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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta sudari di Gesù. Mostra tutti i post
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martedì 18 febbraio 2014

L'immagine della S. Sindone sarebbe formata da particelle di plasma organico

ricerche di Antonio Teseo

Le mie ultime ricerche mi hanno convinto che il colore giallo paglierino dell'immagine sindonica sia attribuibile alla presenza sul lino di plasma ematico ossidato. 
Secondo le mie teorie, le onde gamma di elettroni relative ad una forte irradiazione avrebbero trasferito particelle microscopiche di plasma dal corpo di Gesù insanguinato al telo (Risurrezione di Cristo fonte di Luce e  il cui Sangue è segno dell'origine della vita). Una grossa quantità  di queste particelle si sarebbe concentrata sul lenzuolo in spazi ben definiti a formare la figura tenue, mentre un'altra quantità di minore densità si sarebbe dispersa in restanti zone. 

Fotogrammi presi dal video pubblicato in rete:

 https://www.youtube.com/watch?v=GDMSjRZA-ws 

Secondo i miei studi queste foto scattate con il microscopio elettronico mostrerebbero delle concentrazioni di particelle di plasma localizzate solo sulla parte più superficiale di ogni fibrilla di filo di lino che interessano l'immagine santa. Il loro fissaggio sul telo sarebbe avvenuto per via di scariche elettromagnetiche nell'ultravioletto, le quali avrebbero anche bruciacchiato le stesse fibrille.  










Addome del corpo di Gesù sulla S. Sindone visto a distanza. Esso è definito da un chiarore di fondo riferito a riflessi di luce impressionatisi in immagine e dal colore giallo paglierino del plasma impresso
Stessa figura di sopra, ma ingrandita, dove si possono osservare formazione di particelle di plasma che sono ugualmente presenti nelle parti più chiare dell'immagine
  
Lavoro eseguito da Antonio Teseo:
Volto Santo di Manoppello che completa quello indefinito della S. Sindone (stessa immagine). Al di là dei capelli, concentrazioni di irrilevanti densità di particelle di plasma osservabili nonostante l'appannamento dell'elaborazione.  


La Luce di Cristo che aveva irradiato il sudario di Manoppello 

Ricostruzione grafica in negativo - quindi in chiaro -  di una parte del sangue del Volto di Gesù che originariamente, nell'attimo della Sua risurrezione, sarebbe filtrato dalla faccia interna a quella esterna del Sudario di Manoppello. L'irradiazione di una fonte di luce ( Gv. 1, 9; Gv. 1, 2-5)  partita dal corpo di Cristo, a mio avviso, oltre ad aver impresso il sangue della Passione sul Sudario, avrebbe anche proiettato nella parte interna della S. Sindone microscopiche particelle di plasma con onde gamma "fasce invisibili di elettroni".   

Osservazione di presenza organica nell'immagine del Volto.
Cliccare sulle elaborazioni per vederle ingrandite


Rivolo defluito dalla ferita sotto la palpebra, il cui colore è giallo paglierino come l'aspetto del Volto. Questa mia scoperta, insieme ad altre, mi permettono di essere più che convinto che l'immagine della S. Sindone è formata da plasma ossidato e disidratato.  

Macchia ematica con bordo coagulato sopra il labbro superiore, anch'essa dello stesso colore monocromatico giallo paglierino dell'aspetto

Ecchimosi della ferita del foro lacrimale dell'occhio, anch'essa dello stesso colore monocromatico giallo paglierino dell'aspetto

 Procurando con un programma di grafica un rafforzamento di contrasto al plasma impresso sulla S. Sindone (fig.1) e sovrapponendo questa immagine al Volto Santo (fig.3) che, visto al naturale mostra sangue asciugato e anche sbiadito per via della sovrapposizione ad esso della luce del Padre (fig.4), riesco a fare emergere con dei filtraggi adatti la parte di liquido ematico che un tempo sarebbe filtrato dal Sudario di Manoppello (fig.2). 




martedì 3 gennaio 2012

La prova dell'autenticità della S. Sindone


Comparazione scientifica in immagini
 

Nell'immagine a destra della S. Sindone si può osservare, dentro il cerchietto da me evidenziato, una macchiolina ematica seguita a sinistra da un filo di sangue.
Dalla sovrapposizione della figura sindonica al Volto Santo di Manoppello ottenuta con un rafforzamento di contrasto e il cui risultato è mostrato nella prima immagine, si comprende che il filo ematico di cui ho parlato si era andato a depositare in linea, o meglio, ad infiltrare, sotto la parte alta del bordo di una piega presente nel sudario della reliquia abruzzese.
Cliccare con il mouse sulle immagini per vederle ingrandite (lavoro eseguito da Antonio Teseo).

La scienza non è in grado di capire come si sia formata la figura sulla S. Sindone.
Lo spessore della sua colorazione è pari ad un quinto di millesimo di millimetro e quindi riguarda solo la parte più superficiale delle fibrille dei fili del lino. Al momento si è stabilito che su una stoffa di puro lino solo un irraggiamento di luce nell'ultravioletto - con impulsi laser più brevi di 50 miliardesimi di secondi - può determinare una colorazione simil-sindonica. Dunque è quasi certo che all'origine della formazione dell'immagine della reliquia piemontese ci sia stato un lampo di luce, il quale avrebbe provocato anche la degradazione chimica alla cellulosa di ogni filo che è stata accertata scientificamente (Lc. 17, 24).
Considerando che l'immagine del Volto Santo di Manoppello è un ologramma (irriproducibile dalla scienza perché l'aspetto cambia diapositivamente a seconda dell'illuminazione e dell'angolo visuale in almeno tre modi differenti fino a svanire del tutto se esposto controluce) è allora d'obbligo credere che anche per la formazione della figura che vediamo in questa reliquia si fossero  verificate  delle irradiazioni nell'ultravioletto  proiettate simultanea-mente su entrambe le facce del velo.

                             Le immagini olografiche nel Volto Santo di Manoppello

Gli sciettici,  non potendosi aggrappare a nessun'altra ipotesi di spiegazione sulla natura dell'immagine sindonica, per screditare questa reliquia tirano sempre fuori dallo scrigno un antico memoriale scritto nel 1389 dall'allora vescovo della diocesi di Troyes (Francia), Pierre d'Arcis.      
In questa esposizione è riportato che il predecessore del prelato, Enrico di Poitier, aveva condotto delle indagini sulla S. Sindone arrivando alla conclusione di denunciarne la non autenticità come reliquia di Cristo, perché sarebbe stato a conoscenza dell'artefice della sua realizzazione. Tuttavia, da come abbiamo modo di leggere nel memoriale da me riportato sotto, questo vescovo non solo non ha fatto il nome e il cognome del  presunto artista, ma addirittura non ci ha rivelato neppure dell'esistenza del sudario del Volto Santo di Manoppello, la cui figura, come ho dimostrato indicando molteplici particolari rintracciabili solo con il computer, è la stessa del Volto di Gesù che vediamo nel lenzuolo di Torino. L'unica eccezione è che su quest'ultimo reperto l'aspetto risulta essere solo macchiato del sangue della Passione e perciò lo si può tranquillamente ritenere come un' immagine indefinita. 
Allora, proprio per il fatto che in questo memoriale non sia stato menzionato un sudario strettamente rapportabile alla sindone  (la cui rappresentazione  doveva essere stata eseguita dallo stesso artigiano autore di quella che vediamo impressa sul lenzuolo di Torino e che per interesse della santa madre Chiesa questa persona  ne avrebbe dovuto necessariamente confessare l'esistenza)  abbiamo  la massima certezza che la denuncia esternata al papa da monsignor Pierre d'Arcis contro l'autenticità della S. Sindone era solo una pura e semplice fandonia. 
A mio avviso, il vescovo si era inventato questo stratagemma, perché allora la S. Sindone non si contemplava più in raccoglimento con la preghiera, ma su di essa si era invece creato una sorta di fanatismo così smodato che la Chiesa non era più in grado di controllare.  
 
 

Antonio Teseo
                                         

Ferita sul labbro di Gesù. Cliccare con il mouse sulle immagini per vederle ingrandite.
        
Pieghe del sudario del Volto Santo di Manoppello, contraddistinte dai punti d'incrocio, raffigurate nell'immagine della S. Sindone di Torino. Cliccare con il mouse sulle immagini per vederle ingrandite.


Medaglione-ricordo raffigurante la S. Sindone rinvenuto nella Senna nel 1855 presso Pount-au-Change (Parigi, museo di Cluny).


 

             Memoriale del vescovo Pierre d'Arcis del 1389.
 

«Eccomi a baciare devotamente i vostri santi piedi con la prontezza della dovuta servitù.
Santissimo padre, le questioni più importanti, per le quali viene messa in pericolo la salvezza delle anime e che le gerarchie inferiori non possono risolvere a causa dell’intervento di persone potenti, devono essere riportate alla Santa Sede Apostolica, la quale sistemerà tutto con un provvido intervento, a lode di dio e per la salvezza dei sudditi.
Perciò faccio giungere a vostra conoscenza un certo fatto pericoloso e dannoso come esempio, accaduto da poco nella diocesi di Troyes, richiedendo di essere aiutato rapidamente dalla provvidenza di Vostra Santità, che non cessa un solo momento di vigilare al benessere dei sudditi e di rimediare ai pericoli per essi, a lode di dio, onore della chiesa e salvezza dei sudditi.

Santo Padre, da poco nella diocesi di Troyes, il decano della chiesa collegiata di Lirey, coscientemente e malvagiamente, mosso dal fuoco dell’avarizia e della cupidigia, non per devozione ma per interesse, si è procurato per la sua chiesa un panno dipinto con un artificio, nel quale in modo ingegnoso era dipinta l’immagine doppia di un uomo, cioè sia dalla parte anteriore sia dalla parte posteriore, asserendo falsamente e facendo finta di credere che quello fosse proprio il sudario nel quale il nostro salvatore Gesù Cristo era stato avvolto nel sepolcro e sul quale era rimasta impressa l’effigie intera del Salvatore, con le ferite che aveva riportato. Questo fatto fu divulgato non solo per il regno di Francia, ma quasi per tutto il mondo, a tal punto che accorrevano lì folle da tutte le parti del mondo. Per imbrogliare le folle ed estorcer loro denaro in modo ingegnoso, facevano finta, mentendo, che lì avvenissero miracoli ad alcuni uomini, che erano stati assoldati a pagamento, i quali fingevano di essere guariti durante l’ostensione del Sudario, che tutti credevano il Sudario del Signore.
Informato di ciò, il defunto Enrico di Poitier, di buona memoria, allora vescovo di Troyes, persuaso e spinto da molte persone sagge, si premurò di investigare con sollecitudine sulla verità di questo fatto, come era suo dovere per il potere di vescovo ordinario. Molti teologi e altre sagge persone asserivano che quello, che recava l’immagine del Salvatore, in realtà non poteva essere il Sudario del Signore, dato che di questa immagine impressa il santo vangelo non faceva nessuna menzione, mentre invece, se fosse stato vero, non è verisimile che il fatto sarebbe stato taciuto e omesso dai santi evangelisti e non è verisimile che esso sia stato nascosto e ignorato fino ad oggi.
Infine, procedendo con diligenza nel prendere informazioni, finalmente scoprì la frode e in che modo quel panno era stato dipinto tramite un artificio, e fu comprovato, anche per mezzo dell’artigiano che l’aveva dipinto, che era opera di un uomo e non miracolosamente prodotto o pervenuto. Perciò, dopo essersi consigliato a lungo con molte persone sagge, sia teologi sia giurisperiti, decise che non doveva e non poteva tralasciare questo fatto o far finta di nulla e iniziò a procedere d’autorità contro il decano e i suoi complici, per estirpare l’errore. Costoro, vedendo scoperta la loro malizia, nascosero e fecero sparire il panno in modo tale che non poté essere trovato dal vescovo ordinario. In seguito lo tennero costantemente nascosto per 34 anni circa, fino a quest’anno.
E adesso, con una deliberata azione fraudolenta, a fine di lucro, il moderno decano di quella chiesa, secondo quanto si dice, ha indotto il signor Goffredo di Charny, cavaliere, signore del luogo, a darsi da fare perché quel panno fosse ricollocato nella chiesa, in modo che, ricominciando i pellegrinaggi, la chiesa si arricchisse con i loro proventi. Il cavaliere, su richiesta del decano che voleva imitare le orme del suo predecessore, si recò dal signor cardinale de Thury, nunzio e legato di Vostra Santità nelle parti di Francia. Gli tacque che in precedenza veniva asserito che il panno fosse il vero Sudario del Salvatore e che aveva impressa l’effigie del Salvatore, e che il vescovo ordinario aveva proceduto d’autorità per questo fatto, con l’intento di estirpare l’errore da esso derivante, e che per paura del vescovo ordinario il panno era stato fatto sparire, portato addirittura fuori dalla diocesi, come corre voce. Riferì invece al signor cardinale che il panno era una raffigurazione del Sudario, alla quale molti convenivano per devozione, che in un certo periodo era stato tenuto con molta venerazione e visitato con la massima devozione, ma a causa delle guerre nel regno e per altri motivi, per ordine del vescovo ordinario, era stato collocato in un luogo più sicuro per conservarlo. Supplicava che gli fosse consentito mettere nella chiesa questa raffigurazione del Sudario, a cui molti tenevano per devozione e desideravano vedere, affinché si potesse mostrare al popolo e i fedeli la potessero venerare.
Il signor cardinale non acconsentì in tutto alla supplica, probabilmente agendo con prudenza per scelta deliberata, e, per mezzo dell’autorità apostolica, concesse al supplice che potesse collocare la raffigurazione del Sudario del Signore nella chiesa o altrove in un luogo dignitoso, anche senza aver chiesto il permesso del vescovo ordinario o di altra autorità.
Con la scusa di questa lettera il panno fu esibito al popolo di frequente nelle solennità e nelle feste e in altri momenti, col massimo della solennità, anche maggiore di quella che si usa quando si fa l’ostensione del corpo del nostro signore Gesù Cristo, con due sacerdoti in vesti bianche con stole e manipoli, con la massima deferenza, con torce accese, in un luogo sopraelevato, costruito appositamente per questo scopo. Sebbene in pubblico non si dica che questo è il vero Sudario di Cristo, tuttavia di nascosto si dice e si predica e così viene creduto da molti, anche perché in un altro periodo, come abbiamo già detto, si diceva essere il vero Sudario di Cristo. Ora per un certo modo di esprimersi che ha preso piede in quella chiesa, non si chiama ‘Sudario’ ma ‘Santuario’ e così è riportato alle orecchie del popolo che non è in grado di capire la differenza. Lì confluisce una gran moltitudine ogni volta che viene fatta un’ostensione o quando s’aspetta che si faccia, nell’errata convinzione che sia il vero Sudario. Corre fama tra il popolo che sia stato approvato dalla Sede Apostolica, per il tramite del detto cardinale.
In seguito, Santissimo Padre, vedendo che si ripeteva un tale scandalo nel popolo e l’errore cresceva con pericolo per la salvezza delle anime, vedendo che il decano della chiesa non si atteneva ai termini della lettera del signor cardinale, la quale peraltro era stata ottenuta tacendo la verità e affermando il falso, come ho già riferito, volendo provvedere secondo le mie forze ai pericoli per la salvezza delle anime e per estirpare dal gregge che mi è stato affidato un errore così detestabile, dopo essermi consigliato su questo punto con molte persone sagge, ho proibito al decano, sotto pena di scomunica di mostrare quel panno al popolo fino a che su questo punto non fosse presa una qualche decisione. Ma egli non obbedì e ricorse in appello, continuando come prima con le ostensioni.
Lo stesso cavaliere difendeva questo comportamento e in un giorno di festa, tenendo il panno con le proprie mani lo mostrò pubblicamente al popolo, col modo di procedere solenne che ho già riferito, dato che era riuscito a far sequestrare e farsi mettere in possesso del panno, a nome del re, col diritto di esibirlo, e mi aveva fatto notificare questo sequestro. In conclusione, facendosi scudo sia dell’appello sia di questo sequestro, l’errore continua e si aggrava, a disonore della chiesa, scandalo del popolo e pericolo per le anime.
Dato quanto ho premesso, a vergogna del mio predecessore, che aveva agito d’autorità in questo fatto, e mia, che desidero rimediare con le misure necessarie, non sono in grado di metterci rimedio e il fatto disgraziatamente va avanti.
Quelli che sono coinvolti in questa faccenda fanno spargere la voce che io ho intentato la mia azione per invidia e per cupidigia e avarizia, al fine di mettere le mani sul panno, colpa che in precedenza era stata addebitata al mio predecessore. Però altri affermano che io procedo nella questione in modo troppo tiepido e ciò significa tollerare la derisione.
Sebbene, con un’umile richiesta, io avessi pregato il cavaliere [di Charny] di soprassedere alle ostensioni del panno, nell’attesa che Vostra Santità fosse consultata e decidesse, egli non si diede pena di farlo. Poi fece inviare una relazione alla Vostra Santità esponendo le medesime cose che al signor cardinale. Dato che egli rifiutava di ottemperare alla lettera del signor cardinale e non aveva riguardi per l’appello, io continuavo con le proibizioni e le scomuniche contro coloro che esponevano il panno e contro le popolazioni che si recavano in quel luogo per venerare il panno. Ma, fatto salvo il rispetto per chi esponeva, nel procedere, come detto, contro chi faceva le ostensioni e contro chi venerava quel panno, mai ho cercato di andare contro la lettera del signor cardinale, anche se era stata ottenuta con l’inganno. Infatti in quella lettera il cardinale non aveva affatto dato il permesso che il panno si potesse mostrare al popolo o anche venerarlo, ma soltanto che potesse essere collocato nella chiesa o altrove in luogo dignitoso. Poiché non si attenevano alla concessione del cardinale, per questo motivo ho proceduto contro di loro secondo il diritto ordinario, dopo essermi abbondantemente consultato, come è mio compito, al fine di eliminare tale scandalo ed errore, convinto che sarei stato gravemente colpevole di connivenza se avessi lasciato correre tali fatti sotto i miei occhi.
Così, stando attento agli sviluppi della situazione, sempre appoggiandomi al consiglio dei saggi, sono ricorso per necessità all’aiuto del braccio secolare, considerando anche che era stato proprio il cavaliere a mettere la causa in mano del potere secolare, riuscendo a far sequestrare e farsi mettere in possesso del panno col diritto di esporlo al popolo, a nome del re, il che mi sembra piuttosto assurdo. Perciò ho tentato di far mettere il panno in mano del re, tenendo ben presente sempre uno scopo, cioè di portare alla conoscenza di Vostra Santità il racconto dei fatti e che nel frattempo si sospendessero le dette ostensioni. Infatti ho ottenuto questo con facilità e senza difficoltà, quando tutta la curia del parlamento reale è stata debitamente informata del superstizioso ritrovamento di tale Sudario e dell’errore e scandalo che ne derivava. Si meravigliarono tutti, dopo aver conosciuto i fatti, perché io in questo procedimento sono ostacolato dalla chiesa, la quale dovrebbe decisamente aiutarmi e anche punirmi debitamente se in questa faccenda fossi negligente o remissivo.
Però il cavaliere mi ha preceduto ed ha riferito quelle falsità che prima sono state dette, riuscendo a ottenere una lettera da Vostra Santità, con la quale si conferma la lettera del signor cardinale e si concede al cavaliere che, nonostante le proibizioni e gli appelli, gli sia consentito esporre il panno al popolo e farlo venerare dai fedeli, imponendo a me silenzio perpetuo, come mi dicono, dato che non ho potuto avere una copia di quella lettera.
Però a me è ordinato nei canoni di non tollerare che qualcuno sia raggirato per interesse con finzioni e documenti falsi. Così, certo che [la lettera pontificia] è stata ottenuta per mezzo di dichiarazioni false e tacendo la verità e che in un altro momento non sarebbe stata ottenuta senza che io fossi convocato e ascoltato, dato che si deve partire dal presupposto che io non mi sono dedicato a impedire questa faccenda e ad arrecare turbamento a qualcuno nell’esercizio di una devozione discreta e bene ordinata senza un valido motivo, confido fermamente che la Vostra Santità tollererà con animo ben disposto se resisto a questa ostensione, dopo aver saputo ciò che ho prima riferito, fino a che potrò ottenere un’altra disposizione da Vostra Santità, quando sarà debitamente informata del fatto.
Degnatevi quindi, Santissimo Padre, che la Vostra Santità diriga l’attenzione della sua considerazione a quanto su riferito e provveda su questi fatti in modo che tale errore e scandalo e superstizione, detestabile sia nella forma sia nel contenuto, sia estirpata radicalmente dalla provvidenza di Vostra Santità, cosicché quel panno non sia esibito al popolo e non sia venerato, né come Sudario né come Santuario né come raffigurazione del Sudario del Signore, dato che il Sudario del Signore non era fatto così, né in nessun altro modo o nome che si possa trovare, e invece sia condannato pubblicamente in quanto segno di una superstizione riprovevole, revocando le lettere ottenute con l’inganno, che siano dichiarate di nessun valore, in modo che gli emuli dei persecutori della chiesa e gli invidiosi detrattori non possano parlare in modo irriverente contro il governo della chiesa, poiché si trova rimedio pronto e salutare, sia nel foro secolare sia in quello ecclesiastico, contro gli scandali e gli errori.
Io fin da adesso mi dichiaro pronto a dare informazioni in modo adeguato su quanto da me scritto sopra, sia per la pubblica fama sia in altra maniera; e mi sarei presentato di persona per porgere le mie scuse e per scaricarmi la coscienza su questa questione, che mi sta molto a cuore, e per presentare la mia lamentela di persona nel modo dovuto alla presenza di Vostra Santità, se la salute fisica me lo avesse consentito, ritenendo di non poter esprimere a sufficienza nello scritto la gravità dello scandalo, la vergogna per la chiesa e la giurisdizione ecclesiastica e il pericolo per la salvezza delle anime. Così faccio quello che posso, in modo da meritarmi di essere scusato prima di tutto presso dio, lasciando il resto alle decisioni di Vostra Santità, che l’Onnipotente si degni di conservare a lungo e felicemente dato che è utile e necessaria al governo della chiesa».


sabato 13 ottobre 2007

Breve approfondimento sulla Sindone








La Sacra Sindone è un lenzuolo tombale di lino che misura 441x113 cm. Ogni filo del tessuto è stato filato con  torcitura oraria a Z e la  tessitura è a spina di pesce. Essa contiene molte irregolarità di battitura.


All'epoca di Gesù, per preparare la sepoltura ad un corpo si usava prima distenderlo sopra la metà di un lenzuolo e poi gli si faceva passare l’altra metà sopra la testa fino a coprire i piedi. L'intero lenzuolo, che veniva anche unto di aromi balsamici per ritardare la putrefazione del morto, serviva per avvolgerlo completamente mediante una fasciatura esterna.

Alcuni lini del tipo sindonico sono stati rinvenuti nel deserto della Giudea e anche in Siria.
Secondo alcune analisi, sulla S. Sindone sono stati individuati:

1) Pollini di piante presenti in Francia e in Italia che attestano quindi l’arrivo del lenzuolo in questi due paesi, ma anche altri pollini di piante che crescono in Medio Oriente, come lo “Zygophyllum dumosum” e la “Gundelia tournefortii”;
2) La presenza di una proteina del sangue (emoglobina);
3) Un alone di siero ematico accertato con la fotografia all’ultravioletto;
4) Una cellula di “aloe socotrina” sostanza aromatica che insieme alla mirra fu usata per il seppellimento di Gesù.
 
Altri rilevanti studi che riguardano soltanto l’immagine hanno attestato che:

a. Essa scompare completamente se fotografata con un’illuminazione intensa e retrostante come avviene per il Volto Santo di Manoppello; sul lino rimangono visibili solo le macchie di sangue (come ad esempio quelli che si vedono sulla fronte o sulle braccia) a conferma del fatto che le stesse hanno penetrato per capillarità il tessuto;
b. Dall’esame termografica e la radiazione infrarossa risulta che non è stata dipinta.
La certezza che la figura impressa sulla reliquia sia relativa al corpo del Salvatore è confutata dal fatto che l'aspetto del volto si sovrappone perfettamente in scala 1:1 con quello acheropito del Volto Santo di Manoppello. Le due figure, essendo complementari, viste al computer forniscono dettagliate informazioni sulla Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.
 
Altre considerazioni che attestano che quest'immagine è del Cristo:
 
1) A nessun condannato a morte veniva posto sul capo una corona di spine ma per Gesù il discorso fu diverso: durante la Passione, i suoi aguzzini vollero deriderlo perché Egli si era proclamato re dei giudei (nell’immagine sindonica sono evidenti le macchie di sangue delle ferite del cuoio capelluto e i rivoli sulla fronte causati dagli aculei);
2) Secondo le norme del supplizio romano, al condannato si dovevano recidere le gambe prima che morisse agonizzante sulla croce. Per Gesù questo non avvenne, perché quando si volle prendere questa decisione Egli sembrava già morto. I giustizieri, allora, per essere certi del decesso, optarono di trafiggerlo solo con una lancia la cui lama andò a finire diretto al cuore  (nella figura sindonica le gambe dunque appaiono integre e sul fianco destro è evidente del sangue fuoriuscito dalla ferita del costato che dalle analisi è risultato essere "post-mortem" per la presenza di un alone di siero scoperto con i raggi UV; sui polsi e sui piedi sono visibili i fori dell’inchiodatura);
3) La flagellazione per un condannato a morte prevedeva quaranta frustate: venti sul lato frontale e altre venti su quello dorsale del corpo; Gesù ne ricevette invece di più probabilmente per volere dei sommi sacerdoti, i quali persuasero Pilato ad aumentare la pena per la grave accusa di cui il condannato si era macchiato. Per loro, Gesù aveva offeso con una grave bestemmia la legge ebraica in quanto si era proclamato re dei giudei: solo il Padre che era nei cieli era il loro re (sulla Sindone ci sono i segni del “fragrum”, il flagello usato dai romani che era formato da una correggia di cuoio la quale teneva uniti due sfere di piombo);
4) Il cadavere di Gesù ricevette una frettolosa sepoltura giudaica, quindi fu avvolto con i teli sepolcrali per l’interessamento di Giuseppe d’Arimatea, membro del Sinedrio ma di nascosto anche discepolo di Gesù, che riuscì a convincere Pilato a farsi consegnare il corpo. I cadaveri dei crocifissi dovevano invece essere gettati insieme alla croce in una fossa comune.

martedì 2 ottobre 2007

ANCHE NELLA SINDONE LA LUCE DEL RISORTO












Foto ed elaborazioni pubblicate da Antonio Teseo

Studio di Antonio Teseo

Le ultime ricerche che mi appresto a presentare mi hanno permesso di ricostruire alcuni fatti ed avvenimenti che sarebbero accaduti nel sepolcro a partire dalla morte in croce di Gesù fino alla sua resurrezione. Premetto che con questo io non voglio assolutamente persuadere nessuno con le mie convinzioni a favore delle autenticità della Sacra Sindone di Torino e del Volto Santo di Manoppello.
Poiché il Blog è un diario libero e personale, espongo solo delle idee che ritengo essere in linea con le mie ricerche. Ognuno quindi è libero di credere o no a ciò che dico, anzi, io sono disposto ad accettare qualsiasi critica sempre se essa è però supportata da una valida motivazione scientifica.

La luce del Risorto

Le figure che vediamo sopra dimostrano una mia teoria ripetuta più volte in altre pubblicazioni, cioè che sulla Sindone è impresso un chiarore di luce assieme ad una figura indefinita composta da sangue probabilmente misto anche a sudore. La formazione di quest'immagine sul lino sarebbe avvenuta nella tomba per volere del Signore, nel giorno della Sua Santa Pasqua, affinché si adempisse la profezia di Isaia, 52,13-15; 4° carme del Servo.
“Ecco, il mio servo avrà successo, sarà innalzato, elevato ed esaltato grandemente. Come molti si stupirono di lui - talmente sfigurato era il suo aspetto al di là di quello di un uomo, e la sua figura al di là di quella dei figli dell’uomo, - così molte nazioni resteranno attonite, i re chiuderanno la bocca a suo riguardo, perché vedranno ciò che non era stato loro narrato, e comprenderanno ciò che non avevano udito”.

Come si può osservare nella seconda elaborazione pubblicata sopra, ovvero quella centrale, la quale è stata ricavata dalla sovrapposizione del Volto Santo di Manoppello a quello della Sacra Sindone, sono riuscito a determinare in positivo, per mezzo di un filtraggio computerizzato, la definizione dei caratteri somatici del Volto di Cristo risorto dai morti impressionatasi sul lino sindonico: il sangue e molto probabilmente anche il sudore che furono della Passione, il Risorto volle trasferirli mediante la proiezione della luce del suo Volto prima sul sudario di Manoppello e poi di riflesso sul telo di Torino. Sempre nella seconda immagine sono riuscito a far risaltare, con un reverse da positivo a negativo, l’intensità dell'irradiazione che aveva filtrato il bisso di Manoppello: più il colore tende al blu scuro, più è alta l’intensità; viceversa,  più il colore tende all'azzurro e poi al bianco, più bassa è l'emissione luminosa. Osservando la foto reale della Sacra Sindone trasformata in bianco e nero (fig.1), vi invito a prestare attenzione alle sfumature che contornano l'aspetto del volto. Esse ci rendono bene l’idea della variabilità dei raggi di luce che avevano filtrato il sudario di Manoppello.
 
Dalla comparazione delle tre immagini si possono rintracciare anche questi particolari:
(a sinistra)
a. il gonfiore sotto l’arcata sopracciliare dell’occhio;
b. la ferita del foro lacrimale nello stesso occhio;
c. la ferita sullo zigomo;
(a destra)
d. il rivolo di sangue fuoriuscito da una ferita sotto l’incrocio delle palpebre dell’occhio;
e. il sangue depositato in linea in coincidenza di una piega del sudario di Manoppello all’altezza del mento.

Ricostruzione di fatti e avvenimenti che sarebbero accaduti dopo la morte di Gesù.

Deposto Gesù dalla croce, la sua sepoltura doveva avvenire in tempi ristretti perché stava per tramontare il sole, che, a quel tempo, segnava l’arrivo del nuovo giorno. Il giorno che arrivava era il Shabbat (sabato) ritenuto sacro dai giudei e pertanto per la legge della Torah tutti dovevano esimersi dal lavoro per dedicarsi con il digiuno (epurazione) alla preghiera. Come ci ha rivelato l’apostolo Giovanni nel suo Vangelo, furono Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo ad occuparsi di preparare il corpo del Signore per la sepoltura. Sbrigativamente, allora, nel sepolcro, presero prima un sudario di bisso di lino e glielo posero sul viso (Velo del Volto Santo di Manoppello) e poi adoperarono un lungo lenzuolo cosparso di aromi (Sindone di Torino) per avvolgerlo legato con delle bende.
Passati tre giorni dalla morte, Gesù, nell'attimo della sua resurrezione che avvenne con un  lampo di luce, volle proiettare e impressionare la figura del suo volto nel sudario. Questo velo, che risultava macchiato del sangue della Passione, quando fu attraversato dalla luce del Volto del Risorto, la sua immagine venne trasferita e impressa di riflesso anche sulla S. Sindone. 
Nell'attimo in cui Cristo alzò gli occhi per contemplare la luce del Padre (Trasfigurazione) nel sudario si materializzò la sua sembianza in maniera diapositiva e olografica (un giorno si sarebbe scoperto che queste due peculiarità in verità rivelano un Santo Volto "risorto dai morti" perché della Passione sfigurato, e un Santo Volto "trasformato in Luce Eterna" perché trasfigurato dalla Luce di Dio Padre).

Per concludere, secondo i miei studi l'aspetto che osserviamo sulla faccia interna del lino sindonico non sarebbe né un'impronta né una figura negativa, bensì una Icona ma Acheropita, come ho spiegato sopra formatasi per una proiezione di luce riflessa. 

Spiegazione delle immagini: 1° Volto della Sacra Sindone; 2° Definizione filtrata e ricavata dalla sovrapposizione Volto Santo-Sindone; 3° Sovrapposizione Sindone-Volto Santo dalla quale si può osservare a sinistra la sbavatura del sangue fuoriuscito a Gesù dalla bocca e dal naso e che ha imbrattato il mento, la barba e le pieghe.

martedì 11 settembre 2007

Sindone e Volto Santo: il computer rivela ancora








Queste due immagini sono di riferimento alla pubblicazione di cui sotto "Sindone e Volto Santo: il computer rivela ancora".

Spiegazione delle elaborazioni:
A sinistra, parte selezionata della reale foto  del volto della S. Sindone oscurata  al computer; a destra, sovrapposizione della prima figura al Volto Santo con un filtraggio del 50%.

Cliccare sopra le immagini per vederle ingrandite così da osservare meglio nel dettaglio un alone di sangue da me rintracciato.

Foto, elaborazioni e ricerca di Antonio Teseo

Sindone e Volto Santo: il computer rivela ancora










NEL LEGGERE LE SPIEGAZIONI DI QUESTE FIGURE CHE TROVIAMO SCRITTE SOTTO IN COLORE AZZURRO, CONSIGLIO DI TANTO IN TANTO DI ANDARE A CLICCARE CON IL MOUSE PROPRIO SOPRA QUESTE TRE IMMAGINI IN MODO DA VEDERLE INGRANDITE E CAPIRE  MEGLIO I RIFERIMENTI ILLUSTRATI CON LE FRECCETTE.

Foto, elaborazioni e ricerca di Antonio Teseo


L’esito della nuova ricerca che propongo, vuole dimostrare che il volto della Sacra Sindone di Torino non presenta baffi folti e barba lunga come invece asseriscono molti studiosi.
La convinzione di una conoscenza dettagliata dell'aspetto del volto di Gesù, diffusa soprattutto tra i sindonologi, per certi aspetti non trova alcun riscontro scientifico ed è dunque solo frutto dell'apparenza (pareidolia). Essa viene contraddetta dai miei studi per il fatto che l’immagine impressa sul lino, oltre a presentare un chiarore che sembra essere stato prodotto dal riflesso di una luce, è formata essenzialmente da una più o meno densità di sangue (forse misto anche a sudore) fissatosi a livello superficiale e specificatamente sulle fibrille
(far riferimento alla seconda figura elaborata con il computer per sovrapposizione e rafforzamento di contrasto, a prescindere che la reale immagine del volto sindonico abbia subito un processo chimico di disidratazione e ossidazione causato a mio avviso dall'irraggiamento nell'ultravioletto di un lampo di luce. L'irraggiamento, che sarebbe avvenuto nell'attimo della resurrezione di Gesù, avrebbe trasformato la tonalità di colore del sangue "da rosso vivo a giallo paglierino" perché interessato da una bruciacchiatura localizzata sulla parte più superficiale delle fibrille dove il plasma si sarebbe fissato in modo indelebile "vedi la fig.1").
Quindi, quando ci viene mostrata la foto del volto della reliquia torinese invertita in negativo, magari in bianco e nero come vediamo qui sotto, dalla quale effettivamente abbiamo l’impressione di vedere il volto di Cristo con baffi folti e barba folta, ci dobbiamo sempre ricordare che questa non è la vera foto vista nella realtà e pertanto non deve trarci in inganno poiché nel negativo fotografico sindonico il sangue compare di colore bianco, mentre il chiarore della luce appare di colore nero.
Per capire esattamente come si sia formata la macchia ematica al di sopra del labbro superiore (rivedi  le prime due figure pubblicate sopra) dobbiamo ricorrere alla perfetta sovrapposizione "Sindone-Volto Santo di Manoppello".

Precedentemente a questa pubblicazione abbiamo visto come nell’Icona della S. Sindone siano raffigurate pieghe e bande di tessuto che però sono proprie del bisso del Velo di Manoppello; questo esile telo macchiato del sangue della Passione sarebbe stato a contatto diretto con il lenzuolo sepolcrale.
Dunque, sia l'aspetto reale del Volto del Risorto che la sembianza impressa in trasparenza sul sudario di bisso, visibile a seconda dell'illuminazione da viso sfigurato a viso trasfigurato, sarebbero stati proiettati e impressi con un lampo dalla Luce Celeste sulla S. Sindone in un tempo più breve di 50 miliardesimi di secondo.

Spiegazione della terzina di figure pubblicate sopra:

1) Foto del volto della Sacra Sindone (negativo fotografico);
2) Elaborazione effettuata in rilievo e sovrapposizione della prima immagine alla terza;
3) Volto Santo illuminato da dietro.

Dalla comparazione tra la prima foto sindonica e la terza che è quella del Santo Volto, risulta che il sangue fuoriuscito a Gesù dal naso e dalla bocca si sia impresso sul sudario di Manoppello sovrapponendosi alla Santa Effigie (probabile emissione corpuscolare):

a)  a sinistra e in alto, a formare un angolo retto con una banda di trama in verticale e una piega in orizzontale;
b) a sinistra e in basso, a formare ancora un angolo con la banda già citata e un’altra in orizzontale;
c) a destra e in alto, coprendo quasi completamente un alone contraddistinto dal bordo perimetrale di coagulo;
d) a destra e in basso, espandendosi fin sotto la guancia.

Osservando attentamente le tre figure, si può comprendere che le freccette laterali di sinistra indicano dove il sangue, uscito dalla bocca e dal naso di Gesù, si sia fermato dopo essersi espanso (notare una linea in verticale bianca nel negativo fotografico sindonico "tra le due freccette" che in definitiva è il sangue che ha macchiato una banda della trama di tessuto riscontrabile sul Volto Santo di Manoppello). La freccetta in alto a destra, indica invece sulla S. Sindone una traccia di un alone con il bordo di coagulo. La stessa macchia, ovviamente, è perfettamente coincidente con quella che si trova nella reliquia abruzzese.

La presenza di un alone di sangue al di sopra del labbro superiore - contraddistinto dal bordo di coagulo - è un'inconfutabile prova scientifica che nell'aspetto del viso di Cristo non può sussistere la presenza di baffi folti. Questa macchia ematica, al contrario, in presenza di tanti peli, si sarebbe dovuta vedere in forma allargata, irregolare e senza alone. Avremmo cioè dovuto osservare il cosiddetto imbrattamento, e in più rintracciare piccole linee, o meglio "segmenti", sovrapposti al sangue.

Nell' immagine del Volto della S. Sindone ritroviamo il sangue uscito a Gesù dal naso e dalla bocca, che fu della Passione, dove le colature ematiche risultano aver macchiato il mento e imbrattato la barba rada. Se, dunque, come ripeto, questa immagine la si inverte in un negativo fotografico, ecco che erroneamente ci fa credere che l'aspetto del Signore, oltre a presentare baffi folti, mostri anche una folta barba.

Meditando invece qui sulla miniatura del Codice Pray, manoscritto con illustrazioni iconografiche conservato nella Biblioteca Nazionale di Budapest, si può comprendere come una volta i miniatori avessero una conoscenza molto diversa dell'aspetto del Volto della S. Sindone rispetto ai sindonologi di oggi. La raffigurazione, infatti, ci mostra il viso di Gesù con baffi radi e barba curata così come dimostrano anche i miei studi.
   Il vero volto di Gesù, un tempo secondo il canone dettato della Chiesa

A partire dal IV secolo, tutte le rappresentazioni di Gesù sono state attinte dalle immagini del Volto Santo di Manoppello e della Sacra Sindone di Torino, che insieme formavano il Sacro Mandylion di Edessa. I teli delle due reliquie erano ripiegate in un unico involto come ci spiegano alcune importantissime miniature bizantine. Gli artisti, avendo un tempo ricevuto dalla Santa Madre Chiesa l'autorizzazione di poter anche valicare quella che prima di allora era una canonica stilizzazione del Volto di Cristo, nel rappresentare a volte il Signore Gesù con baffi molto folti e barba lunga, intendevano far contemplare nel Volto del Figlio pure il riflesso del Volto del Padre immaginato proprio con baffi e barba molto accentuati.

MA SE IO HO DETTO CHE NELLA TOMBA IL SUDARIO SI TROVAVA SOTTO IL LENZUOLO A COPRIRE IL VOLTO DI GESU', COME MAI ALLORA NEL CODICE PRAY DI BUDAPEST, DATATO 1192-1195 (ARCO DI TEMPO CHE PRECEDEVA DI CIRCA 65 ANNI LA DATAZIONE STABILITA CON L'ESAME AL RADIOCARBONIO DELLA FABBRICAZIONE DELLA S. SINDONE) L'ANGELO INDICA CON L'INDICE IL DRAPPO DI STOFFA ANCHE SOPRA IL LENZUOLO? 

In una delle pubblicazioni precedenti avevo spiegato come nei tempi antichi gli iconografi fossero tanto bravi, che non solo rendevano le loro opere piene di dettagli immortalandole quasi alla pari delle foto dei giorni d'oggi, quanto ortodossi, perché erano ligi nel rispettare i canoni imposti dalla Santa Madre Chiesa. Ecco perché noi qui ci troviamo davanti non ad una semplice raffigurazione, ma ad un "Codex" che significa "Corpo delle Leggi della Chiesa". Nella rappresentazione ritroviamo, ad esempio, come sigilli che ci spiegano dell'autenticità della S. Sindone: i cinque piccoli fori simmetrici di bruciature disposti a forma di L; il disegno a zig-zag che ci rimanda alla trama del lenzuolo che è a spina di pesce; le tante croci con cui si identificavano i Templari (a tale proposito vedi la facciata della chiesa di Collemaggio dell'Aquila voluta proprio da questo ordine, indicato dalla storia come uno dei possessori della sacra reliquia di Torino).
Mentre oggi più di un teologo prova a dare una propria interpretazione sulla traduzione dal greco del Vangelo di Giovanni, Gv. 20, 1-7, la Chiesa di molti secoli fa, invece, ti spiegava che i significati delle parole un tempo già tradotte, non si prestavano minimamente ad interpretazioni soggettive ma solo a quelle canoniche. Esse erano state tramandate oralmente dalla cultura ortodossa e tradotte da grandi esperti che conoscevano benissimo la lingua, tra cui anche i Santi.
L'icona che vediamo è stato attinto dal Vangelo di Marco, 16, 1-6. L'angelo seduto sul trono che si trova a destra delle donne indica il sudario posto sopra la sindone. Il particolare, che sembrerebbe non essere avvolto nel mistero, in realtà ci rivela che il Signore sia risorto durante il terremoto che ha rimosso la pietra del sepolcro e che avrebbe dunque segnato la storia (Mt. 28, 1-7).
Questo evento sconvolgente voluto da Dio, infatti, non solo ha ribaltato la pietra del sepolcro facendo entrare la luce del Padre che è andata a fondersi con quella del Figlio, ma secondo gli antichi canoni della Chiesa avrebbe ribaltato anche la posizione del sudario, da sotto a sopra la sindone.
Quando arrivano al sepolcro gli apostoli Pietro e Giovanni, avvisati da Maria Maddalena che la tomba è stata da lei trovata vuota senza il corpo di Gesù, Giovanni, vedendo il sudario che non si trova più al suo posto (lui era stato testimone oculare degli avvenimenti accaduti nel sepolcro durante la preparazione del corpo di Gesù per la sepoltura) vi contempla i segni della Passione, della Morte - assieme al lenzuolo - e della trasfigurazione (Gv. 20, 9).       

domenica 9 settembre 2007

Sindone e Sacro Velo "Preghiera al Volto Santo"

Preghiera al Volto Santo, scritta di persona dal Santo Padre Benedetto XVI


Il sito della diocesi di Chieti-Vasto, arcivescovo Mons. Bruno Forte, riporta questa preghiera:

http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/bd_edit_doc_dioc.edit_documento?p_id=914658





Preghiera di S.S. Benedetto XVI

Questa "Preghiera al Volto Santo", scritta di persona dal Santo Padre Benedetto XVI, è stata fatta recapitare come Suo dono all'Arcidiocesi di Chieti-Vasto e alla Basilica del Volto Santo di Manoppello, che di essa fa parte, il 1 Settembre 2007, a un anno esatto dalla Sua visita - pellegrinaggio alla Basilica Santuario. La profondità e la ricchezza del testo esprimono lo stile orante di una Chiesa pellegrina sulla via della Bellezza, rapita dalla contemplazione e dalla sempre nuova ricerca del Volto del Suo Signore. La gratitudine per il dono si manifesterà anche nel pregarla secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.


Signore Gesù,

come già i primi apostoli,

ai quali dicesti: "Che cercate? ",

ed accolsero il tuo invito: "Venite e vedrete",

riconoscendoti come il Figlio di Dio,

l'atteso e promesso Messia per la redenzione del mondo,

anche noi, discepoli tuoi di questo difficile tempo,

vogliamo seguirti ed esserti amici,

attratti dal fulgore del tuo volto desiderato e nascosto.

Mostraci, ti preghiamo, il tuo volto sempre nuovo, misterioso specchio dell'infinita misericordia di Dio. Lascia che lo contempliamo con gli occhi della mente e del cuore: volto del Figlio, irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza (cfEb 1,3), volto umano di Dio entrato nella storia per svelare gli orizzonti dell'eternità. Volto silenzioso di Gesù sofferente e risorto, che amato ed accolto cambia il cuore e la vita. "Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto " (Sal 27,8s). Nel corso di secoli e millenni quante volte è risuonata tra i credenti questa struggente invocazione del Salmista! Signore, anche noi la ripetiamo con fede:

"Uomo dei dolori, davanti a cui ci si copre la faccia" (Is 53,3),

non nasconderci il tuo volto!

Vogliamo attingere dai tuoi occhi,

che ci guardano con tenerezza e compassione,

la forza di amore e di pace che ci indichi la strada della vita,

ed il coraggio di seguirti senza timori e compromessi,

per diventare testimoni del tuo Vangelo,

con gesti concreti di accoglienza, di amore e di perdono.

Volto Santo di Cristo,

luce che rischiara le tenebre del dubbio e della tristezza,

vita che ha sconfitto per sempre il potere del male e della morte,

sguardo misterioso

che non cessa di posarsi sugli uomini e i popoli,

volto celato nei segni eucaristici

e negli sguardi di coloro che ci vivono accanto,

rendici pellegrini di Dio in questo mondo,

assetati d'infinito e pronti all'incontro dell'ultimo giorno,

quando ti vedremo, Signore, "faccia a faccia " (1 Cor 13,12),

e potremo contemplarti in eterno nella gloria del Cielo.

Maria, Madre del Volto Santo,

aiutaci ad avere "mani innocenti e cuore puro ",

mani illuminate dalla verità dell'amore

e cuori rapiti dalla bellezza divina,

perché, trasformati dall'incontro con Cristo,

ci doniamo senza riserve ai fratelli,

specialmente ai poveri e ai sofferenti,

nei cui volti riluce l'arcana presenza

del tuo Figlio Gesù,

che vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen!

1 settembre 2007

venerdì 31 agosto 2007

SINDONE E VOLTO SANTO "SUL VOLTO DI CRISTO LA LUCE DEL PADRE"

 
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Foto ed elaborazioni pubblicate da Ateseo

Prima foto: Volto Santo di Manoppello;
seconda foto: elaborazione eseguita mediante il filtraggio computerizzato "equalizzazione".
Devo riconoscere che è questa la scoperta più commovente dei miei studi. Dopo aver dimostrato scientificamente con il computer che nell’immagine del volto della Sacra Sindone di Torino ci sono i segni della resurrezione, ho voluto verificare se effettivamente come ci ha rivelato Gesù è possibile riconoscere il Padre vedendo il Cristo. Poiché il Volto Santo di Manoppello è in definitiva una diapositiva fotografica impressionata su un velo, allora mi sono chiesto: “Se prendo una sua fotografia, dove sono evidenti le ferite cicatrizzate da croste di sangue, mi deve dunque comparire mediante un’elaborazione al computer, un'illuminazione insita all’immagine poiché ogni foto per realizzarsi ha bisogno di luce”. Ora, in ogni buon programma di foto-ritocco esiste un filtraggio, chiamato “equalizzazione”, che ha proprio la peculiarità di esaltare ad ogni fotografia i pixel in chiaro della luce rispetto a quelli in scuro dell’ombra. Per cui, una volta applicatolo alla foto del Volto Santo, la quale era stata scattata con le lampade d’illuminazione poste sia a destra che a sinistra e a distanza, in modo che nessun riflesso esterno potesse arrivare al vetro che racchiude la reliquia, ho scoperto che effettivamente gli occhi del Cristo sono vivi e rivolti verso una fonte luminosa che è senza ombra di dubbio quella del Padre. Infatti la guancia destra più esposta a questa luce è effettivamente più illuminata dell’altra. Questo spiega anche il motivo per cui le tracce di sangue delle ferite, che compaiono sul Volto Santo, sono asciutte e pertanto poco evidenti.