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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta bisso. Mostra tutti i post
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sabato 30 agosto 2014

Il Sudario di Manoppello sarebbe del I secolo d.C.

di Antonio Teseo

Plinio e Pausania, scrittori del II secolo, fanno menzione del bisso come produzione fiore all'occhiello della Palestina. Il primo autore, nel lib. 19 cap. 1, lo chiama delizia delle matrone, perché le donne facoltose di allora lo compravano a peso d'oro: gli indumenti ricavati per loro erano talmente trasparenti che c'era bisogno di una sottoveste. L'autore spiega al lettore che il lino vegetale non lo si deve confondere né con la seta prodotta da un insetto, né col bisso della pinna marina prodotta da un testaceo. Sempre questo scrittore, racconta che il tessuto è di un colore giallo oro.
Anche Pausania afferma nel libro "Cose Eliache" che il bisso ebreo è di un colore giallo brillante da sembrare addirittura cotone. I due scrittori sono concordi nel ritenere che in origine le prime coltivazioni di questo particolare lino erano localizzate in una zona nei pressi di Elea, nell'Acaja (Grecia). 

Il sudario color oro del Volto Santo di Manoppello visto alla luce del sole

La tessitura del lino, come ho già accennato nel post precedente, era riservata alle sole donne ebree le quali erano anche delle professioniste della manifattura del feltro.
Essendo il telo del Volto Santo un sudario finissimo, lo si deve allora per forza di cose associare a quello che i giudei usavano per le sepolture regali sia nel I secolo sia successivamente nel II secolo quando prese il nome di "bisso alessandrino".
La trasparenza del Sudario del Volto Santo di Manoppello

   

mercoledì 6 agosto 2014

Il telo del Volto Santo di Manoppello è di bisso di lino



di Antonio Teseo


Come gran parte degli studiosi del Volto Santo anch'io avevo sostenuto con le mie prime pubblicazioni che la reliquia di Manoppello fosse di bisso marino. Oggi però questa tesi non mi sento più di avanzarla perché dopo circa cinque anni di intense ricerche mi sono invece convinto che il S. S. Sudario di Cristo è di lino finissimo.
Chi ha letto tutti i contenuti di questo blog ha potuto constatare con i propri occhi, punto per punto, tutte le mie dimostrazioni riguardo alle scoperte fatte non solo sul Volto Santo ma anche sul lenzuolo tombale della S. Sindone. Con uno di questi studi ho messo in luce che sul lino di Torino è raffigurato il sudario di bisso originariamente insanguinato della cittadina abruzzese - riconoscibile da più di una piega e da più punti d'incrocio - che un tempo, nella tomba, si sarebbe trovato a coprire il Volto di Gesù (vedi le dimostrazioni in immagini riportate qui sotto).

Il sudario di Manoppello che durante il lampo della risurrezione sarebbe apparso prima insanguinato e poi trasformato in tracce ematiche ossidate, appena percepibili o non più, a causa della sovrapposizione al plasma della luce del Padre - Trasfigurazione - arrivata dal lato in cui sono rivolti i santi occhi di Cristo (cliccare con il mouse sopra le immagini per vederle ingrandite). 


Ecco allora le motivazioni per cui il sudario di Manoppello sarebbe di finissimo lino di bisso e non di bisso marino.

Dopo la morte in croce di Gesù, Giuseppe d'Arimatea, che era membro autorevole del Sinedrio ma anche discepolo del Signore, chiese di nascosto ordine a Pilato di poter prelevare il corpo del suo maestro dal campo detto Cranio il quale si trovava fuori le mura di Gerusalemme. Il prefetto glielo acconsentì. Giuseppe, allora, ritornato in città, acquistò dei teli preziosi per riservare al Salvatore una sepoltura non comune ma regale. 
Tra questi teli che dovevano avvolgere il corpo di Gesù, vi erano un lenzuolo finemente lavorato (che sarebbe la S. Sindone di Torino) e un preziosissimo sudario di finissimo bisso della misurava di 2 cubiti reali x 2 (che sarebbe il Volto Santo di Manoppello). 
Per le sepolture di questo genere i giudei usavano avvolgere le salme dei re o dei sacerdoti ebrei con teli di lino. Il candido lino era ritenuto sinonimo di purezza e di giustizia. Durante la lavorazione di filatura con il fuso da parte delle donne ebree, ogni filo che doveva essere in seguito tessuto veniva trattato con il cedro proveniente dal Libano perché solo così acquistava una ottima elasticità per la trama, ma anche perché per il simbolismo ebraico il profumo gradevole di questo particolare frutto riusciva ad arrivare fino in cielo a deliziare Dio. 
A differenza allora di un sudario di "puro" lino, un sudario di bisso marino sarebbe stato invece considerato "impuro" dai giudei, ed in particolare da Giuseppe d'Arimatea, anche lui giudeo, perché i filamenti di questo tessuto venivano ricavati dalla secrezione di una ghiandola di mollusco (Pinna Nobilis) il quale viveva nella profondità del mare anche in mezzo alla sporcizia. Questi filamenti, che in un primo tempo fuoriuscivano dalla cozza in maniera semifluida e in un secondo tempo si solidificavano a contatto con l'aqua, servivano all'animale per fissarsi ad un sostegno ma anche per difendersi dai predatori.  
   
Fibre di lino oservate con il miscroscopio elettronico (foto scattata dal prof. Giulio Fanti che mi è stata da lui gentilmente regalata)


Fibre di bisso marino osservate con il microscopio elettronico (foto scattata dal prof. Giulio Fanti che mi è stata da lui gentilmente regalata)


Da alcuni fili che col tempo si sono spezzati nel velo di Manoppello, perché sollecitati da moltissime ripiegature, si può osservare dalle freccette come le fibrille si siano sfilacciate nella loro morbidezza così come succede per un filo comune di lino. In un filo di bisso marino le fibrille invece si vedrebbero più allargate, un po' contorte perché più solide e più disordinate. 




Il telo del volto Santo di Manoppello visto con il microscopio elettronico (foto scattata dal prof. Giulio Fanti che mi è stata da lui gentilmente regalata): sul telo sono visibili granuli e filamenti di polvere e sulle fibrille dei fili si osserva uno strato dell'ordine di 5 millesimi di millimetro (come per la S. Sindone) di plasma ematico ossidato. Per osservare nello specifico la patina in micrometri del plasma sulle fibrille, rivedi qui in alto le indicazioni con le freccette riportate sull'immagine centrale dei fili spezzati.    



Parte selezionata e ingrandita del sudario di bisso del Volto Santo di Manoppello visto in trasparenza. In un centimetro quadrato del velo si contano 26 fili di ordito e altrettanti di trama collocati a distanza regolare. Come vediamo nella figura 1, i colori non riempiono i vuoti del tessuto e si possono rilevare solo contro uno schermo opaco dietro l'immagine. Nella condizione ultima descritta, dunque, distinguiamo la palpebra di un occhio del  Sacro Volto di Cristo (vedi la coppia delle immagini della fig 2 sulla quale ho evidenziato con due linee gialle la definizione selezionata di cui sopra). Cliccare con il mouse sulle icone per vederle ingrandite così da poter osservare bene anche dei nodini che si formano in maniera naturale su un tessuto di lino.   


http://www.treccani.it/enciclopedia/bisso_%28Enciclopedia-Italiana%29/


    BISSO

    Enciclopedia Italiana (1930)
di L. M. C., G. Cal., G. Mon.
BISSO (dal gr. βυσσός, e questo dal fenicio būṣ; fr. bysse, sp. biso; ted. Byssus; ingl. byssus). - Fu così chiamata dai Greci una tela sottilissima e preziosa fatta col lino, proveniente dall'India e dall'Egitto e diffusa nel mondo mediterraneo dai Feniei. In Egitto le manifatture appartenevano ai templi che sotto i Tolomei avevano il monopolio delle tele per le mummie (G. Lombroso, Recherches sur l'econ. polit. de l'Égypte sous les Lagides, Torino 1870, p. 108 segg.). Per il suo pregio era adoperata da principi e sacerdoti, anche della religione ebraica. Da alcuni si ritiene che si ricavasse dal linum asbestinum, altri poi dicono non essere altro che il moderno cotone. Dall'uso ebraico volle la Chiesa che gli abiti dei sacerdoti fossero di lino.
Nell'ambiente romano, il byssus si trova per la prima volta ricordato in Plinio. A Roma, oltre che dall'Egitto, il bisso era fornito dalla città di Scythopolis presso Damasco, dalla Siria, e da Tarso in Cilicia, come sappiamo dall'editto di Diocleziano in cui ci sono date le qualità migliori. L'Italia ne produceva poco.
L'uso di tela fine sia per indumenti, sia per fazzoletti, tovaglioli, asciugamani, si diffuse negli ultimi tempi della repubblica: la donna fu la prima ad abbandonare la veste di lana per quella di tela; e il più antico costume di lino fu il supparum. Alessandro Severo fu un grande amatore delle tele di lino e gl'imperatori in genere facevano tessere il lino per proprio conto.
Zoologia. - Nel piede di molti Molluschi Lamellibranchi si trova una ghiandola, che secerne una sostanza semifluida, la quale, a contatto con l'acqua, si solidifica, formando una sorta di peduncolo, o, più spesso, un fascio di filamenti, che servono a fissare l'animale a un sostegno. Per lo più questo fascio di filamentì a cui, per analogia col nome del tessuto sopra ricordato, fu dato il nome di bisso, è di natura cornea, alquanto elastico, e in alcuni casi (Anomia) è impregnato di sali calcarei. La ghiandola del bisso non sbocca direttamente all'esterno, ma immette in una cavità del piede, che comunica con l'esterno per mezzo di una piccola apertura. Non tutti i Lamellibranchi sono provvisti del bisso; lo posseggono ad es. i generi Pecten, Tridacna, Avicula, Mytilus, Meleagrina, Pinna; nei generi Cyclas, Unio, Anodonta ed altri esiste in un periodo della vita, ma scompare allo stato adulto.
Il bisso della Pinna è così abbondante e fine, che può essere tessuto in una stoffa morbidissima, sericea, d'un colore bruno dorato, con riflessi verdastri. Un tempo gli abitanti delle coste siciliane, calabresi, tarentine e di Malta, ne facevano guanti, cravatte e altri oggetti di abbigliamento. Tale industria fioriva ancora nel sec. XVIII, ma la materia prima era troppo scarsa perché essa potesse acquistare notevole importanza (v. lamellibranchi).

Per leggere come le donne ebree al tempo di Gesù tessevano il lino, collegati con il link riportato qui sotto:

 http://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/1200004591#h=0:0-7:0
 



sabato 28 dicembre 2013

Scoperto il mistero del Volto della Sindone

Ricerche realizzate da Antonio Teseo

Finalmente ci siamo!

Con questa mia ultima scoperta dimostro come la figura del Volto della S. Sindone sia relativa ad una foto indefinita - perché particolarmente sovraesposta ad una luce - composta da liquido ematico ossidato e disidratato e non da colorante.
Il suo negativo fotografico
ci rivela che l'aspetto è delimitato verticalmente dalle immagini di due pieghe passanti per  i caratteri zigomatici imbrattati di sangue; queste pieghe, perché corrispondenti in sovrapposizione - anche nei punti d'incrocio - a quelle che ritroviamo nel telo della reliquia del Volto Santo di Manoppello, appartengono dunque al sudario sepolcrale (Gv. 20, 6-7) e non al lenzuolo.
Le freccette indicano le pieghe con i punti d'incrocio del sudario di Manoppello

Quindi il volto della S. Sindone non è altro che la figura indefinita del Volto Santo di Manoppello, perché questo sudario,  posto sul capo di Gesù dopo la sua morte, nel giorno della Santa Pasqua  fu irradiato e filtrato dalla luce del Volto di Cristo risorto: il Santo Volto, che era apparso miracolosamente sul bisso macchiato con il sangue della Passione, fu proiettato in trasparenza dalla Luce Celeste sulla parte interna del lino sindonico e  impresso per mezzo di scariche elettriche nell'ultravioletto (vedi qui sopra la fig.2: dalla sovrapposizione "Sindone-Volto Santo" ricavata al computer mediante appannamento e aumento di contrasto, viene alla luce il colore naturale del sangue che aveva sfigurato la faccia di Gesù).

Ecco ora come si ottiene il negativo del Volto Sindonico con la figura definita del  Volto Santo di Manoppello

Attribuendo ad ogni immagine che vediamo qui sopra una lettera da sinistra a destra, osserviamo che la sovrapposizione della fig. E, è stata da me realizzata con un rafforzamento di contrasto: essa, se trasformata in negativo, presenta in maniera accentuata le tracce delle orbite oculari rispetto alla figura invertita del volto della S. Sindone. Tuttavia, se alla sovrapposizione, anziché procedere con un rafforzamento di contrasto si effettua invece un aumento importante di luminosità (vedi la fig. B, che è l'immagine riflessa della fig. A) ecco che questa diventa identica a quella della S. Sindone invertita in negativo fotografico (vedi prima la fig. B, poi la C, che è il suo negativo fotografico, ed infine confronta quest'ultima immagine con la F, trovata in Internet in bianco e nero ).
Questo lavoro scientifico, dunque, dimostra che sul lino di Torino si è miracolosamente stampata la foto della sembianza del Volto del Redentore particolarmente sovraesposta a dei riflessi diretti di luce che avevano illuminato e filtrato il sudario di Manoppello (vedi la figura qui sotto da me ricostruita in grafica: le macchie ematiche, che nella tomba risultavano aver imbrattato il sudario, poiché impresse mediante la Luce del Volto di Cristo risorto per proiezione, si mostravano conformi in sovrapposizione con i lineamenti della sembianza del Signore che si vedeva in trasparenza dal finissimo bisso) qui, il sangue, lo possiamo osservare in una tono chiaro, perché l'ho trasformato da positivo a negativo fotografico in maniera da dare più rilevanza al Volto Santo; con il colore acquamarina, invece, osserviamo quelle aree del sudario che erano state filtrate dai riflessi della Luce della risurrezione provenienti sempre da dietro il telo.  

Attraverso questa ricostruzione grafica, allora, dobbiamo immaginare che questo aspetto del Signore si fosse impressa, sempre per proiezione, ma in modo indefinito e speculare, proprio sulla S. Sindone di Torino (è come se l'immagine, formata dal Sangue della Passione, che però ha subito dei processi chimici di disidratazione e ossidazione trasformandosi in un colore giallo paglierino, risultasse sgranata: vedi qui a fianco la fig.1).


Tuttavia, per ricavare dalla figura sindonica un' immagine più compatta, così da poter distinguere bene il  chiarore dei riflessi della luminosità dal sangue, con un programma di grafica dobbiamo prima appannarla con un filtraggio e poi con un altro aumentare il contrasto (vedi fig.1, che è rapportata alla medesima immagine impressa sul bisso del Volto Santo di Manoppello).

  

Sul sacro lino la sembianza indefinita del Salvatore si formò per mezzo del Sangue della Passione che, per fissarsi in modo indelebile sulle fibrille, subì una lieve bruciacchiatura per mezzo di scariche elettromagnetiche nell'ultravioletto. Gli atomi di carbonio di questa bruciacchiatura fissatisi e che quindi con l'avvenuta irradiazione hanno contaminato l'intero lino della S. Sindone, falsano l'esame della datazione con il C 14.  Le scariche avevano trasformato chimicamente sia il sangue, perché ossidato e deidratato, che la cellulosa, poiché decomposta in polisaccaridi.

Nell'immagine che osserviamo sopra, riguardante la trasparenza del sudario di Manoppello, il liquido ematico lo troviamo invertito in negativo a coprire i lineamenti (cioè in chiaro), per dare più risalto al  Santo Volto del Risorto.
    
Per gli apostoli erano due i motivi per poter credere alla risurrezione di Gesù: 

1) dover contemplare e meditare nella Grazia  la Sua rianimazione con i segni della Passione (vedi sotto delle ultime immagini la fig. 1);

2) dover contemplare e meditare nella Grazia la Sua trasfigurazione ricevuta dalla luce del Padre (vedi ancora sotto delle ultime immagini la fig. 3, ricavata dal filtraggio computerizzato "equalizzazione" che ha la proprietà di esaltare in ogni foto i pixel in chiaro della luce proiettatasi su un soggetto); Gv. 1, 18; Dio nessuno l'ha visto mai. L'Unigenito Dio, che è nel seno del Padre, egli lo ha rivelato. 
Col 1,15: Egli è l'immagine del Dio invisibile, Primogenito di tutta la creazione.

Gv. 6, 40: Questa è infatti la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna e io lo risusciti nell'ultimo giorno.



domenica 4 dicembre 2011

Il Volto Santo di Manoppello: l’immagine che appare e scompare (parte 2a)

Holy Face of Manoppello
2008_05_01_archive.html
Nel giorno di lunedì 2 giugno, la Rai ha trasmesso in prima serata, all’interno di una trasmissione televisiva molto seguita, un documentario che ha trattato di nuove scoperte sulla S. Sindone effettuate da un’equipe di ricercatori. Questi studiosi, illustrando alcuni esperimenti eseguiti con sofisticati strumenti scientifici, sono arrivati a dire che per loro l’immagine di Torino è un ologramma che si è formato per mezzo di un’emissione di luce (forse quella celeste della resurrezione di Cristo).
Sentito questi risultati, io ho esultato come un bambino per la gioia, perché già dal 16 luglio di un anno fa avevo pubblicato su uno dei miei Blog (Sindone di Torino-Volto Santo di Manoppello; http://www.tuoblog.it/sindon/) che il Volto Santo, ritenuto da me il sudario posto sopra il Volto di Gesù durante la sepoltura, si comportava come un ologramma perché le mie ricerche erano state avvalorate dallo strumento scientifico del computer.
Per tornare a parlare ancora di quella mia tesi, su internet ho trovato una bellissima foto scattata al Sacro Volto, che vediamo sopra, e che rende bene l’idea di un ologramma impresso in diapositiva su di una pellicola; solo che ovviamente non si tratta di celluloide, bensì di un telo di bisso marino.
Ora, se vediamo una diapositiva fotografica, di quelle ad esempio che si usano per i proiettori, ne possiamo osservare sia la trasparenza che la figura impressa, anche se per quest’ultima, poterla vedere discretamente, occorre che la luce non rifletta eccessivamente su di essa.
In questa fotografia della reliquia di Manoppello, allora, la luce che è entrata dalle vetrate del rosone della basilica, oltre ad illuminare l'interno della chiesa si è riflessa parzialmente anche sull'immagine e perciò della figura del volto di Cristo intravediamo solo il naso e un po' della bocca.

venerdì 20 luglio 2007

LE PIEGHE DEL VELO DI MANOPPELLO IMPRESSE SULLA SINDONE



Posted by Picasa


Foto ed elaborazioni di Ateseo
Studio realizzato da Antonio Teseo

Con quest’altra prova il computer è categorico:

“La figura del volto della Sindone di Torino, immagine indefinita, è delimitata verticalmente da lato a lato dall’impressione di due pieghe che sono proprie del finissimo bisso del Volto Santo di Manoppello. Nel Sacro Velo, infatti, esse sono contraddistinte dai punti d’incrocio delle ripiegature".

Come già ho avuto modo di dire in questo mio blog "osservazione.blogspot.com" il computer rivela altresì che l’immagine sindonica è formata da sangue - forse misto a sudore - che in un  momento a noi sconosciuto ha però subito un processo chimico d’ossidazione e disidratazione, assumendo il colore giallo paglierino che vediamo oggi. E se di miracolo si vuole parlare, bisogna allora ammettere che Gesù Cristo ha voluto imprimere sulla Sacra Sindone anche i segni della sua resurrezione col Volto Santo di Manoppello.

Spiegazione delle tre elaborazioni in alto:
1^ elaborazione "volto sindonico oscurato";
2^ elaborazione "sovrapposizione dell'immagine precedente al Volto Santo mediante un rafforzamento del contrasto";
3^ elaborazione "Volto Santo";
Con le freccette azzurre, ho evidenziato le due pieghe verticali del bisso marino del Volto Santo passanti per gli zigomi e che sono rintracciabili nella figura sindonica. Le freccette bianche, indicano invece i punti d'incrocio di tali pieghe con un'altra, la quale è situata orizzontalmente all'altezza del mento del Sacro Volto di Gesù.

Ulteriori spiegazioni delle elaborazioni sottostanti alle prime tre:
Le due elaborazioni, dimostrano che se al computer si provoca un rafforzamento per contrasto alla sovrapposizione, di una foto del viso sindonico ad un’altra dell'icona abruzzese, viene alla luce un volto insanguinato, cruento. Il colore del sangue risultante, è lo stesso che in origine si era impresso sul lino sindonico prima che subisse il processo chimico di cui si è parlato. Dalla sovrapposizione, è possibile individuare anche una traccia ematica depositata in linea, lungo la piega in orizzontale, che, come ho già detto, sul Volto Santo si trova all'altezza del mento (cliccare sopra le immagini per comprendere ancora meglio la mia spiegazione).