Da un'accurata sovrapposizione eseguita al computer tra il Volto Santo di Manoppello e il Volto della S. Sindone di Torino segnato dal sangue della Passione, ho scoperto che le due effigi rappresentano la medesima figura. Se nella reliquia abruzzese si contempla l'immagine diapositiva, olografica e trasfigurata del Risorto, in quella piemontese si medita ancora sul sudario sepolcrale di bisso di Manoppello che nella tomba - il terzo giorno dalla morte di Gesù - fu irradiato dalla luce eterna.
Leggi la pagina del Vangelo di oggi
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS
.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)
La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.
Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.
L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.
Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.
A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.
CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO
Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
lunedì 23 febbraio 2015
Padre Domenico da Cese - Santuario del Volto Santo di Manoppello (PE)
giovedì 20 febbraio 2014
Il frate che promosse con zelo la devozione al Volto di Gesù
http://www.zonalocale.it/2014/02/10/padre-domenico-da-cese-le-virtu-del-padre-pio-d-abruzzo-/8746
L’intervista a padre Eugenio Di Giamberardino
Padre Domenico da Cese, le virtù
del "Padre Pio d’Abruzzo"
Padre DomenicoPadre Domenico Petracca nacque a Cese, frazione del comune di Avezzano, il 27 Marzo del 1905 e al battesimo gli fu messo il nome di Emidio. I suoi genitori Giovanni Petracca e Caterina Tucceri, erano persone semplici, laboriose e oneste, legate alla concezione cristiana della famiglia, che si trasmetteva di padre in figlio e che aveva come punto di riferimento la Chiesa con il suo insegnamento attraverso il catechismo, le feste popolari religiose e la partecipazione alla Messa nei giorni festivi. La fanciullezza di Emidio trascorse serena fino a quando, insieme al padre, rimase sotto le macerie della chiesa crollata a causa dello spaventoso terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915. Furono necessari notevoli sacrifici per riparare gli ingenti danni provocati dal terremoto, e solo gradualmente nelle famiglie si tornò alla vita normale. Nel 1917 a Cese, in occasione delle “Missioni al popolo", probabilmente durante la quaresima, Emidio, ascoltando le prediche tenute da due cappuccini, padre Roberto da Manoppello e padre Lorenzo da Pizzoli, cominciò a valutare la possibilità di diventare cappuccino. All’età di 17 anni, dopo reiterate insistenze, ottenne di poter entrare in convento e il 14 novembre 1921, fu accompagnato a Vasto Incoronata, per frequentare il ginnasio nel "Collegio Serafico" dei Cappuccini d'Abruzzo.
Sì. Il suo comportamento fu giudicato ottimo da superiori e insegnanti per cui nel mese di settembre 1922 poté lasciare Vasto per recarsi a Penne per l'anno di noviziato, finalizzato a verificare la solidità della sua vocazione alla vita di cappuccino. All’inizio del noviziato, secondo l’usanza del tempo, per indicare il distacco dalla famiglia e l’ingresso tra i cappuccini gli fu dato il nome di “fra’ Domenico da Cese”, col quale sarà chiamato e conosciuto nel resto della sua vita. Nel settembre 1923 andò all'Aquila per lo studio della filosofia e vi rimase fino al 1925. Dal 1925 al 1927 per 18 mesi fu chiamato a fare il servizio militare di leva a Firenze, nel reparto di medicina, al termine del quale, tornò all'Aquila per lo studio della Teologia. Dal 1928 fino al settembre 1931 a Sulmona completò lo studio della teologia e fu ordinato sacerdote, celebrando la prima Santa Messa l’11 settembre 1931, festa della Maternità di Maria.
Dal 1939 al 1940 fu cappellano all'Ospedale Civile dell'Aquila. Dal 1940 al 1941 fu cappellano militare del Corpo Armata di Pronto Soccorso e poi nell'Ospedale da Campo a Ragusa (Croazia). Congedato da cappellano, tornò in Italia, ove successivamente visse in modo esemplare nei conventi di: Avezzano, dal 1941 al 1946, Luco dei Marsi, dal 1946 al 1954, Campli (TE), dal 1954 al 1964, Caramanico (PE), dal 1964 al 1966.
P. Carosi dice testualmente: “Negli anni trascorsi a Campli (TE), insieme a p. Domenico, ho potuto costatare che era un uomo di preghiera e di sacrificio, in quanto ogni giorno si alzava alle ore 2,00 e si recava in chiesa per pregare. A tutti rivolgeva la sua parola di consiglio e di coraggio. Tutte le sere tralasciava la cena in senso di mortificazione". Personalmente aggiungo che testimonianze simili di altri confratelli confermano che p. Domenico mantenne questo tenore di vita non solo a Campli, ma anche negli altri conventi in cui fu di residenza.
Nel 1966 fu trasferito al Santuario del Volto Santo di Manoppello, ove promosse con zelo la devozione al Volto di Gesù. Nel maggio 1970 accolse nella direzione spirituale Amalia Di Rella originaria di Ruvo di Puglia, morta in concetto di santità. Il 17 settembre 1978 p. Domenico, investito da un auto, mentre si trovava a Torino per venerare l'immagine di Gesù impressa nella Sindone, terminò la sua vita terrena.
Più persone attestano che, essendosi recate a S. Giovanni Rotondo, si sentirono dire da P. Pio stesso: "Perché fate tanta strada per venire da me, quando a Manoppello, vicino a voi, avete padre Domenico?"
Il convegno è stato un successo. Nel pomeriggio del 15 dicembre 2013, la parrocchia di Santa Maria di Cese di Avezzano (Aq) era gremita di concittadini, parenti e fedeli provenienti da diverse località dell'Italia centro-meridionale, convenuti per partecipare al Convegno su Padre Domenico da Cese cappuccino, a 35 anni dalla sua morte. Come previsto dal programma ci sono stati: il saluto del Parroco Don Josè Anselmo Martinez Mosquera; i messaggi di: S. Ecc. Mons. Pietro Santoro, Vescovo della Marsica; S. Ecc. Mons. Emidio Cipollone, Arcivescovo di Lanciano-Ortona, cittadino di Cese; la relazione del Padre Guglielmo Alimonti OFM cap.; la partecipazione di Mons. Claudio Di Liberato, direttore dell’ufficio Cause dei Santi della Diocesi di Chieti-Vasto; padre Eugenio Di Glamberardlno, Vice Postulatore per i Frati Cappuccini d'Abruzzo della causa di beatificazione di Padre Domenico; Antonio Masci, Diacono della Diocesi di Avezzano; la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal M. Rev. Padre Carmine Ranieri Ministro Provinciale dei cappuccini d’Abruzzo con la partecipazione dei sacerdoti presenti. I canti sono stati animati dal Coro di Pescara. Nel convegno è stato ricordato che Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti Vasto, in occasione della festa di "Maria Mater populi teatini", ha dato ai fedeli l’annuncio di voler avviare la procedura canonica per verificare la fama di santità di fra’ Domenico da Cese, cappuccino, per il quale gli era pervenuta la richiesta dal Postulatore generale dei Cappuccini.
Come previsto dalle attuali norme spetta alla Congregazione per le Cause dei Santi valutare la richiesta del Vescovo e dare il Nulla Osta (niente si oppone), perché si costituisca il tribunale ecclesiastico incaricato di svolgere l’inchiesta diocesana, con l’ascolto di chi ha conosciuto p. Domenico, con l'obiettivo di verificarne "l'eroicità delle virtù". Dopo che sarà aperto ufficialmente il processo canonico p. Domenico potrà essere chiamato “Servo di Dio”. Anche se non è il processo di beatificazione che fa un santo, esso aiuta a riconoscerlo, ed è importante identificare un santo, perché scoprendo lo stile di vita che ha seguito, può invogliare altri a imitarlo. Il riconoscimento di un santo è sempre un evento di gioia per la Chiesa, poiché nei santi si manifesta l’azione santificatrice di Dio.
Luigi Medea
domenica 5 maggio 2013
Le pupille del Volto Santo di Manoppello non sono completamente allargate
Nel Volto Santo di Manoppello le pupille sono ristrette ma presentano un'anisocoria; ciò significa che una è un pò più allargata dell'altra, poiché il Signore, durante la Sua Passione, aveva ricevuto un forte trauma cranico.
« Se ciai la forza de veni... | "Tutti dormono e a Dio,... » |
Caso unico al mondo: l'immagine è visibile da entrambe le parti in modo identico.
Post n°154 pubblicato il 22 Aprile 2013 da osservandoilparadiso
Questa reliquia di origine ignota giunse a Manoppello nel 1506, portata da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo aver consegnato il Velo al fisico Giacomo Antonio Leonelli. È tuttora conservata nel paese abruzzese, nell'omonimo Santuario. Il Volto Santo? E' l'immagine di un volto maschile con capelli lunghi, la barba divisa a bande e sopra la fronte, nel mezzo, si trova un ciuffo di capelli, corti e mossi a mo' di vortice. Le guance sono disuguali: una più arrotondata dell'altra, si mostra rigonfia. Gli occhi guardano intensamenteda una parte e verso l'alto, mostrando il bianco sotto l'iride; mentre, le pupille sono completamente aperte ma in modo irregolare. Le misure del panno sono 17x24 cm. Il velo è tenue, i fili orizzontali del tessuto sono ondeggianti e di semplice struttura, l'ordito e la trama si intrecciano nella forma di una normale tessitura. Caso unico al mondo in cui l'immagine è visibile identicamente da ambedue le parti.
Le tonalità del colore sono sul marrone, le labbra sono di colore leggermente rosse, sembrano annullare ogni aspetto materiale.
Non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore.
Colori naturali nel Volto Santo
(P. Carmine Cucinelli a colloquio con H. Pfeiffer) ecco alcune domande:
Perché non può essere una pittura?
il Volto Santo non può essere per niente una pittura. Per diverse ragioni. Se uno dipinge con la massima perfezione le due parti di un telo, non risulta mai la totale trasparenza come nel Volto Santo di Manoppello. Poi si deve considerare che la Sindone si può vedere solo ad una distanza di almeno un metro e cinquanta. Perciò non si può mai copiare tutti i dettagli così che corrispondano elemento per elemento. Difatti nessun copista ha potuto fare fino ad oggi una perfetta copia della Sindone con mezzi puramente artistici. Poi il presunto pittore dovrebbe girare il tessuto e dipingere dall’altra parte con altrettanta perfezione. Si vede chiaramente che questo procedere non fu possibile per nessun artista, quantomeno per uno del I o II decennio del Cinquecento. Per ultimo, se uno si mette a guardare il Volto e si muove a destra e a sinistra, ad un certo momento vede le labbra rosa e poi sparisce questo rossore e le labbra diventano brune. Se uno illumina diagonalmente dal di dietro, si vede solo un chiaro bruno in diverse tonalità, sparisce il rosa del tutto. Se uno illumina dal davanti, viene fuori un bruno più intenso ed anche il rosso delle piaghe della corona di spine alle tempia. Se si toglie del tutto questa illuminazione artificiale, i colori spariscono e viene fuori nella figura un leggero grigio. Quando si possono osservare meglio tutti questi cambiamenti, è durante la solenne processione di maggio, con la luce del giorno all’aria aperta.
Come si spiegano questi colori che cambiano. Se sono colori, come all’occhio appare, di che natura sono?
Tale oscillazione di colori si riscontra solo nella natura stessa.
Può fare qualche esempio di colorazione naturale che cambia?
Si. Nei pesci del Mar Caraibico o nelle ali di farfalle in zone tropicali che oscillano, secondo l’angolatura, tra l’azzurro e il grigio. In realtà nella natura non esistono colori, ma qualsiasi oggetto colpito dalla luce bianca, assorbe una parte della luce e riflette il colore complementare, per esempio assorbe il verde e riflette il rosso. Il fenomeno dell’oscillazione è dato così che la superficie dell’oggetto ha diverse angolature e secondo queste angolature, riflette a volte uno e a volte un altro colore. Quindi i fili del tessuto del Volto Santo devono essere cambiati o in superficie o dentro per permettere lo stesso fenomeno. Nessun artista con alcuna tecnica, conosciuta e non conosciuta, può cambiare un tessuto in questa maniera da permettere il fenomeno. in altre parole: si deve distinguere il tessuto dall’immagine. Il tessuto finissimo è opera umana, l’immagine che si vede in esso non lo è. Questa immagine si comporta come un fenomeno che si riscontra nella natura. Questa combinazione inseparabile tra opera umana (tessuto) e fenomeno naturale (immagine), possiamo solo chiamare con la parola “miracolo”; un miracolo che perdura finché il tessuto non si corrompe. C’è ancora un’altra ragione che esclude qualsiasi pittura. Un tessuto così fine, dichiarato come bisso marino da Chiara Vigo, l’unica tessitrice conosciuta di questo materiale, si riscontra solo nell’antichità. Ma un bisso marino si può “tingere”, per esempio metterlo a bagno di porpora, ma non vi si può “dipingere” sopra. Il sale rimanente tra i fili farà presto o tardi staccare dai fili qualsiasi colore.
Gerusalemme - Manoppello
Si è indotti a pensare che il Volto Santo e la Sacra Sindone abbiamo lo stesso periodo, proprio perchè le due immagini sono perfettamente sovrapponibili.
Si è giunti alla conclusione, attraverso studi e analisi, che la Sacra Sindone è l'immagine del corpo di un uomo crocifisso e morto secondo il racconto dei Vangeli, quindi anche il Volto Santo di Manoppello si è formato nella tomba di Gesù a Gerusalemme quando esso fu posto con tutta probabilità in fretta sopra la Sindone. Sul sottilissimo sudario con la finissima immagine, conservata oggi nel Santuario presso Manoppello, ritrovato nella tomba ormai vuota nella mattina di Pasqua, possiamo fare due ipotesi:
Se si segue la seconda ipotesi, allora, come scrive Giorgio Cedreno, nel 574 un’icona “acheiropoietos” viene trasportata da Camulia in Cappadocia a Costantinopoli. È un oggetto talmente simile che potrebbe trattarsi molto probabilmente dello stesso Velo che si conserva oggi nel Santuario abruzzese.
Rimase a Costantinopoli fino al 705, quando l’immagine di Camulia sparì dalla capitale dell’Impero. L’immagine di Camulia è il primo oggetto che viene definita "acheiropoietos”, cioè non fatta da mani umane.
In una poesia di lode del poeta Teofilatto Simocatta, scritta per la vittoria delle truppe bizantine nella battaglia presso il fiume Arzamon (586), ottenuta per la presenza dell’immagine, la descrive come “non dipinta, non tessuta, ma prodotta con arte divina”. Giorgio Piside lo chiama “prototipo scritto da Dio”. Ancora dopo la sparizione dell’immagine, Teofane (758-818) afferma che nessuna mano avrebbe disegnato quest’immagine, ma “la Parola creativa e formante tutte le cose ha prodotta la forma” di questa figura divino-umana. Tutte queste descrizioni dei poeti e storiografi bizantini si possono giustificare solo per la presenza di un unico oggetto: il Volto Santo di Manoppello.
Anch’esso, come prima impressione, sembra essere una pittura, ma quando si esamina meglio, si scarta subito questa ipotesi. Allora essa potrebbe essere stata prodotta con la tecnica della tessitura, ma anche questa tesi non regge. Così si comprende la descrizione “non dipinta, non tessuta” dei poeti bizantini. Per una immagine come quella di Manoppello, che è totalmente trasparente e sparisce quasi del tutto quando viene posta contro il cielo, si deve escludere qualsiasi tecnica conosciuta per la produzione di un’opera artistica. La gente a Costantinopoli raccontava che il Patriarca Germano avrebbe affidato l’immagine di Cristo alle onde del mare agli inizi dell’iconoclastia ed essa sarebbe giunta a Roma nel tempo del Papa Gregorio II.
A Roma si parla di una “Acheropsita” che il Papa Stefano II avrebbe portato in processione quando il re longobardo Aistulfo assedia la città nel 753. Questa “Acheropsita” è il Volto Santo della Cappella Sancta Sanctorum del Palazzo lateranense dei Papi. È una icona sul cui volto si trovava incollata una tela dipinta con il volto di Cristo.
Si pensa che il primo velo incollato fu proprio il Volto Santo di Manoppello. Non si poteva escogitare un miglior nascondiglio per un’immagine su un velo che sovrapporla ad un’icona. Così l’imperatore bizantino non avrebbe potuto mai scoprire il furto della sua “acheiropoietos” ed essa poteva sempre essere venerata nella liturgia pontificia. Quando gli imperatori bizantini persero pian piano il loro potere e il loro influsso sull’Italia, il Velo poté essere staccato di nuovo dalla sua icona, essere sostituito da un velo dipinto e trasportato nella cappella in San Pietro che il Papa Giovanni VII aveva fatto erigere poco dopo che l’immagine di Camulia sparì da Costantinopoli. Il primo Papa che non dovette più temere il potere dell’imperatore bizantino fu Innocenzo III.
Egli promosse per la prima volta il culto e la venerazione del velo con l’immagine di Cristo, e questa volta il Velo fu chiamato “Veronica”, la vera icona di Cristo. Il titolo “Volto Santo” rimase all’icona lateranense.
Questa è la storia più probabile del Volto Santo di Manoppello secondo le conoscenze dei documenti e delle immagini acheropite. Rimane una questione aperta: come e quando i panni funebri, la Sindone e il velo di Manoppello, furono divisi.
Come Mandilion di Edessa, la Sindone ha avuto il suo proprio percorso con il trasporto a Costantinopoli nel 944, il suo temporaneo smarrimento sin dalla crociata latina del 1204, e il suo riemergere dal buio dei tempi a Lirey, nella metà del Trecento.
Il Volto Santo ha fatto il suo viaggio da Gerusalemme a Efeso, da Efeso a Camulia in Cappadocia, da Camulia a Costantinopoli, da Costantinopoli alla Cappella Sancta Sanctorum del palazzo lateranense, da qui alla Cappella della Veronica in San Pietro in Vaticano, infine al Santuario di Manoppello. Durante questi viaggi lo stesso oggetto, sembrerebbe aver cambiato nome diverse volte: da immagine “acheiropoietos” di Camulia, a “prototypos”, a “acheropsita” e “Volto Santo” della Cappella Sancta Sanctorum, a “Veronica” e finalmente di nuovo a “Volto Santo” in Manoppello. Questo percorso è una fondata ipotesi; l’identità del Volto Santo di Manoppello con la Veronica romana, però, è certezza.
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giovedì 26 gennaio 2012
Vescovi dell'Europa e dell'Africa in pellegrinaggio al Volto Santo
Sovrapposizione della S. Sindone di Torino al sudario di Manoppello: Volto sfigurato e trasfigurato di nostro Signore Gesù Cristo.
sabato 30 luglio 2011
Benedetto XVI: l'unità non si costruisca senza Dio
http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3896
venerdì 1 luglio 2011
Dedica al Volto Santo di Manoppello nel Settimanale di Padre Pio "Aprile 2011"
http://www.settimanaleppio.it/index.cfm?Contents=1&expand=56&Ar=1#56Ar1
SPECIALE DOSSIER
Il Volto del Risorto di Manoppello
di Antonio Farina
In una società in cui prevale la pura ricerca estetica, il volto del Personaggio di Manoppello può essere per alcuni motivo di scandalo o inquietudine. L’incontro con quel Volto divino ma sfigurato desta nell’intimo una domanda: cosa l’ha spinto ad arrivare fino a quel punto? L’incontro con l’icona del Volto Santo di Gesù conservata a Manoppello non è un incontro facile. Si può giungere in questo paesino abruzzese adagiato come in una culla alle pendici innevate della Majella, a 217 m sul livello del mare, come pellegrini consapevoli, preparati e coscienti di vivere un’esperienza unica al cospetto di una Reliquia straordinaria oppure ci si può trovare lì quasi per caso, impreparati, distratti, dubitabondi come capita a tanti “turisti” religiosi alle prese con uno dei tanti luoghi di culto italiani. Non importa. Nell’uno o nell’altro caso, dopo la “visione” del Sacro Lino con quel volto evanescente che sembra spuntare da una terza dimensione di profondità, si rimane interdetti, quasi sbigottiti, sicuramente turbati. L’immagine impressa in modo così misterioso su una specie di garza rarefatta (forse di bisso marino), trasparente, non è quella che ci si aspetta. Gesù è quasi irriconoscibile: un viso tumefatto, un ovale irregolare, le labbra gonfie il naso schiacciato, la fronte insanguinata stirata dall’edema, gli zigomi asimmetrici, alti, tumescenti. Tornano immediatamente alla memoria le parole del profeta Isaia: «Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo – così si meraviglieranno di lui molte genti» (52,14-15). E difatti si resta meravigliati. Ma è uno stupore doloroso, trepido, si insinua nel cuore un sentimento di angoscia, di rifiuto, di costernazione profonda: «Sai chi mi ha conciato così?» sembra dire con gli occhi l’Uomo dell’Icona. Verrebbe voglia di distogliere lo sguardo di rivolgerlo altrove in cerca di immagini più confortanti, di quadri, di affreschi, di dipinti. Ma non ci si riesce, non c’è molto da vedere nella chiesetta dedicata a san Michele Arcangelo, c’è solo Gesù che guarda te e tu che guardi Lui. Come dalla figura della Sindone così pure dal Personaggio di Manoppello promana una Pace sovrannaturale, una compostezza regale, una tranquillità che colpisce. I lineamenti per quanto alterati non sono contratti, l’espressione degli occhi, rivolti un po’ verso l’alto, è distesa: non vi si legge né rancore, né rimprovero, né alcun sentimento oscuro ma solo una grande semplicità e innocenza. Il dolore e la morte non hanno potere sul Signore della Vita. Nella mente si affollano una serie di interrogativi alquanto interessanti. Noi oggi viviamo nella società dell’immagine, dell’apparenza esteriore, del culto corporeo perfino. Nessuno si farebbe mai ritrarre nelle condizioni di Gesù: flagellato, coronato di spine, piagato piaga su piaga, insanguinato, abbattuto, deriso, umiliato, sputacchiato, vilipeso, inchiodato ad una croce... la Croce, stoltezza per gli uomini ma Sapienza di Dio! Eppure il Signore così ha voluto. Non abbiamo immagini dell’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme, non abbiamo documenti visivi o reliquie della Trasfigurazione sul monte Tabor. Non c’è traccia del Cristo taumaturgo e profeta osannato dalle folle e dai Discepoli. Cosa abbiamo invece? Due reperti assolutamente attendibili del Signore sulla Via del Calvario e della sua deposizione nel sepolcro. L’intento di Dio è chiarissimo, fulgido esempio della pedagogia celeste: Egli vuole mostrarci a quale grado di sacrificio lo ha spinto l’amore per noi e a quale prezzo siamo stati “comprati” come direbbe san Paolo. Ecco che il potere di queste immagini che sono “segno di contraddizione” per la logica umana e scandalo per il pensiero del mondo, diventa immenso. Esse attingono al profondo del cuore umano, lo spogliano di ogni giustificazione surrettizia, lo pongono dinanzi alle vere conseguenze del peccato, gli impongono quasi come inevitabile il pentimento e la conversione. Innumerevoli sono le conferme della funzione soteriologica delle “Vere-Icone”, le vite dei santi sono costellate di episodi commoventi e decisivi che hanno mutato il corso delle loro vite. Addirittura nel caso di san Francesco di Sales prima che iniziasse la sua vita. Si narra infatti che la sua mamma quando era ancora ai primi mesi di gravidanza ebbe un fortissimo impulso di consacrarlo al Signore quando, nella chiesa mariana di Chambery, vide per la prima volta sulla Sindone il Volto impresso e piagato di Cristo. Così scrive un autore sacro: «Il 15 agosto, festa dell’assunzione di Maria, ella rinnovò in modo più consapevole l’offerta a Dio, sicché, nascendo sei giorni dopo, nel 1567, il piccolo Francesco sembrava già avere in sé per impressione della genitrice, l’immagine di Cristo e della sua Santissima Madre, che perfezionerà lungo tutta la sua vita, fino al giorno della sua morte, il 28 dicembre 1622» (vedi padre Giuseppe Maria Persico, I Santi e la Madonna, vol. 6, Casa Mariana Editrice). Dunque sia per la Sindone che per il Volto Santo, ci si trova di fronte ad un autentico fenomeno mistico: una immagine materiale, quella che all’apparenza è solo una rappresentazione di uno spaccato della vita di Gesù, una pericope evangelica tradotta in segno visibile, determina un effetto fisico-spirituale su chi la venera con fede. Questa è precisamente la definizione di sacramentale. E di sacramentale di singolare efficacia si tratta: impossibile anche per il visitatore più scettico restare indifferente all’azione dello Spirito Santo che bussa alla porta del suo cuore. Inoltre, in termini tecnici, lo si definisce “acheropita” cioè un’immagine che sarebbe “non disegnata o dipinta da mano umana”, ed ha una caratteristica unica al mondo, l’immagine è visibile identicamente da ambedue le parti. È interessante osservare che i progressi dell’indagine scientifica e le tante analisi e comparazioni effettuate non solo non smentiscono l’autenticità della Reliquia ma ne accrescono il mistero (vedi Saverio Gaeta, L’enigma del volto di Gesù, Rizzoli, Bergamo 2010). Anche questo obbliga ad una riflessione amara: quanto è incrostato di incredulità il cuore dell’uomo moderno, il quale pretende di sradicare la metafisica dall’orizzonte della sua vita e si affanna in ogni modo a voler ridurre a semplice “fenomeno” naturale o artificiale ogni segno sovrannaturale. Tornano in mente le esclamazioni di Nostro Signore, quella nel Vangelo di san Luca quando, considerando l’atteggiamento del popolo dinanzi ai suoi miracoli, afferma: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?» (Lc 9,41). Oppure quando visitando Nazareth... «non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità» (Mc 6,5). Quando impareremo che il quinto dono dello Spirito Santo, la Scienza, serve per avvicinarsi più facilmente a Dio e non a cercare di negarlo?
domenica 1 maggio 2011
GIOVANNI PAOLO II PROCLAMATO BEATO
Giovanni Paolo II proclamato Beato dal successore di Pietro, papa Benedetto XVI.
(Matteo 16,19) " A te darò le chiavi del Regno dei cieli: e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli."
Ti abbiamo umilmente pregato di beatificare per la gloria dei cieli e della terra il nostro venerabile Giovanni Paolo II, e Tu ci hai accontentati rispondendo con un segno, manifestandoTi nella potenza del Tuo S.S. Spirito Santo, allorquando hai guarito dal Parkinson, in modo inspiegabile dalla scienza, Suor Marie Simon Pierre. Potenza del Tuo S.S. Santo Spirito, che permise alla Vergine Maria di concepire il nostro Signore Gesù Cristo; potenza del Tuo S.S. Santo Spirito, che permise al nostro Salvatore di risuscitare dai morti per la Vita Eterna.
Ti rendiamo Lodi, Onori e Gloria, Signore Dio, Re dell'Universo. Amen.
vogliamo ricevere per mezzo della preghiera
la Grazia, l'Umiltà, la Mitezza e la Misericordia, virtù mirabili che erano anche del Tuo Figlio, Cristo Gesù.
lunedì 18 aprile 2011
Lo Spirito Santo non è solo Spirito ma anche Luce Vera
Lc. 12, 2: Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto.

La raffigurazione della Crocifissione comparve solo dopo il IV secolo. In essa si rappresentava la morte di Gesù non come un fatto isolato, ma tutt'uno con la Pasqua. Nel Volto del Signore, attinto dal Volto Santo di Manoppello, non vi erano segni di tristezza e di morte. La sua espressione parlava di Vita e della Speranza della Risurrezione: Spirito Santo. Questa iconografia del Crocifisso "speranza di Vita" e "vittorioso sulla morte" arriverà sino all' XI-XII secolo. Con la nascita di nuovi movimenti spirituali che esaltavano il dolore di Cristo, il Crocifisso diventò invece "patiens": sofferente e morente, oppure inanimato, perché così si voleva trasmettere ancor di più il segno della Redenzione.
lunedì 14 marzo 2011
La luce del Volto di Cristo è fonte di salvezza per i giusti
Salmo 31,17
Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia.
Salmo 119,170
Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.
Salmo 143,7
Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito. Non nascondermi il tuo volto, perché non sia come chi scende nella fossa.
Nel prologo di Giovanni, leggiamo che Gesù Cristo era la luce vera che illumina ogni uomo. Per luce vera noi cristiani intendiamo:
1) L'educazione spirituale alla Vera Vita che Gesù c'insegna con il Vangelo;
2) La Grazia, l'Umiltà, la Pace e la Misericordia che troviamo nell'espressione del Volto amorevole del Redentore le quali si riflettono nell'espressione del volto di ogni persona bisognosa;
3) I S.S. Sacramenti che la Santa Chiesa ci dona;
4) La luce del Volto di Cristo.
Nel versetto del Vangelo di Giovanni (Gv. 1,12) e in quello del libro dei Salmi (Sl. 80, 4) apprendiamo che ogni persona giusta, nell'istante dopo il suo ultimo respiro in vita qui sulla terra, non conosce la morte, e quindi il peccato, perché risorge per mezzo della luce celeste ed invisibile del Redentore. Se l'amante del Signore, qui sulla terra, accoglie il corpo di Cristo Gesù con il Pane della Vita Eterna (Eucaristia), appena dopo il suo ultimo alito di vita sarà trasformato in luce invisibile, e accolto dalla luce del Salvatore, in cielo, come raggio del Suo Santissimo Corpo e del Suo Santissimo Spirito. Ecco dunque che cosa significa Paradiso: vivere nella luce di Cristo la bellezza del "Vero Amore". Per ogni anima santa, la morte corporale non è altro che la purificazione assoluta dello spirito, perchè esso si stacca completamente e definitivamente dalla carne, la quale, appartendo al mondo, è soggetta a corruzione (Gv. 1, 9-11) . Proprio perché completamente puro, lo spirito può così contemplare in eterno il Volto di Dio Padre.
Chi conosce, dell'epoca di Gesù, quali fossero le usanze dei giudei, sa che i panni funebri erano considerati impuri perché toccavano un cadavere. Accadde, però, che l'apostolo Giovanni credette alla resurrezione del Suo Maestro dopo aver contemplato il sudario (Gv. 20, 4-8).
Che cosa allora era successo?
L'apostolo aveva riscontrato da un segno lasciato dal Signore che quel velo da impuro era diventato puro perché era stato illuminato e filtrato dalla luce del volto di Cristo. Per illuminare il regno delle tenebre governato dal demonio, e quindi per salvare i giusti, la potenza della luce vera e celeste del Volto di Cristo aveva dovuto illuminare anche l'interno del sepolcro (a quel tempo considerato simbolo delle tenebre) perché il Salvatore era risorto dai morti nella Sua purezza per la Vita Eterna (Lc. 17,24). Il sudario, dunque, è l'oggetto più rappresentativo della risurrezione di Cristo appunto perché è stato irradiato dalla luce di Dio. La luce del Santo Volto nel sepolcro, ripeto ancora una volta, sarà la stessa che un giorno nell'invisibile permetterà ad ogni persona, la quale fa nel mondo la volontà del Messia, di risorgere per Cristo, con Cristo ed in Cristo.
Nell'elaborazione di sopra, possiamo osservare come il negativo sotto a sinistra del Volto della S. Sindone e quello sotto a destra dello stesso volto con sopra il Volto Santo di Manoppello siano pressoché identici, perché secondo me questo fatto ci dà testimonianza di un perfetto filtraggio tra due figure impressionate assieme da un'unica fonte di luce.
Ingrandimento dei negativi di cui sopra: comparazione
Appena sotto a sinistra, particolare elaborazione "Sindone-Volto Santo" che ci dà l'idea di come nel sepolcro si vedesse in trasparenza dal Velo l'immagine del Sacro Volto di Cristo Risorto; a tale proposito, osservare anche il riflesso della luce celeste che dietro aveva illuminato il sudario di Manoppello. A destra, immagine originariamente impressionata sulla S. Sindone dalla luce celeste con il sangue della Redenzione: un processo chimico, probabilmente causato dal calore del lampo della Resurrezione di Gesù, disidratò e ossidò il liquido ematico, il quale si fissò come immagine indelebile, in micrometri, solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili del lino (per tale riscontro osservare le figure ingrandite che troviamo sotto).
Tutte le elaborazioni sono state realizzate al computer da Antonio Teseo.
Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
martedì 2 novembre 2010
Domani, 3 novembre, conferimento al Santo Padre della chiave simbolica della città di Manoppello
Durante l'udienza papale che si terrà domani in Vaticano, una delegazione composta dal Prefetto di Pescara, da S.E. Mons. Bruno Forte e dal sindaco Gennaro Matarazzo conferirà al Santo Padre Benedetto XVI la chiave simbolica della città di Manoppello. Ad incorniciare la cerimonia vi sarà la nutrita scolaresca delle scuole elementari del Centro Urbano e dello Scalo nonché un gran numero di cittadini che arriveranno con i pullman.
Anche se la quasi totalità dei mass media è indifferente all'evento (basta vedere che fino ad oggi neppure un telegiornale regionale ne ha dato notizia) in cielo, invece, domani l'avvenimento si festeggerà perché io sono convinto che Maria Santissima, Evangelizzatrice Pura di Dio qui sulla terra, porrà un'altra base solida affinché un giorno, nella Basilica di Manoppello, tutti i più alti esponenti delle religioni di fede cristiana si ritroveranno per specchiarsi nella verità con il Volto del Figlio di Dio incarnato. Il conferimento della chiave simbolica di Manoppello al Santo Padre, ha proprio la valenza di consentire al papa, da parte di tutta la cittadinanza, di organizzare in questo territorio scelto dal Signore qualsiasi celebrazione.
sabato 9 ottobre 2010
Domenica 10 ottobre, alle ore 19, straordinario concerto nella basilica del Volto Santo di Manoppello
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/10/08/1207393-fascino_contrappunto.shtml?refresh_ce
Manoppello Cori Inmaculata Mater di Toledo e Cappella S. Lucia di Roma per il Volto Santo
Il fascino del contrappunto
La basilica del Volto Santo di Manoppello dà appuntamento alle 19 di domenica per uno straordinario concerto polifonica internazionale in onore della reliquia conosciuta in tutto il mondo.
martedì 5 ottobre 2010
Contemplazione del Volto del Signore dai Salmi
Lo spirito è il componente più importante dell'uomo perché attraverso di esso il Padre si può mostrare faccia a faccia. La sua assoluta purezza dipende dall'anima e dal corpo allorquando queste altre sostanze di vita sono una cosa sola con Cristo Risorto (Sl. 43, 3-5; Lc. 4, 18; Gv. 1, 18; Gv. 12, 45). Essere una cosa sola con il Signore, significa:


venerdì 17 settembre 2010
Risultato comparativo al computer tra Sindone e Volto Santo
sabato 4 settembre 2010
Anche San Padre Pio da Pietrelcina avrebbe pregato davanti al Volto Santo di Manoppello
giovedì 26 agosto 2010
Onorificenza a Sua Santità Benedetto XVI dal popolo di Manoppello
grazie per questo benvenuto così cordiale. Vedo come la Chiesa è una grande famiglia. Dove c'è il Papa la famiglia si riunisce in grande gioia. Per me è un segno della fede viva, della gioia che ci dà la fede, della comunione, della pace che crea la fede. E vi sono gratissimo per questo benvenuto. Così vedo tutta la bellezza di questa Regione d'Italia qui, sui vostri volti.
Un saluto particolare agli ammalati. Sappiamo che il Signore è particolarmente vicino a voi, vi aiuta, vi accompagna nelle vostre sofferenze. Siete nelle nostre preghiere. E pregate anche per noi.
Un saluto speciale ai giovani e ai bambini di Prima Comunione. Grazie per il vostro entusiasmo, per la vostra fede. Noi tutti, come dicono i Salmi, "cerchiamo il Volto del Signore". E questo è il senso anche di questa mia visita. Insieme cerchiamo di conoscere sempre meglio il volto del Signore e dal volto del Signore attingiamo questa forza di amore e di pace che ci mostra anche la strada della nostra vita.
Grazie e auguri a voi tutti!
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Venerato Fratello nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle!
Desidero in primo luogo ringraziare il Signore per l’odierno incontro, semplice e familiare, in un luogo dove possiamo meditare sul mistero dell’amore divino contemplando un’icona del Volto Santo. A voi tutti qui presenti va il mio grazie più sentito per la vostra cordiale accoglienza e per l’impegno e la discrezione con cui avete favorito questo mio privato pellegrinaggio. Saluto e ringrazio in particolare il vostro Arcivescovo che si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Grazie per i doni che mi avete offerto e che apprezzo molto proprio nella loro qualità di "segni", come li ha chiamati Mons. Forte. Sono segni, infatti, della comunione affettiva ed effettiva che lega il popolo di questa cara terra d’Abruzzo al Successore di Pietro. Un saluto speciale rivolgo a voi, sacerdoti, religiosi e religiose e seminaristi qui convenuti. Non essendo possibile incontrare l’intera Comunità diocesana, sono contento che a rappresentarla ci siate voi, persone già dedite al ministero presbiterale e alla vita consacrata o incamminate verso il sacerdozio. Persone che mi piace considerare innamorate di Cristo, attratte da Lui e impegnate a fare della propria esistenza una continua ricerca del suo Santo Volto. Un grato pensiero rivolgo infine alla comunità dei Padri Cappuccini, che ci ospita, e che da secoli si prende cura di questo santuario, meta di tanti pellegrini.
Mentre poc’anzi sostavo in preghiera, pensavo ai primi due Apostoli, che, sollecitati da Giovanni Battista, seguirono Gesù presso il fiume Giordano – come leggiamo all’inizio del Vangelo di Giovanni (cfr Gv 1,35-37). L’evangelista narra che Gesù si voltò e domandò loro: "Che cercate?". Essi risposero: "Rabbi, dove abiti?". Ed egli: "Venite e vedrete" (cfr Gv 1,38-39). Quel giorno stesso i due che Lo seguirono fecero un’esperienza indimenticabile, che li portò a dire: "Abbiamo trovato il Messia" (Gv 1,41). Colui che poche ore prima consideravano un semplice "rabbi", aveva acquistato una identità ben precisa, quella del Cristo atteso da secoli. Ma, in realtà, quanta strada avevano ancora davanti a loro quei discepoli! Non potevano nemmeno immaginare quanto il mistero di Gesù di Nazaret potesse essere profondo; quanto il suo "volto" potesse rivelarsi insondabile, imperscrutabile. Tanto che, dopo aver vissuto insieme tre anni, Filippo, uno di loro, si sentirà dire nell’Ultima Cena: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?". E poi quelle parole che esprimono tutta la novità della rivelazione di Gesù: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9). Solo dopo la sua passione, quando lo incontreranno risorto, quando lo Spirito illuminerà le loro menti e i loro cuori, gli Apostoli comprenderanno il significato delle parole che Gesù aveva detto, e Lo riconosceranno come il Figlio di Dio, il Messia promesso per la redenzione del mondo. Diventeranno allora suoi messaggeri infaticabili, testimoni coraggiosi sino al martirio.
"Chi ha visto me ha visto il Padre". Sì, cari fratelli e sorelle, per "vedere Dio" bisogna conoscere Cristo e lasciarsi plasmare dal suo Spirito che guida i credenti "alla verità tutta intera" (cfr Gv 16, 13).
Chi incontra Gesù, chi si lascia da Lui attrarre ed è disposto a seguirlo sino al sacrificio della vita, sperimenta personalmente, come Egli ha fatto sulla croce, che solo il "chicco di grano" che cade nella terra e muore porta "molto frutto" (cfr Gv 12,24). Questa è la via di Cristo, la via dell’amore totale che vince la morte: chi la percorre e "odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna" (Gv 12, 25).
Vive cioè in Dio già su questa terra, attratto e trasformato dal fulgore del suo volto. Questa è l’esperienza dei veri amici di Dio, i santi, che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poveri e bisognosi, il volto di quel Dio a lungo contemplato con amore nella preghiera. Essi sono per noi incoraggianti esempi da imitare; ci assicurano che se percorriamo con fedeltà questa via, la via dell’amore, anche noi – come canta il Salmista – ci sazieremo della presenza di Dio (cfr Sal 16[17],15).
"Jesu... quam bonus te quaerentibus! - Quanto sei buono, Gesù, per chi ti cerca!": così avete cantato poco fa eseguendo l’antico inno "Jesu, dulcis memoria", che qualcuno attribuisce a San Bernardo. E’ un inno che acquista singolare eloquenza in questo santuario dedicato al Volto Santo e che richiama alla mente il Salmo 23(24): "Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe" (v. 6). Ma quale è "la generazione" che cerca il volto di Dio, quale generazione è degna di "salire il monte del Signore", di "stare nel suo luogo santo"? Spiega il salmista: sono coloro che hanno "mani innocenti e cuore puro", che non pronunciano menzogna, che non giurano a danno del loro prossimo (cfr vv. 3-4). Dunque, per entrare in comunione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti dalla bellezza divina, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto Santo, cuori che portano impresso il volto di Cristo.
Cari sacerdoti, se resta impressa in voi, pastori del gregge di Cristo, la santità del suo Volto, non abbiate timore, anche i fedeli affidati alle vostre cure ne saranno contagiati e trasformati.
E voi, seminaristi, che vi preparate ad essere guide responsabili del popolo cristiano, non lasciatevi attrarre da null’altro che da Gesù e dal desiderio di servire la sua Chiesa. Altrettanto vorrei dire a voi, religiosi e religiose, perché ogni vostra attività sia un visibile riflesso della bontà e della misericordia divina.
"Il tuo volto, Signore, io cerco": ricercare il volto di Gesù deve essere l’anelito di tutti noi cristiani; siamo infatti noi "la generazione" che in questo tempo cerca il suo volto, il volto del "Dio di Giacobbe". Se perseveriamo nel cercare il volto del Signore, al termine del nostro pellegrinaggio terreno sarà Lui, Gesù, il nostro eterno gaudio, la nostra ricompensa e gloria per sempre: "Sis Jesu nostrum gaudium, / qui es futurus praemium: / sit nostra in te gloria, / per cuncta semper saecula".
Questa è la certezza che ha animato i santi della vostra regione, tra i quali mi piace citare particolarmente Gabriele dell’Addolorata e Camillo de Lellis; a loro va il nostro ricordo riverente e la nostra preghiera. Ma un pensiero di speciale devozione rivolgiamo ora alla "Regina di tutti i santi", la Vergine Maria, che voi venerate in diversi santuari e cappelle sparsi nelle valli e sui monti abruzzesi. La Madonna, nel cui volto più che in ogni altra creatura si scorgono i lineamenti del Verbo incarnato, vegli sulle famiglie e sulle parrocchie, sulle città e sulle nazioni del mondo intero. Ci aiuti la Madre del Creatore a rispettare anche la natura, grande dono di Dio che qui possiamo ammirare guardando le stupende montagne che ci circondano. Questo dono, però, è sempre più esposto a seri rischi di degrado ambientale e va pertanto difeso e tutelato. Si tratta di un’urgenza che, come notava il vostro Arcivescovo, è opportunamente posta in evidenza dalla Giornata di riflessione e di preghiera per la salvaguardia del creato, che proprio oggi viene celebrata dalla Chiesa in Italia.
Cari fratelli e sorelle, mentre ancora una volta vi ringrazio per la vostra presenza, su tutti voi e sui vostri cari invoco la benedizione di Dio con l’antica formula biblica: "Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda pace" (cfr Nm 6, 24-26). Amen!































