Per determinare le misure del sudario del Volto Santo di Manoppello fu usata la lunghezza doppia di un'asta in legno simile a quella che vediamo qui sotto
Cubito
reale. lunghezza: 52,5 cm. Torino, Museo Egizio. Fonte: C. Le Blanc, A.
Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine.
Giunti, Firenze, 2002
Fonti vagliate per la ricerca:
Le
misure della S. Sindone di Torino sono di 113 cm x 441 e quindi a prima
vista uno potrebbe credere che esse non corrispondano a quelle standard
usate all’epoca di Gesù. Ma se alla larghezza del lino togliamo 8 cm di
una fascia ribattuta e quindi cucita ad un lato in un secondo tempo,
ecco che anche la sua larghezza in origine era di 105 cm, e cioè 2 cubiti reali egiziani.
Ma vediamo ora quanto misurava in lunghezza:
Nella scala delle unità di misura, il
cubito equivaleva a 52, 5 cm; un palmo a 7,5 cm; un dito a 1,875 cm. Se
consideriamo che la S. Sindone è lunga 441 cm, trasformando questa
misura in dita (441: 1,875) otteniamo come risultato 235,2. Dividendo
235,2 per 28 (28 erano le dita che componevano un cubito) abbiamo come
risultato 8, 4 cubiti. Quindi con sicurezza possiamo affermare che la S.
Sindone in origine misurava 2 cubiti x circa 8 cubiti e mezzo.
Alcuni sindonologi sono invece convinti che il volto di Gesù sarebbe stato coperto ed asciugato dal reperto sacro di Oviedo - come sudario citato da Giov. 20, 7 - prima che lo stesso fosse poi stato tolto con l'avvenuto avvolgimento del cadavere da parte del lenzuolo tombale.
Spiego il motivo per cui questa teoria non può avere riscontro con la ricostruzione della realtà dei fatti.
Alcuni sindonologi sono invece convinti che il volto di Gesù sarebbe stato coperto ed asciugato dal reperto sacro di Oviedo - come sudario citato da Giov. 20, 7 - prima che lo stesso fosse poi stato tolto con l'avvenuto avvolgimento del cadavere da parte del lenzuolo tombale.
Spiego il motivo per cui questa teoria non può avere riscontro con la ricostruzione della realtà dei fatti.
Definizione di sudario
http://www.treccani.it/enciclopedia/sudario/Enciclopedie on line
sudario Presso gli antichi Romani, fazzoletto di lino usato per detergere il sudore; presso altri popoli antichi, per es. gli Ebrei, pezza di lino o di tela con la quale si velava la faccia della salma; faceva parte del corredo funebre del defunto, insieme con il lenzuolo e le bende che avvolgevano mani e piedi.
di Antonio Teseo
Come leggiamo sopra nell'Enciclopedia online Treccani, presso il popolo antico degli Ebrei il sudario si usava per velare la faccia della salma. La velatura presuppone che il telo di lino fosse dunque di finissimo bisso perché quasi trasparente (vedi il sudario del Volto Santo di Manoppello) e non grossolano come il panno di Oviedo.
Linea ematica da me rintracciata nell'immagine sindonica, la quale dimostra che originariamente, durante il giorno della S. Pasqua del Signore, il sudario di Manoppello sarebbe apparso anche macchiato di sangue oltre a rivelare l'ologramma della trasfigurazione; il rivolo, come si osserva, risulta aver interessato la parte alta del bordo di una piega che non è del lenzuolo tombale ma del finissimo e trasparente velo di bisso della cittadina abruzzese: essa passa sullo zigomo destro del Sacro Volto (cliccare sull'immagine per vederla ingrandita, così da comparare meglio la particolarità della mia scoperta)
Linea ematica da me rintracciata nell'immagine sindonica, la quale dimostra che originariamente, durante il giorno della S. Pasqua del Signore, il sudario di Manoppello sarebbe apparso anche macchiato di sangue oltre a rivelare l'ologramma della trasfigurazione; il rivolo, come si osserva, risulta aver interessato la parte alta del bordo di una piega che non è del lenzuolo tombale ma del finissimo e trasparente velo di bisso della cittadina abruzzese: essa passa sullo zigomo destro del Sacro Volto (cliccare sull'immagine per vederla ingrandita, così da comparare meglio la particolarità della mia scoperta)
La storia antica altresì ci ricorda che con il nome di Mandylion, (greco "μανδύλιον", in arabo: ﻣﻨﺪﻳﻞ, mandīl, lett. "panno, fazzoletto") si intendeva definire la reliquia più importante della cristianità perché l'immagine ivi contenuta era considerata Acheropita (Icona del volto di Gesù non fatta da mani umane impressa su un sudario dalle dimensioni quadrate come un fazzoletto). E dalla Relatione Istorica del 1640 scritta da padre Donato da Bomba, apprendiamo che in origine il sudario del Volto Santo di Manoppello aveva proprio le dimensioni di un quadrato, cioè di quattro palmi per quattro. Il palmo nel regno di Napoli, di cui Manoppello in quel tempo faceva parte, equivaleva a cm. 26,25, mentre in ogni altro regno, stato, gran ducato, ducato o repubblica marinara d'Italia, per questa unità si adottava una misura propria e dunque differente da quella presa in considerazione. Se moltiplichiamo cm. 26,25 x 4, otteniamo cm 105, che trasformati nelle misure usate dai giudei all'epoca di Gesù equivalevano esattamente a quelle standard di due cubiti reali per due (1 cubito reale, infatti, misurava cm. 52,5).
Il reperto sacro di Oviedo è invece rettangolare (misura cm. 83 x 53) e perciò possiamo tranquillamente sentenziare che questo panno più che un sudario sia un drappo di un asciugatoio. Il termine asciugatoio lo troviamo citato in Gv. 13, 4-5.
Che cos'è in sintesi l'asciugatoio di Oviedo
Il panno fu usato per asciugare il viso di un uomo insanguinato già morto. Dopo che venne tolto dalla faccia, fu ripiegato e appuntato dietro alla testa. Tra le chiazze si distinguono alcune impronte di dita, localizzate attorno alla bocca e al naso, lasciate probabilmente da chi stava cercando di arrestare il flusso di sangue dagli orifizi dopo che l'asciugatoio era stato avvolto sul capo. Da ingrandimenti fotografici si sono potuti osservare anche puntini di sangue causati da piccoli corpi appuntiti che probabilmente erano spine. Le macchie che si osservano speculari su entrambi i lati del lino ripiegato, dalle analisi risultano essere composte da una parte di sangue e da sei parti di liquido edematico polmonare, sostanza che si accumula nei polmoni a causa di un decesso avvenuto per soffocamento. Gli studiosi sono stati concordi nel sentenziare che la morte dell'uomo fosse avvenuta in seguito ad una crocifissione.
Benché dalle analisi effettuate ad un campione di filo macchiato di sangue si è anche stabilito che il gruppo ematico è AB (lo stesso che ritroviamo nel sangue analizzato della S. Sindone e dei grumi del Miracolo Eucaristico di Lanciano), i miei studi suggeriscono che queste macchie che vediamo nel telo di Oviedo non possono essere sovrapposte 1:1 né all'immagine della S. Sindone né a quella del Volto Santo di Manoppello (figure impresse per proiezione da una luce che sarebbe quella del Volto di Cristo) perché risultano imbrattate, deformate e in aggiunta notevolmente allargate. L'allargamento si è prodotto perché l'asciugatoio era stato premuto su una forma piramidale, qual è il naso, e sulla forma semicircolare in sezione, qual è la faccia di una persona.
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