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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
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sabato 30 luglio 2011

Benedetto XVI: l'unità non si costruisca senza Dio


29 Lug 2011 | Inserito da admin Argomento: In primo piano

SANTA MESSA E PROCESSIONE EUCARISTICA NELLA SOLENNITÀ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO 23.06.2011

http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3896

Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il che darebbe spazio alla confusione, all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro tutti [...] Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. OMELIA DEL SANTO PADRE Cari fratelli e sorelle! La festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì Santo, dalla Messa in Caena Domini, nella quale si celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia. Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus Domini, questo stesso mistero viene proposto all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e il Santissimo Sacramento viene portato in processione per le vie delle città e dei villaggi, per manifestare che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli. Quello che Gesù ci ha donato nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo apertamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti. Nella Messa in Caena Domini dello scorso Giovedì Santo ho sottolineato che nell’Eucaristia avviene la trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il vino – finalizzata a trasformare la nostra vita e ad inaugurare così la trasformazione del mondo. Questa sera vorrei riprendere tale prospettiva. Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la potenza del suo amore, ha trasformato il senso della morte alla quale andava incontro. Il fatto che il Sacramento dell’altare abbia assunto il nome "Eucaristia" – "rendimento di grazie" – esprime proprio questo: che il mutamento della sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, dono di un Amore più forte della morte, Amore divino che lo ha fatto risuscitare dai morti. Ecco perché l’Eucaristia è cibo di vita eterna, Pane della vita. Dal cuore di Cristo, dalla sua "preghiera eucaristica" alla vigilia della passione, scaturisce quel dinamismo che trasforma la realtà nelle sue dimensioni cosmica, umana e storica. Tutto procede da Dio, dall’onnipotenza del suo Amore Uno e Trino, incarnato in Gesù. In questo Amore è immerso il cuore di Cristo; perciò Egli sa ringraziare e lodare Dio anche di fronte al tradimento e alla violenza, e in questo modo cambia le cose, le persone e il mondo. Questa trasformazione è possibile grazie ad una comunione più forte della divisione, la comunione di Dio stesso. La parola "comunione", che noi usiamo anche per designare l’Eucaristia, riassume in sé la dimensione verticale e quella orizzontale del dono di Cristo. E’ bella e molto eloquente l’espressione "ricevere la comunione" riferita all’atto di mangiare il Pane eucaristico. In effetti, quando compiamo questo atto, noi entriamo in comunione con la vita stessa di Gesù, nel dinamismo di questa vita che si dona a noi e per noi. Da Dio, attraverso Gesù, fino a noi: un’unica comunione si trasmette nella santa Eucaristia. Lo abbiamo ascoltato poco fa, nella seconda Lettura, dalle parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Corinto: "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane" (1 Cor 10,16-17). Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: "Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me" (Conf. VII, 10, 18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui. Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna. Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il che darebbe spazio alla confusione, all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro tutti. Il Vangelo mira da sempre all’unità della famiglia umana, un’unità non imposta da fuori, né da interessi ideologici o economici, bensì a partire dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri, perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo costantemente dal Sacramento dell’Altare che la condivisione, l’amore è la via della vera giustizia. Ritorniamo ora all’atto di Gesù nell’Ultima Cena. Che cosa è avvenuto in quel momento? Quando Egli disse: Questo è il mio corpo che è donato per voi, questo è il mio sangue versato per voi e per la moltitudine, che cosa accadde? Gesù in quel gesto anticipa l’evento del Calvario. Egli accetta per amore tutta la passione, con il suo travaglio e la sua violenza, fino alla morte di croce; accettandola in questo modo la trasforma in un atto di donazione. Questa è la trasformazione di cui il mondo ha più bisogno, perché lo redime dall’interno, lo apre alle dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento del mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la stessa via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è Lui stesso. Non c’è nulla di magico nel Cristianesimo. Non ci sono scorciatoie, ma tutto passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che si spezza per dare vita, la logica della fede che sposta le montagne con la forza mite di Dio. Per questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento. Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio. Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. Con l’umiltà di saperci semplici chicchi di grano, custodiamo la ferma certezza che l’amore di Dio, incarnato in Cristo, è più forte del male, della violenza e della morte. Sappiamo che Dio prepara per tutti gli uomini cieli nuovi e terra nuova, in cui regnano la pace e la giustizia – e nella fede intravediamo il mondo nuovo, che è la nostra vera patria. Anche questa sera, mentre tramonta il sole su questa nostra amata città di Roma, noi ci mettiamo in cammino: con noi c’è Gesù Eucaristia, il Risorto, che ha detto: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù! Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra speranza. Resta con noi, perché si fa sera. "Buon Pastore, vero Pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici, difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei viventi!". Amen.

lunedì 25 luglio 2011

Nel Volto Santo l'espressione massima dell'Amore di Dio

Ieri, nel partecipare alla Santa Messa delle ore 11.00 nella Basilica del Volto Santo di Manoppello, ho ricevuto dallo Spirito Santo, per bocca del celebrante Padre Domenico Del Signore, il pensiero più sublime che rende gloria al Santo Volto Passionale e Misericordioso di nostro Signore Gesù Cristo. Durante l'Omelia, il sacerdote, dopo aver spiegato il Vangelo della Domenica, assorto nella meditazione si è lasciato andare con spirito puro e cuore puro a queste parole rivolte ai fedeli:

"Nel Volto Santo che vedete sopra l'altare vi è l'espressione massima dell'Amore di Dio".

Quando Gesù predicava alle folle, teneva vicino a sé i più piccoli dei nostri fratelli. Essi erano per lo più analfabeti e diversamente abili e avevano assistito a molti prodigi del Messia. Avevano dunque difficoltà nel comprendere la Parola, ma solo nel contemplare il Volto Mite e Pieno di Grazia del Signore erano ugualmente pieni di Spirito Santo perché in quel Volto vedevano la Luce di Verità (Sl. 80: Signore, ristoraci, fa' splendere il tuo volto e noi siamo salvi; Mt. 17, 1-9; Is. 52, 13-15;).

L'espressione di Mitezza, di Grazia e di Misericordia che contempliamo dunque nel Volto Santo di Manoppello, ci deve educare il cuore per essere sempre miti, pieni di grazia e misericordiosi con il prossimo, affinché diventando tutti piccoli, al cospetto di Dio, possiamo compiere appieno nella purezza la Sua Volontà per entrare un giorno nel regno dei cieli.
A fianco: sovrapposizione del Volto Santo di Manoppello al Corpo Vivo e Vero di nostro Signore Gesù Cisto (elaborazione realizzata da Antonio Teseo).


lunedì 18 aprile 2011

Lo Spirito Santo non è solo Spirito ma anche Luce Vera


di Antonio Teseo

Lc. 12, 2: Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto.


Lc. 11, 33-36: Non si accende una lampada per poi metterla sotto un secchio o nasconderla, ma per deporla sopra il lucerniere, perchè faccia luce a quelli che entrano nella casa. La lucerna del corpo è il tuo occhio. Se il tuo occhio è buono, anche il tuo corpo è nella luce; se invece è malato, anche il tuo corpo è nelle tenebre. Perciò, bada che la luce che è in te non sia tenebra. Se dunque il tuo corpo è tutto nella luce, senza alcuna parte nelle tenebre, sara' tutto splendente, come quando una lampada ti illumina con il suo splendore.


Gv. 1, 4-5: In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce nelle tenebre brilla e le tenebre non la compresero.


Gv. 1, 12 A quanti però lo accolsero diede il potere di divenire figli di Dio..


Gv. 1, 9: Era la luce vera, che illumina ogni uomo.


Mt. 1, 18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.


Quando s'invoca lo Spirito Santo, commettiamo l'errore di credere che ci rivolgiamo nello specifico solo all'Entità Spirituale di Dio, al Dio invisibile, per così dire. Dalle letture che abbiamo meditato sopra nel Vangelo, invece, apprendiamo che lo Spirito Santo è la fonte della "Vera Vita" incarnata in Gesù Cristo, il quale, è la luce vera che illumina ogni uomo. Se, dire Gesù o dire Padre, è la stessa cosa che dire Spirito Santo (Dio uno e trino), possiamo asserire che anche la Vera Luce di Cristo è Spirito Santo, perché Gesù è padrone della Vita. Per Luce Vera, noi dobbiamo intendere la Luce Celeste che si è manifestata, si manifesta e si manifesterà nel mondo per mezzo di Cristo. Contemplando ad esempio la carità che si fa ad una persona bisognosa, noi siamo illuminati dallo Spirito Santo, in quanto Esso è la fonte della Vera Luce del Verbo (Vita Vera, Gv. 1,9). Amare quindi la Vita Vera, significa impersonarsi in Cristo Gesù e avere dentro di sé lo Spirito Santo. Tanto più si è costanti nel fare la volontà del Signore, quanto più è aperta la porta per la santità. Se, dunque, lo Spirito Santo è stato la fonte della Vera Luce per la nascita di Gesù, Esso è stato anche la fonte della Vera Luce per la risurrezione di Cristo. Ecco perché non ci dobbiamo mai dimenticare del versetto di Lc, 12,2. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò. Egli sapeva che sarebbe stato proprio il Suo Spirito Santo immortale, che era lo stesso del Padre, a farlo risuscitare dai morti.


Manifestazione della luce del Padre e del Figlio per opera dello Spirito Santo


Volto Santo di Manoppello 
 Crocifisso di San Damiano (XI-XII sec.) conservato nella Basilica di Santa Chiara di Assisi. San Francesco d'Assisi ricevette le estimmate dal Signore quando un giorno si trovava a pregare davanti a questa Santa Icona.

La raffigurazione della Crocifissione comparve solo dopo il IV secolo. In essa si rappresentava la morte di Gesù non come un fatto isolato, ma tutt'uno con la Pasqua. Nel Volto del Signore, attinto dal Volto Santo di Manoppello, non vi erano segni di tristezza e di morte. La sua espressione parlava di Vita e della Speranza della Risurrezione: Spirito Santo. Questa iconografia del Crocifisso "speranza di Vita" e "vittorioso sulla morte" arriverà sino all' XI-XII secolo. Con la nascita di nuovi movimenti spirituali che esaltavano il dolore di Cristo, il Crocifisso diventò invece "patiens": sofferente e morente, oppure inanimato, perché così si voleva trasmettere ancor di più il segno della Redenzione.

Ascoltiamo questo meraviglioso brano contemplando in preghiera la luce del Volto Santo

lunedì 14 marzo 2011

La luce del Volto di Cristo è fonte di salvezza per i giusti


di Antonio Teseo





Salmo 31,17

Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia.



Salmo 119,170

Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.



Salmo 143,7

Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito. Non nascondermi il tuo volto, perché non sia come chi scende nella fossa.



Nel prologo di Giovanni, leggiamo che Gesù Cristo era la luce vera che illumina ogni uomo. Per luce vera noi cristiani intendiamo:

1) L'educazione spirituale alla Vera Vita che Gesù c'insegna con il Vangelo;

2) La Grazia, l'Umiltà, la Pace e la Misericordia che troviamo nell'espressione del Volto amorevole del Redentore le quali si riflettono nell'espressione del volto di ogni persona bisognosa;

3) I S.S. Sacramenti che la Santa Chiesa ci dona;

4) La luce del Volto di Cristo.

Nel versetto del Vangelo di Giovanni (Gv. 1,12) e in quello del libro dei Salmi (Sl. 80, 4) apprendiamo che ogni persona giusta, nell'istante dopo il suo ultimo respiro in vita qui sulla terra, non conosce la morte, e quindi il peccato, perché risorge per mezzo della luce celeste ed invisibile del Redentore. Se l'amante del Signore, qui sulla terra, accoglie il corpo di Cristo Gesù con il Pane della Vita Eterna (Eucaristia), appena dopo il suo ultimo alito di vita sarà trasformato in luce invisibile, e accolto dalla luce del Salvatore, in cielo, come raggio del Suo Santissimo Corpo e del Suo Santissimo Spirito. Ecco dunque che cosa significa Paradiso: vivere nella luce di Cristo la bellezza del "Vero Amore". Per ogni anima santa, la morte corporale non è altro che la purificazione assoluta dello spirito, perchè esso si stacca completamente e definitivamente dalla carne, la quale, appartendo al mondo, è soggetta a corruzione (Gv. 1, 9-11) . Proprio perché completamente puro, lo spirito può così contemplare in eterno il Volto di Dio Padre.

Chi conosce, dell'epoca di Gesù, quali fossero le usanze dei giudei, sa che i panni funebri erano considerati impuri perché toccavano un cadavere. Accadde, però, che l'apostolo Giovanni credette alla resurrezione del Suo Maestro dopo aver contemplato il sudario (Gv. 20, 4-8).

Che cosa allora era successo?

L'apostolo aveva riscontrato da un segno lasciato dal Signore che quel velo da impuro era diventato puro perché era stato illuminato e filtrato dalla luce del volto di Cristo. Per illuminare il regno delle tenebre governato dal demonio, e quindi per salvare i giusti, la potenza della luce vera e celeste del Volto di Cristo aveva dovuto illuminare anche l'interno del sepolcro (a quel tempo considerato simbolo delle tenebre) perché il Salvatore era risorto dai morti nella Sua purezza per la Vita Eterna (Lc. 17,24). Il sudario, dunque, è l'oggetto più rappresentativo della risurrezione di Cristo appunto perché è stato irradiato dalla luce di Dio. La luce del Santo Volto nel sepolcro, ripeto ancora una volta, sarà la stessa che un giorno nell'invisibile permetterà ad ogni persona, la quale fa nel mondo la volontà del Messia, di risorgere per Cristo, con Cristo ed in Cristo.



Nell'elaborazione di sopra, possiamo osservare come il negativo sotto a sinistra del Volto della S. Sindone e quello sotto a destra dello stesso volto con sopra il Volto Santo di Manoppello siano pressoché identici, perché secondo me questo fatto ci dà testimonianza di un perfetto filtraggio tra due figure impressionate assieme da un'unica fonte di luce.


Ingrandimento dei negativi di cui sopra: comparazione


 Appena sotto a sinistra, particolare elaborazione "Sindone-Volto Santo" che ci dà l'idea di come nel sepolcro si vedesse in trasparenza dal Velo l'immagine del Sacro Volto di Cristo Risorto; a tale proposito, osservare anche il riflesso della luce celeste che dietro aveva illuminato il sudario di Manoppello. A destra, immagine originariamente impressionata sulla S. Sindone dalla luce celeste con il sangue della Redenzione: un processo chimico, probabilmente causato dal calore del lampo della Resurrezione di Gesù, disidratò e ossidò il liquido ematico, il quale si fissò come immagine indelebile, in micrometri, solo sulla parte più superficiale delle fibrille dei fili del lino (per tale riscontro osservare le figure ingrandite che troviamo sotto).




Tutte le elaborazioni sono state realizzate al computer da Antonio Teseo.



Sovrapposizione "Sindone - Volto Santo di Manoppello" con le due immagini filtrate al 50%


 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue

 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue
 Ingrandimento da cui si riesce ad osservare la trama del lino sindonico macchiato di sangue

domenica 6 febbraio 2011

Nel Volto Santo di Manoppello la sembianza di Maria


Meravigliosa riflessione del rettore della Basilica del Volto Santo sul pellegrinaggio del Vescovo di Tarbes-Lourdes, S. E. Mons. Philippe Perrier, avvenuto a Manoppello il 24 aprile 2010


http://www.voltosanto.it/Italiano/dati/BOLLETTINI/index.htm





VOLTO DI GESÙ E VOLTO DI MARIA PADRE CARMINE CUCINELLI



Padre Carmine Cucinelli rettore della Basilica del

Volto Santo di Manoppello

Il 24 aprile 2010 il Vescovo di Tarbes-Lourdes, S. E. Mons. Philippe Perrier, ci ha fatto un grande dono:

ha compiuto un pellegrinaggio nel nostro santuario del Volto Santo di Manoppello (Pescara - Italia) e celebrato la santa Messa. All'arrivo è stato accolto dall'Arcivescovo di Chieti - Vasto S. E. Mons. Bruno Forte. Al termine della celebrazione eucaristica, Mons. Perrier ha sintetizzato, nel registro dei “pellegrini illustri”, il motivo della sua visita, mettendo in stretta relazione il santuario di Lourdes con quello di Manoppello. Ecco cosa ha scritto: “Con alcune persone che aiutano nel servizio ai pellegrini di Lourdes, ho celebrato l'Eucaristia sotto lo sguardo di Cristo. Nostra Signora di Lourdes guida i pellegrini a desiderare di incontrare Cristo. Attraverso Lei ci viene mostrata la salvezza, donata da Cristo con la passione. Vorremmo essere degni di offrire ai pellegrini questo ricco tesoro di grazie”. Il presule ha voluto mettere in risalto come Gesù attiri le anime a sé, sia direttamente come accade a Manoppello, sia per mezzo di Maria, come avviene a Lourdes, dove ogni giorno muove il cuore di innumerevoli pellegrini a desiderare Gesù, a cercarne il volto. Per Maria si va a Gesù. Maria è la più idonea a farci conoscere il volto di Gesù, lei che lo ha contemplato da quando lo ha generato nella carne. Come poi più tardi lo ha mostrato ai Magi, oggi lo mostra a noi. Per noi intercede come a Cana: “Non hanno più vino” (Gv 2,3) e nello stesso tempo ci invita amorevolmente a seguire gli insegnamenti di Gesù: “Fate tutto quello che Egli vi dirà”(Gv 2,5). Il Papa Benedetto XVI, il primo gennaio 2010, ha parlato ampiamente del volto di Cristo e l'ha messo in relazione con il volto di Maria. Ecco alcuni suggestivi passaggi della sua omelia: “Il volto è l'espressione per eccellenza della persona, ciò che la rende riconoscibile e da cui traspaiono sentimenti, pensieri, intenzioni del cuore. “Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la legge (Gal 4,4)”. Il volto di Dio ha preso un volto umano, lasciandosi vedere e riconoscere nel figlio della Vergine Maria, che per questo veneriamo con il titolo altissimo di “Madre di Dio”. Ella, che ha custodito nel suo cuore il segreto della divina maternità, è stata la prima a vedere il volto di Dio fatto uomo nel piccolo frutto del suo grembo. La madre ha un rapporto tutto speciale, unico e in qualche modo esclusivo con il figlio appena nato. Il primo volto che il bambino vede è quello della madre, e questo sguardo è decisivo per il suo rapporto con la vita, con se stesso, con gli altri, con Dio…

Volto di Gesù e volto di Maria Basilica del Volto Santo - “La Divina Pastora”

Nella Basilica del Volto Santo di Manoppello, proprio sopra il tempietto dov'è custodito il reliquiario con la sacra Immagine, c'è una ceramica che raffigura “La divina Pastora”. L'autore ha rappresentato i due principali personaggi, Maria ed il piccolo Gesù, con gli stessi lineamenti, somigliantissimi nel volto. Si è ispirato all'esclamazione che si pronuncia davanti ad un bambino appena nato: “È tutto sua madre!”, cioè somiglia moltissimo a sua madre. Questa espressione si addice con verità a Gesù. Infatti per i neonati si può anche dire che somigli al papà, o un po' all'uno e un po' all'altra, ma di Gesù non ci sono dubbi, egli ha ricevuto la carne umana solo dalla mamma. Perciò le fattezze umane di Gesù dovevano essere somigliantissime a quelle di Maria. Chi vedeva Gesù, vedeva anche Maria. Nel volto di Maria traspariva il divino che la riempiva, come traspariva il divino nel volto del suo Figlio che ella contemplava. Bernadette Soubirous, da quando le è apparsa la Santa Vergine, ha stampato nel suo cuore il volto di Maria, in cui vi intravedeva quello di Gesù. A ragione, dunque, scuoteva il capo ogni volta che le presentavano una pittura o una scultura della Beata Vergine. Nel settembre del 1867, suor Joseph Caldairou ricorda un'espressione pronunciata da Bernadette: «Non posso trovare bella nessuna madonna, dopo aver visto l'originale» e nell'ottobre del 1877, suor Marie- Joséphine Durin: Davanti alla prima statua della Madonna di Lourdes arrivata in casa madre, le disse: «Sorella, somiglia alla Madonna?». Bernadette non risponde, ma due grosse lacrime le scendono dagli occhi. Giunge le mani e dice, guardando la statua: «Oh, mia buona Mamma, come vi hanno sfigurata!». “Attraverso Maria ci viene mostrata la salvezza, donata da Cristo con la passione” (Mons. Perrier). Lourdes e Manoppello (fatte le debite differenze) hanno in comune la sofferenza, sia fisica che morale e, dietro questa, un fiume di grazie: fede, devozione, fiducia, guarigioni, ma soprattutto conversioni (ne sono testimoni i confessionali!). I malati nel corpo o nello spirito, i desolati, gli scoraggiati, i peccatori… con fiducia si rivolgono a Gesù e chiedono l'intercessione materna di Maria. Speriamo veramente di “essere degni di offrire ai pellegrini questo ricco tesoro di grazie”. Volto di Gesù e volto di Maria

domenica 7 novembre 2010

Accoglienza privilegiata in Vaticano al popolo che conserva da più di 500 anni il Volto Santo

Grazie Santo Padre per la meravigliosa accoglienza che ha riservato ai cittadini di Manoppello accorsi numerosi alla Sua Udienza.

Signore, ti preghiamo,

fa' che nei nostri cuori sia sempre presente

l'umile grazia del nostro carissimo Papa del Volto Santo,

affinché possiamo irradiare il mondo della Tua Luce.

Amen.


Cliccando con il mouse qui sotto possiamo leggere l'articolo sull'eccezionale evento di mercoledì scorso

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2010/11/06/news/il-papa-riceve-la-chiave-della-citta-del-volto-santo-2683721


Un mio piccolo omaggio al Santo Padre che riguarda l'ascolto di un bellissimo brano musicale scelto nel sito di You Tube


martedì 2 novembre 2010

Domani, 3 novembre, conferimento al Santo Padre della chiave simbolica della città di Manoppello


Durante l'udienza papale che si terrà domani in Vaticano, una delegazione composta dal Prefetto di Pescara, da S.E. Mons. Bruno Forte e dal sindaco Gennaro Matarazzo conferirà al Santo Padre Benedetto XVI la chiave simbolica della città di Manoppello. Ad incorniciare la cerimonia vi sarà la nutrita scolaresca delle scuole elementari del Centro Urbano e dello Scalo nonché un gran numero di cittadini che arriveranno con i pullman.
Anche se la quasi totalità dei mass media è indifferente all'evento (basta vedere che fino ad oggi neppure un telegiornale regionale ne ha dato notizia) in cielo, invece, domani l'avvenimento si festeggerà perché io sono convinto che Maria Santissima, Evangelizzatrice Pura di Dio qui sulla terra, porrà un'altra base solida affinché un giorno, nella Basilica di Manoppello, tutti i più alti esponenti delle religioni di fede cristiana si ritroveranno per specchiarsi nella verità con il Volto del Figlio di Dio incarnato. Il conferimento della chiave simbolica di Manoppello al Santo Padre, ha proprio la valenza di consentire al papa, da parte di tutta la cittadinanza, di organizzare in questo territorio scelto dal Signore qualsiasi celebrazione.
Antonio Teseo

sabato 9 ottobre 2010

Domenica 10 ottobre, alle ore 19, straordinario concerto nella basilica del Volto Santo di Manoppello

http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/10/08/1207393-fascino_contrappunto.shtml?refresh_ce


Manoppello Cori Inmaculata Mater di Toledo e Cappella S. Lucia di Roma per il Volto Santo


Il fascino del contrappunto


La basilica del Volto Santo di Manoppello dà appuntamento alle 19 di domenica per uno straordinario concerto polifonica internazionale in onore della reliquia conosciuta in tutto il mondo.


martedì 5 ottobre 2010

Contemplazione del Volto del Signore dai Salmi

Riflessioni e preghiera di Antonio Teseo

Lo spirito è il componente più importante dell'uomo perché attraverso di esso il Padre si può mostrare faccia a faccia. La sua assoluta purezza dipende dall'anima e dal corpo allorquando queste altre sostanze di vita sono una cosa sola con Cristo Risorto (Sl. 43, 3-5; Lc. 4, 18; Gv. 1, 18; Gv. 12, 45). Essere una cosa sola con il Signore, significa:

1) adempiere alla Sua volontà, applicando cioè nel concreto gli insegnamenti che si trovano scritti nel Vangelo (Sl. 17,15; Sl. 11,7; Sl. 16, 11; Sl. 18, 31);

2) cibarsi del Pane della Vita Eterna (Gv. 6, 47-51);

3) bere il sangue di Vita, che è segno della Nuova ed Eterna Alleanza (Gv. 6, 53-59).

Solo in questo contesto, allora, si riesce a contemplare la luce del Volto del Padre che risplende nell'Immagine del Figlio in quanto Incarnato e Salvatore (Sl. 24, 4-6; Sl. 25, 1; Sl. 26, 6-7; Sl. 29, 1-2; Sl. 31, 17-18):

Preghiera al Padre
 
 
 





Padre, riconosco il sangue della Passione, segno della Nuova ed Eterna Alleanza (Sl. 44, 18).

Padre, riconosco dalle ferite rimarginate e cicatrizzate con croste di sangue la Tua Onnipotenza (Sl. 21, 6-7; Sl. 34, 6).
Padre, riconosco la Tua luce dagli occhi che Ti guardano (Sl. 36, 10; Sl. 42, 2-3; Gv. 1,9).
Padre, riconosco il Tuo Spirito nel respiro della bocca (Sl. 31, 22; Sl. 33, Sl. 20-22; Sl. 45, 3).
Padre, nel VOLTO SANTO DI MANOPPELLO riconosco tutto di Te. Amen! (Sl. 2, 7; Sl. 3, 9).

“Sono stato qualche giorno fa al Santuario di Manoppello, in Abruzzo, nel centro Italia, dov’è conservato un telo che pare quello della Veronica. Certamente è un’immagine straordinaria, perché non è dipinta e, vista alla luce da ogni parte, riflette il volto dolcissimo del Signore. Dopo la visita, mi hanno chiesto di lasciare un pensiero sul registro e ho scritto semplicemente: “Il Volto che contempleremo in eterno”. (Cardinale Carlo Maria Martini)

venerdì 17 settembre 2010

Risultato comparativo al computer tra Sindone e Volto Santo

Risultato comparativo venuto alla luce al computer tra il Volto della Santa Sindone di Torino in negativo e il Volto Santo di Manoppello.
Dell'aspetto del Volto del Redentore, che sarebbe trasparito dal Velo Santo da dietro come un'ombra nel lampo della Risurrezione, la luce di Cristo ne avrebbe proiettato e impresso l'immagine sul lino sindonico.
Elaborazioni realizzate da Antonio Teseo
.

sabato 4 settembre 2010

Anche San Padre Pio da Pietrelcina avrebbe pregato davanti al Volto Santo di Manoppello






Nella Santa Chiesa Cattolica è canonica la venerazione dell' Icona. Essa può raffigurare la S. S. Trinità, il Signore Gesù Cristo, la Beata Vergine Maria, i Santi e gli Angeli. Quando Gesù incaricò S. Pietro di edificare la Sua Chiesa, gli disse:

" A te darò le chiavi del Regno dei cieli: e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli."

Quindi, essere assorti nella contemplazione di una Santa Icona significa poter entrare nella Grazia e nel Mistero del Signore: è una vera e propria elevazione del nostro spirito verso la trascendenza, ovverosia, verso il Regno dei Cieli. Ecco perché San Padre Pio, il giorno prima di morire, si sarebbe ritrovato in una bilocazione voluta dalla Potenza del Signore davanti all' acheropita Immagine del Santo Volto di Cristo Gesù, che non significa solo figura non realizzata da mani umane, ma anche Via, Verità e Vita.

Sotto, il bisso del Volto Santo di Manoppello visto con il microscopio elettronico:

Come possiamo osservare, nel velo sono evidenziabili granuli o filamenti di polvere ma non pigmenti di pittura. Il tono tendente al rossiccio presente solo sulla parte più superficiale di ogni filo (ma che certi raggi più intensi dell'illuminazione, avendo colpito qua e là il tessuto, lo hanno nascosto restituendo subito alla fibra il suo colore naturale) è per me dovuto ad un'ossidazione e ad una disidratazione, causate da una lievissima bruciacchiatura, sia del sangue della Passione di Gesù impressionatosi sul Velo Santo che della cellulosa riguardante ogni fibrilla di filo.

In ogni opera d'arte, il collante (medium o collagene), che serve per fissare i pigmenti di colore con il pennello su un telo, copre inevitabilmente gli spazi vuoti tra l'ordito e la trama rendendo statica la raffigurazione. Come si può vedere nel velo ingrandito di Manoppello invece questa sostanza non è presente "da ricordare che ogni spazio della trama fittissima denominata "a tela" è di circa due o tre capelli accostati assieme in larghezza". Dalle altre foto sotto questa immagine si può osservare il Volto Santo che si mosta alla luce come una figura dinamica, e non statica, perché cambia nell'aspetto, nei particolari e anche nei colori
.



Dall' articolo battuto dall'Ansa il 9/8/2005 e pubblicato dal sito ufficiale dei Padri Cappuccini di Manoppello.



Era a S.G. Rotondo, apparve a santuario 'Volto Santo' (ANSAweb) - PESCARA, 9 AGO - La rivista ''Volto Santo'' racconta un ulteriore caso di ''bilocazione'' di padre Pio, che durante la sua vita sarebbe apparso in diversi luoghi contemporaneamente. All'alba del giorno precedente la sua morte, Padre Pio apparve in preghiera davanti al ''Volto Santo'' nel Santuario di Manoppello (Pescara): ''Io non mi fido piu' - avrebbe detto il santo di Pietrelcina, rivolgendosi all'icona del Cristo, il 22 settembre 1968, alla presenza di padre Domenico da Cese, con il quale aveva instaurato da decenni un forte rapporto -. Prega per me. Arrivederci in Paradiso!''. Questo ulteriore caso di ''bilocazione'' e' riferito per la prima volta dalla rivista ufficiale del ''Volto Santo''. Come ogni mattina padre Domenico era andato ad aprire la Chiesa, dove avrebbe trovato Padre Pio - che sarebbe spirato la notte successiva a San Giovanni Rotondo (Foggia) - il quale, inginocchiato al primo banco del coro e con il capo tra le mani, implorando, si rivolgeva al Volto Santo. Quest'ultimo e' un tessuto sottilissimo nel quale la tradizione e alcuni teologi individuano il velo sul quale sarebbe rimasto impresso il volto di Gesu' avvolto nel sudario. Sarebbe la ''Veronica'', la ''vera icona'' che si trovava un tempo in San Pietro a Roma e di cui, dal XVII secolo, misteriosamente non si hanno piu' notizie.(ANSAweb).

giovedì 26 agosto 2010

Onorificenza a Sua Santità Benedetto XVI dal popolo di Manoppello

Sua Santità Benedetto XVI riceverà in data da destinarsi una eccezionale onorificenza dal comune di Manoppello.

Per conoscere questa lieta notizia cliccare sul link qui sotto


Un affettuosissimo Grazie, Santo Padre.

Ogni cittadino di questo meraviglioso paese ti ricorderà per sempre come il Papa del Santo Volto di Cristo Gesù.
 "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei cieli: e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli."



Ricordando il pellegrinaggio del Papa al Volto Santo di Manoppello (01-09-2006)

SALUTO DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle,
grazie per questo benvenuto così cordiale. Vedo come la Chiesa è una grande famiglia. Dove c'è il Papa la famiglia si riunisce in grande gioia. Per me è un segno della fede viva, della gioia che ci dà la fede, della comunione, della pace che crea la fede. E vi sono gratissimo per questo benvenuto. Così vedo tutta la bellezza di questa Regione d'Italia qui, sui vostri volti.
Un saluto particolare agli ammalati. Sappiamo che il Signore è particolarmente vicino a voi, vi aiuta, vi accompagna nelle vostre sofferenze. Siete nelle nostre preghiere. E pregate anche per noi.
Un saluto speciale ai giovani e ai bambini di Prima Comunione. Grazie per il vostro entusiasmo, per la vostra fede. Noi tutti, come dicono i Salmi, "cerchiamo il Volto del Signore". E questo è il senso anche di questa mia visita. Insieme cerchiamo di conoscere sempre meglio il volto del Signore e dal volto del Signore attingiamo questa forza di amore e di pace che ci mostra anche la strada della nostra vita.


Grazie e auguri a voi tutti!


DISCORSO DEL SANTO PADRE
Venerato Fratello nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle!
Desidero in primo luogo ringraziare il Signore per l’odierno incontro, semplice e familiare, in un luogo dove possiamo meditare sul mistero dell’amore divino contemplando un’icona del Volto Santo. A voi tutti qui presenti va il mio grazie più sentito per la vostra cordiale accoglienza e per l’impegno e la discrezione con cui avete favorito questo mio privato pellegrinaggio. Saluto e ringrazio in particolare il vostro Arcivescovo che si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Grazie per i doni che mi avete offerto e che apprezzo molto proprio nella loro qualità di "segni", come li ha chiamati Mons. Forte. Sono segni, infatti, della comunione affettiva ed effettiva che lega il popolo di questa cara terra d’Abruzzo al Successore di Pietro. Un saluto speciale rivolgo a voi, sacerdoti, religiosi e religiose e seminaristi qui convenuti. Non essendo possibile incontrare l’intera Comunità diocesana, sono contento che a rappresentarla ci siate voi, persone già dedite al ministero presbiterale e alla vita consacrata o incamminate verso il sacerdozio. Persone che mi piace considerare innamorate di Cristo, attratte da Lui e impegnate a fare della propria esistenza una continua ricerca del suo Santo Volto. Un grato pensiero rivolgo infine alla comunità dei Padri Cappuccini, che ci ospita, e che da secoli si prende cura di questo santuario, meta di tanti pellegrini.


Mentre poc’anzi sostavo in preghiera, pensavo ai primi due Apostoli, che, sollecitati da Giovanni Battista, seguirono Gesù presso il fiume Giordano – come leggiamo all’inizio del Vangelo di Giovanni (cfr Gv 1,35-37). L’evangelista narra che Gesù si voltò e domandò loro: "Che cercate?". Essi risposero: "Rabbi, dove abiti?". Ed egli: "Venite e vedrete" (cfr Gv 1,38-39). Quel giorno stesso i due che Lo seguirono fecero un’esperienza indimenticabile, che li portò a dire: "Abbiamo trovato il Messia" (Gv 1,41). Colui che poche ore prima consideravano un semplice "rabbi", aveva acquistato una identità ben precisa, quella del Cristo atteso da secoli. Ma, in realtà, quanta strada avevano ancora davanti a loro quei discepoli! Non potevano nemmeno immaginare quanto il mistero di Gesù di Nazaret potesse essere profondo; quanto il suo "volto" potesse rivelarsi insondabile, imperscrutabile. Tanto che, dopo aver vissuto insieme tre anni, Filippo, uno di loro, si sentirà dire nell’Ultima Cena: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?". E poi quelle parole che esprimono tutta la novità della rivelazione di Gesù: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9). Solo dopo la sua passione, quando lo incontreranno risorto, quando lo Spirito illuminerà le loro menti e i loro cuori, gli Apostoli comprenderanno il significato delle parole che Gesù aveva detto, e Lo riconosceranno come il Figlio di Dio, il Messia promesso per la redenzione del mondo. Diventeranno allora suoi messaggeri infaticabili, testimoni coraggiosi sino al martirio.


"Chi ha visto me ha visto il Padre". Sì, cari fratelli e sorelle, per "vedere Dio" bisogna conoscere Cristo e lasciarsi plasmare dal suo Spirito che guida i credenti "alla verità tutta intera" (cfr Gv 16, 13).


Chi incontra Gesù, chi si lascia da Lui attrarre ed è disposto a seguirlo sino al sacrificio della vita, sperimenta personalmente, come Egli ha fatto sulla croce, che solo il "chicco di grano" che cade nella terra e muore porta "molto frutto" (cfr Gv 12,24). Questa è la via di Cristo, la via dell’amore totale che vince la morte: chi la percorre e "odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna" (Gv 12, 25).


Vive cioè in Dio già su questa terra, attratto e trasformato dal fulgore del suo volto. Questa è l’esperienza dei veri amici di Dio, i santi, che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poveri e bisognosi, il volto di quel Dio a lungo contemplato con amore nella preghiera. Essi sono per noi incoraggianti esempi da imitare; ci assicurano che se percorriamo con fedeltà questa via, la via dell’amore, anche noi – come canta il Salmista – ci sazieremo della presenza di Dio (cfr Sal 16[17],15).


"Jesu... quam bonus te quaerentibus! - Quanto sei buono, Gesù, per chi ti cerca!": così avete cantato poco fa eseguendo l’antico inno "Jesu, dulcis memoria", che qualcuno attribuisce a San Bernardo. E’ un inno che acquista singolare eloquenza in questo santuario dedicato al Volto Santo e che richiama alla mente il Salmo 23(24): "Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe" (v. 6). Ma quale è "la generazione" che cerca il volto di Dio, quale generazione è degna di "salire il monte del Signore", di "stare nel suo luogo santo"? Spiega il salmista: sono coloro che hanno "mani innocenti e cuore puro", che non pronunciano menzogna, che non giurano a danno del loro prossimo (cfr vv. 3-4). Dunque, per entrare in comunione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti dalla bellezza divina, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto Santo, cuori che portano impresso il volto di Cristo.


Cari sacerdoti, se resta impressa in voi, pastori del gregge di Cristo, la santità del suo Volto, non abbiate timore, anche i fedeli affidati alle vostre cure ne saranno contagiati e trasformati.


E voi, seminaristi, che vi preparate ad essere guide responsabili del popolo cristiano, non lasciatevi attrarre da null’altro che da Gesù e dal desiderio di servire la sua Chiesa. Altrettanto vorrei dire a voi, religiosi e religiose, perché ogni vostra attività sia un visibile riflesso della bontà e della misericordia divina.


"Il tuo volto, Signore, io cerco": ricercare il volto di Gesù deve essere l’anelito di tutti noi cristiani; siamo infatti noi "la generazione" che in questo tempo cerca il suo volto, il volto del "Dio di Giacobbe". Se perseveriamo nel cercare il volto del Signore, al termine del nostro pellegrinaggio terreno sarà Lui, Gesù, il nostro eterno gaudio, la nostra ricompensa e gloria per sempre: "Sis Jesu nostrum gaudium, / qui es futurus praemium: / sit nostra in te gloria, / per cuncta semper saecula".


Questa è la certezza che ha animato i santi della vostra regione, tra i quali mi piace citare particolarmente Gabriele dell’Addolorata e Camillo de Lellis; a loro va il nostro ricordo riverente e la nostra preghiera. Ma un pensiero di speciale devozione rivolgiamo ora alla "Regina di tutti i santi", la Vergine Maria, che voi venerate in diversi santuari e cappelle sparsi nelle valli e sui monti abruzzesi. La Madonna, nel cui volto più che in ogni altra creatura si scorgono i lineamenti del Verbo incarnato, vegli sulle famiglie e sulle parrocchie, sulle città e sulle nazioni del mondo intero. Ci aiuti la Madre del Creatore a rispettare anche la natura, grande dono di Dio che qui possiamo ammirare guardando le stupende montagne che ci circondano. Questo dono, però, è sempre più esposto a seri rischi di degrado ambientale e va pertanto difeso e tutelato. Si tratta di un’urgenza che, come notava il vostro Arcivescovo, è opportunamente posta in evidenza dalla Giornata di riflessione e di preghiera per la salvaguardia del creato, che proprio oggi viene celebrata dalla Chiesa in Italia.


Cari fratelli e sorelle, mentre ancora una volta vi ringrazio per la vostra presenza, su tutti voi e sui vostri cari invoco la benedizione di Dio con l’antica formula biblica: "Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda pace" (cfr Nm 6, 24-26). Amen!

martedì 10 agosto 2010

Volto Santo di Manoppello: nella bocca il respiro di Cristo Risorto



Riflessioni e preghiera di Antonio Teseo contemplando il Santo Volto di nostro Signore Gesù Cristo

Chi si abbandona alla beatitudine contemplativa del Volto Santo di Manoppello, non rimane estasiato solo dai meravigliosi occhi che ti scrutano nel più profondo del cuore ma anche dalla bocca semiaperta.

Nell'attimo della Risurrezione del Vivente, la luce del Volto di Cristo è voluta apparire impressa sul bisso con la bocca che reca ancora i segni della Passione (nell'immagine di sopra possiamo osservare la smorfia che aveva assunto la bocca di Gesù nello spasmo dell'ultimo respiro prima della morte in croce, con il labbro inferiore un po' alzato e ritirato all'interno sin da coprire l'arcata dentale sottostante). Se dunque in questo stato la bocca di Gesù ha emesso l'ultimo fiato prima della morte, nel medesimo stato il Risorto ha emesso il primo respiro dopo la morte (Risurrezione dai morti).

Nel Volto Santo di Manoppello l'espressione del Salvatore è di Pace, di Serenità, di Misericordia e di Grazia perché Dio Padre, risuscitando Suo Figlio Unigenito con l'aspetto di Amore che Lo contraddistingue, ha voluto mostrare al mondo che la morte non ha più potere sulla vita degli uomini giusti: essi sono stati liberati dal peccato originale. Perciò, per chi si affida a Cristo Gesù, mettendo in pratica nella vita i Suoi insegnamenti, la morte non è più governata dal demonio ma è solo un passaggio di questa vita terrena alla Vita Eterna per mezzo dell'Onnipotente. In ogni vita di un vero cristiano qui sulla terra dimora il Corpo Mistico di Cristo (transustanziazione). E per questa ragione il corpo e l'anima non subiscono alcuna corruzione dopo la morte perché essi vengono risorti invisibilmente dalla luce del Primogenito Figlio di Dio: ricomponendosi con lo spirito di vita che è ridonato al Padre prima della morte, il corpo e l'anima vengono trasformati in una luce splendente simile a quella di un angelo, mentre nel visibile la carne si decompone per tornare ad essere polvere della terra.

Quindi io credo che da quello che ho voluto dire sia da rilevare questo concetto:

"Se durante la Celebrazione Eucaristica, per transustanziazione l' ostia consacrata viene trasformata dallo Spirito Santo in Carne e il vino in Sangue del Redentore, e che la Carne per ogni giusto diventa così cibo per la Vita Eterna e il Sangue bevanda per la Vita Eterna, ne consegue, allora, che dopo la morte di ogni discepolo, nell'invisibile, il suo corpo (e quindi anche la sua carne) viene trasformato da Cristo in luce per entrare e rimanere nel Corpo (e quindi nella Carne) del Figlio di Dio."

Preghiera di Antonio Teseo

Padre, riconosco il sangue della Passione, segno della Nuova ed Eterna Alleanza.

Padre, riconosco dalle ferite rimarginate e cicatrizzate con crosticine di sangue la Tua Onnipotenza.

Padre, riconosco la Tua luce dagli occhi che Ti guardano.

Padre, riconosco il Tuo Spirito nel respiro della bocca.

Padre, nel VOLTO SANTO DI MANOPPELLO riconosco tutto di Te. Amen!

Salmo 16, 7-11:

"Benedirò il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte mi ammoniscono i miei reni.

Il Signore sta sempre dinanzi ai miei occhi:

se sta alla mia destra, non vacillerò.

Per questo è lieto il mio cuore

e giubila il mio intimo,

perfino la mia carne riposa al sicuro.

Sì, non conoscerai la mia anima in preda allo sceol,

non permetterai al tuo fedele di scendere nella tomba.

Mi farai conoscere la via della vita:

gioia in abbondanza alla tua presenza,

delizia alla tua destra senza fine."

domenica 18 luglio 2010

Spirito ed anima sono davvero la stessa cosa?



Riflessioni e preghiera di Antonio Teseo

Oggi, quando sono stato in preghiera a contemplare l'espressione di Grazia, di Mitezza e di Misericordia del Volto Santo di Manoppello mi sono sentito di fare alcune riflessioni sul nostro spirito e sulla nostra anima.
Spesso si sente dire che questi due termini in fondo siano la stessa cosa, ma io credo che invece sono da distinguere per i seguenti motivi che ora spiego:
Partendo dalla certezza che noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, e che lo Spirito del Padre era anche nel Figlio Primogenito, ciò significa che il nostro essere è formato anche da uno spirito perché può contenere lo Spirito Santo (Mt.16, 13-17; At. 2, 1-4).

"Gesù spiega nel Vangelo che il Suo Spirito e quello del Padre sono una cosa sola. Egli è il Perfettissimo: la Sua Anima è sempre nella piena Santità, nella piena Purezza."
Considerando che solo uno spirito puro può contenere lo Spirito Santo, secondo me si deve per forza dedurre che la nostra anima non può essere ritenuta uguale allo spirito perché può corrompersi con il peccato e la morte. Quindi possiamo dire che lo spirito dell'uomo è somigliante a quello di Dio quando è l'anima (che può essere la nostra, ma anche di una o più persone care) a santificarlo agli occhi del Signore con i Sacramenti, con la Preghiera, con la Parola, con la Grazia e con la Carità. Viceversa, quando lo spirito è abbassato dall'anima corrotta dal peccato, esso è in preda allo spirito del demonio e quindi in questo caso non è più somigliante a quello di Dio; pur tuttavia, se l'anima di una persona si sente poi mortificata e pentita di aver tradito il Signore, attraverso il Sacramento della Confessione e dell'Eucaristia può affidarsi all'azione di misericordia di Cristo Risorto che, rimettendo i peccati del mondo, strappa al maligno lo spirito di quella persona e lo trattiene stretto a sé: in questo caso lo spirito dell'uomo può contenere di nuovo lo Spirito Santo perché ne assume la sostanza.
In definitiva è da rilevare questo concetto: "Lo spirito di ogni cristiano donato dal Padre è santificato e glorificato dallo Spirito Santo con il battesimo e così com'è deve ritornare al Padre perché ne ha assunto la sostanza. Quindi solo in questo modo lo spirito dell'uomo può contemplare faccia a faccia il Signore".
Ma perché nella vita dell'uomo è l'anima a determinare se lo spirito debba contemplare il Volto del Signore oppure negarne addirittura l'esistenza?
Perché Dio ha voluto creare l'uomo libero in modo da fargli decidere da solo se seguire la Vera Verità o la menzogna del demonio (la luce o la tenebra). Solamente in uno stato di piena libertà, e cioè elevando la propria sapienza all'estasi della trascendenza, l'uomo riesce a comprendere tutto l'Amore che Dio Padre ha per lui.
Un istante prima della morte, il cristiano, il quale ha fatto sempre la volontà del Signore, affida il suo spirito immortale al Padre allo stato puro (Lc. 23, 46; Sl. 31,6). Dopo la morte, la sua anima e il suo corpo saranno risuscitati il terzo giorno dalla luce divina di Cristo, Figlio Primogenito, e così vivrà in Paradiso per tutta l'eternità (Ez. 18, 4-32; 1 Cor. 13, 12).
La differenza dunque sostanziale tra lo spirito e l'anima del cristiano che fa sempre la volontà del Signore, secondo me sta nel fatto che mentre lo spirito non muore con la morte, viceversa l'anima muore insieme al corpo (questa parte immateriale e questa sostanza materiale sono inscindibili nell'uomo) ma entrambi vengono risuscitati dalla luce divina e trasformati in una luce celeste simile a quella di un angelo, per Cristo, con Cristo ed in Cristo. Appena questa luce arriva al Padre, anche lo spirito si ricompone con essa e così la persona santa può contemplare il Signore faccia a faccia.
Come si fa a contemplare con gli occhi della trascendenza l'azione dello Spirito Creatore di Dio Padre nella vita?
Come abbiamo detto nel precedente post, Dio Padre per creare la vita dell'uomo si serve dello spirito e della materia da Lui creati. La stirpe da cui deriviamo (quella di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, del Re Davide e via discorrendo fino ad arrivare ai nostri nonni) è dunque lo Spirito di Grazia creatore di Dio perché ha permesso di custodire sempre la vita qui sulla terra; questo spirito di grazia, fondendosi con lo spirito di grazia dei nostri genitori, insieme alla loro anima e alla loro materia ha permesso l'esistenza della nostra vita.
Signore Gesù,
Tu sai che io mi sono avvicinato a Te, frequentando la Tua Chiesa e quindi partecipando ai Tuoi Sacramenti, solo quando ho conosciuto il Tuo Santissimo Volto di Manoppello. Quando Lo contemplo, è come se il cuore mi parlasse e io non faccio altro che scrivere ciò che sento. Non ho studiato teologia e tanto meno riesco bene ad esprimermi per cercare di trasmettere al meglio ai nostri fratelli e alle nostre sorelle i Tuoi insegnamenti che portano alla giustizia, alla grazia, alla vera libertà, alla pace e alla carità. Se sto sbagliando a scrivere di Te, senza esserne capace, Ti prego di perdonarmi. Amen.

giovedì 10 giugno 2010

Il Volto Santo di Manoppello è luce per la vita eterna



Carissimi,

Oggi cercherò di farvi comprendere in poche parole perché il Volto Santo di Manoppello è lo "Spirito di Verità".

Quando Gesù fondò la Sua Chiesa (Pentecoste), promise agli Apostoli che avrebbe pregato il Padre perché mandasse un altro Consolatore per assisterli nell'insegnamento della "Verità" rivelata divinamente dal Figlio di Dio, Cristo Gesù:

“Ma quando Egli, lo Spirito di Verità, sarà venuto, vi insegnerà tutta la verità” (Giov. 16:13);

"Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà in Mio Nome, vi insegnerà ogni cosa, e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Giov. 14:26);

“E chiederò al Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore che dimori con voi per sempre, lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede né lo conosce” (Giov. 14:16);

“Ed ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla consumazione del mondo” (Matt. 28:20).

Da ciò che abbiamo letto comprendiamo allora che il Consolatore è lo Spirito Santo che guida la Santa Chiesa ad insegnare la "Verità". Senza lo Spirito Santo, la Parola non può essere compresa nella sua essenza; senza lo Spirito Santo, i Sacramenti non possono essere compresi nella loro essenza. Lo Spirito Santo ci è mandato dal Padre perché l'Amante glorificò l'Amato durante l'Incarnazione, la Passione, la Morte e la Risurrezione. Lo Spirito Santo è il Dio Uno e Trino che arriva a noi per consolare gli afflitti, per far sì che i peccati vengano rimessi, per spiegarci le Sante Scritture e per diffondere la Grazia che era nel Figlio per mezzo del Padre. "Dio Padre nessuno l'ha visto, ma il Cristo l'ha rivelato". Quindi lo Spirito Santo è Grazia
 rivelata dal Figlio per mezzo del Padre.

Lo Spirito Santo è la Vita Eterna che procedendo dalla S. S. Trinità arriva alla Santa Chiesa; per questo il Signore ha voluto fondare proprio con la Santa Chiesa la nuova Gerusalemme. Solo chi risorgerà qui in terra risorgerà in cielo.

Ma lo Spirito Santo non si riceve dunque solo con una semplice invocazione. Ogni cristiano, per riceverLo, deve innanzitutto svuotarsi del proprio Ego (rinnegare completamente sé stesso) e farsi avvolgere dal silenzio dello spirito; deve purificarsi l'anima contemplando in preghiera la luce della Grazia del Volto di Cristo (Volto Santo di Manoppello) la quale luce di Grazia è la stessa che era ed è in Maria Santissima porta del cielo; e soltanto adesso può invocare la Sua discesa offrendo lodi, onori e glorie al Signore.
Quindi solo chi si fa plasmare nell'anima dalla luce della Grazia del Santo Volto di nostro Signore Cristo Gesù (logos ed episteme santificante) diventa immune dal peccato e riesce così a vivere nella purezza in comunione con il Corpo Mistico del Salvatore. Chi si lascia guardare dall' Immagine del Volto Santo di Manoppello, il suo spirito viene condotto dallo Spirito Santo direttamente verso L'AMORE assoluto.

Preghiera al Santo Volto di Sant'Agostino (dall'opera De Trinitate)

Signore mio Dio, unica mia speranza, fa' che stanco non smetta di cercarTi, ma cerchi il Tuo volto sempre con ardore. Dammi la forza di cercare, Tu che ti sei fatto incontrare, e mi hai dato la speranza di sempre più incontrarTi. Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza: conserva quella, guarisci questa. Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza; dove mi hai aperto, accoglimi al mio entrare; dove mi hai chiuso, aprimi quando busso. Fa' che mi ricordi di Te, che intenda Te, che ami Te!

martedì 25 maggio 2010

Lo Spirito di verità vi guiderà in tutta la verità




"Ancora molte cose ho da dirvi, ma non le potete portare per ora. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà in tutta la verità. Non parlerà infatti da sé stesso, ma quanto sentirà dirà e vi annuncerà le cose venture. Egli mi glorificherà, perché prenderà da me e ve lo annuncerà. Tutto quanto ha il Padre è mio. Per questo vi ho detto che prenderà da me e lo annuncerà a voi" (Gv. 16, 12-15).

Studio realizzato da Antonio Teseo

Sopra, elaborazioni per sovrapposizioni d'immagini "Volto S. Sindone di Torino - Volto Santo di Manoppello" realizzate al computer da Antonio Teseo con due foto in scala 1 a 1:
Dai filtraggi ottenuti, si può osservare "in maniera riflessa" il sudario di bisso aggrinzito del Volto Santo di Manoppello come si mostrava nella tomba allorquando si trovò ancora a coprire il Volto del Redentore. Il terzo giorno dalla morte di Gesù, un lampo di luce relativo alla resurrezione di Cristo "Lc. 17, 24-25" proiettò e impressionò quest'immagine sul lino della S. Sindone di Torino formata col sangue della Passione (fig. 1 e 2; la terza sovrapposizione con il filtraggio al 50% serve solo per far comprendere come queste figure siano attinenti a quella che è l'immagine definita del Santo Volto di nostro Signore); le pieghe rialzate passanti soprattutto per gli zigomi, come possiamo osservare meglio nelle fig. 1 e 2, limitarono l'immagine da lato a lato e avevano dato origine a dei riflessi di luce al loro fianco, perché sotto al velo trasparente questi riflessi avevano illuminato i vuoti che intercorrevano fra i lineamenti che erano a contatto con il velo e la parte in sezione semicircolare del volto.

"Per chi non ha letto gli articoli precedenti in questo blog, torno a dire che l'immagine sindonica, perché proiettata e impressionata da una luce, è una figura riflessa; perciò tutto quello che noi vediamo alla nostra sinistra corrisponde al lato sinistro del Viso, e tutto quello che vediamo girando gli occhi a destra corrisponde al Suo lato destro. Per avere una visione esatta del S. Volto (come se ci si mostrasse faccia a faccia) dobbiamo dunque riflettere artificiosamente l'immagine."

Ritornando al discorso di prima, ossia del sudario del Volto Santo di Manoppello che nel lampo della risurrezione di Cristo s'impressionò come immagine del Volto della S. Sindone, vi invito tutti ad osservare la piega di sinistra sopra il Viso, a destra per chi guarda, che si mostra in maniera stereoscopica per via della luce direzionale che era arrivata al Figlio dal Padre: sulla grinza si erano creati un riflesso di luce da una parte ed un ombra dall'altra e sulla sua forma si scorgeva una traccia dell'orbita dell'occhio destro del Volto Santo di Manoppello.
Per spiegare ancora meglio il motivo per cui si vedono queste immagini, devo per un momento ricordare gli eventi salienti che si verificarono nel sepolcro:
Quando nel giorno del Signore un forte terremoto aveva ribaltato la pietra che chiudeva il sepolcro, la luce di Dio Padre entrò dalla porta orientata ad Est e filtrato il lenzuolo andò ad illuminare il sudario su cui apparve il Volto Santo di Manoppello. Quell'immagine andò a riflettersi e ad impressionarsi sul lenzuolo, col Sangue che fu della Passione di Gesù, per l'interazione simultanea da parte della luce del Volto del Vivente che filtrò il sudario. Quindi nell'immagine del Volto della S. Sindone noi possiamo vedere in modo approssimato: la parte esterna del sudario aggrinzito con impresso il Volto Santo di Manoppello; dei lineamenti del Sacro Volto segnati dal sangue della Passione e che si vedevano in trasparenza dal finissimo bisso; dei riflessi di luce che si erano prodotti sul Sacro Velo; ed infine alcuni aspetti olografici della reliquia di Manoppello che vennero esaltati dalle due fonti luminose.
Contrariamente a cosa ci vogliono dunque far credere quasi tutti i sindonologi e quasi tutti gli studiosi del Volto Santo di Manoppello, l'immagine negativa della S. Sindone
 (a destra per chi guarda) non è un positivo di un viso ben delineato e caratterizzato da luci ed ombre, perché così si confonde il sangue della Passione, che nell'immagine reale sfigura la faccia del Signore, con una struttura fisiognomica-scheletrica di un volto; e si confondono anche dei riflessi di luce prodottisi sul sudario, che nell'immagine reale compaiono come chiarore, con delle ombre le quali all'apparenza sembrano delle cavità facciali. A tale proposito, consiglio a tutti di diffidare in coloro che si spacciano per veri esperti in sovrapposizioni "Volto Santo - S. Sindone" e che godono della credibilità di quanti in questo campo sono dei profani, perché ci danno un'immagine completamente distorta di quello che invece dovrebbe essere il vero aspetto del Volto di Cristo Gesù, ovverosia, con le ferite, con le colature di sangue, con gli ematomi, con le contusioni e con tutte le proporzioni congruenti.



Dagli sviluppi delle ultime mie ricerche, riguardanti gli obblighi che avevano i giudei in caso di condanna a morte in croce di una persona accusata di aver trasgredito la legge, risulterebbe che il volto di Gesù fosse stato coperto con un panno durante l'agonia e la morte. I giudei consideravano il volto della persona "specchio dell'anima" e pertanto è presumibile che non potessero vedere il viso di un uomo considerato una maledizione di Dio "Dt. 21, 22-23 ".
Il colpo di lancia inferto da un romano al costato di Gesù dopo la morte darebbe ulteriore credito a questa teoria, perché il soldato, a mio avviso, non potendo vedere il volto cadaverico né potendo toccare il corpo considerato impuro dagli ebrei per accertarsi se il cuore pulsasse ancora, ma ritenendo che il Signore fosse già morto perché ne aveva osservato la rigidità del corpo, optò per questa soluzione anziché amputargli le ossa femorali (pratica che i romani usavano quando il crocifisso era ancora in vita per accelerarne la morte), per essere sicuro dell'avvenuto decesso (Gv. 19, 36).
Il suolo dove Gesù fu giustiziato era considerato sacro e perciò neppure una sola goccia di sangue del Salvatore poteva contaminarlo ("il sangue era considerato simbolo di vita" e presumibilmente i romani avevano dovuto incaricare le donne, che si trovavano sotto la croce, a far sì che la legge ebraica non fosse violata).
Poiché anche chi si occupava della sepoltura doveva attenersi alla legge, il volto di Gesù cadaverico, allora, non fu visto neanche da questi perché quando il corpo fu calato dalla croce molto probabilmente l'addetto dovette sfilare il panno che aveva coperto il viso sulla croce e contemporaneamente coprire di nuovo il volto con un sudario pulito "Volto Santo di Manoppello" (i giudei usavano porre sul capo del defunto un sudario come segno d'umiltà verso Dio: nessuno infatti dopo la morte era degno di vedere il Padre faccia a faccia ma sarebbe stato il Signore stesso, un giorno, a decidere di mostrarsi togliendo il velo). Da quanto conosciamo ancora dai Vangeli, in seguito il corpo fu avvolto da un lungo lenzuolo intriso di aromi "S. Sindone di Torino" e deposto nella tomba.

Così come era avvenuto per Gesù, anche sul capo di Papa Giovanni Paolo II è stato posto un sudario per coprirne il volto
 Dunque, Dio Padre non avrebbe concesso a nessuno di vedere il Volto di suo Figlio morto; tanto meno lo vediamo noi oggi, nella S. Sindone, perché questo viso, come ho dimostrato dalle elaborazioni pubblicate sopra, si riferisce solo ed esclusivamente al Volto di Gesù risorto, e quindi Vivo, che il terzo giorno s' impressionò sul sudario del Volto Santo di Manoppello per mezzo della luce divina (per l'appunto comparare la prima figura, che è della S. Sindone oscurata al computer con le sovrapposizioni filtrate "S. Sindone di Torino - Volto Santo di Manoppello" delle fig. 2 e 3 dalle quali è possibile osservare gli occhi Vivi del Risorto caratterizzati dalle pupille ristrette per miosi)

Altre riflessioni

Il motivo per cui nei Vangeli non troviamo alcun riferimento all'aspetto fisico di Gesù, è perché anche gli apostoli si dovevano attenere alla legge di Mosé, Dt. 5, 8: "Non ti farai nessuna figura scolpita di qualsiasi genere: di ciò che è in alto nei cieli, di ciò ch'è in basso sulla terra e di ciò che è nelle acque sotto la terra". Del Messia, dunque, essi narrarono soprattutto la Sua spiritualità in relazione con il Padre. Anche San Paolo, come leggiamo negli Atti degli Apostoli, non fece minimamente cenno all'aspetto fisico del Maestro. Anzi, dalla citazione 1Co. 11,14 sembra addirittura che ne ignorasse persino l'estetica del capo.
Gli storici sono concordi nel ritenere che Gesù, com'è scritto nei Vangeli, fosse un ebreo. Egli durante le sue predicazioni portò i capelli lunghi così come li portavano tutti i predicatori dell'epoca che conducevano una vita ascetica ad imitazione dei Nazirei (rif. a San Giovanni Battista che era un Nazireo: libro dei Numeri 6, 1-21 e Lc 1, 15; e rif. al voto che fece Gesù, in Mt. 26, 29). Come è scritto in Is. 50, 6, il Signore aveva anche la barba che certamente non era folta a causa della giovane età: essa gli fu strappata dagli aguzzini durante la Passione, e sempre durante la Passione il Suo Volto ricevette oltraggi e sputi e il Suo dorso subì tremendi colpi di flagello.

In futuro, tutti i popoli della terra avrebbero visto il Suo aspetto sfigurato, ma anche la luce del Suo Volto glorioso (Is. 52, 14-15).






 Foto ed elaborazioni "S. Sindone di Torino e Volto Santo di Manoppello".

Chi è esperto in antropologia, certamente ritrova nei lineamenti fisiognomici del Santo Volto di Manoppello quelli che circa 2000 anni fa erano di un ebreo-semita trentenne; ovverosia di un uomo dalla fronte alta e spaziosa, con il naso abbastanza allungato, con la bocca piccola, con le labbra sottili e con il mento ben pronunciato. In aggiunta a questi particolari, ritroviamo allora di Gesù Cristo i capelli lunghi che come abbiamo detto erano una prerogativa dei predicatori; la guancia destra particolarmente enfiata dalle terribili percosse subite durante le torture; la ferita causata da una canna osservabile anch'essa a destra del volto del Redentore nella parte bassa della fronte; gli ematomi e le contusioni particolarmente evidenziabili nella prima foto; il sangue vivo delle ferite che viene alla luce dalla sovrapposizione ricavata con un rafforzamento di contrasto; e per ultimo, il Viso asciutto dal sangue con tutte le lesioni rimarginate perché corrispondente all'immagine del Volto Glorioso di Cristo illuminato dalla luce del Padre (rif. alle ultime tre figure).