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Scritto da Antonio Bini |
| Lunedì 20 Febbraio 2012 09:24 |
PESCARA - Con un
pellegrinaggio al Santuario del Volto Santo di
Manoppello si è concluso il secondo Symposium of Episcopal
Conferences of Africa and Madagascar (SECAM) and the Council of Episcopal
Conferences of Europe (CCEE).
“L’evangelizzazione
oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l’Africa e
l’Europa”, questo è stato il tema del Symposium iniziato il 13
febbraio 2012 a Roma presso il Pontificio Ateneo Regina
Apostolorum di Roma, con gli interventi dei cardinali Polycarp
Pengo e Angelo Bagnasco, rispettivamente, Presidente
del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM) e
Vice-Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa
(CCEE).
Le
giornate di studio e di confronto sono state dirette ad approfondire e
riflettere sui rilevanti problemi della Chiesa nei due Continenti, in un clima
di amicizia che potrà essere utile per una migliore collaborazione sui temi
della pace, dell’immigrazione, della libertà religiosa e della lotta alla
prostituzione. Per il cardinale ungherese Péter Erdő,
“i vescovi europei ed africani vogliono affrontare insieme la sfida della
nuova evangelizzazione, vivendo la fratellanza nella missione in modo più
intenso. Una collaborazione che avviene sulla base di reciproci scambi. Mentre
in passato molti missionari partivano dall'Europa per andare in Africa, oggi
assistiamo anche a un movimento inverso, con sacerdoti, suore e laici consacrati
che dall'Africa vengono in Europa. Abbiamo scoperto tante preoccupazioni comuni,
ma ci impegniamo a collaborare nel campo della pastorale, della sanità,
dell'educazione, nei problemi sociali. Del resto, il nostro continente ha
bisogno di una iniezione di vitalità ecclesiale e questa vitalità può venire
dalle giovani Chiese d'Africa.”
Sulla stessa linea il
cardinale senegalese Theodore-Adrien Sarr, per il quale
"gli immigrati africani potranno aiutare l'Europa a trovare nuova gioventù e
freschezza nella fede per il futuro. Nel futuro gli scambi tra vescovi
riguarderanno sempre più temi come l'educazione, la lotta alla povertà, la
sanità, la formazione dei quadri dirigenti, il dialogo tra le religioni, il
commercio delle armi, la tratta degli esseri umani, il debito estero e lo
sfruttamento da parte delle compagnie minerarie”. Questo percorso di
impegno di comunione e solidarietà di mondi tanto diversi deriva
dall’appartenenza alla medesima Chiesa, unita in Cristo.
Questo è il senso più
profondo da ricercare nel pellegrinaggio conclusivo a
Manoppello. E’ lo stesso Papa che, il giorno precedente,
incontrando i vescovi partecipanti al Simposio non nasconde la complessità delle
sfide che attendono la Chiesa di oggi, a partire dall’indifferenza religiosa.
Nel richiamare l’autorità morale e l’autorevolezza che devono sostenerli nella
loro azione pastorale, ha affermato che lo sguardo della fede fissato sul Cristo
apre la mente e il cuore dell'uomo alla Verità Prima, che è Dio.
Benedetto XVI ha inteso ulteriormente rafforzare il suo
pensiero sottolineando che “un vescovo deve essere innamorato di
Cristo”.
Ecco che gli stringati
comunicati ufficiali che prevedevano in fondo al programma appena un rigo per
indicare il pellegrinaggio finale a Manoppello si riempiono di
significati.
Il
Santuario del Volto Santo ha accolto i vescovi in una insolita
bianchissima cornice di neve. Non per questo hanno rinunciato ad salire sul
colle Tarigni, percorrendo a piedi la Via Crucis. Ad ogni stazione le
riflessioni sono state pronunciate da un vescovo diverso. Nella Basilica,
l’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, prima della solenne
concelebrazione della messa, nel dare il benvenuto ai fratelli europei e
africani, ha illustrato in italiano, inglese e francese, la straordinaria
immagine del Volto Santo. Richiamandosi agli studi di P. Heinrich
Pfeiffer, di Sr. Blandina Paschalis Schlomer,
Andrea Resch, Paul Badde e Saverio
Gaeta, ha affermato che è possibile “rispondere affermativamente e
con sufficiente certezza morale a due domande che il Santo Volto pone: è il Velo
qui custodito la Veronica venerata un tempo in San Pietro? E’ questa la preziosa
reliquia il sudario posto nel sepolcro sul volto del Cristo morto, come attesta
il Vangelo di Giovanni (20, 6-7)?” Tali riflessioni sono state riprese
anche in una lettera personalmente consegnata ai vescovi presenti.
Si
tratta di valutazioni significative, che tengono anche conto, forse, che il
Vaticano la scorsa estate in un comunicato stampa ha per la
prima volta ammesso (a distanza di 484 anni), la scomparsa della
Veronica durante il Sacco di Roma del 1527. L’incontro
è stata l’occasione per meditare e pregare davanti al Volto Santo, illustrato in
dettaglio dallo scrittore e giornalista tedesco Paul Badde.
Molti vescovi non hanno nascosto la propria emozione. Una sensazione
che ha accomunato mondi lontanissimi, dal vescovo dell’Islanda
a quello del Sudafrica. Al termine della celebrazione
l’arcivescovo del Ghana Charles Gabriel Palmer-Buckle ha
ringraziato per l’accoglienza ricevuta chiedendo a Bruno Forte,
a nome di tutti, che in occasione di ogni suo ritorno nella Basilica del Volto
Santo si ricordi nelle sue preghiere dei vescovi europei e africani.
Allo stesso arcivescovo
Charles Gabriel Palmer-Buckle, che ha fatto parte del nucleo
ristretto dell’organizzazione del Symposium, ho chiesto quale
fosse il significato per lui e per gli altri vescovi da attribuire al
pellegrinaggio al Volto Santo. Il presule ghanese riflette profondamente, prima
di rispondermi, che la spinta che viene dall’aver conosciuto il Volto
Santo è quella di “predicare un Cristo vero, un Cristo vivo”.
Anche l’arcivescovo Bruno Forte, al quale chiedo quale
sensazione abbia ricevuto dai partecipanti, mi conferma che “tutti sono
rimasti profondamente colpiti dal pellegrinaggio a Manoppello”.
Presente all’incontro
anche Petra-Maria Steiner, che negli ultimi anni si è
avvicinata agli studi sul Volto Santo, impegnandosi in una costante opera di
divulgazione nei paesi di lingua tedesca. Da segnalare infine il saluto del
presidente della conferenza episcopale polacca Jozef Michalik a
Immaculata e Caterina, giovani suore giunte dalla Polonia e da
alcuni mesi operanti a Manoppello.
I VESCOVI IN
PELLEGRINAGGIO A MANOPPELLO
EUROPA: Jozef
Michalik, presidente della conferenza episcopale della Polonia;
Ludwig Swartz, arcivescovo di Linz, Austria; François
Garnier, arcivescovo di Cambrai, Francia; Gerard De
Fois, arcivescovo di Lille, Francia; Taras Senkiv,
vescovo chiesa greco-cattolica Ucraina, Lucjan Avgustini,
Albania; Duarte De Cunha, Portogallo; Zef
Gashi, Montenegro; Petru Gherghe, Romania;
Pierre Bürcher, Islanda; Vjekoslav Huzjak,
Croazia; Everard De Jong, Olanda;
AFRICA: Buti
Joseph Tlhagale, arcivescovo di Johannesburg, Sudafrica; Jean
Gabriel Djarra, Mali; Touabli Youlo Alexis, Costa
d’Avorio; Jude Thaddeus Ruwa'ichi, Tanzania; Jean-Noël
Diouf, Senegal; Denis Komivi Amuzu-Dzakpah, Togo;
Gabriel Justice Anokye, Ghana; Maragde
Mbonyintege, Rwanda; Frank Nubuasah, Botswana;
Emmanuel Obbo, Uganda; Louis Portella Mbuyu,
Congo; Benjamin Ramaroson, Madagascar; Joachim
Tarounga, Ciad; Charles Kasonde, Zambia;
Charles Gabriel Palmer-Buckle, Ghana.
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Da un'accurata sovrapposizione eseguita al computer tra il Volto Santo di Manoppello e il Volto della S. Sindone di Torino segnato dal sangue della Passione, ho scoperto che le due effigi rappresentano la medesima figura. Se nella reliquia abruzzese si contempla l'immagine diapositiva, olografica e trasfigurata del Risorto, in quella piemontese si medita ancora sul sudario sepolcrale di bisso di Manoppello che nella tomba - il terzo giorno dalla morte di Gesù - fu irradiato dalla luce eterna.
Leggi la pagina del Vangelo di oggi
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS
.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)
La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.
Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.
L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.
Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.
A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.
CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO
Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
martedì 21 febbraio 2012
SI E' CONCLUSO A MANOPPELLO IL SIMPOSIO DEI VESCOVI D'EUROPA E D'AFRICA
giovedì 26 gennaio 2012
Vescovi dell'Europa e dell'Africa in pellegrinaggio al Volto Santo
Sovrapposizione della S. Sindone di Torino al sudario di Manoppello: Volto sfigurato e trasfigurato di nostro Signore Gesù Cristo.
sabato 30 luglio 2011
Benedetto XVI: l'unità non si costruisca senza Dio
http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3896
lunedì 25 luglio 2011
Nel Volto Santo l'espressione massima dell'Amore di Dio
"Nel Volto Santo che vedete sopra l'altare vi è l'espressione massima dell'Amore di Dio".
Quando Gesù predicava alle folle, teneva vicino a sé i più piccoli dei nostri fratelli. Essi erano per lo più analfabeti e diversamente abili e avevano assistito a molti prodigi del Messia. Avevano dunque difficoltà nel comprendere la Parola, ma solo nel contemplare il Volto Mite e Pieno di Grazia del Signore erano ugualmente pieni di Spirito Santo perché in quel Volto vedevano la Luce di Verità (Sl. 80: Signore, ristoraci, fa' splendere il tuo volto e noi siamo salvi; Mt. 17, 1-9; Is. 52, 13-15;).
L'espressione di Mitezza, di Grazia e di Misericordia che contempliamo dunque nel Volto Santo di Manoppello, ci deve educare il cuore per essere sempre miti, pieni di grazia e misericordiosi con il prossimo, affinché diventando tutti piccoli, al cospetto di Dio, possiamo compiere appieno nella purezza la Sua Volontà per entrare un giorno nel regno dei cieli.
A fianco: sovrapposizione del Volto Santo di Manoppello al Corpo Vivo e Vero di nostro Signore Gesù Cisto (elaborazione realizzata da Antonio Teseo). venerdì 1 luglio 2011
Dedica al Volto Santo di Manoppello nel Settimanale di Padre Pio "Aprile 2011"
http://www.settimanaleppio.it/index.cfm?Contents=1&expand=56&Ar=1#56Ar1
SPECIALE DOSSIER
Il Volto del Risorto di Manoppello
di Antonio Farina
In una società in cui prevale la pura ricerca estetica, il volto del Personaggio di Manoppello può essere per alcuni motivo di scandalo o inquietudine. L’incontro con quel Volto divino ma sfigurato desta nell’intimo una domanda: cosa l’ha spinto ad arrivare fino a quel punto? L’incontro con l’icona del Volto Santo di Gesù conservata a Manoppello non è un incontro facile. Si può giungere in questo paesino abruzzese adagiato come in una culla alle pendici innevate della Majella, a 217 m sul livello del mare, come pellegrini consapevoli, preparati e coscienti di vivere un’esperienza unica al cospetto di una Reliquia straordinaria oppure ci si può trovare lì quasi per caso, impreparati, distratti, dubitabondi come capita a tanti “turisti” religiosi alle prese con uno dei tanti luoghi di culto italiani. Non importa. Nell’uno o nell’altro caso, dopo la “visione” del Sacro Lino con quel volto evanescente che sembra spuntare da una terza dimensione di profondità, si rimane interdetti, quasi sbigottiti, sicuramente turbati. L’immagine impressa in modo così misterioso su una specie di garza rarefatta (forse di bisso marino), trasparente, non è quella che ci si aspetta. Gesù è quasi irriconoscibile: un viso tumefatto, un ovale irregolare, le labbra gonfie il naso schiacciato, la fronte insanguinata stirata dall’edema, gli zigomi asimmetrici, alti, tumescenti. Tornano immediatamente alla memoria le parole del profeta Isaia: «Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo – così si meraviglieranno di lui molte genti» (52,14-15). E difatti si resta meravigliati. Ma è uno stupore doloroso, trepido, si insinua nel cuore un sentimento di angoscia, di rifiuto, di costernazione profonda: «Sai chi mi ha conciato così?» sembra dire con gli occhi l’Uomo dell’Icona. Verrebbe voglia di distogliere lo sguardo di rivolgerlo altrove in cerca di immagini più confortanti, di quadri, di affreschi, di dipinti. Ma non ci si riesce, non c’è molto da vedere nella chiesetta dedicata a san Michele Arcangelo, c’è solo Gesù che guarda te e tu che guardi Lui. Come dalla figura della Sindone così pure dal Personaggio di Manoppello promana una Pace sovrannaturale, una compostezza regale, una tranquillità che colpisce. I lineamenti per quanto alterati non sono contratti, l’espressione degli occhi, rivolti un po’ verso l’alto, è distesa: non vi si legge né rancore, né rimprovero, né alcun sentimento oscuro ma solo una grande semplicità e innocenza. Il dolore e la morte non hanno potere sul Signore della Vita. Nella mente si affollano una serie di interrogativi alquanto interessanti. Noi oggi viviamo nella società dell’immagine, dell’apparenza esteriore, del culto corporeo perfino. Nessuno si farebbe mai ritrarre nelle condizioni di Gesù: flagellato, coronato di spine, piagato piaga su piaga, insanguinato, abbattuto, deriso, umiliato, sputacchiato, vilipeso, inchiodato ad una croce... la Croce, stoltezza per gli uomini ma Sapienza di Dio! Eppure il Signore così ha voluto. Non abbiamo immagini dell’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme, non abbiamo documenti visivi o reliquie della Trasfigurazione sul monte Tabor. Non c’è traccia del Cristo taumaturgo e profeta osannato dalle folle e dai Discepoli. Cosa abbiamo invece? Due reperti assolutamente attendibili del Signore sulla Via del Calvario e della sua deposizione nel sepolcro. L’intento di Dio è chiarissimo, fulgido esempio della pedagogia celeste: Egli vuole mostrarci a quale grado di sacrificio lo ha spinto l’amore per noi e a quale prezzo siamo stati “comprati” come direbbe san Paolo. Ecco che il potere di queste immagini che sono “segno di contraddizione” per la logica umana e scandalo per il pensiero del mondo, diventa immenso. Esse attingono al profondo del cuore umano, lo spogliano di ogni giustificazione surrettizia, lo pongono dinanzi alle vere conseguenze del peccato, gli impongono quasi come inevitabile il pentimento e la conversione. Innumerevoli sono le conferme della funzione soteriologica delle “Vere-Icone”, le vite dei santi sono costellate di episodi commoventi e decisivi che hanno mutato il corso delle loro vite. Addirittura nel caso di san Francesco di Sales prima che iniziasse la sua vita. Si narra infatti che la sua mamma quando era ancora ai primi mesi di gravidanza ebbe un fortissimo impulso di consacrarlo al Signore quando, nella chiesa mariana di Chambery, vide per la prima volta sulla Sindone il Volto impresso e piagato di Cristo. Così scrive un autore sacro: «Il 15 agosto, festa dell’assunzione di Maria, ella rinnovò in modo più consapevole l’offerta a Dio, sicché, nascendo sei giorni dopo, nel 1567, il piccolo Francesco sembrava già avere in sé per impressione della genitrice, l’immagine di Cristo e della sua Santissima Madre, che perfezionerà lungo tutta la sua vita, fino al giorno della sua morte, il 28 dicembre 1622» (vedi padre Giuseppe Maria Persico, I Santi e la Madonna, vol. 6, Casa Mariana Editrice). Dunque sia per la Sindone che per il Volto Santo, ci si trova di fronte ad un autentico fenomeno mistico: una immagine materiale, quella che all’apparenza è solo una rappresentazione di uno spaccato della vita di Gesù, una pericope evangelica tradotta in segno visibile, determina un effetto fisico-spirituale su chi la venera con fede. Questa è precisamente la definizione di sacramentale. E di sacramentale di singolare efficacia si tratta: impossibile anche per il visitatore più scettico restare indifferente all’azione dello Spirito Santo che bussa alla porta del suo cuore. Inoltre, in termini tecnici, lo si definisce “acheropita” cioè un’immagine che sarebbe “non disegnata o dipinta da mano umana”, ed ha una caratteristica unica al mondo, l’immagine è visibile identicamente da ambedue le parti. È interessante osservare che i progressi dell’indagine scientifica e le tante analisi e comparazioni effettuate non solo non smentiscono l’autenticità della Reliquia ma ne accrescono il mistero (vedi Saverio Gaeta, L’enigma del volto di Gesù, Rizzoli, Bergamo 2010). Anche questo obbliga ad una riflessione amara: quanto è incrostato di incredulità il cuore dell’uomo moderno, il quale pretende di sradicare la metafisica dall’orizzonte della sua vita e si affanna in ogni modo a voler ridurre a semplice “fenomeno” naturale o artificiale ogni segno sovrannaturale. Tornano in mente le esclamazioni di Nostro Signore, quella nel Vangelo di san Luca quando, considerando l’atteggiamento del popolo dinanzi ai suoi miracoli, afferma: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?» (Lc 9,41). Oppure quando visitando Nazareth... «non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità» (Mc 6,5). Quando impareremo che il quinto dono dello Spirito Santo, la Scienza, serve per avvicinarsi più facilmente a Dio e non a cercare di negarlo?
domenica 1 maggio 2011
GIOVANNI PAOLO II PROCLAMATO BEATO
Giovanni Paolo II proclamato Beato dal successore di Pietro, papa Benedetto XVI.
(Matteo 16,19) " A te darò le chiavi del Regno dei cieli: e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli."
Ti abbiamo umilmente pregato di beatificare per la gloria dei cieli e della terra il nostro venerabile Giovanni Paolo II, e Tu ci hai accontentati rispondendo con un segno, manifestandoTi nella potenza del Tuo S.S. Spirito Santo, allorquando hai guarito dal Parkinson, in modo inspiegabile dalla scienza, Suor Marie Simon Pierre. Potenza del Tuo S.S. Santo Spirito, che permise alla Vergine Maria di concepire il nostro Signore Gesù Cristo; potenza del Tuo S.S. Santo Spirito, che permise al nostro Salvatore di risuscitare dai morti per la Vita Eterna.
Ti rendiamo Lodi, Onori e Gloria, Signore Dio, Re dell'Universo. Amen.
vogliamo ricevere per mezzo della preghiera
la Grazia, l'Umiltà, la Mitezza e la Misericordia, virtù mirabili che erano anche del Tuo Figlio, Cristo Gesù.
lunedì 18 aprile 2011
Lo Spirito Santo non è solo Spirito ma anche Luce Vera
Lc. 12, 2: Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto.

La raffigurazione della Crocifissione comparve solo dopo il IV secolo. In essa si rappresentava la morte di Gesù non come un fatto isolato, ma tutt'uno con la Pasqua. Nel Volto del Signore, attinto dal Volto Santo di Manoppello, non vi erano segni di tristezza e di morte. La sua espressione parlava di Vita e della Speranza della Risurrezione: Spirito Santo. Questa iconografia del Crocifisso "speranza di Vita" e "vittorioso sulla morte" arriverà sino all' XI-XII secolo. Con la nascita di nuovi movimenti spirituali che esaltavano il dolore di Cristo, il Crocifisso diventò invece "patiens": sofferente e morente, oppure inanimato, perché così si voleva trasmettere ancor di più il segno della Redenzione.
lunedì 14 marzo 2011
La luce del Volto di Cristo è fonte di salvezza per i giusti
Salmo 31,17
Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia.
Salmo 119,170
Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.
Salmo 143,7
Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito. Non nascondermi il tuo volto, perché non sia come chi scende nella fossa.
Nel prologo di Giovanni, leggiamo che Gesù Cristo era la luce vera che illumina ogni uomo. Per luce vera noi cristiani intendiamo:
1) L'educazione spirituale alla Vera Vita che Gesù c'insegna con il Vangelo;
2) La Grazia, l'Umiltà, la Pace e la Misericordia che troviamo nell'espressione del Volto amorevole del Redentore le quali si riflettono nell'espressione del volto di ogni persona bisognosa;
3) I S.S. Sacramenti che la Santa Chiesa ci dona;
4) La luce del Volto di Cristo.
Nel versetto del Vangelo di Giovanni (Gv. 1,12) e in quello del libro dei Salmi (Sl. 80, 4) apprendiamo che ogni persona giusta, nell'istante dopo il suo ultimo respiro in vita qui sulla terra, non conosce la morte, e quindi il peccato, perché risorge per mezzo della luce celeste ed invisibile del Redentore. Se l'amante del Signore, qui sulla terra, accoglie il corpo di Cristo Gesù con il Pane della Vita Eterna (Eucaristia), appena dopo il suo ultimo alito di vita sarà trasformato in luce invisibile, e accolto dalla luce del Salvatore, in cielo, come raggio del Suo Santissimo Corpo e del Suo Santissimo Spirito. Ecco dunque che cosa significa Paradiso: vivere nella luce di Cristo la bellezza del "Vero Amore". Per ogni anima santa, la morte corporale non è altro che la purificazione assoluta dello spirito, perchè esso si stacca completamente e definitivamente dalla carne, la quale, appartendo al mondo, è soggetta a corruzione (Gv. 1, 9-11) . Proprio perché completamente puro, lo spirito può così contemplare in eterno il Volto di Dio Padre.
Chi conosce, dell'epoca di Gesù, quali fossero le usanze dei giudei, sa che i panni funebri erano considerati impuri perché toccavano un cadavere. Accadde, però, che l'apostolo Giovanni credette alla resurrezione del Suo Maestro dopo aver contemplato il sudario (Gv. 20, 4-8).
Che cosa allora era successo?
L'apostolo aveva riscontrato da un segno lasciato dal Signore che quel velo da impuro era diventato puro perché era stato illuminato e filtrato dalla luce del volto di Cristo. Per illuminare il regno delle tenebre governato dal demonio, e quindi per salvare i giusti, la potenza della luce vera e celeste del Volto di Cristo aveva dovuto illuminare anche l'interno del sepolcro (a quel tempo considerato simbolo delle tenebre) perché il Salvatore era risorto dai morti nella Sua purezza per la Vita Eterna (Lc. 17,24). Il sudario, dunque, è l'oggetto più rappresentativo della risurrezione di Cristo appunto perché è stato irradiato dalla luce di Dio. La luce del Santo Volto nel sepolcro, ripeto ancora una volta, sarà la stessa che un giorno nell'invisibile permetterà ad ogni persona, la quale fa nel mondo la volontà del Messia, di risorgere per Cristo, con Cristo ed in Cristo.
Nell'elaborazione di sopra, possiamo osservare come il negativo sotto a sinistra del Volto della S. Sindone e quello sotto a destra dello stesso volto con sopra il Volto Santo di Manoppello siano pressoché identici, perché secondo me questo fatto ci dà testimonianza di un perfetto filtraggio tra due figure impressionate assieme da un'unica fonte di luce.
Ingrandimento dei negativi di cui sopra: comparazione
Appena sotto a sinistra, particolare elaborazione "Sindone-Volto Santo" che ci dà l'idea di come nel sepolcro si vedesse in trasparenza dal Velo l'immagine del Sacro Volto di Cristo Risorto; a tale proposito, osservare anche il riflesso della luce celeste che dietro aveva illuminato il sudario di Manoppello. A destra, immagine originariamente impressionata sulla S. Sindone dalla luce celeste con il sangue della Redenzione: un processo chimico, probabilmente causato dal calore del lampo della Resurrezione di Gesù, disidratò e ossidò il liquido ematico, il quale si fissò come immagine indelebile, in micrometri, solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili del lino (per tale riscontro osservare le figure ingrandite che troviamo sotto).
Tutte le elaborazioni sono state realizzate al computer da Antonio Teseo.
Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
domenica 6 febbraio 2011
Nel Volto Santo di Manoppello la sembianza di Maria
Meravigliosa riflessione del rettore della Basilica del Volto Santo sul pellegrinaggio del Vescovo di Tarbes-Lourdes, S. E. Mons. Philippe Perrier, avvenuto a Manoppello il 24 aprile 2010
http://www.voltosanto.it/Italiano/dati/BOLLETTINI/index.htm
VOLTO DI GESÙ E VOLTO DI MARIA PADRE CARMINE CUCINELLI
Padre Carmine Cucinelli rettore della Basilica del
Volto Santo di Manoppello
martedì 2 novembre 2010
Domani, 3 novembre, conferimento al Santo Padre della chiave simbolica della città di Manoppello
Durante l'udienza papale che si terrà domani in Vaticano, una delegazione composta dal Prefetto di Pescara, da S.E. Mons. Bruno Forte e dal sindaco Gennaro Matarazzo conferirà al Santo Padre Benedetto XVI la chiave simbolica della città di Manoppello. Ad incorniciare la cerimonia vi sarà la nutrita scolaresca delle scuole elementari del Centro Urbano e dello Scalo nonché un gran numero di cittadini che arriveranno con i pullman.
Anche se la quasi totalità dei mass media è indifferente all'evento (basta vedere che fino ad oggi neppure un telegiornale regionale ne ha dato notizia) in cielo, invece, domani l'avvenimento si festeggerà perché io sono convinto che Maria Santissima, Evangelizzatrice Pura di Dio qui sulla terra, porrà un'altra base solida affinché un giorno, nella Basilica di Manoppello, tutti i più alti esponenti delle religioni di fede cristiana si ritroveranno per specchiarsi nella verità con il Volto del Figlio di Dio incarnato. Il conferimento della chiave simbolica di Manoppello al Santo Padre, ha proprio la valenza di consentire al papa, da parte di tutta la cittadinanza, di organizzare in questo territorio scelto dal Signore qualsiasi celebrazione.
sabato 9 ottobre 2010
Domenica 10 ottobre, alle ore 19, straordinario concerto nella basilica del Volto Santo di Manoppello
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/10/08/1207393-fascino_contrappunto.shtml?refresh_ce
Manoppello Cori Inmaculata Mater di Toledo e Cappella S. Lucia di Roma per il Volto Santo
Il fascino del contrappunto
La basilica del Volto Santo di Manoppello dà appuntamento alle 19 di domenica per uno straordinario concerto polifonica internazionale in onore della reliquia conosciuta in tutto il mondo.
martedì 5 ottobre 2010
Contemplazione del Volto del Signore dai Salmi
Lo spirito è il componente più importante dell'uomo perché attraverso di esso il Padre si può mostrare faccia a faccia. La sua assoluta purezza dipende dall'anima e dal corpo allorquando queste altre sostanze di vita sono una cosa sola con Cristo Risorto (Sl. 43, 3-5; Lc. 4, 18; Gv. 1, 18; Gv. 12, 45). Essere una cosa sola con il Signore, significa:


venerdì 17 settembre 2010
Risultato comparativo al computer tra Sindone e Volto Santo
sabato 4 settembre 2010
Anche San Padre Pio da Pietrelcina avrebbe pregato davanti al Volto Santo di Manoppello
giovedì 26 agosto 2010
Onorificenza a Sua Santità Benedetto XVI dal popolo di Manoppello
grazie per questo benvenuto così cordiale. Vedo come la Chiesa è una grande famiglia. Dove c'è il Papa la famiglia si riunisce in grande gioia. Per me è un segno della fede viva, della gioia che ci dà la fede, della comunione, della pace che crea la fede. E vi sono gratissimo per questo benvenuto. Così vedo tutta la bellezza di questa Regione d'Italia qui, sui vostri volti.
Un saluto particolare agli ammalati. Sappiamo che il Signore è particolarmente vicino a voi, vi aiuta, vi accompagna nelle vostre sofferenze. Siete nelle nostre preghiere. E pregate anche per noi.
Un saluto speciale ai giovani e ai bambini di Prima Comunione. Grazie per il vostro entusiasmo, per la vostra fede. Noi tutti, come dicono i Salmi, "cerchiamo il Volto del Signore". E questo è il senso anche di questa mia visita. Insieme cerchiamo di conoscere sempre meglio il volto del Signore e dal volto del Signore attingiamo questa forza di amore e di pace che ci mostra anche la strada della nostra vita.
Grazie e auguri a voi tutti!
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Venerato Fratello nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle!
Desidero in primo luogo ringraziare il Signore per l’odierno incontro, semplice e familiare, in un luogo dove possiamo meditare sul mistero dell’amore divino contemplando un’icona del Volto Santo. A voi tutti qui presenti va il mio grazie più sentito per la vostra cordiale accoglienza e per l’impegno e la discrezione con cui avete favorito questo mio privato pellegrinaggio. Saluto e ringrazio in particolare il vostro Arcivescovo che si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Grazie per i doni che mi avete offerto e che apprezzo molto proprio nella loro qualità di "segni", come li ha chiamati Mons. Forte. Sono segni, infatti, della comunione affettiva ed effettiva che lega il popolo di questa cara terra d’Abruzzo al Successore di Pietro. Un saluto speciale rivolgo a voi, sacerdoti, religiosi e religiose e seminaristi qui convenuti. Non essendo possibile incontrare l’intera Comunità diocesana, sono contento che a rappresentarla ci siate voi, persone già dedite al ministero presbiterale e alla vita consacrata o incamminate verso il sacerdozio. Persone che mi piace considerare innamorate di Cristo, attratte da Lui e impegnate a fare della propria esistenza una continua ricerca del suo Santo Volto. Un grato pensiero rivolgo infine alla comunità dei Padri Cappuccini, che ci ospita, e che da secoli si prende cura di questo santuario, meta di tanti pellegrini.
Mentre poc’anzi sostavo in preghiera, pensavo ai primi due Apostoli, che, sollecitati da Giovanni Battista, seguirono Gesù presso il fiume Giordano – come leggiamo all’inizio del Vangelo di Giovanni (cfr Gv 1,35-37). L’evangelista narra che Gesù si voltò e domandò loro: "Che cercate?". Essi risposero: "Rabbi, dove abiti?". Ed egli: "Venite e vedrete" (cfr Gv 1,38-39). Quel giorno stesso i due che Lo seguirono fecero un’esperienza indimenticabile, che li portò a dire: "Abbiamo trovato il Messia" (Gv 1,41). Colui che poche ore prima consideravano un semplice "rabbi", aveva acquistato una identità ben precisa, quella del Cristo atteso da secoli. Ma, in realtà, quanta strada avevano ancora davanti a loro quei discepoli! Non potevano nemmeno immaginare quanto il mistero di Gesù di Nazaret potesse essere profondo; quanto il suo "volto" potesse rivelarsi insondabile, imperscrutabile. Tanto che, dopo aver vissuto insieme tre anni, Filippo, uno di loro, si sentirà dire nell’Ultima Cena: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?". E poi quelle parole che esprimono tutta la novità della rivelazione di Gesù: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9). Solo dopo la sua passione, quando lo incontreranno risorto, quando lo Spirito illuminerà le loro menti e i loro cuori, gli Apostoli comprenderanno il significato delle parole che Gesù aveva detto, e Lo riconosceranno come il Figlio di Dio, il Messia promesso per la redenzione del mondo. Diventeranno allora suoi messaggeri infaticabili, testimoni coraggiosi sino al martirio.
"Chi ha visto me ha visto il Padre". Sì, cari fratelli e sorelle, per "vedere Dio" bisogna conoscere Cristo e lasciarsi plasmare dal suo Spirito che guida i credenti "alla verità tutta intera" (cfr Gv 16, 13).
Chi incontra Gesù, chi si lascia da Lui attrarre ed è disposto a seguirlo sino al sacrificio della vita, sperimenta personalmente, come Egli ha fatto sulla croce, che solo il "chicco di grano" che cade nella terra e muore porta "molto frutto" (cfr Gv 12,24). Questa è la via di Cristo, la via dell’amore totale che vince la morte: chi la percorre e "odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna" (Gv 12, 25).
Vive cioè in Dio già su questa terra, attratto e trasformato dal fulgore del suo volto. Questa è l’esperienza dei veri amici di Dio, i santi, che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poveri e bisognosi, il volto di quel Dio a lungo contemplato con amore nella preghiera. Essi sono per noi incoraggianti esempi da imitare; ci assicurano che se percorriamo con fedeltà questa via, la via dell’amore, anche noi – come canta il Salmista – ci sazieremo della presenza di Dio (cfr Sal 16[17],15).
"Jesu... quam bonus te quaerentibus! - Quanto sei buono, Gesù, per chi ti cerca!": così avete cantato poco fa eseguendo l’antico inno "Jesu, dulcis memoria", che qualcuno attribuisce a San Bernardo. E’ un inno che acquista singolare eloquenza in questo santuario dedicato al Volto Santo e che richiama alla mente il Salmo 23(24): "Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe" (v. 6). Ma quale è "la generazione" che cerca il volto di Dio, quale generazione è degna di "salire il monte del Signore", di "stare nel suo luogo santo"? Spiega il salmista: sono coloro che hanno "mani innocenti e cuore puro", che non pronunciano menzogna, che non giurano a danno del loro prossimo (cfr vv. 3-4). Dunque, per entrare in comunione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti dalla bellezza divina, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto Santo, cuori che portano impresso il volto di Cristo.
Cari sacerdoti, se resta impressa in voi, pastori del gregge di Cristo, la santità del suo Volto, non abbiate timore, anche i fedeli affidati alle vostre cure ne saranno contagiati e trasformati.
E voi, seminaristi, che vi preparate ad essere guide responsabili del popolo cristiano, non lasciatevi attrarre da null’altro che da Gesù e dal desiderio di servire la sua Chiesa. Altrettanto vorrei dire a voi, religiosi e religiose, perché ogni vostra attività sia un visibile riflesso della bontà e della misericordia divina.
"Il tuo volto, Signore, io cerco": ricercare il volto di Gesù deve essere l’anelito di tutti noi cristiani; siamo infatti noi "la generazione" che in questo tempo cerca il suo volto, il volto del "Dio di Giacobbe". Se perseveriamo nel cercare il volto del Signore, al termine del nostro pellegrinaggio terreno sarà Lui, Gesù, il nostro eterno gaudio, la nostra ricompensa e gloria per sempre: "Sis Jesu nostrum gaudium, / qui es futurus praemium: / sit nostra in te gloria, / per cuncta semper saecula".
Questa è la certezza che ha animato i santi della vostra regione, tra i quali mi piace citare particolarmente Gabriele dell’Addolorata e Camillo de Lellis; a loro va il nostro ricordo riverente e la nostra preghiera. Ma un pensiero di speciale devozione rivolgiamo ora alla "Regina di tutti i santi", la Vergine Maria, che voi venerate in diversi santuari e cappelle sparsi nelle valli e sui monti abruzzesi. La Madonna, nel cui volto più che in ogni altra creatura si scorgono i lineamenti del Verbo incarnato, vegli sulle famiglie e sulle parrocchie, sulle città e sulle nazioni del mondo intero. Ci aiuti la Madre del Creatore a rispettare anche la natura, grande dono di Dio che qui possiamo ammirare guardando le stupende montagne che ci circondano. Questo dono, però, è sempre più esposto a seri rischi di degrado ambientale e va pertanto difeso e tutelato. Si tratta di un’urgenza che, come notava il vostro Arcivescovo, è opportunamente posta in evidenza dalla Giornata di riflessione e di preghiera per la salvaguardia del creato, che proprio oggi viene celebrata dalla Chiesa in Italia.
Cari fratelli e sorelle, mentre ancora una volta vi ringrazio per la vostra presenza, su tutti voi e sui vostri cari invoco la benedizione di Dio con l’antica formula biblica: "Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda pace" (cfr Nm 6, 24-26). Amen!
martedì 15 giugno 2010
Il negativo fotografico della Sindone non è un'immagine reale in positivo
Studio realizzato da Antonio Teseo

Spiegazione delle immagini che vediamo sotto: a sinistra, forte ingrandimento della fronte del Volto Santo di Manoppello con il cerchietto che evidenzia il piccolo taglio di cui abbiamo parlato (per chi ha l'occhio allenato, pronto a scorgere anche i più piccoli dettagli, può osservare le ferite degli aculei del casco di spine che fu posto sul capo di Gesù); a destra, il piccolo taglio nel telo visto con il microscopio elettronico (le elaborazioni sono state realizzate da Antonio Teseo. Cliccare sulle figure per vederle ingrandite).
Concludendo, colgo l'occasione per ringraziare sentitamente l'Esimio Professor Giulio Fanti, docente di Misure Meccaniche e Termiche presso l'Università di Padova che, regalandomi queste ed altre meravigliose foto ingrandite del Volto Santo di Manoppello mi ha permesso di sviluppare molte delle mie ricerche.
































