sabato 16 maggio 2009

Volto Santo di Manoppello: il sudario che coprì il viso di Gesù nella tomba

Nell'episodio "Gesù risuscita Lazzaro" che leggiamo nel Vangelo di Giovanni 11, 38-44, è scritto nel versetto 44:
"Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario...". Lazzaro era ebreo come Gesù e ricevette una sepoltura giudaica. Dopo la morte, anche il Signore ricevette una sepoltura giudaica per l'interessamento di Giuseppe d'Arimatea che era stato suo discepolo "Giov. 19, 38-42"; e nell'episodio "Il sepolcro vuoto - Giov. 20, 6-8" è di nuovo menzionato "il sudario" che era servito per coprire il viso.

Il video che ho realizzato e che vedete allora in:
http://www.youtube.com/watch?v=ugqe3kNR8LM
dimostra che il Volto Santo di Manoppello e il volto della Sacra Sindone di Torino riguardano la figura del viso di Gesù risorto e che quindi il velo abruzzese potrebbe essere il pezzo di stoffa di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo. E' importantissimo sottolineare come le immagini dei due reperti sacri siano esattamente sovrapponibili, nonostante la sostanziale differenza della trama dei teli, e che nella figura della S.Sindone si vedano le pieghe del bisso di Manoppello perché contraddistinte da punti d'incrocio: osservare ad esempio la grinza che passa sopra la pupilla dell'occhio destro di Gesù (a destra per chi guarda, poiché la luce del Volto del Risorto avrebbe filtrato ed impresso la propria immagine su questo verso del telo come se si vedesse in uno specchio), la quale fa apparire l'orbita oculare ristretta, con la parte bassa che ha assunto addirittura una forma quasi a punta dovuta al rialzo della stessa; e un punto d'incrocio tra due pieghe (naturalmente una verticale e l'altra orizzontale) che è rintracciabile a destra subito dopo il mento.


Spiegazione delle immagini comprese nel video:
la prima figura in alto a sinistra riguarda il Volto della S. Sindone di Torino; a fianco vediamo una sovrapposizione filtrata con visione del 70% per la S.Sindone e del 30% per il Volto Santo di Manoppello ottenuta mediante un metodo computerizzato chiamato "luminanza"; l'ultima immagine in basso mostra invece un videoclip riferito sempre alla sovrapposizione S.Sindone - Volto Santo la quale è però filtrata al 50%.
Per chi desidera vedere meglio il video consiglio di effettuare queste operazioni:
a) cliccare sotto a destra dove c'è la scritta HQ;
b) cliccare sul riquadro a destra della scritta HQ per vedere le immagini ingrandite;
c) cliccare sulla freccetta in basso a sinistra per avviare il video.

mercoledì 29 aprile 2009

Sindone e Volto Santo: i segni dalla morte alla resurrezione di Cristo

Secondo i miei studi, il Volto Santo di Manoppello, la S. Sindone di Torino e il S. Sudario di Oviedo possono veramente essere le reliquie di Cristo. I motivi di questa mia convinzione sono dovuti al fatto che tutti e tre i reperti sacri molto probabilmente provengono dall' area siro-palestinese del primo secolo e che l'uso di questi teli per la sepoltura rispecchia le tradizioni giudaiche dell'epoca. Queste importanti considerazioni, se abbinate agli esiti di altre mie ricerche, mi permettono allora di ricostruire con più dettagli gli avvenimenti della sepoltura e della resurrezione del Signore rispetto a ciò che troviamo scritto nei Vangeli:
Dopo la morte di Gesù, poiché si stava avvicinando il Shabbat (giorno sacro per gli ebrei in cui tutti dovevano esimersi dal lavoro), il suo cadavere per la legge giudaica poteva rimanere esposto per uno o due ore al massimo. Sempre secondo tale legge, il crocifisso era considerato uno scandalo e pertanto il suo volto non poteva essere visto e nemmeno una sua sola goccia di sangue poteva essere assorbita dal suolo.
Quando Gesù fu calato dalla croce, il suo capo fu asciugato dal sangue con un sudario di lino e allo stesso tempo fu coperto dal medesimo avvolto come un cappuccio e probabilmente attaccato sotto con un laccio al collo. Il corpo doveva essere gettato dentro una fossa comune assieme ai legni della croce e insieme ai corpi dei due ladroni che erano stati giustiziati con lui, ma ciò non avvenne, perché come leggiamo nei Vangeli a Gesù fu concesso una degna sepoltura giudaica per interessamento di Giuseppe d'Arimatea, autorevole membro del Sinedrio e suo discepolo, il quale aveva chiesto un'apposita autorizzazione a Pilato.
Chi allora si occupò della sepoltura del Signore, trasportò la salma dal luogo detto "Cranio" fino all'interno del sepolcro e sfilò il presunto sudario di Oviedo da sopra il capo; pose sul volto il presunto telo di bisso marino del Volto Santo di Manoppello per coprirlo (all'interno del sepolcro il velo non si mostrava trasparente perché nessun riflesso di luce appariva dietro il telo); e per finire avvolse tutto il corpo con la presunta S. Sindone di Torino, dopo che questa era stata intrisa di aromi e fatta passare per la sua metà sopra la testa. Dopo questi fatti, si fece rotolatre una grossa pietra per chiudere l'entrata del sepolcro che si trovava orientata ad est.
All'alba del terzo giorno dalla morte di Gesù, un violento terremoto mosse la grossa pietra e nel sepolcro allora entrò la luce del Padre; proprio in quell'istante, la luce di Cristo filtrò i presunti teli sepolcrali con i suoi raggi dritti e paralleli e lasciò impresso su di essi le figure riguardanti i segni della Resurrezione: il Volto di Gesù Risorto, i cui occhi avevano guardato il Padre, era stato illuminato dai raggi provenienti da destra così come vediamo nel Volto Santo di Manoppello; nella S. Sindone, la luce di Cristo Risorto aveva lasciato impresso l'aspetto del corpo come appariva quando era ancora cadavere e avvolto nel lino, fuorché nel volto, che invece era quello glorioso del Volto Santo di Manoppello. In questo modo il Signore avrebbe voluto rivelare un giorno a tutti gli uomini della terra del suo passaggio dalla morte alla vita eterna (Seconda lettera ai Corinzi 4, 3-6: "E se anche il nostro vangelo è velato, lo è per quelli che si perdono, ai quali il dio di questo secolo ha accecato la mente incredula, perché non vedano il fulgore del vangelo della gloria di Cristo, immagine di Dio. Perché noi non predichiamo noi stessi, ma Gesù Messia Signore; quanto a noi siamo i vostri servi in Cristo. E Dio che disse: Brilli la luce dalle tenebre, è brillato nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo.").














Come ho scritto più di una volta nelle mie pubblicazioni, l'immagine del Volto Santo di Manoppello, caso unico al mondo, si mostra uguale ad entrambe le facce del telo: naturalmente l'immagine che si vede da un lato è speculare all'altra. Il verso del velo che vediamo nella foto in alto, secondo me si trovava a contatto diretto con il viso di Gesù. Nel momento della resurrezione, il Santo Volto di Cristo volse lo sguardo a destra verso la luce del Padre e sul telo di bisso marino s'impressionò la Sua S.S. Figura riflessa (come se la vedessimo in uno specchio) perché proiettata e stampata dalla luce divina. Quindi l'altro verso del velo, che durante il glorioso evento era stato illuminato e filtrato anche dai raggi della luce di Dio Padre, ci mostra il volto di Cristo Gesù come se lo vedessimo faccia a faccia.














I diversi aspetti olografici dei traumi che si osservano al Volto Santo a seconda della variazione della luminosità e dell'angolo visuale, si ritrovano in egual modo all'altro verso del telo con le medesime condizioni d'illuminazione e questo fatto non è assolutamente spiegabile dalla scienza. Non esiste al mondo nessuna raffigurazione uguale a questa. Se ad esempio osserviamo attentamente le lesioni, l'ologramma mostra addirittura le fasi che vanno dalle ferite insanguinate fino alle rimarginazioni delle stesse con croste (la sequenza di queste immagini sarebbe allora un' altra testimonianza dell'onnipotenza del Signore e quindi della sua vittoria sulla morte).
Chi, dunque, contempla con cuore puro e anima pura il Santo Volto di Manoppello, come me si convince che la reliquia deve essere per forza il risultato dell'azione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Nella figura impressa (Volto Santo di Manoppello) si era prodotto quindi un' immagine diapositiva e olografica perché dopo quell'evento, e quindi in seguito alla sparizione del corpo di Gesù nella tomba, essa doveva essere vista e compresa da uno degli apostoli per mezzo dello Spirito Santo; nel momento della resurrezione di Cristo, era successo anche che dal velo (il quale si mostrava questa volta trasparente perché sotto rifletteva la luce del volto glorioso di Cristo) traspariva una definizione del Santo Volto in carne ed ossa prima che il corpo si smaterializzasse: questa si era andata ad impressionare sul lino della Sacra Sindone di Torino per proiezione, mediante il sangue della Redenzione di Cristo Gesù insieme al riflesso originato dalla luce divina. Tuttavia il liquido ematico aveva subito un processo chimico di ossidazione e disidratazione; esso era stato trasformato in una patina di polisaccaridi, di colore giallo paglierino, che sul lino risultava indelebile e percepibile solo da una certa distanza. L'immagine, per altro, si era andata a fissare solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili. Anche tutto il restante corpo della figura sindonica risultava formata dal sangue della Redenzione.
Se, dunque, osservando la Sacra Sindone di Torino noi meditiamo il corpo morto di Gesù, nel volto, invece, contempliamo la luce del Risorto Vivo e Vero.

Dalla Resurrezione all'Ascenzione in cielo, Cristo Gesù apparve più volte ai suoi discepoli materializzandosi e smaterializzandosi perché aveva il controllo assoluto sulla materia (Matteo, 28,18: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra"). Egli, essendo il Padrone della vita, anche oggi intercede con i Suoi miracoli presso chi ha fede in Lui e lo invoca con cuore puro ed anima pura: ha il potere di trasformare la materia e quindi di risanare ogni cellula del corpo da qualsiasi grave malattia.
Cristo Gesù è dunque ancora con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Matteo, 28, 19-20), perché Egli è Vivo e Vero nel S.S. Corpo Mistico dell'Eucarestia (Lettera ai Colossesi, 2, 6-7: "Come dunque avete ricevuto il Cristo Gesù, il Signore, in lui continuate a vivere, radicati e sopraelevati su di lui e consolidati nella fede come siete stati istruiti, abbondando in ringraziamenti").
"La definizione del Volto Santo che s'impressionò sulla S. Sindone la si può vedere nel video da me pubblicato su YouTube "Sindone di Torino e Volto Santo di Manoppello: studio scientifico":
http://www.youtube.com/watch?v=PU4cnqUXPGw

venerdì 17 aprile 2009

Preghiera per i terremotati dell'Abruzzo

di Antonio Teseo


Signore,

Non sono all’altezza di dedicarti una bella preghiera ma ti chiedo di accogliere queste parole.

Quest’anno, durante la Settimana Santa, molte famiglie si sono trovate nel dolore per la terribile tragedia causata dal terremoto in terra d’Abruzzo.

In molti allora ci siamo chiesti: “Tu dov’eri quando è accaduto questo?”(se io non vedessi i segni della Passione sul tuo volto Risorto e Misericordioso com’è nel “Volto Santo di Manoppello” avrei anche difficoltà a capirti).

Ma poi, Padre, ci siamo ricordati che proprio durante la Settimana Santa Tuo Figlio sacrificò la Sua Vita per redimerci come un agnello portato al macello.

Tu, dunque, glorificasti la Sua Passione come hai fatto nella Settimana Santa di quest’anno per i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono morti nella disgrazia sotto le macerie; io credo, Padre, che chi anche non Ti aveva ancora conosciuto, avesse nel sudore l'acqua da Te santificata per la vita eterna, e pertanto sono convinto che loro, insieme agli altri che credevano in Te, per il Tuo immenso amore ora si trovano a sedere alla Tua destra.

Io credo che quando Cristo Gesù istituì la Santa Chiesa stabilendo con noi il patto della Santa e Nuova Alleanza, Egli si era manifestato agli apostoli in carne ed ossa prima di ascendere al cielo (Luca, 24, 36-49): ora Lo riusciamo a contemplare Vivo e Vero nel S.S. Corpo Mistico con i suoi stessi occhi (Mt, 28, 20: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fine alla fine del mondo”). E’ quindi l’Eucaristia il nostro rifugio in Te.

Io credo, Signore, che quanti seguono la Tua Parola mettendola in pratica senza minimamente compiacersene, risorgerà il terzo giorno dalla norte come avvenne per il Tuo Figlio primogenito: per Cristo, con Cristo ed in Cristo; e i loro sepolcri risulteranno allora tutti aperti alla Tua vista.



Nei volti dei miei corregionali forti e gentili c’è tutta la speranza in Te. Signore, ti prego, aiutali!

Nel dolore hanno pianto i loro cari; Ti hanno visto nelle Chiese sepolto sotto le macerie meditando i tabernacoli; hanno contemplato il Tuo Volto sui volti di coloro che hai mandato a soccorrerli.

Amen!

venerdì 20 febbraio 2009

Liberati suor Maria e suor Rinuccia

Con grande gioia ieri abbiamo appreso la notizia che sono state liberate suor Maria Teresa Oliviero e suor Rinuccia Giraudo del Movimento Contemplativo Missionario Padre De Foucauld della diocesi di Cuneo. Come ricordiamo, le religiose erano state rapite il 9 novembre 2008 in Kenya da un gruppo di predoni.
Ringrazio tutti coloro che insieme a me hanno invocato l'intercessione del Signore e di Maria Santissima presso i cuori e le menti dei rapitori che tenevano in ostaggio queste nostre sorelle affinché compissero l'atto del rilascio.

Lode e Gloria al Volto Santo e a Maria Santissima

Volto Santo di Manoppello,
Volto Misericordioso e pieno di Grazia di nostro Signore Gesù Cristo,
Ti ringraziamo per aver esaudito le nostre preghiere.
Maria, Madre dolcissima,
accompagna con la Tua luce queste nostre sorelle,
affinché possano ancora servire con la loro missione Tuo Figlio
contemplandoLo in ogni nostro fratello bisognoso.
Amen.

giovedì 18 dicembre 2008

Aspettando il Santo Natale











Manoppello ha dato i natali al padre della glittica moderna e scultore Giovanni Antonio Santarelli. Qui vediamo una sua opera, che secondo il mio modesto parere è artisticamente uno dei più bei bambinelli benedicenti esistenti al mondo.

"Il materialismo di questo mondo spesso fa dimenticare il Signore a tante persone fragili perché queste si fanno ubriacare dal denaro, dall’arrivismo, dalla superbia, dalla vanagloria, dal divismo, dal relativismo, dall'accidia, dai piaceri effimeri del divertimento".

Rivolgendomi allora a coloro che non hanno soltanto un cuore indurito, voglio far capire semplicemente in poche parole chi è quel bambino che per tradizione deve nascere il 25 dicembre e che più di 2000 anni fa, cresciuto in Sapienza per mezzo di Dio Padre, ha dato precisi insegnamenti a tutte le nazioni del mondo. Di queste nazioni, i governanti che poi hanno saputo mettere in pratica detti insegnamenti sono riusciti a costituire civiltà evolute fondate: sulla pace, sulla democrazia, sulla giustizia, sulla tolleranza, sulla solidarietà, sull’integrazione sociale, sull’etica, sulla morale, e chi più di bene ne ha più ne metta, perché questi sono i principi santi derivanti dall’Amore Puro del Signore. Quindi Gesù, uomo come noi, ma anche Unigenito Figlio di Dio, ci è stato mandato dal Padre per insegnarci alla lettera il contenuto delle Sacre Scritture (acciocché nessun uomo nella propria limitatezza le possa mai stravolgere) e per adempire al disegno salvifico dal quale ogni cristiano ha appreso: come debba accettare con serenità la sofferenza quando arriva; come debba perdonare sempre; come debba rendere gloria al Risorto. A differenza delle altre religioni, dunque, nella nostra religione cristiana non siamo tanto noi a cercare Cristo Gesù quanto è Lui a cercarci affinché costruiamo insieme un mondo migliore per preparare la strada per il Suo ritorno.

Fratelli e sorelle, qui dobbiamo essere schietti e coerenti:

“L'uomo è limitato poiché non è un essere onnisciente. Esistono, infatti, miliardi e miliardi di cose al mondo, come ad esempio malattie rare o guarigioni miracolistiche, a cui la scienza non sa fornire delle spiegazioni e ve ne saranno nel tempo sempre di più. Perciò l'uomo se non è un’ipocrita deve accettare la verità, e cioè che esiste una “trascendenza” che è al di là dello spazio e del tempo e che è creatore della “vita” perché quest'ultima è preservata in spirito e materia all'interno di un equilibrio microcosmico e macrocosmico eterno, affinché ognuno di noi possa comprendere il vero senso dell'Amore; trascendenza, quindi, che non può che essere l'Amore Puro nella Sapienza Assoluta di Dio”.

Detto questo, è comunque solo la Fede a permetterci di contemplare il Volto di Cristo perché Essa è umiltà, grazia, dolcezza, amore: condizioni fondamentali derivanti dalla “Stella dell’ Evangelizzazione” che è Maria, nostra Madre Santissima, la quale intercede presso Dio per mantenere sempre integra e salda l' Istituzione della Santa Chiesa fondata da suo Figlio.

Auguro un Felice Natale a Tutti,

Antonio Teseo

venerdì 14 novembre 2008

Essere ispirati dal Volto Santo e dalla Sacra Sindone

















Elaborazioni pubblicate da Ateseo

Sovrapposizione computerizzata del Volto Santo di Manoppello al Volto della Santa Sindone di Torino: attraverso un filtraggio, nella prima elaborazione ho fatto prevalere di più l'immagine della S. Sindone rispetto al Volto Santo; viceversa, nella seconda elaborazione, ho fatto prevalere di più l'immagine della reliquia abruzzese rispetto a quella piemontese.

Il Messia ci ha insegnato che ogni qual volta aiutiamo un nostro fratello che si trova in difficoltà, noi vediamo in lui il Volto di Cristo e quindi stiamo servendo il Signore facendo la Sua volontà.

Ma che succede quando ci troviamo anche noi in grande difficoltà, magari nel dolore, oltre ad accogliere l'aiuto di altri fratelli misericordiosi che vedono in noi lo stesso Volto di Cristo, come dobbiamo fare ad aiutare noi stessi?

"Dobbiamo entrare in comunione con Cristo Gesù contemplando la Sua Passione e la Sua Resurrezione con cui ci ha redenti e accettare dunque la sofferenza con la meditazione e la preghiera, perché solo così è salda in noi quella forza spirituale che spazza via la nostra debolezza umana che cerca invece di indurci in tentazione e farci allontanare dal Salvatore. La vera Fede significa dunque saper risorgere in Cristo in ogni circostanza della vita, sia nei momenti di gioia che nei momenti difficili".

Antonio Teseo

mercoledì 10 settembre 2008

Storia del Volto Santo a Manoppello



RELATIONE HISTORICA DI P. DONATO DA BOMBA (1640) documento conservato a L'Aquila, presso l'Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini d'Abruzzo.
Foto pubblicata da Ateseo: una pagina del manoscritto.




Nel tempo di Giulio II, Pontefice Romano, circa gli anni del Signore 1506, di Massimiliano terzo di questo nome fra gli Imperatori Austriaci, e di Ferdinando re di Napoli, della Spagna citeriore e ulteriore (fuorché del regno di Portogallo con le sue Indie orientali) Imperatore e conquistatore delle Indie occidentali per mezzo di Cristoforo Colombo italiano e dell’inclita Città di Genova nativo nel 1451, e Avo dell’ invittissimo Imperatore Carlo V per via di Madre, la quale fu Giovanna unica figliola della Regina Isabella e moglie del già detto Ferdinando, maritata con Filippo d’Austria e Figlio soprannominato Massimiliano III: dal quale Carlo poi sono discesi tutti gli altri Filippi, come legittimi Re e veri Signori ed eredi di tutti i sopraddetti Stati, Regni e Imperi, e in particolare del nostro Regno di Napoli; viveva in Manoppello, terra molto civile e ben situata, di tutte le cose necessarie all’umano vivere ricca e opulenta, nell’Abruzzo Citeriore, provincia del regno di Napoli, Giacom’Antonio Leonelli, dottore fisico e molto famoso nell’astrologia e altre arti liberali, come fanno fede certe sue opere manoscritte in carta pergamena, ma molto più famoso era nelle virtù morali e in quelle cose che appartengono al culto divino. Se ne stava un giorno Giacom’Antonio Leonelli in pubblica piazza e quasi sulla porta della chiesa matrice il cui titolo è di S. Nicola di Bari, in onesta conversazione con altri suoi pari;

Portale della chiesa di S.Nicola di Bari risalente alla seconda metà del XIV secolo, ma che a seguito del terremoto del 1706, subì un rifacimento barocco.

Interno della chiesa con la presenza del Volto Santo.

Panca in pietra, che si trova quasi di fronte al portale della chiesa di S. Nicola, dove era seduto il dottor Giacom' Antonio Leonelli a conversare con i suoi amici.






nel più bello del discorso vi arrivò un pellegrino da nessuno conosciuto, d’aspetto religioso e molto venerando, il quale, salutato che ebbe una così bella corona di cittadini, disse con termini di creanza e umanità al Dottor Giacom’Antonio Leonelli di dovergli parlare di una cosa segreta e a lui di molto gusto, utile e profitto. Tiratoselo cosi da parte sin dentro i liminari di essa chiesa di S. Nicola, gli diede un fardelletto e, senza svolgerlo, gli disse che si tenesse molto cara quella devozione, perché Dio gli avrebbe fatto molti favori e avrebbe sempre prosperato e nelle cose temporali e quelle spirituali. Preso Giacom’Antonio il fardelletto, appartatosi verso il fonte dell’acqua benedetta, cominciò ad aprirlo. Vista quella Sacratissima Immagine del Volto di Cristo Signore nostro, restò, a prima vista, alquanto spaventato, prorompendo in tenerissime lacrime che poi raffreddò per non apparire così ai suoi amici. Ringraziando Dio di un tanto dono, riavvolse l’immagine come era prima, si rivolse poi allo sconosciuto pellegrino per ringraziarlo e accoglierlo nella sua casa, ma non lo vide più. Spaventato, quasi balbettando, domandò agli amici, i quali affermarono di averlo veduto entrare con lui in chiesa, ma non averlo visto uscire da essa. Pieno di meraviglia, lo fece diligentemente cercare dentro e fuori di Manoppello, ma non fu possibile rintracciano, onde tutti giudicarono quell’uomo sotto l’aspetto di pellegrino essere un Angelo del cielo o altro Santo del Paradiso. Con questo fermo e vivo sentimento di un angelo mandato da Dio a fargli tale dono, ringraziando Dio, accompagnato dai sopraddetti amici, pieno di estrema allegrezza, tornava a casa, accorrendo ogni sorte di gente di detta terra di Manoppello per vedere miracolo sì bello. Per riverire poi sì bella e santa immagine e, per quanto possibile, rendersi grato a Dio del beneficio ricevuto, fece subito il Dottor Giacom’Antonio aprire nella propria camera e luogo di studio una finestra nel muro in forma di armadio con le sue porticine e chiavi ben aggiustate e ivi la pose e tenne con grandissima devozione e riverenza, facendovi ardere sempre di giorno e di notte una lampada; e con tanto gran zelo, acciò non gli fosse rubata, che mai vi faceva entrare persona alcuna, neanche la propria moglie e i figli se non quando vi era lui; e per meglio assicurarsene, uscendo di casa, serrava detta camera, e portava con se sempre le chiavi di quella. Lo stesso fecero poi i suoi eredi e discendenti per lo spazio di cent’anni e poco più. E fu cosa notata da tutti che, conforme alla promessa fatta dal pellegrino, o, per dir meglio, da quell’angelo del cielo o altro Santo del Paradiso, non solamente si mantenne in piedi quella famiglia di Leonelli conforme al suo grado, ma andò sempre crescendo in beni di fortuna e in favori spirituali. Accadde poi che i pronipoti di Giacom’Antonio, volendosi dividere i beni di quello, essendovi delle controversie, un certo soldato e uomo d’armi chiamato Pancrazio Petrucci, il quale aveva preso per moglie una donna discendente della famiglia Leonelli, chiamata Marzia, ancora vivente, prendendo come pretesto i diritti della moglie, entrò violentemente in casa Leonelli e prese la Ss. Immagine da lui tanto desiderata. E fu notato da tutti che, uscita la SS. Immagine dalla casa Leonelli, quella famiglia andò in rovina. Ma più in rovina andò il Pancrazio, forse non tanto perché l’aveva presa e con ragioni pretestuose, quanto perché non la tenne poi con quella devozione e decoro come doveva. Presa che l’ebbe, non la ripiegò con quella diligenza e devozione come si doveva a una cosa tanto miracolosa e divina, ma tutta strapazzata e malamente ripiegata se la portò nella propria casa, ivi tenendola con tanta poca riverenza e stima. Ciò nonostante si conservò tutta bella e intatta, benché molto aggninzita e denigrata; cosa che dovette molto dispiacere a Dio. Ma poiché le cose di questo mondo sono più variabili della luna, accadde che il detto Pancrazio che aveva sottratto la Ss. Immagine, nitrovandosi carcerato nella Regia Udienza della Città di Chieti, bisognoso di denari, scrisse alla moglie Marzia che vendesse o impegnasse qualsivoglia cosa di casa, in particolare gli accennò la Ss. Immagine (diceva questo perché sapeva che molti la desideravano), e gli mandasse denari per uscire dalle carceri. Andò dunque la buona e semplice donna al Dottor Donat’Antonio De Fabnitiis della medesima terra di Manoppello (uomo non meno dotato di religiosa pietà che il sopraddetto Giacom’Antonio Leonelli), e portandogli la Ss. Immagine lo pregò da parte di suo marito che se la comprasse, o se la pigliasse in pegno finché suo marito ritornasse, ponendo in sua podestà il prezzo e la quantità di ciò che dare gli voleva; il quale, desideroso di avere in casa sua sì grande e prezioso tesoro, diede alla Donna quattro scudi corrispondenti a circa lire venti correndo gli anni del Signore 1618, e prese la Santissima Immagine senza vederla, né svolgenla. Partita poi la donna con i quattro scudi, e, disbnigato gli affari in cui era occupato nell’ora del contratto, tutto allegro e festoso l’avventurato Donat’Antonio per sì bella compra, spiegò l’Immagine la quale era nel mezzo di un velo quadrato e tutto trasparente per la rarità della tessitura, dalla grandezza di quattro palmi da ogni lato, trovò che il velo, per essere stato malamente tenuto e conservato, dopo che fu pigliato dalla casa Leonelli, era tutto stracciato, lacerato, e da tignole e tarli mangiato, totalmente corrotto, che quasi era ridotto tutto in polvere; e quelli pochi stracciarelli rimasti pendenti, non aspettando esser toccati, da se stessi cadevano in terra, fuorché la SS. Immagine, la quale sebbene era alquanto denigrata, e molto aggrinzata, era nondimeno nel resto tutta bella, intatta, e senza corruzione alcuna. Restò quasi attonito lo spirituale mercante a prima vista, e non poco nincrescimento ebbe per la perduta spesa dei quattro scudi che aveva fatto in cosa così corrotta e mal tenuta; e postala da parte, come cosa inutile e da niente, pensava (come se fosse stato burlato) di restituirla a chi venduta glie l’aveva, e riavere i suoi danani. Stando dunque in simili pensieri, vi capitò il Padre Presidente del convento dei PP. Cappuccini, che allora si fabbricava in detta terra di Manoppello, il P. Clemente da Castelvecchio Sacerdote, persona molto sagace e accorta, col quale dolendosi di sì bella mercanzia che fatto aveva, gli scoprì anche i pensieri che aveva di restituirla, per riavere i suoi denari. Il Padre, inteso il caso, e vista la bellezza e la qualità dell’Immagine s’intenerì tutto di dentro, s’inginocchiò, l’adonò, e con molta efficacia esortò Donat’Antonio a non restituirla, che se quella persona avesse voluto più denari più glie ne avesse dato, non trovandosi al mondo prezzo equivalente per pagana; e che il restar la Ss. Immagine così bella e dalla corruzione intatta era stata cosa miracolosa e particolare provvidenza d’Iddio.


Per lo cui sano e spirituale consiglio, quietandosi il Dottore, si chiamò contento, e poco ancora gli parse il prezzo delli quattro scudi. Onde l’istesso P. Clemente, pigliate le forbici, tagliò via tutti quelli stracciarelli d’intorno, e punificando molto bene la SS. Immagine dalle polveri, tignuole e altre immondizie, la ridusse alla fine come adesso appunto si trova. Il sopraddetto Donat’Antonio, desideroso di godersi quella Ss. Immagine con maggior devozione la fece stendere in un telaio di legno, con cristalli dall’una e dall’altra parte, ornata con certe cornicette e lavori di noce da un nostro Frate Cappuccino chiamato Frate Remigio da Rapino (non fidandosi di altri maestri secolari). E qui mi occorre anche dire una cosa parimenti notata da tutti i più giudiziosi e vecchi di Manoppello, che come andò subito in rovina la Casa di Giacom’Antonio Leonelli, persa che ebbe la già detta SS. Immagine, con quella di Pancrazio Petrucci, che tolta e venduta l’aveva, cosi la casa del Dottor Donat’Antonio De Fabnitiis che la comprò, per averla tenuta con maggior devozione e fra le cose più care e preziose, prosperò sempre di bene in meglio. Considerando il pietoso e zelante Dottore Donat’Antonio che maggior decoro sarebbe stato della SS. Immagine restarsene in qualche devota chiesa, né resistendo a tale impulso celeste e divino (dopo aver chiuso l’orecchio alle richieste del clero e di altri religiosi di detta terra che con istanza la richiedevano), la diede al nostro convento dei cappuccini, ove se ne resta con molta devozione di quel popolo e gusto particolare di quei Padri che mai si saziano di riverirla.
















Foto pubblicata da Ateseo: antica facciata della chiesa fatta erigere dai frati francescani nella prima metà del XVII secolo e che è stata poi modificata tra il 1960 e il 1965 con marmi biachi e rosa sul tipo della facciata di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila. La foto che vediamo, che è di una vecchia cartolina, mi è stata gentilmente concessa e autorizzata a pubblicare dal carissimo amico Fabrizio Tricca, studioso storico del Volto Santo di Manoppello. Oltre a questa immagine, egli mi ha concesso e autorizzato a pubblicare altre testimonianze storiche sul Volto Santo che conto di presentare tra non molto. Ringrazio dunque sentitamente questo mio amico che, come me, cerca con grande passione di far conoscere al mondo la preziosissima reliquia di Cristo Gesù.



















La Basilica del Volto Santo di Manoppello.