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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta holy face of jesus. Mostra tutti i post
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sabato 30 agosto 2014

Il Sudario di Manoppello sarebbe del I secolo d.C.

di Antonio Teseo

Plinio e Pausania, scrittori del II secolo, fanno menzione del bisso come produzione fiore all'occhiello della Palestina. Il primo autore, nel lib. 19 cap. 1, lo chiama delizia delle matrone, perché le donne facoltose di allora lo compravano a peso d'oro: gli indumenti ricavati per loro erano talmente trasparenti che c'era bisogno di una sottoveste. L'autore spiega al lettore che il lino vegetale non lo si deve confondere né con la seta prodotta da un insetto, né col bisso della pinna marina prodotta da un testaceo. Sempre questo scrittore, racconta che il tessuto è di un colore giallo oro.
Anche Pausania afferma nel libro "Cose Eliache" che il bisso ebreo è di un colore giallo brillante da sembrare addirittura cotone. I due scrittori sono concordi nel ritenere che in origine le prime coltivazioni di questo particolare lino erano localizzate in una zona nei pressi di Elea, nell'Acaja (Grecia). 

Il sudario color oro del Volto Santo di Manoppello visto alla luce del sole

La tessitura del lino, come ho già accennato nel post precedente, era riservata alle sole donne ebree le quali erano anche delle professioniste della manifattura del feltro.
Essendo il telo del Volto Santo un sudario finissimo, lo si deve allora per forza di cose associare a quello che i giudei usavano per le sepolture regali sia nel I secolo sia successivamente nel II secolo quando prese il nome di "bisso alessandrino".
La trasparenza del Sudario del Volto Santo di Manoppello

   

venerdì 18 luglio 2014

Interesse online sul sudario di Cristo che attrasse Dante e Petrarca

Interview with Raffaela Zardoni (Coki) on the Face of Christ Exhibit at New York Encounter.


I sei punti di congruenza scoperti da Antonio Teseo tra l'immagine di Cristo raffigurato sulla moneta del Solidus d'oro (fatta coniare nel IX secolo dall'imperatore di Bisanzio Michele III per ristabilire l'ortodossia nell'impero dopo il periodo iconoclastico indetto nel 727 dal monarca Leone III isaurico) e il Volto Santo di Manoppello.

Spiegazione delle immagini di sopra di Antonio Teseo: a sinistra, potete osservare il Solidus d'oro fatto coniare dall'imperatore d'oriente Michele III (840-867) su cui è raffigurata l'icona del Cristo benedicente; a destra, c'è l'immagine del Volto Santo di Manoppello fotografata durante le feste di maggio. Ebbene, da una attenta comparazione, possiamo comprendere come le due figure siano entrambe contraddistinte: 1) dalle guance del volto asimmetriche; 2) dai capelli del lato di sinistra che sono disposti a forma semicircolare perché adattati al gonfiore della guancia destra di Cristo Gesù; 3) dal ciuffo dei capelli sulla fronte; 4) dalla ferita causata con una canna dagli aguzzini che flagellarono Gesù; 5) dai capelli del lato destro aggrovigliati che dopo un intreccio cadono dritti; 6) dalla bocca semiaperta.
 

martedì 28 gennaio 2014

I media cattolici americani sempre più rivolgono la loro attenzione al Volto Santo di Manoppello

In questi giorni l'attenzione dei media cattolici americani è stata particolarmente attratta dal Volto Santo di Manoppello. Alan Holdren, importante giornalista della Catholic News Agency, dopo una visita al Santuario abruzzese ha ritenuto subito di scrivere un meraviglioso articolo sul Sacro Velo che è pubblicato in rete nel sito della  CNA.
Questo è il link:

http://www.catholicnewsagency.com/news/manoppellos-holy-face-shrine-sees-uptick-in-us-interest/

Intanto anche l'importante emittente televisiva EWTN, che quotidianamente ha un audience di un vasto pubblico mondiale, prossimamente manderà in onda un servizio sul Volto Santo di Manoppello. Una loro troupe si è recata recentemente a Manoppello per fare alcune riprese e tra le guide - per avere spiegazioni dettagliate del S.S. Sudario - hanno trovato il giornalista Paul Badde e il Rettore del Santuario del Volto Santo, padre Carmine Cucinelli.

Fonte attinta da:
http://holyfaceofmanoppello.blogspot.it/ 
 

Monday, January 27, 2014


American Catholic Media Turns its Attention to the Holy Face of Manoppello



In these days the attention of the American Catholic media has been attracted to the Holy Face of Manoppello. Alan Holdren, after a visit to the Shrine of the Holy Face has written an article with photos for the Denver, Colorado based Catholic News Agency. http://www.catholicnewsagency.com/news/manoppellos-holy-face-shrine-sees-uptick-in-us-interest/. A series of articles on the Holy Face is planned by the journalist.

EWTN (Eternal Word Television Network) based in Birmingham, Alabama but with a worldwide audience will be reporting in the near future on the Holy Face of Manoppello. Their camera crew was recently on location in Manoppello to do some filming, among their guides were author Paul Badde and the Rector of the Shrine of the Holy Face, Fr. Carmine Cucinelli, O.F.M., Cap. seen in the photo below observing the Holy Face in the open air outside the Basilica.



A more thorough informing of the American Catholic public about the Holy Face of Manoppello is in progress.

photos courtesy of Alan Holdren



  

venerdì 6 aprile 2012

6/4/2012: Il Volto Santo di Manoppello su Rai 1

Oggi, giorno 6 aprile 2012, la trasmissione di Rai 1 A Sua Immagine, a partire dalle ore 14, 10, dedicherà uno speciale al Venerdì Santo, ripercorrendo gli istanti che hanno preceduto la morte di Gesù.
Nel programma si parlerà anche del Volto Santo di Manoppello; o meglio, parleranno soprattutto le Sue immagini.


A riguardo, cliccando sul Link riportato qui sotto, si può leggere l'articolo di ieri de "Il Centro" quoitidiano dell'Abruzzo.

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2012/04/05/news/il-volto-santo-su-rai-uno-5753696

domenica 4 dicembre 2011

Il Volto Santo di Manoppello: l’immagine che appare e scompare (parte 2a)

Holy Face of Manoppello
2008_05_01_archive.html
Nel giorno di lunedì 2 giugno, la Rai ha trasmesso in prima serata, all’interno di una trasmissione televisiva molto seguita, un documentario che ha trattato di nuove scoperte sulla S. Sindone effettuate da un’equipe di ricercatori. Questi studiosi, illustrando alcuni esperimenti eseguiti con sofisticati strumenti scientifici, sono arrivati a dire che per loro l’immagine di Torino è un ologramma che si è formato per mezzo di un’emissione di luce (forse quella celeste della resurrezione di Cristo).
Sentito questi risultati, io ho esultato come un bambino per la gioia, perché già dal 16 luglio di un anno fa avevo pubblicato su uno dei miei Blog (Sindone di Torino-Volto Santo di Manoppello; http://www.tuoblog.it/sindon/) che il Volto Santo, ritenuto da me il sudario posto sopra il Volto di Gesù durante la sepoltura, si comportava come un ologramma perché le mie ricerche erano state avvalorate dallo strumento scientifico del computer.
Per tornare a parlare ancora di quella mia tesi, su internet ho trovato una bellissima foto scattata al Sacro Volto, che vediamo sopra, e che rende bene l’idea di un ologramma impresso in diapositiva su di una pellicola; solo che ovviamente non si tratta di celluloide, bensì di un telo di bisso marino.
Ora, se vediamo una diapositiva fotografica, di quelle ad esempio che si usano per i proiettori, ne possiamo osservare sia la trasparenza che la figura impressa, anche se per quest’ultima, poterla vedere discretamente, occorre che la luce non rifletta eccessivamente su di essa.
In questa fotografia della reliquia di Manoppello, allora, la luce che è entrata dalle vetrate del rosone della basilica, oltre ad illuminare l'interno della chiesa si è riflessa parzialmente anche sull'immagine e perciò della figura del volto di Cristo intravediamo solo il naso e un po' della bocca.

sabato 26 marzo 2011

Perché la Sindone e il Volto Santo di Manoppello sono le reliquie di Cristo


di Antonio Teseo

Il Volto Santo impressionatosi sulla S. Sindone (vedere la fig. 1 in alto) è formato, e quindi caratterizzato, dal rapporto tra una più o meno densità di sangue e una più o meno intensità di un riflesso di luce. Questi dati, se fatti elaborare dal computer, ci forniscono una figura in 3D perché il tono del sangue (che in pixel è più scuro del riflesso di luce) viene trasformato in rilievo, mentre il riflesso della luce (che in pixel è più chiaro rispetto al sangue) viene trasformato in basso rilievo (vedere la figura qui sotto).

Poiché il Volto Santo di Manoppello è un ologramma che reca con sé anche la luce del Padre (la stessa aveva illuminato il Volto del Figlio nell'attimo della risurrezione)
se preso da solo non può fornire un'immagine 3D al computer, perché le parti più prominenti del volto, come ad esempio il naso, la fronte e il mento, essendosi trovati più esposti alla luce, risultano schiacciati, mentre quei caratteri più in ombra, risultano in rilievo. Descrivendo il Volto Santo è come se c'immaginassimo una fotografia realizzata dal dito di Dio. Però, come possiamo vedere dall'elaborazione di sopra della sovrapposizione (fig. 2), se si fa prevalere dal filtraggio la visione dell'immagine della S. Sindone al 70% rispetto a quella del Volto Santo al 30%, ecco allora che abbiamo una veduta completa del Volto di Cristo in 3D perché il sangue aveva coperto i caratteri somatici di Cristo (vedere sopra le due figure in 3D ricavate dalla fig. 2 e questa di qui sotto).

Io sono convinto che se uno si fosse trovato a parlare con San Tommaso poco prima dell'apparizione di Gesù risorto e gli avesse domandato quali segni avrebbe dovuto lasciare il Signore perché lui credesse, l'apostolo avrebbe sicuramente risposto:

1) Poiché Gesù è risorto dai morti, cioè è ritornato in vita non per morire di nuovo ma per vivere in eterno, io ho bisogno di rivedere il Suo Volto sfigurato dal sangue vivo della Passione così com' era prima di morire;
a fianco, sovrapposizione Sindone-Volto Santo di Manoppello con rafforzamento di contrasto (il sangue della Passione sulla faccia di Gesù).



2) Ho bisogno di vedere il Suo Volto illuminato dalla luce del Padre e le ferite devono risultare cicatrizzate per contemplare la potenza di Dio;
a fianco, immagine del Volto Santo di Manoppello elaborata con la procedura "equalizzazione". Tale filtraggio ha la proprietà di far esaltare i pixel in chiaro della luce del Padre che aveva illuminato il Volto di Cristo (osservare anche le ferite cicatrizzate dalle croste di sangue).


3) Ho bisogno di vedere la luce vera del Risorto, la quale un giorno è garanzia per la risurrezione dei giusti;
a fianco, nella seconda immagine possiamo osservare il riflesso della luce celeste di Cristo che aveva illuminato il sudario di Manoppello riprodotto nella figura sindonica.

4) Ho bisogno di contemplare, sempre nel Volto di Cristo, l'espressione di Grazia, di Mitezza e di Misericordia perché Egli possa così dimorare in me con il Pane di Vita Eterna.


Tutte queste risposte sono dimostrabili esaminando il Volto Santo di Manoppello e il Volto della S. Sindone di Torino con il computer, il quale è uno strumento scientifico.

domenica 7 novembre 2010

Accoglienza privilegiata in Vaticano al popolo che conserva da più di 500 anni il Volto Santo

Grazie Santo Padre per la meravigliosa accoglienza che ha riservato ai cittadini di Manoppello accorsi numerosi alla Sua Udienza.

Signore, ti preghiamo,

fa' che nei nostri cuori sia sempre presente

l'umile grazia del nostro carissimo Papa del Volto Santo,

affinché possiamo irradiare il mondo della Tua Luce.

Amen.


Cliccando con il mouse qui sotto possiamo leggere l'articolo sull'eccezionale evento di mercoledì scorso

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2010/11/06/news/il-papa-riceve-la-chiave-della-citta-del-volto-santo-2683721


Un mio piccolo omaggio al Santo Padre che riguarda l'ascolto di un bellissimo brano musicale scelto nel sito di You Tube


martedì 2 novembre 2010

Domani, 3 novembre, conferimento al Santo Padre della chiave simbolica della città di Manoppello


Durante l'udienza papale che si terrà domani in Vaticano, una delegazione composta dal Prefetto di Pescara, da S.E. Mons. Bruno Forte e dal sindaco Gennaro Matarazzo conferirà al Santo Padre Benedetto XVI la chiave simbolica della città di Manoppello. Ad incorniciare la cerimonia vi sarà la nutrita scolaresca delle scuole elementari del Centro Urbano e dello Scalo nonché un gran numero di cittadini che arriveranno con i pullman.
Anche se la quasi totalità dei mass media è indifferente all'evento (basta vedere che fino ad oggi neppure un telegiornale regionale ne ha dato notizia) in cielo, invece, domani l'avvenimento si festeggerà perché io sono convinto che Maria Santissima, Evangelizzatrice Pura di Dio qui sulla terra, porrà un'altra base solida affinché un giorno, nella Basilica di Manoppello, tutti i più alti esponenti delle religioni di fede cristiana si ritroveranno per specchiarsi nella verità con il Volto del Figlio di Dio incarnato. Il conferimento della chiave simbolica di Manoppello al Santo Padre, ha proprio la valenza di consentire al papa, da parte di tutta la cittadinanza, di organizzare in questo territorio scelto dal Signore qualsiasi celebrazione.
Antonio Teseo

venerdì 26 marzo 2010

Quaresima alla luce del Volto Santo: preghiera di P. Heinrich Pfeiffer



Immagine del Volto Santo di Manoppello










Guardaci, Volto del Padre nel Figlio

Dio ci si è donato per sempre nel suo Volto, nel Sudario, affinché ognuno possa scambiare con lui lo sguardo amoroso, e nell'incontro possa sperimentare il soffio dello Spirito, e nella mente la luce, e nel cuore l'amore.
Imprimi in me quest'immagine, o Madre dei dolori, implora per me la purezza, bellezza e luce, aurea virtù, tessuta di grazia. Ma lo spirito umano dubita, se Dio mai ci abbia dato la sua immagine affinché rimanga e susciti l'amore nei cuori. Guardaci, Volto del Padre nel Figlio, e donaci finalmente la pace. Heinrich Pfeiffer s.j.

giovedì 11 marzo 2010

Quaresima alla luce del Volto di Cristo


La contemplazione è la vita dell'anima (San Gregorio di Nissa)


Contemplando in preghiera il Volto Santo di Manoppello e il Volto della Sacra Sindone di Torino avverto  una profonda pace interiore che mi trasforma, mi trasfigura. Sento che il mio spirito si apre, anzi, si fa riempire dallo Spirito d’Amore della Vita il quale purifica anche la mia anima. Succede allora che i miei pensieri sono illuminati nella coscienza dal discernimento; in questo caso non sono più io a vivere, ma è Cristo che vive in me.

La Parola è Spirito Santo. E se la Parola è Spirito Santo, vuol dire che anche l'immagine del Santo Volto di nostro Signore impressa sulla reliquia abruzzese e piemontese lo è, perché ha ricalcato alla lettera il Vangelo. Ogni cristiano non può trascurare l'Umiltà, la Mitezza, la Grazia e la Misericordia che si leggono nell'espressione di questo Viso, perché proprio in questo Viso è conservata la luce della nostra speranza. 

Antonio Teseo 


Sovrapposizione Sindone di Torino - Volto Santo di Manoppello realizzata al computer: rafforzando il contrasto viene alla luce il Viso di Gesù sfigurato dal sangue delle ferite della Passione

Appena sotto, immagine acheropita del Volto Santo di Manoppello che si trasforma a seconda dell'illuminazione e dell'angolo visuale: l'ologramma contenuto nella figura ci mostra sia il velo macchiato del sangue delle ferite, sia le lesioni che vanno dalla fase di rimarginazione fino alla completa  cicatrizzazione con croste (segni della Passione e della Risurrezione). Girando di 180° l'ostensorio, con le stesse condizioni di luce si vedono le medesime immagini nell'altro verso del Velo Santo come diapositiva.    

  




















La trama del velo del Volto Santo di Manoppello visto al microscopio elettronico:
come è successo per la Sacra Sindone, sembra che anche sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili del telo della reliquia abruzzese sia presente del sangue che ha subito un processo chimico di disidratazione ed ossidazione (vi invito ad osservare attentamente nella foto alcuni raggi dell'illuminazione che, essendo di poco più intensi degli altri, già riescono a restituire il colore naturale chiaro alla fibra la quale non risulta essere quindi intrisa di pigmenti pittorici. Da tener presente che tutto ciò che si vede da un verso del telo lo si ritrova uguale nell'altro perché il Volto Santo, come abbiamo già detto più volte, è diapositivo). Dall'immagine è possibile distinguere la polvere e vedere anche la torcitura a Z del filo 


Il Volto Santo non più visibile quando il telo si trova esposto contro luce: cliccando sulla foto, si può osservare in trasparenza a sinistra un gruppo di pellegrini che sta arrivando in chiesa;  a destra una donna che sta entrando







Altra foto del Volto Santo di Manoppello visto alla luce della porta d'ingresso della basilica: cliccando sull'immagine per ingrandirla, si può osseravare come in trasparenza si vedano delle figure con colori naturali e non con un tono di colore artificiale, steso, e che quindi faccia corpo sul telo; questa è la prova granitica che il Sacro Volto non è una pittura


Sotto, libro della bibbia posto dietro il telo del Volto Santo e leggibile in trasparenza: partendo da questo dato di fatto, le ricerche che sono state da me esposte in questo blog spingono a credere che un tempo, cioè nell'attimo della risurrezione di Gesù nella tomba dalla morte alla vita, al posto di questo libro e di questa mano  si vedesse dal santo sudario "la sembianza di colui ch' ancor lassù (ogni pellegrino) nel ciel vedere spera (Petrarca, Canzoniere, XVI)". La luce divina avrebbe proiettato ed impressionato sulla Sacra Sindone di Torino una figura riflessa ed indefinita (perché nell'immagine è anche presente un riflesso di luce) formata dal sangue della Redenzione. Il verso dell'immagine diapositiva del Volto Santo è quello che si sovrappone al millesimo di millimentro alla figura del Volto della S. Sindone vista dal vivo. E poiché l'immagine sindonica è speculare, vuol dire che anche la figura nella foto lo è. Quindi, per avere un concetto ancora più chiaro di ciò che presumibilmente successe nella tomba nel lampo della risurrezione di Gesù (Lc. 17, 24: Come infatti il lampo guizza da un estremo all'altro del cielo ed illumina ogni cosa, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno), dobbiamo immaginare che:

1) questo verso del telo si trovasse nel sepolcro a contatto diretto con la faccia di Cristo;

2) la luce divina del Santo Volto avesse impressionato qui la sua figura riflessa e, filtrando, avesse riprodotto sull'altro lato del velo l'immagine come se la vedessimo faccia a faccia;

3) la luce di Dio Padre, entrata nel sepolcro, avesse illuminato e filtrato sia il lenzuolo sepolcrale della S. Sindone che il sudario;

4) dall'illuminazione della luce di Dio, ossia di quella del Padre, del Figlio e delle Spirito Santo, si fosse generato sul Santo Sudario l'ologramma del Volto Santo di Manoppello; 

5) la luce del Volto Vivo del Salvatore, visibile in trasparenza dal sudario, fosse andato a proiettarsi e ad impressionarsi sulla Sacra Sindone determinando così l'aspetto di un volto dai lineamenti segnati dal sangue della Passione (la più o meno intensità di un riflesso di luce e la più o meno densità di sangue che formano l'immagine,  permettono al computer di elaborare la fisionomia del Volto di Cristo Gesù in 3D; "osservare la prima figura in alto a sinistra del post"): anche  la parte esterna del sacro velo con impresso l'immagine del Volto Santo sarrebbe andato ad impressionarsi sul lino sindonico (nella figura, infatti, ho scoperto una traccia oculare dell'occhio destro di Cristo percepibile sulla forma di una piega del bisso) .  

5) le parti prominenti del Volto, insieme alle pieghe,  avessero creato nel velo di Manoppello dei riflessi della luce divina











A sinistra, sovrapposizione Sindone - Volto Santo di Manoppello invertita al computer; a destra, immagine del Volto della Sacra Sindone  sempre  invertita al computer da cui è osservabile, mediante un filtraggio da me eseguito con l'elaboratore, l'intensità del riflesso di luce che si è impressionato sul lino

 







sabato 12 dicembre 2009

Il Volto Santo di Manoppello e la plausibilità teologica delle immagini acheropite

Intervento dell'Arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, pronunciato il 25
gennaio 2007 in occasione di un Convegno di Studio sul “Volto Santo”, organizzato dalla Tv nazionale tedesca ZDF presso il Santuario di Manoppello


Vorrei presentare tre brevi riflessioni di carattere teologico. La prima riguarda la plausibilità di un’immagine del Cristo non dipinta da mano d’uomo. Perché la tradizione cristiana ha manifestato tanto interesse alle immagini cosiddette “acheropite”, non dipinte cioè da mano d’uomo? qual è la plausibilità teologica di un simile interesse? La seconda riflessione riguarda l’interpretazione dell’immagine non dipinta e nel caso specifico dell’immagine del Volto Santo presente a Manoppello. La terza tocca le conclusioni di carattere pastorale e spirituale che da queste premesse possono essere tratte, quelle che a me come pastore più direttamente mi interessano.

1. Riguardo alla plausibilità teologica di un’immagine non dipinta da mano d’uomo articolo la mia riflessione in tre punti. Il primo si interroga su quali siano le vie della percezione del divino nel tempo secondo la rivelazione biblica: come l’uomo percepisce Dio nella storia secondo la testimonianza del Primo e del Nuovo Testamento? Due sono le vie fondamentali testimoniate in tutt’e due i Testamenti: l’ascolto e la visione. Dire che il mondo biblico è unicamente il mondo dell’ascolto – data la rilevanza obiettiva dell’invito ad ascoltare contenuto ad esempio nella formula “Shema Israel Adonai Elohenu Adonai Echad” - “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno” (Dt 6,4) - in realtà è una riduzione. Nel mondo biblico l’ascolto ha un’importanza fondamentale perché è centrale la Parola: tuttavia, tanto nel primo come nel nuovo Testamento l’ascolto è inseparabile dalla visione.

Nel Primo Testamento è comune nei testi profetici la coniugazione del verbo ‘vedere’ con termini relativi all’udito (così nei profeti Ezechiele ed Isaia, ad esempio). Il culmine di questa linea lo troviamo rappresentato in Apocalisse 1,12: la scena è grandiosa, il veggente si trova sull’isola di Patmos nel giorno del Signore, in un contesto liturgico, e sente il rumore come di acque che cascano. Si volta allora per “vedere la voce”, come dice testualmente il testo greco: “blèpein tén phonén”. “Blépein” è il verbo che si usa in greco per il ‘guardare insistente e profondo’, uno scrutare, un guardare intensamente. Nell’espressione di Ap 1,12 l’oggetto di questo sguardo intenso, perseverante, penetrante è la voce, “tèn phonén”. La traduzione comune nelle lingue moderne – come ad esempio quella italiana della CEI - è “mi voltai per vedere colui che parlava”. Questa traduzione è assolutamente infelice perché elimina il fatto che la tradizione biblica ci educa a vedere ciò che ascoltiamo. Ecco perché il salmista che ha ascoltato le parole del Signore, vedere il Volto di Dio. C’è come il bisogno continuo di una visione che si coniughi con l’ascolto: tenendo poi conto che in ebraico il termine “panim”, volto, è un termine plurale, con un senso a volte anche duolesi comprende che come l’ascolto, così la visione del Volto di Dio non sarà mai in un certo senso conclusa. Se il Volto è i Volti, allora anche Dio si offre come abisso di Volti da scrutare. Il plurale di “panim” ci dice che la ricerca del Volto sarà continua: dunque la via della percezione del divino nel tempo sarà un continuo ascoltare la parola per continuamente sempre più profondamente vedere il Volto, fino a quella che la Tradizione teologica chiama la visione di Dio nel Suo Volto in eterno.

È dunque legittimo per il credente non solo ascoltare la Parola del Signore, ma cercare anche contemporaneamente la visione del Volto di Dio: quale è la risposta che a questa legittima aspirazione dà il Dio biblico, cioè quale è la struttura dell’autocomunicazione divina nella storia?
Secondo i Concili Niceno II e Costantinopolitano IV, che pongono fine alla crisi dell’Iconoclasmo, della negazione cioè della possibilità e legittimità delle immagini sacre, ci sono due modi in cui Dio soddisfa questa aspirazione ad ascoltare la voce, vedendo la voce. Secondo la formula del Concilio Costantinopolitano IV essi sono il “logos en syllabé” – “il discorso in sillabe”, e la “graphé en kromasi”, “la scrittura nel colore”, nella luce. Ci sono allora due linguaggi del sacro, un linguaggio verbale e un linguaggio visivo e questo per la fede della Chiesa è fondato nel fatto che la vita si è fatta visibile (1 Gv 1,2), che il Verbo si è fatto carne (Gv 1, 14). Se il Verbo si è fatto carne, possiamo essere autorizzati non solo ad ascoltare la Sua Parola, ma anche a voler vedere in qualche
modo il Suo Volto.

Questo significa, ed ecco il terzo punto di questa prima riflessione, che Dio rivela se stesso sempre in una forma circoscritta, sia che si tratti di una parola, circoscrizione di un suono, sia nella forma grafica di una immagine, di una icona, che non a caso si dice “scritta” e non dipinta (donde “iconografia”). Attraverso questa duplice via siamo autorizzati a cercare in forma circoscritta il dirsi di Dio a noi, in parole e in immagini. Ecco perché è plausibile che, come una volta e per sempre il Verbo si è detto nelle parole degli uomini e si è rivelato nella carne nel suo volto storico, così Egli possa manifestarsi agli uomini in una forma non solo verbale, ma anche sacramentale, ed anche, per assoluta gratuità, con un intervento che si manifesti nella forma del visibile. Non mi riferisco qui alla questione delle visioni soggettive, che è quanto mai complessa dal punto di vista teologico e spirituale ed esige un discernimento rigoroso, ma dico che quanto finora ho affermato giustifica perché nella tradizione cristiana ci sia stato sempre un grande desiderio di immagini non dipinte da mano d’uomo: questo desiderio, insomma, non è illegittimo nella tradizione cristiana, perché è Dio che l’ha reso fondato con il fatto che si è fatto visibile e si è fatto uomo.

La conclusione di questo primo punto è modesta, ma è assolutamente importante, perché se dovessimo dire teologicamente che nessuna immagine “Acheropita” può esistere, dovremmo escludere pregiudizialmente un’indagine su questo campo: la conclusione cui siamo giunti è invece che - se Dio ama manifestarsi “in figuris”, sia verbalmente che in visione, non possiamo escludere che Egli ci abbia lasciato delle impronte della Sua manifestazione visibile, che derivano dal Suo rendersi presente nella storia. Naturalmente queste impronte sono tanto più eloquenti quanto più vicine alla fonte: ecco perché nessuna immagine renderà sufficientemente la forza dell’incontro col Verbo nella carne quanto i luoghi santi, dove Gesù ha messo i suoi piedi. Penso alla casa di Pietro a Cafarnao o alla via lungo il perimetro occidentale del tempio, luoghi preziosissimi perché impronte di una Presenza che là è stata.

2. Quale interpretazione dare dell’immagine e in particolare dell’immagine non dipinta da mano d’uomo? Se Dio si dice in parole e si manifesta in una grafia in colori, occorre leggere la grafia come occorre interpretare il logos. Questo fa parte della tradizione ebraico-cristiana. L’Ebraismo e il Cristianesimo sono religioni dell’interpretazione, come non è l’Islam che invece nega per principio l’interpretazione. L’ermeneutica, cioè, la scienza dell’interpretazione, nasce all’interno della tradizione biblica e teologica ebraico-cristiana, perché Dio si è detto ma non si è totalmente risolto nel dirsi: dunque, attraverso ciò che Lui ci ha detto di sé o ci ha dato a vedere di sé, noi dobbiamo andare sempre oltre, scavare negli abissi, camminare verso la profondità. Allora provo a leggere teologicamente l’immagine del volto di Manoppello, dando come possibili alcuni elementi, ovviamente non affermati in maniera assoluta, perché non siamo in un campo in cui la certezza matematica debba essere utilizzata, ma basta la certezza morale. Che cosa ci dice la grafia di questo Volto? A mio avviso ci dice tre aspetti fondamentali.

Il primo è la forte sottolineatura del soggetto storico della nostra fede. Noi non crediamo in un mito, crediamo in una rivelazione storica che è passata attraverso un uomo che noi riconosciamo essere il Figlio di Dio, visibile, palpabile, che è stato toccato, visto, udito, che ha pronunciato parole. Ora questo appare chiarissimo in questo Volto, un Volto d’uomo che sottolinea come il soggetto della rivelazione compiuta è stato il Figlio di Dio nella carne, Gesù. Il secondo aspetto è che questo Gesù si manifesta in questo Volto con le due caratteristiche fondamentali di “passus et glorificatus”. È un Volto che porta in sé le impronte della Passione, ma al tempo stesso è un Volto che irradia luminosità, la vittoria della Luce sulle tenebre: esso, dunque, mentre ci richiama alla storicità della passione, ci richiama anche alla storicità della testimonianza originaria della vittoria sulla morte.
Nel Volto di Manoppello la dimensione del Glorificato è più percepibile che nella Sindone. Nella Sindone si ha molto di più l’idea del “Christus Passus”: a Manoppello si percepisce l’unità paradossale del “Passus et Glorificatus”, che peraltro è un tema di tutta l’iconografia cristiana, in cui Cristo Risorto viene spessissimo rappresentato con le piaghe della Passione. Dunque, siamo di fronte all’unione paradossale di morte e resurrezione. La terza indicazione che l’immagine ci dà è che non solo è il “Passus et Glorificatus” a essere rappresentato, ma anche il “Patiens et Glorificans”. Cioè Colui che noi vediamo in questa immagine è Colui che in un certo modo sta soffrendo, ma sta anche vincendo il dolore, sta comunicandoci la vittoria sul dolore e sulla morte: i participi non sono solo al passato, ma anche al presente. L’esperienza dell’interpretazione di questa immagine non è solo, allora, “in illo tempore”, ma è viva anche “hodie et sempre”: è come se ci fosse una fissazione nell’eternità tanto dell’atto della Passione, quanto dell’atto della Resurrezione.
D’altra parte, nell’Apocalisse l’Agnello immolato in piedi dice esattamente le stesse cose: la fonte biblica più preziosa per leggere questo Volto non è allora soltanto Gv 20,7 (“Arriva Pietro e vede i veli e il sudario…”), ma anche l’Apocalisse con l’immagine dell’Agnello sgozzato, del “Christus Passus et Glorificatus” che è al tempo stesso “Patiens et Glorificans”.

3. È importante indagare la storicità di questa testimonianza, è importante che si incrocino due tipi di metodologie, quella legata alle scienze dello spirito e quella propria delle scienze naturali: occorre ricostruire storicamente come questa immagine si trovi qui per rispondere alle due domande: è questa l’immagine che si trovava a Roma fino agli inizi del ‘500 e che era chiamata la Veronica romana? E, se questa è l’immagine arrivata a Roma nel 705 è la stessa immagine impressa sul “soudarion” di cui parla Giovanni (20,7), presente poi a Camelia in Cappadocia? Riguardo a questi interrogativi gli argomenti possono essere unicamente relativi alla storia della tradizione: tuttavia, ma accanto a questo tipo ci sono le indagini volte ad appurare la consistenza del dato: il telo di fronte a cui siamo di che materiale è fatto? L’affermazione che sia di bisso è un’affermazione molto estremamente, non però a quanto mi consta assolutamente dimostrata. E poi: su questo materiale l’immagine come è stata impressa? Non lo è per tessitura, non lo è per dipinto, è una fotoimpressione?
Queste sono domande per rispondere alle quali i metodi scientifici risultano importanti. Non si può dare per scontato nulla se si fa ricerca in termini rigorosi. Detto tutto questo, però, alcune conclusioni di carattere pastorale-spirituale sono fondamentali.

In primo luogo: se questa immagine deve essere contemplata mai separando la visione e l’ascolto, bisogna fare in modo che la lettura di essa sia accompagnata dalla lettura dei testi biblici, specialmente dell’Apocalisse. Bisognerà lavorare in questa direzione, scrutare l’immagine con l’aiuto che ci viene dalla Parola di Dio. In secondo luogo, occorre imparare a stare di fronte a questa immagine, come ci invitava a fare Papa Benedetto XVI nel Suo discorso durante la visita pellegrinaggio del 1 Settembre 2006, come sotto lo sguardo di misericordia del Signore, facendo cioè l’esperienza del silenzio contemplativo davanti alla Parola. L’immagine di Manoppello può essere un’educazione ad ascoltare il silenzio di Dio, che non è il silenzio del mutismo di chi non parla, ma è il silenzio di chi parla con un linguaggio che non è quello delle parole. Sapersi lasciar guardare, porre sotto lo sguardo della misericordia di Gesù il peccato del mondo e l’attesa dell’umanità e lasciare che il Suo Volto s’imprima in noi, è quello che più conta. A che cosa varrebbe contemplare il Volto, indagarlo nelle forme più diverse, se poi tutto questo non portasse ad una unione più profonda col Cristo. Egli non è venuto per farsi riprodurre come immagine esterna a noi, ma per vivere in noi, come dice Paolo in Galati (2,20): “Non sono io che vivo in Cristo ma è Cristo che vive in me”. Allora il grande frutto spirituale da invocare non è la riproduzione esteriore, ma la ripresentazione in noi di Lui, cioè che Cristo abiti per la fede nei nostri cuori.

E questo è ciò che i Frati Cappuccini si sforzano di fare nel Santuario con il servizio della Parola, della Riconciliazione, dei Sacramenti, ed è questo ciò che a me come Vescovo sta sommamente a cuore. Che la Basilica del Volto Santo sia un luogo di santità, un luogo dove l’immagine di Cristo si inscriva dentro di noi. Tutto è preparazione, aiuto che va offerto con il massimo della serietà scientifica, ma ciò a cui tendere è che avvenga questo incontro, che cioè lo sguardo innamorato con cui il credente si lascia contemplare da Cristo sia veicolo del dono della Sua misericordia. Osservazione e riscontro si muovono allora al confine tra una grande umiltà e un’attenzione molto seria a quelle che sono le ricerche sia di carattere storico sia di carattere scientifico, per aiutare però le conclusioni teologiche-spirituali cui ho accennato, e che sono il vero scopo del pellegrinaggio al
Volto Santo di Manoppello.


Pellegrinaggio del Santo Padre al Volto Santo di Manoppello, 1 settembre 2006:
Il nostro amato Arcivescovo P. Bruno accanto a Benedetto XVI che rivolge il suo saluto ai tantissimi giovani convenuti











Mons. P. Bruno che prega insieme al Santo Padre e al Segretario dello Stato Vaticano S.E. Cardinal Bertone il S.S. Corpo Mistico di nostro Signore custodito nel Tabernacolo e il Santo Volto di Cristo Gesù mite e misericordioso


sabato 5 dicembre 2009

Elaborazione del Volto della Sindone

Elaborazione realizzata da Antonio Teseo: cliccare sulle immagini per vederle ingrandite






Studio realizzato da Antonio Teseo

Questa elaborazione che ho realizzato al computer, ci permette di distinguere nell'immagine del Volto della S.Sindone l'impressione di un riflesso di luce dai caratteri somatici.
Partendo con la spiegazione dalla prima immagine a sinistra che riguarda il negativo del Volto della S. Sindone, dove la luce si presenta con il colore blu, mentre i tratti somatici si presentano con il colore bianco, nella figura 2 ho invertito in positivo il riflesso di luce e lasciato in negativo i caratteri del Volto.
Poiché il sudario di Manoppello con il Volto Santo si è impresso come Volto della S. Sindone, nella figura 3 ho allora riportato in positivo il riflesso della luce che si era prodotto sul bisso, e sempre in positivo ho messo in luce la definizione dei tratti somatici che erano visibili in trasparenza dal Velo Santo del sudario nel momento del lampo della Resurrezione di Cristo (per verificare la dimostrazione di questa mia tesi, consultare le elaborazioni che si trovano nel post da me pubblicato in questo blog "Tumefazioni e contusioni in 3D del Volto di Cristo Gesù").


Ulteriori approfondimenti sul Volto della Sacra Sindone di Torino

Come ho già accennato sopra, il Volto della S. Sindone raffigura l'immagine che duemila anni fa, nella tomba di Gesù, si sarebbe scorto dalla faccia esterna del sudario di Manoppello quando questo drappo copriva il Volto di Cristo. La figura sarebbe stata proiettata ed impressionata sul lino - dalla luce del Volto del Risorto - con il sangue della Passione di nostro Signore. Il liquido ematico subì una trasformazione chimica in biopolimeri "polisaccaridi", forse dovuta al calore della luce, che si fissò in maniera indelebile sulla parte più superficiale delle fibrille. Con questa immagine il Salvatore avrebbe voluto far comprendere la Sua identità al mondo intero:
1) Mediante l'impressione di un riflesso di luce che risulta aver illuminato il sudario, come segno della Sua Onnipotenza;
2) Mediante l'impressione dei Suoi caratteri somatici sfigurati dal sangue della Passione, come segno di Redenzione.
L'immagine della S. Sindone si presenta come se fosse una fotoimpressione che è stata troppo esposta alla luce. Se la si oscura e la si appanna al computer, essa risulta più compatta e comprensibile (l'appannamento, come ho dimostrato sopra, ci permette di distinguere bene il riflesso della luce dai tratti del Viso).
Ribadendo che il Volto della S.Sindone e il Volto Santo di Manoppello sono complementari, e cioè che l'uno permette di scoprire le peculiarità dell'altro, noi comprendiamo dall'immagine del Volto della S. Sindone, in cui è impresso il riflesso della luce di Dio, che la figura diapositiva e olografica del Volto Santo (non spiegabile dalla scienza) si sia formata proprio da un irraggiamento che avrebbe filtrato ed illuminato il sudario sotto e sopra (sotto, in modo adirezionale dalla luce di Cristo; sopra, in modo direzionale dalla luce del Padre).

Proprietà contenuta nell'immagine del Volto Santo di Manoppello:
da queste foto, scattate per la maggior parte dall'amico dott. Paul Badde (i link di riferimento sono: http://holyfaceofmanoppello.blogspot.com/; http://www.gliscritti.it/;) si comprende come la variazione dell'incidenza della luce abbia trasformato significatamente l'immagine considerando anche la tonalità. Questo succede perché il Volto Santo è un ologramma (l'olografia è stata teoricamente inventata da Dennis Gabor nel 1948 ma non fu possibile realizzarla fino all'invenzione del Laser avvenuta negli anni sessanta, e il Volto Santo è a Manoppello da 503 anni).
Se l'ostensorio con la reliquia viene girato di 180°, alle stesse condizioni d'illuminazione l'immagine si vede esattamente uguale nell'altro verso del telo, solo che ovviamente in maniera speculare. Cliccare sopra le figure per vederle ingrandite.








Dalle due fotografie di qui sotto possiamo contemplare:
a sinistra: l'ologramma formato per luce trasmessa dal Figlio;
a destra: l'ologramma formato per luce riflessa dal Padre.
Da ricordare ancora, che se l'ostensorio con la reliquia viene ruotato di 180°, alla stessa condizione d'illuminazione l'immagine si vede esattamente uguale nell'altra
parte del telo, ovviamente in maniera riflessa perché diapositiva.







Appena sotto, visione olografica della ferita del setto nasale per effetto della variazione dei raggi di luce che hanno illuminato il sudario del Volto Santo (foto scattate dal dott. Paul Badde pubblicate nel blog "holyfaceofmanoppello.blogspot.com"): dalle prime due immagini in alto, possiamo osservare il sudario macchiato all'altezza della ferita del setto nasale (l'alone, che molto probabilmente è formato da sangue, copre completamente la lesione); dalle tre immagini in basso, vediamo invece la figura della ferita che prospetticamente va man mano rimarginandosi, fino a cicatrizzarsi completamente con una crosta di sangue. Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite.







Nel negativo del Volto della S. Sindone che ho riportato sotto, ho voluto indicare con le freccette:
a) La traccia dell'occhio destro che si vedeva sopra una piega del sudario (freccetta rossa);
b) La semiorbita dell'occhio sinistro (freccetta verde);
c) La fossetta sopra il labbro superiore che, come si vede nel Volto Santo è macchiata di sangue, ma che nel Volto della S. Sindone non è distinguibile dalla punta del naso perché l'immagine che mostra i caratteri del volto è monocromatica:
(freccetta gialla);
d) Il riflesso di luce che appariva sul sudario di Manoppello all'altezza dell'ombra della bocca semiaperta (freccetta ciclamina);
e) La parte indefinita del labbro inferiore macchiata di sangue (freccetta blu).
Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite e ritrovarsi con la spiegazione

sabato 16 maggio 2009

Volto Santo di Manoppello: il sudario che coprì il viso di Gesù nella tomba

Nell'episodio "Gesù risuscita Lazzaro" che leggiamo nel Vangelo di Giovanni 11, 38-44, è scritto nel versetto 44:
"Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario...". Lazzaro era ebreo come Gesù e ricevette una sepoltura giudaica. Dopo la morte, anche il Signore ricevette una sepoltura giudaica per l'interessamento di Giuseppe d'Arimatea che era stato suo discepolo "Giov. 19, 38-42"; e nell'episodio "Il sepolcro vuoto - Giov. 20, 6-8" è di nuovo menzionato "il sudario" che era servito per coprire il viso.

Il video che ho realizzato e che vedete allora in:
http://www.youtube.com/watch?v=ugqe3kNR8LM
dimostra che il Volto Santo di Manoppello e il volto della Sacra Sindone di Torino riguardano la figura del viso di Gesù risorto e che quindi il velo abruzzese potrebbe essere il pezzo di stoffa di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo. E' importantissimo sottolineare come le immagini dei due reperti sacri siano esattamente sovrapponibili, nonostante la sostanziale differenza della trama dei teli, e che nella figura della S.Sindone si vedano le pieghe del bisso di Manoppello perché contraddistinte da punti d'incrocio: osservare ad esempio la grinza che passa sopra la pupilla dell'occhio destro di Gesù (a destra per chi guarda, poiché la luce del Volto del Risorto avrebbe filtrato ed impresso la propria immagine su questo verso del telo come se si vedesse in uno specchio), la quale fa apparire l'orbita oculare ristretta, con la parte bassa che ha assunto addirittura una forma quasi a punta dovuta al rialzo della stessa; e un punto d'incrocio tra due pieghe (naturalmente una verticale e l'altra orizzontale) che è rintracciabile a destra subito dopo il mento.


Spiegazione delle immagini comprese nel video:
la prima figura in alto a sinistra riguarda il Volto della S. Sindone di Torino; a fianco vediamo una sovrapposizione filtrata con visione del 70% per la S.Sindone e del 30% per il Volto Santo di Manoppello ottenuta mediante un metodo computerizzato chiamato "luminanza"; l'ultima immagine in basso mostra invece un videoclip riferito sempre alla sovrapposizione S.Sindone - Volto Santo la quale è però filtrata al 50%.
Per chi desidera vedere meglio il video consiglio di effettuare queste operazioni:
a) cliccare sotto a destra dove c'è la scritta HQ;
b) cliccare sul riquadro a destra della scritta HQ per vedere le immagini ingrandite;
c) cliccare sulla freccetta in basso a sinistra per avviare il video.