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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta sindone. Mostra tutti i post
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giovedì 30 aprile 2015

Commenti su un video pubblicato in rete

aggiornato e corretto da Antonio Teseo pubblicato in:

https://www.youtube.com/watch?v=leuCqzm1Y_k

Poiché ci furono pareri discordanti tra gli storici circa la probabile sparizione della Veronica avvenuta nel 1527 durante il sacco di Roma, forse sarebbe più giusto prendere in considerazione la Relazione Istorica scritta nel XVII secolo da padre Donato da Bomba. Non penso che un religioso potesse scrivere cose inesatte difronte alla figura di Gesù. Egli arrivò a definire la comparsa del Volto Santo a Manoppello del 1506 servendosi di più testimonianze orali di persone anziane vissute a Manoppello a cavallo del XVI e XVII secolo. Io credo che il velo di Manoppello non sia di bisso marino, ma di bisso lino, poiché nella cultura giudaica il lino grezzo, che assumeva il colore oro quando veniva attraversato dalla luce del sole - tanto da sembrare cotone - ma che quando era filtrato dalla forte luce diretta assumeva un colore bianco come la neve - vedi Volto Santo di Manoppello - era ritenuto puro e sacro (per conoscere alcune descrizioni dettagliate sui sudari di bisso lino che le donne ebree realizzavano già all'epoca di Gesù cerca in questo blog gli scrittori romani del II sec. Plinio e Pausania).
La Chiesa Cattolica dovrebbe prestare più attenzione a Isaia, 52, 13-15, perché senza l'adempimento di questa profezia il Signore non sarebbe risorto (adempimento delle S. Scritture del Redentore).

Poiché il profeta descrive per immagine l'aspetto del Figlio di Dio (della Sua Passione, della Sua Morte e della Sua Risurrezione) la S. Sindone e il Volto Santo sono allora da ritenere parti integranti della profezia stessa - atti cioè a resistere nei secoli ed essere di conforto per la memoria dei credenti di tutte le generazioni - perché ispirati dal Signore. Ecco perché un tempo tutte le immagini sacre attinte da questi due prototipi erano considerate acheropite: la Santa Madre Chiesa le considerava della stessa sostanza dei due modelli appunto perché ispirate dallo Spirito Santo (Concilio Niceno DS 601 Sessione VII del 13 ottobre 787; Gv. 14, 8-14; Gv. 6, 35-59).
 

lunedì 27 aprile 2015

Nella miniatura del Codice Pray il vero aspetto del volto sindonico

AGGIORNAMENTI








Queste due immagini sono di riferimento alla pubblicazione di cui sotto "Sindone e Volto Santo: il computer rivela ancora".

Spiegazione delle elaborazioni:
A sinistra, parte selezionata della reale foto del volto della S. Sindone oscurata al computer; a destra, sovrapposizione della prima figura al Volto Santo con un filtraggio del 50%.

Cliccare sopra le immagini per vederle ingrandite così da osservare meglio nel dettaglio un alone di sangue da me rintracciato.


Sindone e Volto Santo: il computer rivela ancora










NEL LEGGERE LE SPIEGAZIONI DI QUESTE FIGURE CHE TROVIAMO SCRITTE SOTTO IN COLORE AZZURRO, CONSIGLIO DI TANTO IN TANTO DI ANDARE A CLICCARE CON IL MOUSE PROPRIO SOPRA QUESTE TRE IMMAGINI IN MODO DA VEDERLE INGRANDITE E CAPIRE  MEGLIO I RIFERIMENTI ILLUSTRATI CON LE FRECCETTE.

Foto, elaborazioni e ricerca di Antonio Teseo


L’esito della nuova ricerca che propongo, vuole dimostrare che il volto della Sacra Sindone di Torino non presenta baffi folti e barba lunga come invece asseriscono molti studiosi.
La convinzione di una conoscenza dettagliata dell'aspetto del volto di Gesù, diffusa soprattutto tra i sindonologi, per certi aspetti non trova alcun riscontro scientifico ed è dunque solo frutto dell'apparenza (pareidolia). Essa viene contraddetta dai miei studi per il fatto che l’immagine impressa sul lino, oltre a presentare un chiarore che sembra essere stato prodotto dal riflesso di una luce, è formata essenzialmente da una più o meno densità di sangue (forse misto anche a sudore) fissatosi a livello superficiale e specificatamente sulle fibrille
(far riferimento alla seconda figura elaborata con il computer per sovrapposizione e rafforzamento di contrasto a prescindere che la reale immagine del volto sindonico abbia subito dei processi chimici di disidratazione e ossidazione causati a mio avviso dall'irraggiamento nell'ultravioletto di un lampo di luce. L'irraggiamento, che sarebbe avvenuto nell'attimo della resurrezione di Gesù, avrebbe trasformato la tonalità di colore del sangue "da rosso vivo a giallo paglierino" perché interessato da una bruciacchiatura localizzata sulla parte più superficiale delle fibrille dove il plasma si sarebbe fissato in modo indelebile "vedi la fig.1").
Quindi, quando ci viene mostrata la foto del volto della reliquia torinese invertita in negativo, magari in bianco e nero come vediamo qui sotto, dalla quale effettivamente abbiamo l’impressione di vedere il volto di Cristo con baffi folti e barba folta, ci dobbiamo sempre ricordare che questa non è la vera foto vista nella realtà e pertanto non deve trarci in inganno poiché nel negativo fotografico sindonico il sangue si presenta di colore bianco, mentre il chiarore della luce lo vediamo in colore nero.
Per capire esattamente come si sia formata la macchia ematica al di sopra del labbro superiore (rivedi  le prime due figure pubblicate sopra) dobbiamo ricorrere alla perfetta sovrapposizione "Sindone-Volto Santo".

Precedentemente a questa pubblicazione abbiamo visto come nell’Icona della S. Sindone siano raffigurate pieghe e bande di tessuto che però sono proprie del bisso del Volto Santo di Manoppello. Ciò vuol dire che l'esile drappo, macchiato del sangue della Passione, si sarebbe trovato a contatto diretto con il lenzuolo sepolcrale.
Dunque, l'aspetto del Volto Vivo di Cristo, che nella tomba si sarebbe intravisto per trasparenza dal finissimo velo per mezzo di una luce trasmessa da un lampo (Luce partita dal Volto del Risorto durante la Santa Pasqua del Signore), si sarebbe andato a proiettare e stampare sulla S. Sindone in un tempo più breve di 50 miliardesimi di secondo, mediante un'emissione corpuscolare di plasma ematico.

Nella figura centrale qui sotto possiamo osservare in colore acquamarina i riflessi della Luce del Volto del Risorto che avrebbe filtrato da dietro il sudario.

                                                        Sudario reso trasparen-
                                                                                   te  da una luce che l'ha                 S. Sindone:
                      S. Sindone: negativo                 illuminato da dietro         figura reale invertita
 
 
Sovrapposizione della S. Sindone (immagine che si sarebbe impressa sul lenzuolo in maniera speculare perché proiettata da una luce) al Volto Santo di Manoppello.
Particolarità:
Sudario di Manoppello macchiato di sangue che nella tomba sarebbe stato filtrato e proiettato sulla S. Sindone - a formare la sembianza di un volto - da un'emissione corpuscolare di molecole di plasma.
 

Spiegazione della terzina di figure pubblicate sopra:

1) Foto del volto della Sacra Sindone (negativo fotografico);
2) Elaborazione effettuata in rilievo e sovrapposizione della prima immagine alla terza;
3) Volto Santo illuminato da dietro.

Dalla comparazione tra la prima foto sindonica e la terza che è quella del Santo Volto, risulta che il sangue fuoriuscito a Gesù dal naso e dalla bocca si sia impresso sul sudario di Manoppello sovrapponendosi alla Santa Effigie (probabile emissione corpuscolare):

a)  a sinistra e in alto, a formare un angolo retto con una banda di trama in verticale e una piega in orizzontale;
b) a sinistra e in basso, a formare ancora un angolo con la banda già citata e un’altra in orizzontale;
c) a destra e in alto, coprendo quasi completamente un alone contraddistinto dal bordo perimetrale di coagulo;
d) a destra e in basso, espandendosi fin sotto la guancia.

Osservando attentamente le tre figure, si può comprendere che le freccette laterali di sinistra indicano dove il sangue, uscito dalla bocca e dal naso di Gesù, si sia fermato dopo essersi espanso (notare una linea in verticale bianca nel negativo fotografico sindonico "tra le due freccette" che in definitiva è il sangue che ha macchiato una banda della trama di tessuto riscontrabile sul Volto Santo di Manoppello). La freccetta in alto a destra, indica invece sulla S. Sindone una traccia di un alone con il bordo di coagulo. La stessa macchia, ovviamente, è perfettamente coincidente con quella che si trova nella reliquia abruzzese.

La presenza di un alone di sangue al di sopra del labbro superiore - contraddistinto dal bordo di coagulo - è un'inconfutabile prova scientifica che nell'aspetto del viso di Cristo non può sussistere la presenza di baffi folti. Questa macchia ematica, al contrario, in presenza di tanti peli si sarebbe dovuta vedere in forma allargata, irregolare e senza alone. Avremmo cioè dovuto osservare il cosiddetto imbrattamento e in più avremmo dovuto rintracciare proprio nella macchia le immagini di piccole linee "o meglio, segmenti" sovrapposti al sangue.

Nell' immagine del Volto della S. Sindone ritroviamo il sangue uscito a Gesù dal naso e dalla bocca, che fu della Passione, dove le colature ematiche risultano aver macchiato il mento e imbrattato la barba rada. Se, dunque, come ripeto, questa immagine la si inverte in un negativo fotografico, ecco che erroneamente ci fa credere che l'aspetto del Signore, oltre a presentare baffi folti, mostri anche una folta barba.

Osservando invece qui sotto la miniatura del Codice Pray, manoscritto con illustrazioni iconografiche conservato nella Biblioteca Nazionale di Budapest, si può comprendere come una volta i miniatori avessero una conoscenza molto diversa dell'aspetto del Volto della S. Sindone rispetto ai sindonologi di oggi. La raffigurazione, infatti, ci mostra il viso di Gesù con baffi radi e barba curata così come dimostrano anche i miei studi.
   Il vero volto di Gesù, un tempo secondo il canone dettato dalla Chiesa

A partire dal IV secolo, tutte le rappresentazioni di Gesù sono state attinte dalle immagini del Volto Santo di Manoppello e della Sacra Sindone di Torino, che insieme formavano il Sacro Mandylion di Edessa. I teli delle due reliquie erano ripiegate in un unico involto come ci spiegano alcune importantissime miniature bizantine. Gli artisti, avendo un tempo ricevuto dalla Santa Madre Chiesa l'autorizzazione di poter anche valicare quella che prima di allora era una canonica stilizzazione del Volto di Cristo, nel rappresentare a volte il Signore Gesù con baffi molto folti e barba lunga, intendevano far contemplare nel Volto del Figlio pure il riflesso del Volto del Padre immaginato proprio con baffi e barba molto accentuati.

MA SE LE MIE RICERCHE SUGGERISCONO CHE NELLA TOMBA IL SUDARIO SI FOSSE TROVATO SOTTO IL LENZUOLO A COPRIRE IL VOLTO DI GESU', COME MAI ALLORA NEL CODICE PRAY DI BUDAPEST, DATATO 1192-1195 (ARCO DI TEMPO CHE PRECEDEVA DI CIRCA 65 ANNI LA DATAZIONE MINIMA STABILITA CON L'ESAME AL RADIOCARBONIO DELLA FABBRICAZIONE DELLA S. SINDONE) L'ANGELO INDICA CON L'INDICE IL DRAPPO DI STOFFA LUNGO 2 CUBITI PER 2, RIPIEGATO SU UN LATO SOPRA IL LENZUOLO? 

In una delle pubblicazioni precedenti avevo spiegato come nei tempi antichi gli iconografi fossero tanto bravi, che non solo rendevano le loro opere piene di dettagli immortalandole quasi alla pari delle foto dei giorni d'oggi, quanto ortodossi, perché erano ligi nel rispettare i canoni imposti dalla Santa Madre Chiesa. Ecco perché noi qui ci troviamo davanti non ad una semplice raffigurazione, ma ad un "Codex" che significa "Corpo delle Leggi della Chiesa". Nella rappresentazione ritroviamo, ad esempio, come sigilli che ci spiegano dell'autenticità della S. Sindone: i cinque piccoli fori simmetrici di bruciature disposti a forma di L; il disegno a zig-zag che ci rimanda alla trama del lenzuolo che è a spina di pesce; le tante croci con cui si identificavano i Templari (a tale proposito vedi la facciata della chiesa di Collemaggio dell'Aquila voluta proprio da questo ordine, indicato dalla storia come uno dei possessori della sacra reliquia di Torino).
Mentre oggi più di un teologo prova a dare una propria interpretazione sulla traduzione dal greco del Vangelo di Giovanni, Gv. 20, 1-7, la Chiesa di molti secoli fa invece ti spiegava che i significati delle parole un tempo già tradotte non si prestavano minimamente ad interpretazioni se non a quelle canoniche. Esse erano state tramandate oralmente dalla cultura ortodossa e tradotte da grandi esperti che conoscevano benissimo la lingua, tra cui anche i Santi.
L'icona che vediamo è stato attinto dal Vangelo di Marco, 16, 1-6. L'angelo seduto sul trono che si trova a destra delle donne indica il sudario posto sopra la sindone. Il particolare, che sembrerebbe non essere avvolto nel mistero, in realtà ci rivela che il Signore sia risorto durante il terremoto che ha rimosso la pietra del sepolcro e che avrebbe dunque segnato la storia (Mt. 28, 1-7).
Questo evento sconvolgente voluto da Dio, infatti, non solo ha ribaltato la pietra del sepolcro facendo entrare la luce del Padre che è andata a fondersi con quella del Figlio, ma secondo gli antichi canoni della Chiesa avrebbe ribaltato anche la posizione del sudario, da sotto a sopra la sindone.
Quando arrivano al sepolcro gli apostoli Pietro e Giovanni, avvisati da Maria Maddalena che la tomba è stata da lei trovata vuota senza il corpo di Gesù, Giovanni, vedendo il sudario che non si trova più al suo posto (lui era stato testimone oculare degli avvenimenti accaduti nel sepolcro durante la preparazione del corpo di Gesù per la sepoltura) vi contempla i segni della Passione, della Morte - assieme al lenzuolo - e della trasfigurazione (Gv. 20, 9).       
   

giovedì 20 febbraio 2014

Il frate che promosse con zelo la devozione al Volto di Gesù

http://www.zonalocale.it/2014/02/10/padre-domenico-da-cese-le-virtu-del-padre-pio-d-abruzzo-/8746

L’intervista a padre Eugenio Di Giamberardino

10/02/2014                     

Padre Domenico da Cese, le virtù
del "Padre Pio d’Abruzzo"

Padre DomenicoPadre Domenico
 
Sono trascorsi 35 anni dalla sua morte, ma la fama delle sue virtù e l'esemplare testimonianza della sua vita sono rimaste vive tra i suoi figli spirituali e tra le persone che l'hanno conosciuto; molti attestano di aver ottenuto notevoli benefici grazie al suo ministero sacerdotale. Parlo di Padre Domenico da Cese, meglio conosciuto come il “Padre Pio d’Abruzzo”. Per meglio approfondirne la vita mi sono rivolto al parroco dell’Incoronata di Vasto, Padre Eugenio Di Giamberardino, ponendogli alcune domande.

Padre Eugenio, può delineare le prime tappe fondamentali della vita di questa figura carismatica?
Padre Domenico Petracca nacque a Cese, frazione del comune di Avezzano, il 27 Marzo del 1905 e al battesimo gli fu messo il nome di Emidio. I suoi genitori Giovanni Petracca e Caterina Tucceri, erano persone semplici, laboriose e oneste, legate alla concezione cristiana della famiglia, che si trasmetteva di padre in figlio e che aveva come punto di riferimento la Chiesa con il suo insegnamento attraverso il catechismo, le feste popolari religiose e la partecipazione alla Messa nei giorni festivi. La fanciullezza di Emidio trascorse serena fino a quando, insieme al padre, rimase sotto le macerie della chiesa crollata a causa dello spaventoso terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915. Furono necessari notevoli sacrifici per riparare gli ingenti danni provocati dal terremoto, e solo gradualmente nelle famiglie si tornò alla vita normale. Nel 1917 a Cese, in occasione delle “Missioni al popolo", probabilmente durante la quaresima, Emidio, ascoltando le prediche tenute da due cappuccini, padre Roberto da Manoppello e padre Lorenzo da Pizzoli, cominciò a valutare la possibilità di diventare cappuccino. All’età di 17 anni, dopo reiterate insistenze, ottenne di poter entrare in convento e il 14 novembre 1921, fu accompagnato a Vasto Incoronata, per frequentare il ginnasio nel "Collegio Serafico" dei Cappuccini d'Abruzzo. 
Quindi, gli inizi della sua vocazione di cappuccino si sono avuti qui a Vasto?
Sì. Il suo comportamento fu giudicato ottimo da superiori e insegnanti per cui nel mese di settembre 1922 poté lasciare Vasto per recarsi a Penne per l'anno di noviziato, finalizzato a verificare la solidità della sua vocazione alla vita di cappuccino. All’inizio del noviziato, secondo l’usanza del tempo, per indicare il distacco dalla famiglia e l’ingresso tra i cappuccini gli fu dato il nome di “fra’ Domenico da Cese”, col quale sarà chiamato e conosciuto nel resto della sua vita.  Nel settembre 1923 andò all'Aquila per lo studio della filosofia e vi rimase fino al 1925. Dal 1925 al 1927 per 18 mesi fu chiamato a fare il servizio militare di leva a Firenze, nel reparto di medicina, al termine del quale, tornò all'Aquila per lo studio della Teologia. Dal 1928 fino al settembre 1931 a Sulmona completò lo studio della teologia e fu ordinato sacerdote, celebrando la prima Santa Messa l’11 settembre 1931, festa della Maternità di Maria.
Come ha svolto la sua vita sacerdotale? 
Dal 1939 al 1940 fu cappellano all'Ospedale Civile dell'Aquila. Dal 1940 al 1941 fu cappellano militare del Corpo Armata di Pronto Soccorso e poi nell'Ospedale da Campo a Ragusa (Croazia). Congedato da cappellano, tornò in Italia, ove successivamente visse in modo esemplare nei conventi di: Avezzano, dal 1941 al 1946, Luco dei Marsi, dal 1946 al 1954, Campli (TE), dal 1954 al 1964, Caramanico (PE), dal 1964 al 1966.
So che la vita, condotta da P. Domenico da Cese, è tratteggiata da P. Romeo Carosi. Può indicare qualche passo più interessante?
P. Carosi dice testualmente: “Negli anni trascorsi a Campli (TE), insieme a p. Domenico, ho potuto costatare che era un uomo di preghiera e di sacrificio, in quanto ogni giorno si alzava alle ore 2,00 e si recava in chiesa per pregare. A tutti rivolgeva la sua parola di consiglio e di coraggio. Tutte le sere tralasciava la cena in senso di mortificazione". Personalmente aggiungo che testimonianze simili di altri confratelli confermano che p. Domenico mantenne questo tenore di vita non solo a Campli, ma anche negli altri conventi in cui fu di residenza. 
Dove ha trascorso P. Domenico gli ultimi dodici anni della sua esistenza?
Nel 1966 fu trasferito al Santuario del Volto Santo di Manoppello, ove promosse con zelo la devozione al Volto di Gesù. Nel maggio 1970 accolse nella direzione spirituale Amalia Di Rella originaria di Ruvo di Puglia, morta in concetto di santità. Il 17 settembre 1978 p. Domenico, investito da un auto, mentre si trovava a Torino per venerare l'immagine di Gesù impressa nella Sindone, terminò la sua vita terrena.
Perché si dice che P. Domenico è il Padre Pio d’Abruzzo?
Più persone attestano che, essendosi recate a S. Giovanni Rotondo, si sentirono dire da P. Pio stesso: "Perché fate tanta strada per venire da me, quando a Manoppello, vicino a voi, avete padre Domenico?" 
Sono ancora numerosi quelli che ricordano padre Domenico come cappuccino esemplare, sacerdote amato, confessore misericordioso, guida spirituale ricercata, apostolo innamorato dei Volto di Gesù. Ho appreso dai giornali che di recente nel suo paese di origine si è svolto un convegno, a lui dedicato. 
Il convegno è stato un successo. Nel pomeriggio del 15 dicembre 2013, la parrocchia di Santa Maria di Cese di Avezzano (Aq) era gremita di concittadini, parenti e fedeli provenienti da diverse località dell'Italia centro-meridionale, convenuti per partecipare al Convegno su Padre Domenico da Cese cappuccino, a 35 anni dalla sua morte. Come previsto dal programma ci sono stati: il saluto del Parroco Don Josè Anselmo Martinez Mosquera; i messaggi di: S. Ecc. Mons. Pietro Santoro, Vescovo della Marsica; S. Ecc. Mons. Emidio Cipollone, Arcivescovo di Lanciano-Ortona, cittadino di Cese; la relazione del Padre Guglielmo Alimonti OFM cap.; la partecipazione di Mons. Claudio Di Liberato, direttore dell’ufficio Cause dei Santi della Diocesi di Chieti-Vasto; padre Eugenio Di Glamberardlno, Vice Postulatore per i Frati Cappuccini d'Abruzzo della causa di beatificazione di Padre Domenico; Antonio Masci, Diacono della Diocesi di Avezzano; la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal M. Rev. Padre Carmine Ranieri Ministro Provinciale dei cappuccini d’Abruzzo con la partecipazione dei sacerdoti presenti. I canti sono stati animati dal Coro di Pescara. Nel convegno è stato ricordato che Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti Vasto, in occasione della festa di "Maria Mater populi teatini", ha dato ai fedeli l’annuncio di voler avviare la procedura canonica per verificare la fama di santità di fra’ Domenico da Cese, cappuccino, per il quale gli era pervenuta la richiesta dal Postulatore generale dei Cappuccini. 
Una bella notizia questa. A che punto è l’iter di procedura canonica?
Come previsto dalle attuali norme spetta alla Congregazione per le Cause dei Santi valutare la richiesta del Vescovo e dare il Nulla Osta (niente si oppone), perché si costituisca il tribunale ecclesiastico incaricato di svolgere l’inchiesta diocesana, con l’ascolto di chi ha conosciuto p. Domenico, con l'obiettivo di verificarne "l'eroicità delle virtù". Dopo che sarà aperto ufficialmente il processo canonico p. Domenico potrà essere chiamato “Servo di Dio”. Anche se non è il processo di beatificazione che fa un santo, esso aiuta a riconoscerlo, ed è importante identificare un santo, perché scoprendo lo stile di vita che ha seguito, può invogliare altri a imitarlo. Il riconoscimento di un santo è sempre un evento di gioia per la Chiesa, poiché nei santi si manifesta l’azione santificatrice di Dio.

Luigi Medea 

martedì 18 febbraio 2014

L'immagine della S. Sindone sarebbe formata da particelle di plasma organico

ricerche di Antonio Teseo

Le mie ultime ricerche mi hanno convinto che il colore giallo paglierino dell'immagine sindonica sia attribuibile alla presenza sul lino di plasma ematico ossidato. 
Secondo le mie teorie, le onde gamma di elettroni relative ad una forte irradiazione avrebbero trasferito particelle microscopiche di plasma dal corpo di Gesù insanguinato al telo (Risurrezione di Cristo fonte di Luce e  il cui Sangue è segno dell'origine della vita). Una grossa quantità  di queste particelle si sarebbe concentrata sul lenzuolo in spazi ben definiti a formare la figura tenue, mentre un'altra quantità di minore densità si sarebbe dispersa in restanti zone. 

Fotogrammi presi dal video pubblicato in rete:

 https://www.youtube.com/watch?v=GDMSjRZA-ws 

Secondo i miei studi queste foto scattate con il microscopio elettronico mostrerebbero delle concentrazioni di particelle di plasma localizzate solo sulla parte più superficiale di ogni fibrilla di filo di lino che interessano l'immagine santa. Il loro fissaggio sul telo sarebbe avvenuto per via di scariche elettromagnetiche nell'ultravioletto, le quali avrebbero anche bruciacchiato le stesse fibrille.  










Addome del corpo di Gesù sulla S. Sindone visto a distanza. Esso è definito da un chiarore di fondo riferito a riflessi di luce impressionatisi in immagine e dal colore giallo paglierino del plasma impresso
Stessa figura di sopra, ma ingrandita, dove si possono osservare formazione di particelle di plasma che sono ugualmente presenti nelle parti più chiare dell'immagine
  
Lavoro eseguito da Antonio Teseo:
Volto Santo di Manoppello che completa quello indefinito della S. Sindone (stessa immagine). Al di là dei capelli, concentrazioni di irrilevanti densità di particelle di plasma osservabili nonostante l'appannamento dell'elaborazione.  


La Luce di Cristo che aveva irradiato il sudario di Manoppello 

Ricostruzione grafica in negativo - quindi in chiaro -  di una parte del sangue del Volto di Gesù che originariamente, nell'attimo della Sua risurrezione, sarebbe filtrato dalla faccia interna a quella esterna del Sudario di Manoppello. L'irradiazione di una fonte di luce ( Gv. 1, 9; Gv. 1, 2-5)  partita dal corpo di Cristo, a mio avviso, oltre ad aver impresso il sangue della Passione sul Sudario, avrebbe anche proiettato nella parte interna della S. Sindone microscopiche particelle di plasma con onde gamma "fasce invisibili di elettroni".   

Osservazione di presenza organica nell'immagine del Volto.
Cliccare sulle elaborazioni per vederle ingrandite


Rivolo defluito dalla ferita sotto la palpebra, il cui colore è giallo paglierino come l'aspetto del Volto. Questa mia scoperta, insieme ad altre, mi permettono di essere più che convinto che l'immagine della S. Sindone è formata da plasma ossidato e disidratato.  

Macchia ematica con bordo coagulato sopra il labbro superiore, anch'essa dello stesso colore monocromatico giallo paglierino dell'aspetto

Ecchimosi della ferita del foro lacrimale dell'occhio, anch'essa dello stesso colore monocromatico giallo paglierino dell'aspetto

 Procurando con un programma di grafica un rafforzamento di contrasto al plasma impresso sulla S. Sindone (fig.1) e sovrapponendo questa immagine al Volto Santo (fig.3) che, visto al naturale mostra sangue asciugato e anche sbiadito per via della sovrapposizione ad esso della luce del Padre (fig.4), riesco a fare emergere con dei filtraggi adatti la parte di liquido ematico che un tempo sarebbe filtrato dal Sudario di Manoppello (fig.2). 




sabato 19 ottobre 2013

Nella Sindone la presenza anche di un'altra reliquia


 di Antonio Teseo
 

Faceva parte di uno dei teli denominati  da Giovanni “Othonia” (bende), una fascia della Sindone  che dopo la risurrezione di Gesù fu ribattuta alla stessa.
 
Con il termine greco al plurale sopra citato  l’apostolo intese indicare tutto il corredo funebre che servì per avvolgere il corpo del Maestro prima che fosse deposto nella tomba: il sudario (che gli fu posto sul capo); il lenzuolo (che lo avvolse dorsalmente e frontalmente); una benda (necessaria per tenere legati mani e piedi).

Fermo immagine prelevato dal video che troverete sotto, su cui  ho indicato con le freccette rosse la cucitura della benda in questione larga 1 palmo e ribattuta in lunghezza per tutto il telo sindonico (il palmo era un sottomultiplo del cubito reale egiziano, unità di misura usata dai giudei, al tempo di Gesù, per ricavare da teli fini e quindi preziosi, trattati con il cedro proveniente dal Libano, le cosiddette bende per avvolgere i cadaveri dei re o dei sacerdoti).

Le ricerche che ho svolto mi hanno convinto che sono essenzialmente tre le prove per poter tranquillamente sentenziare che nella S. Sindone esiste anche un’altra reliquia.

La prima, è che la tradizione giudaica prevedeva proprio di ricavare una o più  bende, per tenere legati mani e piedi al defunto, direttamente dal lenzuolo funerario (nel video, pubblicato sotto, il particolare è dimostrato scientificamente).

La seconda, è che i giudei, per ottenere le misure del sudario di finissimo bisso, del lenzuolo e della fascia di fino lino, si dovevano rifare alle misurazioni standard dettate da Dio ai profeti nella Bibbia (2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): usavano perciò il “cubito reale egiziano” e  i suoi sottomultipli tra cui il “palmo”;

come ho già esposto in una precedente pubblicazione,   


il sudario di Cisto del Volto Santo di Manoppello in origine misurava 2 cubiti x 2, mentre il lenzuolo di Torino ha le dimensioni di 113 x 441 cm; se alla larghezza di quest’ultimo vengono tolti  5 mm, dovuti a una delle due coperture aggiunte ai bordi per evitare alla fibra eventuali sfilacciamenti, ecco che la sua misura si riduce a 112,5 cm, cioè a 2 cubiti per il lenzuolo (105 cm) e a 1 palmo per la benda (7,5 cm); parlando sempre del lino sindonico, se si tiene conto in lunghezza che i margini presentano dei tagli non bene allineati (queste osservazioni si deducono dal fatto che le parti centrali delle due estremità presentano delle rientranze nell’ordine di millimetri), ecco che possiamo affermare che in origine la dimensione effettiva della lunghezza della Sindone non fosse proprio di 441 cm, ma di 8 cubiti e 3 palmi (442,5 cm), perché questo telo, probabilmente durante il medioevo, aveva subito da parte di qualcuno dei prelievi le cui strisce vennero quasi sicuramente conservate come campioni di reliquia. 

La terza prova, è che la benda di cui abbiamo parlato fu ricavata per mezzo di un taglio, perché solo in questo modo poteva essere mantenuta quasi inalterata la sua dimensione di 1 palmo per tutta la lunghezza della stoffa.
Osservazione

Nel video che vedremo,  una studiosa fa adoperare al conduttore del documentario una barra di 2 cubiti siriani per dimostrare le dimensioni standard della Sindone; cubiti siriani, che però non hanno nulla a che vedere (per le diverse misure in centimetri)  con quelli "reali egiziani" indicati da Dio a Salomone per fargli costruire il Tempio a Lui dedicato.                                           
 

lunedì 16 settembre 2013

Il Volto Santo di Manoppello aspetta di essere visitato


Lettera aperta a papa Francesco

di Antonio Teseo

Il vero significato della preghiera cattolica

 

Carissimo Santo Padre,

Tra i pellegrinaggi compiuti dal Suo predecessore, ce n’è stato uno in forma privata  per niente compreso dal mondo (qui mi riferisco alla parola mondo inteso nei Vangeli) che ha segnato la storia: dopo secoli e secoli, un pontefice si è trovato nuovamente a pregare davanti alla Vera Icona impressa sul Sudarium Christi.

Come Lei ben sa, gli evangelisti non ci hanno narrato niente della sembianza fisica di Gesù perché dovettero attenersi alla legge ebraica che vietava l’idolatria; tuttavia il Signore ce lo hanno descritto pienamente nella Sua Vera Sostanza, quando rivelarono di Lui che era la LUCE DEL MONDO; Gv. 1, 18 “ l’aspetto e la figura del Volto di Cristo, durante l'epilogo del disegno salvifico già dettato dal Padre ai profeti, assunsero la LUCE ETERNA, che toglie i peccati del mondo, attraverso la Gloria della Passione e della Risurrezione (Is. 52, 13-15)”.


La LUCE della risurrezione dovuta alla Passione di Cristo rivelataci dal Vangelo
 
 
La LUCE della risurrezione dovuta alla trasfigurazione di Cristo rivelataci dal Vangelo
 
 

Quindi che cos’è la LUCE ETERNA?

E’ la testimonianza della rivelazione viva, nell’aspetto e nella figura di Cristo Redentore, che si trova impressa sul sudario di Manoppello. L’immagine di questo sudario la ritroviamo impressa anche  sulla S. Sindone di Torino all’altezza del capo.

Se Lei, o chiunque altro pontefice futuro della Chiesa Cattolica non si reca a Manoppello a contemplare il Volto Santo (contrariamente a come invece ha fatto papa Benedetto XVI), non può mai comprendere la vera essenza della preghiera, perché il VOLTO SANTO è PREGHIERA, è LUCE per i nostri occhi!
Chi ci ha insegnato la "PREGHIERA", è Colui che ha amato, ed ama, ogni suo fratello, per averlo salvato, o per salvarlo dal peccato. Essendo dunque personificata nella persona di Cristo, la preghiera è da ritenersi un atto incompiuto se la si crede solo come un’orazione. Alla meditazione e alla contemplazione è necessario mettere in pratica, e quindi al primo posto, il fare fisicamente del bene al prossimo (Lc. 19, 1-10) “il quale aspetto, e la quale figura, ecco allora che li ritroviamo olograficamente impressionati sul sudario di Cristo.


IL RITORNO DI CRISTO GESU' E’ PERCIO’ CONFIGURABILE “ALLA CONVERSIONE DI TUTTI I POPOLI DELLA TERRA DA PARTE DELLA CHIESA CRISTIANA”; QUANDO CIOE' TUTTI  SI POTRANNO NUTRIRE DEL SUO SANGUE E DEL SUO CORPO (LC. 24, 13-35).

Vediamo allora che cosa realmente ci dicono i versetti di Matteo, 7, 7-11: "Chi vive nella luce, non riceve altro che lo Spirito Santo da donare all'altro".
 

lunedì 2 settembre 2013

Sudario del Volto Santo di Manoppello: l'immagine olografica vista in visione da tutti i credenti durante l'innalzamento di Gesù sulla croce


Di Antonio Teseo

Come il Messia - nella persona di Cristo - ha sancito il disegno salvifico di Dio Padre.

Nel  4° carme del Servo: passione e gloria (Is. 52, 13-15)  il Padre rivela al profeta  che suo Figlio attrarrà a sé molti sguardi di "gloria" quando  sarà innalzato sulla croce (Gv. 12, 32); la complementarità tra due termini di paragone ci spiega che saranno due avvenimenti storici  a sancire sulla terra un’ unica Verità, che è quella dettata dallo Spirito Santo:

(Primo termine di paragone) come molti "di coloro che si trovavano  a contemplare Gesù durante il Suo innalzamento sulla Croce" si stupirono di lui - talmente sfigurato era il suo aspetto "Volto" al di là di quello di un uomo - "essi  ebbero la visione di un Volto non più terreno, ma ultraterreno, perché risorto dai morti";  e la sua figura “Volto” al di là di quella dei figli dell’uomo "gli stessi, nel contempo, ebbero anche la visione del Volto del Figlio trasfigurato dalla Luce del Padre";
(Secondo termine di paragone; comparativo di uguaglianza) così molte nazioni “sia quelle immediatamente successive all’epoca di Cristo, sia quelle odierne, che quelle future” restarono, restano, resteranno, attonite “nel contemplare le stesse sembianze già meditate da molti poco più di 2000 anni fa” (Lc. 23, 44-49),  i re “i quali nella storia ci hanno preceduto nel vedere la S.S. Immagine olografica impressa sul sudario di Cristo” chiusero la bocca a suo riguardo, perché avevano visto ciò che non era stato loro narrato “da alcun evangelista” e compreso ciò che non avevano udito “negli insegnamenti, ma solo attraverso la profezia della salvezza".

La Meditazione, la Contemplazione e Fare la Volontà del Signore per aiutare il prossimo formano LA PREGHIERA”; solo per mezzo della preghiera, dunque, è possibile comprendere il disegno salvifico del Signore. 

Antiche icone che raffigurano re o imperatori che avevano contemplato il Sacro Volto: a sinistra re Abgar;  a destra, l'imperatore Costantino VII Porfirogenito.  
Crux Vaticana, regalata al Pontefice romano da Giustino II, imperatore di Costantinopoli, fra gli anni 565-578 d.C,
                                                lato anteriore                      lato posteriore 


Nel lato posteriore della croce, in alto, è raffigurato Cristo benedicente ispirato dall'immagine del sudario di Manoppello, perché l'aspetto presenta una guancia asimmetrica "enfiata" conseguenza di una delle tante percosse ricevute da Gesù dai suoi aguzzini durante la Passione. 
   
Gli aspetti olografici dell'immagine di Cristo Risorto impressa con il sangue della Nuova ed Eterna Alleanza (simbolo della Vera Vita) per mezzo della Luce Eterna

Sovrapposizione del Volto Santo di Manoppello alla S. Sindone di Torino con un rafforzamento di contrasto dal quale viene alla luce l'aspetto cruento della Passione (fig.2) 

Da questa sovrapposizione del Volto Santo di Manoppello "illuminato da dietro" alla S. Sindone (fig.2) emergono dei chiaro-scuri i quali ci spiegano che il sudario di Manoppello, durante l'evento pasquale, fu illuminato dalla Luce del Volto del Risorto    

Bocca del Sacro Volto: "particolarità".
Cliccando con il mouse sulle immagini qui sotto, mediante una comparazione possiamo osservare, nell'ingrandimento, come la bocca del Volto Santo di Manoppello (fig.2) vada a completare quella indefinita della S. Sindone di Torino  (fig.1). Quest'ultima è caratterizzata da riflessi di luce impressi sotto forma di chiarori di fondo e da sangue ossidato e disidratato che risulta impresso con un tono monocromatico giallo paglierino. E' importantissimo sottolineare come la bocca del Volto Santo di Manoppello, benché relativa al Risorto, mostri ancora i postumi del Rigor Mortis (smorfia causata da spasmo, con il labbro inferiore andato a finire un po' indietro tanto da coprire i denti inferiori). 


Pieghe con i relativi punti d'incrocio del sudario del Volto Santo di Manoppello rintracciati nell'immagine sindonica. Cliccare con il mouse per osservare l'ingrandimento


Macchie ematiche lineari relative a pieghe o bande di tessuto del sudario di Manoppello 


Ricostruzione grafica riferita ai riflessi di Luce che filtrarono il sudario di Manoppello 


Da un filtraggio computerizzato (equalizzazione) che ha la peculiarità di esaltare in ogni immagine fotografica i pixel in chiaro relativi alla luce che si sovrappone su una figura, si evince che il Volto Santo di Manoppello fu illuminato anche da una Luce esterna: quella del Padre, nella cui direzione sono rivolti gli occhi del Risorto (fig.2).


domenica 5 maggio 2013

Le pupille del Volto Santo di Manoppello non sono completamente allargate

Attenzione a dire che le pupille del Volto Santo sono completamente aperte, perché questo non è vero!
Il messaggio errato che in questo modo si dà di questi occhi, fa mettere in dubbio che l' Effigie del Cristo - il cui sguardo vivo è invece rivolto verso una fonte di luce che è quella celeste proveniente dal Padre - non contenga il segno della Trasfigurazione. 
Nel Volto Santo di Manoppello le pupille sono ristrette ma presentano un'anisocoria; ciò significa che una è un pò più allargata dell'altra, poiché il Signore, durante la Sua Passione, aveva ricevuto un forte trauma cranico. 

Occhio sinistro ingrandito del Volto Santo di Manoppello fotografato con uno schermo scuro retrostante: pupilla stretta rivolta verso una fonte luminosa che è la Luce Celeste della Trasfigurazione del Padre. Per chi ha l'occhio allenato, a destra vediamo nella cornea i raggi dei capillari e sotto alcune ecchimosi. Cliccare sull'immagine per vederla ingrandita.

Stesso occhio fotografato in trasparenza, cioè con una fonte luminosa derivante da dietro in modo obbliquo: da questa immagine possiamo osservare i nodini del bisso sparsi qua e là ma non i pigmenti di un'eventuale pittura, poiché ogni foro, determinato dall'ordito e la trama - e che è equivalente in misura a due o tre capelli accostati assieme - non è coperto per l'appunto da pigmenti mischiati a sostanza di apporto (collagene). 



Osservazione dello stesso occhio visto con due illuminazioni differenti. Cliccare sopra le immagini per vederle ingrandite.

Articolo preso dal blog "Tu e il Paradido" dove si cita una breve spiegazione della reliquia di Manoppello, fornita dai Padri Cappuccini ai pellegrini, in cui è specificato che le pupille del Santo Volto sarebbero completamte allargate.


http://blog.libero.it/TueilParadiso/12054552.html 
 

« Se ciai la forza de veni...
"Tutti dormono e a Dio,... »

Caso unico al mondo: l'immagine è visibile da entrambe le parti in modo identico.

Post n°154 pubblicato il 22 Aprile 2013 da osservandoilparadiso


Questa reliquia di origine ignota giunse a Manoppello nel 1506, portata da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo aver consegnato il Velo al fisico Giacomo Antonio Leonelli. È tuttora conservata nel paese abruzzese, nell'omonimo Santuario.
Il Volto Santo?
E' l'immagine di un volto maschile con capelli lunghi, la barba divisa a bande e sopra la fronte, nel mezzo, si trova un ciuffo di capelli, corti e mossi a mo' di vortice.
Le guance sono disuguali: una più arrotondata dell'altra, si mostra rigonfia.
Gli occhi guardano intensamenteda una parte e verso l'alto, mostrando il bianco sotto l'iride; mentre, le pupille sono completamente aperte ma in modo irregolare.
Le misure del panno sono 17x24 cm.
Il velo è tenue, i fili orizzontali del tessuto sono ondeggianti e di semplice struttura, l'ordito e la trama si intrecciano nella forma di una normale tessitura.
Caso unico al mondo in cui l'immagine è visibile identicamente da ambedue le parti.
Le tonalità del colore sono sul marrone, le labbra sono di colore leggermente rosse, sembrano annullare ogni aspetto materiale.
Non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore. 
Colori naturali nel Volto Santo
(P. Carmine Cucinelli a colloquio con H. Pfeiffer) ecco alcune domande:
Perché non può essere una pittura? 
il Volto Santo non può essere per niente una pittura. Per diverse ragioni. Se uno dipinge con la massima perfezione le due parti di un telo, non risulta mai la totale trasparenza come nel Volto Santo di Manoppello. Poi si deve considerare che la Sindone si può vedere solo ad una distanza di almeno un metro e cinquanta. Perciò non si può mai copiare tutti i dettagli così che corrispondano elemento per elemento. Difatti nessun copista ha potuto fare fino ad oggi una perfetta copia della Sindone con mezzi puramente artistici. Poi il presunto pittore dovrebbe girare il tessuto e dipingere dall’altra parte con altrettanta perfezione. Si vede chiaramente che questo procedere non fu possibile per nessun artista, quantomeno per uno del I o II decennio del Cinquecento. Per ultimo, se uno si mette a guardare il Volto e si muove a destra e a sinistra, ad un certo momento vede le labbra rosa e poi sparisce questo rossore e le labbra diventano brune. Se uno illumina diagonalmente dal di dietro, si vede solo un chiaro bruno in diverse tonalità, sparisce il rosa del tutto. Se uno illumina dal davanti, viene fuori un bruno più intenso ed anche il rosso delle piaghe della corona di spine alle tempia. Se si toglie del tutto questa illuminazione artificiale, i colori spariscono e viene fuori nella figura un leggero grigio. Quando si possono osservare meglio tutti questi cambiamenti, è durante la solenne processione di maggio, con la luce del giorno all’aria aperta.
Come si spiegano questi colori che cambiano. Se sono colori, come all’occhio appare, di che natura sono?
 Tale oscillazione di colori si riscontra solo nella natura stessa. 
Può fare qualche esempio di colorazione naturale che cambia?
 Si. Nei pesci del Mar Caraibico o nelle ali di farfalle in zone tropicali che oscillano, secondo l’angolatura, tra l’azzurro e il grigio. In realtà nella natura non esistono colori, ma qualsiasi oggetto colpito dalla luce bianca, assorbe una parte della luce e riflette il colore complementare, per esempio assorbe il verde e riflette il rosso. Il fenomeno dell’oscillazione è dato così che la superficie dell’oggetto ha diverse angolature e secondo queste angolature, riflette a volte uno e a volte un altro colore. Quindi i fili del tessuto del Volto Santo devono essere cambiati o in superficie o dentro per permettere lo stesso fenomeno. Nessun artista con alcuna tecnica, conosciuta e non conosciuta, può cambiare un tessuto in questa maniera da permettere il fenomeno. in altre parole: si deve distinguere il tessuto dall’immagine. Il tessuto finissimo è opera umana, l’immagine che si vede in esso non lo è. Questa immagine si comporta come un fenomeno che si riscontra nella natura. Questa combinazione inseparabile tra opera umana (tessuto) e fenomeno naturale (immagine), possiamo solo chiamare con la parola “miracolo”; un miracolo che perdura finché il tessuto non si corrompe. C’è ancora un’altra ragione che esclude qualsiasi pittura. Un tessuto così fine, dichiarato come bisso marino da Chiara Vigo, l’unica tessitrice conosciuta di questo materiale, si riscontra solo nell’antichità. Ma un bisso marino si può “tingere”, per esempio metterlo a bagno di porpora, ma non vi si può “dipingere” sopra. Il sale rimanente tra i fili farà presto o tardi staccare dai fili qualsiasi colore. 
 Gerusalemme - Manoppello
Si è indotti a pensare che il Volto Santo e la Sacra Sindone abbiamo lo stesso periodo, proprio perchè le due immagini sono perfettamente sovrapponibili.
Si è giunti alla conclusione, attraverso studi e analisi, che la Sacra Sindone è l'immagine del corpo di un uomo crocifisso e morto secondo il racconto dei Vangeli,  quindi anche il Volto Santo di Manoppello si è formato nella tomba di Gesù a Gerusalemme quando esso fu posto con tutta probabilità in fretta sopra la Sindone. Sul sottilissimo sudario con la finissima immagine, conservata oggi nel Santuario presso Manoppello, ritrovato nella tomba ormai vuota nella mattina di Pasqua, possiamo fare due ipotesi:
  1. La prima suppone che lo abbia avuto la Madre Maria, cui spettava quasi di diritto; lei, così possiamo pensare, lo portò con sé. Da lei sarebbe passato a Giovanni, quindi prima ad Efeso e poi in qualche altra località dell’Asia Minore. 
  2. Oppure, seconda ipotesi, sarebbe rimasto unito alla Sindone, separato da essa in un tempo molto posteriore come P. H. Pfeiffer ha opinato nel suo libro “Das echte Christusbild”, del 1991.               
Se si segue la seconda ipotesi, allora, come scrive Giorgio Cedreno, nel 574 un’icona “acheiropoietos” viene trasportata da Camulia in Cappadocia a Costantinopoli. È un oggetto talmente simile che potrebbe trattarsi molto probabilmente dello stesso Velo che si conserva oggi nel Santuario abruzzese.
Rimase a Costantinopoli fino al 705, quando l’immagine di Camulia sparì dalla capitale dell’Impero. L’immagine di Camulia è il primo oggetto che viene definita  "acheiropoietos”, cioè non fatta da mani umane.
In una poesia di lode del poeta Teofilatto Simocatta, scritta per la vittoria delle truppe bizantine nella battaglia presso il fiume Arzamon (586), ottenuta per la presenza dell’immagine, la descrive come “non dipinta, non tessuta, ma prodotta con arte divina”. Giorgio Piside lo chiama “prototipo scritto da Dio”. Ancora dopo la sparizione dell’immagine, Teofane (758-818) afferma che nessuna mano avrebbe disegnato quest’immagine, ma “la Parola creativa e formante tutte le cose ha prodotta la forma” di questa figura divino-umana. Tutte queste descrizioni dei poeti e storiografi bizantini si possono giustificare solo per la presenza di un unico oggetto: il Volto Santo di Manoppello.
Anch’esso, come prima impressione, sembra essere una pittura, ma quando si esamina meglio, si scarta subito questa ipotesi. Allora essa potrebbe essere stata prodotta con la tecnica della tessitura, ma anche questa tesi non regge. Così si comprende la descrizione “non dipinta, non tessuta” dei poeti bizantini. Per una immagine come quella di Manoppello, che è totalmente trasparente e sparisce quasi del tutto quando viene posta contro il cielo, si deve escludere qualsiasi tecnica conosciuta per la produzione di un’opera artistica. La gente a Costantinopoli raccontava che il Patriarca Germano avrebbe affidato l’immagine di Cristo alle onde del mare agli inizi dell’iconoclastia ed essa sarebbe giunta a Roma nel tempo del Papa Gregorio II.
A Roma si parla di una “Acheropsita” che il Papa Stefano II avrebbe portato in processione quando il re longobardo Aistulfo assedia la città nel 753. Questa “Acheropsita” è il Volto Santo della Cappella Sancta Sanctorum del Palazzo lateranense dei Papi. È una icona sul cui volto si trovava incollata una tela dipinta con il volto di Cristo.
Si pensa che il primo velo incollato fu proprio il Volto Santo di Manoppello. Non si poteva escogitare un miglior nascondiglio per un’immagine su un velo che sovrapporla ad un’icona. Così l’imperatore bizantino non avrebbe potuto mai scoprire il furto della sua “acheiropoietos” ed essa poteva sempre essere venerata nella liturgia pontificia. Quando gli imperatori bizantini persero pian piano il loro potere e il loro influsso sull’Italia, il Velo poté essere staccato di nuovo dalla sua icona, essere sostituito da un velo dipinto e trasportato nella cappella in San Pietro che il Papa Giovanni VII aveva fatto erigere poco dopo che l’immagine di Camulia sparì da Costantinopoli. Il primo Papa che non dovette più temere il potere dell’imperatore bizantino fu Innocenzo III. 
Egli promosse per la prima volta il culto e la venerazione del velo con l’immagine di Cristo, e questa volta il Velo fu chiamato “Veronica”, la vera icona di Cristo. Il titolo “Volto Santo” rimase all’icona lateranense.
Questa è la storia più probabile del Volto Santo di Manoppello secondo le conoscenze dei documenti e delle immagini acheropite. Rimane una questione aperta: come e quando i panni funebri, la Sindone e il velo di Manoppello, furono divisi.
Come Mandilion di Edessa, la Sindone ha avuto il suo proprio percorso con il trasporto a Costantinopoli nel 944, il suo temporaneo smarrimento sin dalla crociata latina del 1204, e il suo riemergere dal buio dei tempi a Lirey, nella metà del Trecento.
Il Volto Santo ha fatto il suo viaggio da Gerusalemme a Efeso, da Efeso a Camulia in Cappadocia, da Camulia a Costantinopoli, da Costantinopoli alla Cappella Sancta Sanctorum del palazzo lateranense, da qui alla Cappella della Veronica in San Pietro in Vaticano, infine al Santuario di Manoppello. Durante questi viaggi lo stesso oggetto, sembrerebbe aver cambiato nome diverse volte: da immagine “acheiropoietos” di Camulia, a “prototypos”, a “acheropsita” e “Volto Santo” della Cappella Sancta Sanctorum, a “Veronica” e finalmente di nuovo a “Volto Santo” in Manoppello. Questo percorso è una fondata ipotesi; l’identità del Volto Santo di Manoppello con la Veronica romana, però, è certezza.