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MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS

.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."
(PAPA FRANCESCO)




Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
LA DIAPOSITIVITA' NEL SUDARIO DI CRISTO DEL SANTO VOLTO DI MANOPPELLO

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello

La diapositività nel Volto Santo di Manoppello
LE PIEGHE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO RINTRACCIABILI NELL'IMMAGINE DELLA S. SINDONE DI TORINO.
SOVRAPPONENDO AL COMPUTER LA FIG. 1 DELLA S. SINDONE ALLA FIG. 3 DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO, MEDIANTE L'UTILIZZO DI UN FILTRAGGIO IN GRAFICA DI RAFFORZAMENTO DI CONTRASTO VIENE ALLA LUCE IL VOLTO CRUENTO DELLA PASSIONE DEL REDENTORE "FIG. 2". NEL VOLTO TRASFIGURATO DELLA FIG. 3, RITROVIAMO LE TRACCE EMATICHE APPENA PERCEPIBILI PERCHE' SI ERANO ASCIUGATE SUL VOLTO DEL RISORTO. ESSE SI PRESENTANO ANCHE EVANESCENTI, COME MACCHIE IMPRESSE SUL SUDARIO, PER LA SOVRAPPOSIZIONE ALLE STESSE DELLA LUCE DEL PADRE PROVENIENTE DALLA DIREZIONE IN CUI GUARDANO I MIRABILI OCCHI DEL SALVATORE.

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone

Le pieghe del S.S Sudario di Cristo del Volto Santo di Manoppello rintracciabili nella S. Sindone
IL VOLTO CHE HA SEGNATO LA STORIA

Lavoro realizzato in grafica da Antonio Teseo da vedere
con gli occhialini rosso-ciano.
L'animazione si è resa necessaria aggiungerla perché per me rivela i caratteri somatici di un uomo ebreo vissuto poco più
di 2000 anni fa.

L'IMMAGINE CHE HA SEGNATO LA STORIA

Il Miserere del celebre maestro Giustino Zappacosta (n. 1866 - m. 1945) che si canta ogni Venerdì Santo in processione a Manoppello

Giustino Zappacosta è ritenuto uno dei più grandi compositori abruzzesi vissuti a cavallo della seconda metà dell'800 e la prima metà del 900. Allievo del professore e direttore d'orchestra Camillo De Nardis nel conservatorio a Napoli, il compositore di Manoppello divenne maestro di Cappella del duomo di Chieti e insegnante nella badia di Montecassino dove gli successe il maestro Lorenzo Perosi. Nella ricorrenza del IV centenario dalla venuta del S.S. Sudario di Cristo del Volto Santo a Manoppello (1908), il sullodato professor Zappacosta, in arte G. Zameis, diresse il Coro della Cappella del Volto Santo composto dalle voci maschili addirittura di cinquanta elementi.
Tra le più belle opere del musicista ricordiamo:
Musiche sacre - il Miserere, che tradizionalmente si canta a Manoppello durante la processione del Venerdì Santo e che sentiamo nel video; Inno al Volto Santo, melodia che si esegue durante le feste in onore del Sacro Velo al termine della Santa Messa; Vespro festivo a tre voci, dedicato al maestro Camillo de Nardis; Te Deum; Missa Pastoralis "Dona nobis pacem" per coro a due voci e organo; Novena a S. Luigi Gonzaga, a 2 voci con accompagnamento d'organo o armonio.
Romanze - Spes, Ultima Dea; Quando!; Occhi azzurri e chioma d'oro; Vorrei; Tutta gioia; Polka - Un ricordo abruzzese, romanza dedicata alla sig.na Annina de Nardis, figlia del suo maestro Camillo de Nardis; Una giornata di baldoria - composizione di 5 danze: Nel viale - marcia; In giardino - mazurka; Fra le rose - polka; Sotto i ciclamini - valzer; Sul prato - dancing.

Il celebre compositore abruzzese, Francesco Paolo Tosti, oltre ad elogiare le grandi virtù di G. Zappacosta come compositore, lo definiva anche un eccellente organista e un virtuoso pianista. Nel libro intitolato "Immagini e fatti dell'Arte Musicale in Abruzzo" il maestro Antonio Piovano descrive le alte doti musicali del musicista di Manoppello a pag. 85.




L'ora in Manoppello:
METEO DAL SATELLITE

A sinistra, visione diurna in Europa; a destra, visione all'infrarosso.
Sotto, Radar, con proiezione della pioggia stimata: visione Europa e visione Italia.
Nel vedere l'animazione delle foto scattate dal satellite ogni 15 minuti, aggiungere 1 ora con l'ora solare e 2
ore con quella legale all'orario UTC.
Premendo F5, si può aggiornare la sequenza delle immagini, dopo che magari è trascorso del tempo.




www.libreriadelsanto.it
CONTEMPLAZIONE DEL S.S. SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO.
NELL'ULTIMA SCENA DEL VIDEO TROVIAMO IL SUDARIO CON IL COLORE VIRTUALE DEL BISSO DI LINO GREZZO CHE NELLA TOMBA AVREBBE RICOPERTO IL VOLTO DI GESU' DOPO LA SUA MORTE. SECONDO UNA MIA ACCURATA RICERCA, LE MISURE ORIGINALI DEL TELO DI MANOPPELLO, PRIMA ANCORA CHE FOSSE RITAGLIATO NEL XVII SECOLO, ERANO ESATTAMENTE DI 2 CUBITI REALI X 2 (MISURA STANDARD UTILIZZATA DAGLI EBREI ALL'EPOCA DI GESU' PER DETERMINARE LA GRANDEZZA DEL SUDARIO SEPOLCRALE CHE VENIVA USATO PER ORNARE SOLO DEFUNTI RE O SACERDOTI).
NEL GIORNO DELLA SANTA PASQUA DEL SIGNORE, SUL VELO SAREBBERO APPARSE OLOGRAFICAMENTE IN SEQUENZA, IN UN SOLO LAMPO DI LUCE, LE IMMAGINI CHE VEDIAMO INVECE SCORRERE LENTAMENTE IN SEI MINUTI DI TEMPO.



CONTEMPLAZIONE DEL SUDARIO DI CRISTO CON IMPRESSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

IL VOLTO DI CRISTO TRASFIGURATO DALLA LUCE DEL PADRE

Lavoro eseguito in grafica 3D da Antonio Teseo da vedere con gli occhialini colorati rosso/ciano.
L'animazione virtuale del volto è servita per definire al meglio i lineamenti somatici che, come vedete, secondo uno studio antropologico è di una persona ebrea vissuta poco più di 2000 anni fa. Si tratta della sembianza di Gesù, modello per l'iconografia.
Visualizzazione post con etichetta sudario della Veronica. Mostra tutti i post
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giovedì 7 maggio 2015

Inaugurato a San Pietro, giovedì 07/05/2015, il primo "Cammino del Volto Santo"

E' stata inaugurata oggi, in piazza San Pietro in Vaticano, la prima partenza del "Cammino del Volto Santo".
La manifestazione ha registrato la partecipazione di molti pellegrini che, dovendo percorrere un itinerario paesaggistico incantevole di 243 Km a piedi, o in bicicletta, oppure a cavallo, ripercorrono idealmente il tragitto che un misterioso pellegrino avrebbe compiuto, nel 1506, da Roma a Manoppello, per affidare ad un fisico del paese abruzzese, Giacomantonio Leonelli, il fardelletto contenente il sudario di Cristo della Veronica.
L'arrivo nella Basilica che custodisce la sacra reliquia è previsto il giorno 16 maggio.
Per conoscere maggiori informazioni su alcuni comuni compresi nell'itinerario e sul progetto dell'iniziativa clicca sui link riportati qui sotto:
 
 
 
 
 

venerdì 18 luglio 2014

Interesse online sul sudario di Cristo che attrasse Dante e Petrarca

Interview with Raffaela Zardoni (Coki) on the Face of Christ Exhibit at New York Encounter.


I sei punti di congruenza scoperti da Antonio Teseo tra l'immagine di Cristo raffigurato sulla moneta del Solidus d'oro (fatta coniare nel IX secolo dall'imperatore di Bisanzio Michele III per ristabilire l'ortodossia nell'impero dopo il periodo iconoclastico indetto nel 727 dal monarca Leone III isaurico) e il Volto Santo di Manoppello.

Spiegazione delle immagini di sopra di Antonio Teseo: a sinistra, potete osservare il Solidus d'oro fatto coniare dall'imperatore d'oriente Michele III (840-867) su cui è raffigurata l'icona del Cristo benedicente; a destra, c'è l'immagine del Volto Santo di Manoppello fotografata durante le feste di maggio. Ebbene, da una attenta comparazione, possiamo comprendere come le due figure siano entrambe contraddistinte: 1) dalle guance del volto asimmetriche; 2) dai capelli del lato di sinistra che sono disposti a forma semicircolare perché adattati al gonfiore della guancia destra di Cristo Gesù; 3) dal ciuffo dei capelli sulla fronte; 4) dalla ferita causata con una canna dagli aguzzini che flagellarono Gesù; 5) dai capelli del lato destro aggrovigliati che dopo un intreccio cadono dritti; 6) dalla bocca semiaperta.
 

lunedì 30 gennaio 2012

Perché mi sono convinto che il Volto Santo di Manoppello e la S. Sindone di Torino sono le vere reliquie del Signore

Post in costruzione.
Gli aggiornamenti in questa pagina sono apportati con dei copia e incolla di alcuni articoli pubblicati in questo blog. L'autore è consapevole che il contenuto della relazione di studio può presentare alcune ripetizioni, le quali, però, forniscono sempre qualche nozione in più rispetto ad un'argomentazione già letta sopra. Per l'autore, il lettore deve essere sempre attento ed attivo - e mai passivo - nell'aggiornarsi, perché allo stesso tempo può anche ripassare alcune spiegazioni che magari ha già dimenticato.   

 
di Antonio Teseo

Nella mia ignoranza, quando seppi che Dante e Petrarca avevano narrato in alcune delle loro opere dell'esistenza di una reliquia sulla quale era impressa la vera sembianza del Signore - nel medioevo il reperto sacro si trovava a Roma e si chiamava Veronica - mi venne subito da pensare che per questa loro convinzione i due sommi poeti se ne fossero a dir poco usciti fuori di testa. Poi, però, alcuni giorni dopo, mi posi questa domanda: "E se invece era il Volto Santo la reliquia di cui avevano parlato?".

Dovete sapere, che noi cittadini di Manoppello non abbiamo una devozione per così dire semplicistica per questa Sacra Immagine. La nostra è una certezza di fede che la figura sia "il Risorto che ci appare nella Sua Luce". Proviamo la sensazione che il Santo Volto ci si materializzi dietro il bisso e che poi lo guardiamo in trasparenza. Quando lo contempliamo in preghiera, ci sentiamo come se il Signore con la sua espressione di Mitezza, di Grazia e di Misericordia ci parlasse nel cuore e nell'anima. Insomma, per il manoppellese il Volto Santo è un amico intimo con cui ci si confida, sia nei momenti felici, per ringraziarlo, sia nei momenti di difficoltà, per chiedergli aiuto. Il nostro spirito in questo caso si apre a Lui e riceve lo Spirito Santo che ci dà la forza per la fede e ci guida. Le nostre preghiere si concludono sempre ringraziando Dio con lodi e gloria, dopodiché ci sentiamo tutti rigenerati, risorti.

A Roma, i canonici di San Pietro espongono una volta l'anno in questa basilica un'immagine chiamata ancora Veronica. Sappiamo per certo che essa risulta essere ossidata dal tempo (caratteristica questa di una raffigurazione pittorica deterioratasi) e che non ha la proprietà di rendere visibile la sembianza di un volto, tantomeno quella di Gesù, e di conseguenza di non essere "l'Acheropita" ovverosia il prototipo per l'arte delle icone raffiguranti il Cristo realizzato dall'arte divina, o meglio, dalla Sapienza del Signore. A proposito di questa chiamiamola così icona, che vediamo sotto, c'è da dire che è definita da una copertura laminata in oro (peculiarità che ritroviamo nelle icone bizantine) lavorata per fare apparire i capelli e la barba a punta ad una raffigurazione stilizzata che forse un tempo era di Gesù. Da ciò, allora, possiamo desumere, che questa probabile figura fosse una delle tante acheropite sparse per il mondo, in quanto in un'epoca lontana (esattamente dopo la metà del tardo medioevo) essa evidentemente fu attinta dal Volto dei volti: per un canone voluto dalla Chiesa, sarebbe stata santificata e pertanto dell'archetipo ne avrebbe assunta la stessa sostanza (Concilio Niceno DS 601 Sessione VII del 13 ottobre 787) .






Se ci rifacciamo a ciò che invece sapevano Dante e Petrarca della reliquia più importante della cristianità, cioè che la figura ivi impressa era arrivata a Roma intatta dal medioriente, e che all'epoca era denominata anche Mandylion perché si trattava del celeberrimo fazzoletto che un tempo da Gerusalemme era arrivato a Edessa portato dall'apostolo Taddeo, dobbiamo allora per forza di cose spostare la nostra attenzione non più a questa immagine, ma al Volto Santo di Manoppello. A differenza della figura venerata a Roma, sono almeno più di cinquecento anni che l'Effigie abruzzese è rimasta indelebile agli agenti atmosferici. Quindi per me e tanti altri studiosi, è certo che la vera Veronica sia la reliquia di Manoppello e che ad un certo periodo della storia essa era scomparsa da Roma. Il papa, custode dell'inestimabile reperto sacro, fece passare sotto silenzio la sparizione. Se ci atteniamo alle fonti orali degli anziani vissuti a Manoppello tra il XVI e XVII secolo, riprese dal cappuccino P. Donato da Bomba per comporre la sua "Relatione Istorica" (nel libro è menzionato che il Volto Santo sarebbe arrivato nel paese abruzzese nel 1506) il papa indiziato a non aver rivelato la sparizione della Veronica, sarebbe stato Giulio II.

Queste sono dunque le prime motivazioni che mi hanno convinto della vera natura acheropita del Volto Santo di Manoppello:

1) La sua indelebilità, come pure è l'immagine della S. Sindone di Torino, agli agenti atmosferici;

2) La sua perfetta diapositività tonale che muta come un ologramma, a seconda dell'illuminazione e dell'angolo visuale, trasformandosi in almeno tre aspetti differenti;


La diapositività del Volto Santo di Manoppello.


 Qui sotto, aspetto olografico del Volto Santo differente dalla prima immagine qui in alto a sinistra.

 Altro aspetto olografico nel Volto Santo di Manoppello (questa foto è stata scattata dall'amico dott. Paul Badde, che ringrazio di cuore per avermela fatta pubblicare assieme alle altre già citate in altri post di questo blog).





3) La sua completa invisibilità contro la luce diretta, poiché i colori non fanno corpo sul telo.


In questa foto, vediamo il Volto Santo reso invisibile dalla luce diretta proveniente da fuori la basilica. La striscia in verticale che si vede a destra, è il telaio della porta della chiesa, che, facendo ombra in trasparenza sul velo, ci fa percepire a fatica solo una limitata parte d'immagine. Il riflesso di luce osservabile dal vetro che protegge l'ostensorio, all'interno del trono, ha reso un po' confusa la foto.

4) La sua trasparenza dalla quale è possibile osservare uno sfondo panoramico a cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo.





Sfondi panoramici visti attraverso la trasparenza del Volto Santo di Manoppello, su cui non si sovrappone alcun tono artificiale di fondo, cioè pittorico: come vediamo, i colori sono del tutto naturali. Le persone che si scorgono nell'immagine, sono state fotografate nel momento in cui stavano per entrare in basilica dal portone principale (foto scattate da Antonio Teseo).



Ricostruzione in grafica del Volto del Risorto velato dal sudario del Volto Santo di Manoppello (elaborazione realizzata da Antonio Teseo).


Applicazione all'immagine precedente di un rafforzamento di contrasto ricavato al computer: questo filtraggio fa emergere in maniera accentuata la luce del Padre che aveva illuminato il Volto Santo, nell'attimo della risurrezione di Gesù, all'interno del sepolcro. L'aspetto del Volto così illuminato, secondo me fu visto dagli apostoli nel momento dell'Ascensione al cielo del Signore.




Per comprendere bene che cos'è il Volto Santo di Manoppello, dobbiamo meditare sull'episodio della Trasfigurazione. In questa narrazione leggiamo che Gesù ci ha rivelato alcuni particolari precisi riguardanti il giorno della sua gloria (la Risurrezione): la sua faccia era diventata splendente come il sole (Matteo, 17,2) cambiando d'aspetto (Luca, 9,29) e le sue vesti erano candide come la luce. La luce splendente sul volto di Gesù proveniente dal Padre - osservabile nell'elaborazione di sopra - aveva trasformato l'aspetto del Volto del figlio dell'uomo - che vediamo qui sotto - da natura umana ma risorta dai morti, a Luce Eterna. L'evento si era immortalato sulle vesti di Gesù, raggianti di luminosità, che nel sepolcro erano il Sudario e la Sindone (Luca, 17,24).


Si compiva così la profezia di Isaia, 52, 14-15.
In questa sovrapposizione del Volto Santo illuminato da dietro alla S. Sindone (qui sopra, fig. 2), si può osservare come dei chiarori di fondo - relativi a riflessi di luce che si erano prodotti nel sudario di Manoppello - si fossero sovrapposti all'immagine.


5) La sua immagine vista contro uno sfondo scuro, reca la luce direzionale del Padre (osservare le figure qui in basso); vista con un'illuminazione retrostante non completamente diretta, reca i riflessi della luce del Figlio irradiati con raggi dritti e paralleli (osservare e comparare le figure appena in alto).
Queste due peculiarità attestano, dunque, che il Volto Santo di Manoppello è un ologramma.

 

La luce del Padre che ha illuminato il Volto del Figlio: elaborazione eseguita al computer mediante un rafforzando il contrasto ad una foto del Volto Santo, il quale era stato posto contro uno sfondo scuro (risultato nella fig.2).


Applicando lo stesso procedimento ad un'altra foto del Volto Santo illuminato da dietro (fig.2), si può constatare invece come i raggi della luce di Cristo si fossero proiettati sul viso in maniera uniforme, nonostante il sudario fosse stato irradiato esternamente anche dalla luce direzionale del Padre proveniente da destra.
 

Osservare come nell'immagine del sudario, originariamente proiettata ed impressa sulla S. Sindone dalla Luce del Volto del Risorto, i raggi fossero intensamente localizzabili all'altezza delle cavità oculari, perché sotto, al di là del velo, vi erano le parti concave dei caratteri che avevano determinato dei vuoti maggiormente illuminati dalla luce. Questi raggi si erano diffusi fino ad arrivare in prossimità di quella che era "del velo che era stato posto sul volto di Gesù" una grinza orizzontale. Il segno di ripiegatura di questa piega - che in trasparenza si vede come una linea macchiata di sangue - l'ho evidenziato nella terza figura con una freccetta bianca (elaborazioni realizzate da Antonio Teseo; cliccare sulle immagini per vederle ingrandite).
 6) Nell'immagine della S. Sindone di Torino sono raffigurate: pieghe, bande e giunture che sono del sudario di bisso del Volto Santo di Manoppello.

Questo dato di fatto si attiene a quanto riportato dai Vangeli, cioè che dopo la morte di Gesù, durante la preparazione della sua salma per la sepoltura, sul suo capo fu posto un sudario (Gv. 20, 6-7) e sull'intero corpo fu fatta passare una candida sindone per avvolgerlo (Mt. 27, 57-60).

7) Le misure originali del velo di Manoppello erano confacenti con quelle standard "in cubiti reali egiziani" che i giudei, all'epoca di Gesù, usavano per ricavare preziosi sudari di finissimo bisso come corredo funebre, assieme alla sindone, per re e sacerdoti ebrei. 

In origine il sudario del Volto Santo di Manoppello era di 2 cubiti x 2 (il cubito reale egiziano veniva usato dagli ebrei all’epoca di Cristo per misurare i teli di finissimo bisso considerati preziosi per le sepolture regali). Se il Volto Santo e la S. Sindone sono le reliquie di Gesù, fu allora Giuseppe d’Arimatea a volere acquistare queste stoffe importanti per dare sepoltura in modo speciale al proprio Maestro, Re dei Giudei.

Ricerca di Antonio Teseo

Nella Relatione Historica sulla venuta del Volto Santo a Manoppello di Donato da Bomba, troviamo scritto che questo sudario di bisso era di 4 palmi x 4 (Partita poi la donna con i quattro scudi, e, disbnigato gli affari in cui era occupato nell’ora del contratto, tutto allegro e festoso l’avventurato Donat’Antonio per sì bella compra, spiegò l’Immagine la quale era nel mezzo di un velo quadrato e tutto trasparente per la rarità della tessitura, dalla grandezza di quattro palmi da ogni lato, trovò che il velo, per essere stato malamente tenuto e conservato, dopo che fu pigliato dalla casa Leonelli, era tutto stracciato, lacerato, e da tignole e tarli mangiato, totalmente corrotto, che quasi era ridotto tutto in polvere; e quelli pochi stracciarelli rimasti pendenti, non aspettando esser toccati, da se stessi cadevano in terra, fuorché la SS. Immagine, la quale sebbene era alquanto denigrata, e molto aggrinzata, era nondimeno nel resto tutta bella, intatta, e senza corruzione alcuna). Continuando con la narrazione leggiamo che fu poi un frate contemporaneo a Donat'Antonio De Fabritiis, Padre Clemente da Castelvecchio, a ritagliare il telo fino a ridurlo alle dimensioni in cui si trova oggi, cioè 17cm x 24 (Onde l’istesso P. Clemente, pigliate le forbici, tagliò via tutti quelli stracciarelli d’intorno, e punificando molto bene la SS. Immagine dalle polveri, tignuole e altre immondizie, la ridusse alla fine come adesso appunto si trova. Il sopraddetto Donat’Antonio, desideroso di godersi quella Ss. Immagine con maggior devozione la fece stendere in un telaio di legno, con cristalli dall’una e dall’altra parte, ornata con certe cornicette e lavori di noce da un nostro Frate Cappuccino chiamato Frate Remigio da Rapino (non fidandosi di altri maestri secolari).

Nel XVII secolo, ossia quando Padre Donato da Bomba compose la sua Relatione Historica, Manoppello faceva parte del Regno di Napoli e pertanto 1 palmo di allora equivaleva a 26, 25 cm: 26, 25 x 4 = 105 cm (larghezza e lunghezza del bisso del Volto Santo).

All’epoca di Gesù gli ebrei usavano misurare i teli considerati preziosi di finissimo bisso in cubiti reali egiziani (tradizioni tramandate e attinte dai Testi Sacri, 2 Cronache, 3, 3; Esodo, 38, 9): 1 cubito equivaleva a 52, 5 cm. Se moltiplichiamo 52, 5 x 2, vediamo che il risultato è esattamente 105 cm, il che significa, che il sudario del Volto Santo di Manoppello un tempo era esattamente di 2 cubiti x 2.


Per determinare le misure del sudario del Volto Santo di Manoppello fu usata la lunghezza doppia di un'asta in legno simile a quella che vediamo qui sotto


Cubito reale. lunghezza: 52,5 cm. Torino, Museo Egizio. Fonte: C. Le Blanc, A. Siliotti e prefazione di M. I. Bakr. Nefertari e la Valle delle Regine. Giunti, Firenze, 2002


Fonti vagliate per la ricerca:





Le misure della S. Sindone di Torino sono di 113 cm x 441 e quindi a prima vista uno potrebbe credere che esse non corrispondano a quelle standard usate all’epoca di Gesù. Ma se alla larghezza del lino togliamo 8 cm di una fascia ribattuta e quindi cucita ad un lato in un secondo tempo,


ecco che anche la sua larghezza in origine era di 105 cm, e cioè 2 cubiti reali egiziani.


Ma vediamo ora quanto misurava in lunghezza:


Nella scala delle unità di misura, il cubito equivaleva a 52, 5 cm; un palmo a 7,5 cm; un dito a 1,875 cm. Se consideriamo che la S. Sindone è lunga 441 cm, trasformando questa misura in dita (441: 1,875) otteniamo come risultato 235,2. Dividendo 235,2 per 28 (28 erano le dita che componevano un cubito) abbiamo come risultato 8, 4 cubiti. Quindi con sicurezza possiamo affermare che la S. Sindone in origine misurava 2 cubiti x circa 8 cubiti e mezzo.

Alcuni sindonologi sono invece convinti che il volto di Gesù sarebbe stato coperto ed asciugato dal reperto sacro di Oviedo - come sudario citato da Giov. 20, 7 -  prima che lo stesso fosse poi stato tolto con l'avvenuto avvolgimento del cadavere da parte del lenzuolo tombale.
Spiego il motivo per cui questa teoria non può avere riscontro con la ricostruzione della realtà dei fatti. 

 

Definizione di sudario
http://www.treccani.it/enciclopedia/sudario/

Enciclopedie on line


sudario Presso gli antichi Romani, fazzoletto di lino usato per detergere il sudore; presso altri popoli antichi, per es. gli Ebrei, pezza di lino o di tela con la quale si velava la faccia della salma; faceva parte del corredo funebre del defunto, insieme con il lenzuolo e le bende che avvolgevano mani e piedi.


di Antonio Teseo


Come leggiamo sopra nell'Enciclopedia online Treccani, presso il popolo antico degli Ebrei il sudario si usava per velare la faccia della salma. La velatura presuppone che il telo di lino fosse dunque di finissimo bisso perché quasi trasparente (vedi il sudario del Volto Santo di Manoppello) e non grossolano come il panno di Oviedo.

Linea ematica da me rintracciata nell'immagine sindonica, la quale dimostra che originariamente, durante il giorno della S. Pasqua del Signore,  il sudario di Manoppello sarebbe apparso anche macchiato di sangue oltre a rivelare l'ologramma della trasfigurazione; il rivolo, come si osserva, risulta aver interessato la parte alta del bordo di una piega che non è del lenzuolo tombale ma del finissimo e trasparente velo di bisso della cittadina abruzzese: essa passa sullo zigomo destro del Sacro Volto (cliccare sull'immagine per vederla ingrandita, così da comparare meglio la particolarità della mia scoperta) 
 

La storia antica altresì ci ricorda che con il nome di Mandylion, (greco "μανδύλιον", in arabo: ﻣﻨﺪﻳﻞ‎, mandīl, lett. "panno, fazzoletto") si intendeva definire la reliquia più importante della cristianità perché l'immagine ivi contenuta era considerata Acheropita (Icona del volto di Gesù non fatta da mani umane impressa su un sudario dalle dimensioni quadrate come un fazzoletto). E dalla Relatione Istorica del 1640 scritta da padre Donato da Bomba, apprendiamo che in origine il sudario del Volto Santo di Manoppello aveva proprio le dimensioni di un quadrato, cioè di quattro palmi per quattro. Il palmo nel regno di Napoli, di cui Manoppello in quel tempo faceva parte, equivaleva a cm. 26,25, mentre in ogni altro regno, stato, gran ducato, ducato o repubblica marinara d'Italia, per questa unità si adottava una misura propria e dunque differente da quella presa in considerazione. Se moltiplichiamo cm. 26,25 x 4, otteniamo cm 105, che trasformati nelle misure usate dai giudei all'epoca di Gesù equivalevano esattamente a quelle standard di due cubiti reali per due (1 cubito reale, infatti, misurava cm. 52,5). 

Il reperto sacro di Oviedo è invece rettangolare (misura cm. 83 x 53) e perciò possiamo tranquillamente sentenziare che questo panno più che un sudario sia un drappo di un asciugatoio. Il termine asciugatoio lo troviamo citato in Gv. 13, 4-5.

Che cos'è in sintesi l'asciugatoio di Oviedo
 
Il  panno fu usato per asciugare il viso di un uomo insanguinato già morto. Dopo che venne tolto dalla faccia, fu ripiegato e appuntato dietro alla testa. Tra le chiazze si distinguono alcune impronte di dita, localizzate attorno alla bocca e al naso, lasciate probabilmente da chi stava cercando di arrestare il flusso di sangue dagli orifizi dopo che l'asciugatoio era stato avvolto sul capo. Da ingrandimenti fotografici si sono potuti osservare anche puntini di sangue causati da piccoli corpi appuntiti che probabilmente erano spine.  Le macchie che si osservano speculari su entrambi i lati del lino ripiegato, dalle analisi risultano essere composte da una parte di sangue e da sei parti di liquido edematico polmonare, sostanza che si accumula nei polmoni a causa di un decesso avvenuto per soffocamento.  Gli studiosi sono stati concordi nel sentenziare che la morte dell'uomo fosse avvenuta in seguito ad una crocifissione.
Benché dalle analisi effettuate ad un campione di filo macchiato di sangue si è anche stabilito che il gruppo ematico è AB (lo stesso che ritroviamo nel sangue analizzato della S. Sindone e dei grumi del Miracolo Eucaristico di Lanciano), i miei studi suggeriscono che queste macchie che vediamo nel telo di Oviedo non possono essere sovrapposte 1:1 né all'immagine della S. Sindone né a quella del Volto Santo di Manoppello (figure impresse per proiezione da una luce che sarebbe quella del Volto di Cristo) perché risultano imbrattate, deformate e in aggiunta notevolmente allargate. L'allargamento si è prodotto  perché l'asciugatoio era stato premuto su una forma piramidale, qual è il naso, e sulla forma semicircolare in sezione, qual è la faccia di una persona.
 


Il lino di Oviedo  

 

mercoledì 21 dicembre 2011

Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero

Oggi ho visto per la prima volta un video riferito alla Santa Messa celebrata nel Duomo di Torino, svoltasi nel 2010, per l'apertura dell'Ostensione della Sacra Sindone. 
Ascoltando l'omelia del cardinale Saverio Poletto, sono rimasto colpito da alcuni passi della sua spiegazione ai fedeli sulla Santa Icona piemontese che assolutamente non mi trovano d'accordo.
Egli, dopo aver elencato gli elementi legati alla Passione del Signore riconoscibili nell'immagine sindonica, ha pronunciato queste parole:
<<La nostra fede non si fonda sulla Sindone, bensì sui Vangeli e sull'annuncio che i testimoni "gli apostoli" ci hanno dato della verità della resurrezione di Gesù dalla morte, perché sono stati con lui e hanno mangiato e bevuto con lui dopo che era uscito vivo dal sepolcro. - La nostra fede in Gesù, che patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto e soprattutto risuscitato dai morti secondo le scritture, non ha bisogno della Sindone, bensì del Vangelo. - Ma la Sindone, e qui sta il suo fascino misterioso, è un grande aiuto alla fede e alla preghiera dei credenti, perché ci invita a meditare commossi e stupiti sulla Passione del Signore di cui essa ci presenta i segni visibili e il nostro animo è rapito dal pensiero di come e a quale prezzo il Signore Gesù ci ha amati fino a morire per noi.>>

                                         Osservazione

Se nella S.S. Icona di Torino sono riconoscibili gli elementi legati alla Passione di Gesù, ciò vuol dire che Essa è una testimonianza del Vangelo, ovverosia, della Luce Eterna. La Luce Eterna, che ci è stata donata da Dio attraverso lo Spirito Santo, è quindi rappresentata nell'immagine perché la stessa testimonia la "Verità". Quindi non è vero che la nostra fede non ha bisogno della S. Sindone, perché sia la Santa Sindone di Torino che il Volto Santo di Manoppello, assieme adempiono la profezia di Isaia, 52, 13-15 (4° carme del Servo: passione e gloria); raffigurano, cioè, l'immagine di verità del Verbo Incarnato (Gv. 6, 40).

Antonio Teseo 

Gv. 1, 9-14: Era la luce vera, che illumina ogni uomo, quella che veniva nel mondo. Era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui e il mondo non lo riconobbe. Venne nella sua proprietà e i suoi non lo accolsero. A quanti però lo accolsero diede il potere di divenire figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome, né volontà di carne né volontà di uomo ma da Dio furono generati. E il Verbo si fece carne e dimorò fra noi e abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità;

Col 1,15: Egli è l'immagine del Dio invisibile, Primogenito di tutta la creazione;

Gv. 6, 40: Questa è infatti la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna e io lo risusciti nell'ultimo giorno. 
La luce del Risorto del sudario del Volto Santo di Manoppello impressionatasi sulla S. Sindone di Torino (elaborazioni ricavate al computer da Antonio Teseo mediante sovrapposizioni di immagini). 
    

giovedì 8 settembre 2011

Perché la Veronica originale non è più a Roma


Sovrapposizione Sindone di Torino - Volto Santo di Manoppello:

LA TRASFORMATA DI FOURIER



Elaborazione eseguita da Antonio Teseo.

Il risultato di questa elaborazione è da ritenere eccezionale perché dalle informazioni 3D contenute nell'immagine sindonica è venuta alla luce l'ondulazione di una grinza del Sudario del Volto Santo di Manoppello passante sopra l'occhio destro - a sinistra per chi guarda - che aveva preso forma adeguandosi sopra i caratteri del Volto: in modo discendente, per via della cavità oculare, e ascendente, per via del gonfiore zigomatico. Appena sotto l'incrocio delle palpebre, sempre dell'occhio destro di Gesù, possiamo inoltre osservare una ferita da cui era fuoriuscito del sangue, il quale, prima aveva seguito una direzione discendente e un po' obliqua - causa l'avvallamento della cavità oculare - scorrendo sul bordo di una piega, e poi era sceso perpendicolarmente sopra lo zigomo tumefatto.


In quest'altra elaborazione realizzata in maniera prospettica, possiamo osservare meglio quale era stato il percorso del rivolo di sangue: con la freccetta blu ho indicato la ferita; con le due freccette bianche, la piega in orizzontale del bisso di Manoppello; e con le freccette rosse, l'andamento del deflusso sanguigno (elaborazioni realizzate da Antonio Teseo).







Per chi si limita a leggere solo questo post, torno a ripetere quanto già detto in alcune pubblicazioni di questo mio blog, e cioè che il sudario di bisso di Manoppello servì per coprire il capo cadaverico di Gesù durante la preparazione per la sepoltura (Gv. 20, 5-7) e la S. Sindone per ricoprire il corpo (Mt. 27, 59-60) prima che venisse deposto nella tomba.

Il terzo giorno dalla morte del Signore, successe allora che una luce illuminò la reliquia di Manoppello sulla quale apparve, PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO, la sembianza del Sacro Volto di Cristo. L'aspetto del Volto del Redentore, che dunque si vedeva in trasparenza dalla reliquia abruzzese perché filtrata dalla luce di Dio, andò a proiettarsi e ad impressionarsi istantaneamente sulla S. Sindone come immagine indefinita scritta col sangue della Passione. Ecco perché ricaviamo dalla figura del Volto Santo (stessa immagine della reliquia di Manoppello e di quella di Torino) informazioni 3D dei caratteri somatici del Signore quando essa viene elaborata al computer. Se, dunque, con il Volto Santo di Manoppello noi possiamo contemplare il Volto del Risorto dell'Ascensione: con la luce del Padre che ha illuminato il viso di Gesù, con le ferite rimarginate e con le tracce ematiche asciugate; con il Volto della S. Sindone noi possiamo invece meditare sul Viso cruento di Gesù della Passione ma sempre risorto dai morti: con le ferite e le colature di sangue che hanno sfigurato i caratteri contusi e tumefatti, e con l'immagine che reca anche i riflessi della luce di Dio, perché questa traspariva dal sudario di Manoppello nell'attimo dell'evento della gloria di Cristo.
Con l'Eucaristia, il Signore ci dona il Suo Corpo Vivo e Vero; con l'Icona acheropita della Pictura Domini Vera del Sacro Mandylion (nell'antichità, involto composto dal lenzuolo della S. Sindone di Torino con sopra il sudario del Volto Santo di Manoppello) lo Spirito Santo ci conduce alla Verità tutta intera "profezia di Isaia, 52, 12-15 IV Carme del Servo".
Secondo una mia personale ricostruzione storica, il lenzuolo e il sudario di Cristo furono prelevati assieme nella tomba, di nascosto, dagli apostoli. Ripiegati e sistemati in un unico involto, chiamato Sacro Mandylion, i teli santi da Gerusalemme arrivarono in un posto sicuro " Edessa" (Turchia)  per essere salvaguardati dalle persecuzioni romane. Fu allora l'apostolo Taddeo ad affidarli nelle mani del re Abgar, il quale fu il primo re a convertirsi al cristianesimo. Nell' VIII secolo, prima che nell'impero romano d'Oriente scoppiasse l'iconoclastia, i teli componenti il Sacro Mandylion furono divisi tra loro per essere nascosti in luoghi sicuri. Nel XIV secolo, ritroviamo il sudario con il nome di "Veronica" a Roma, e il lenzuolo in una chiesa di Lirey in Francia. Nel XVI secolo, i due teli santi finalmente arrivarono nei luoghi in cui si trovano tutt'ora: il sudario, con il nome di Volto Santo, a Manoppello; il lenzuolo, con il nome di Sacra Sindone, a Torino.



Il sudario e il lenzuolo raffigurati insieme. 
Per le spiegazioni di queste icone rifarsi alle pubblicazioni precedenti.





Il Vaticano cerca con tutte le sue forze di far credere che il sudario di Cristo (nel medioevo denominato Veronica) si trova ancora a Roma, ma la verità è invece che questa immagine, la quale i canonici di San Pietro mostrano ai fedeli in un' ostensione una volta l'anno da una distanza considerevole, non contiene alcuna sembianza del Signore.



sembianza s. f. [dal provenz. semblansa, der. di semblan: v. sembiante], letter. – 1. ant. o poet. Somiglianza, rassomiglianza, spec. nella locuz. a sembianza di, a somiglianza, a immagine di: una valle Che da sei montagnette ond’è ricinta Scende a s. di teatro acheo (Foscolo); Tutti fatti a s. d’un Solo, Figli tutti d’un solo Riscatto (Manzoni). 2. a. Aspetto, soprattutto del volto; sembiante: Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace, Or fu sì fatta la s. vostra? (Dante); E viene a Roma, seguendo ’l... Leggi

Le scansioni delle prime foto pubblicate sotto, dimostrano che la figura della Veronica venerata in Vaticano non reca la sembianza del Salvatore Gesù Cristo contrariamente a quanto invece fu vista, venerata e narrata sia da Dante che dal Petrarca dopo il loro pellegrinaggio avvenuto a Roma: da parte del primo, nel giubileo del 1300; da parte del secondo, nel giubileo del 1350. I ricordi di Dante del suo pellegrinaggio sono riportati nella Divina Commedia, in alcuni versi del XVIII Canto dell'Inferno, del II Canto del Purgatorio e del XXXI Canto del Paradiso:




... Nel fondo erano ignudi i peccatori;

dal mezzo in qua ci venien verso ‘l volto,
di là con noi, ma con passi maggiori,
come i Roman per l’esercito molto,
l’anno del giubileo, su per lo ponte
hanno a passar la gente modo colto,
che da l’un lato tutti hanno la fronte
verso ‘l castello e vanno a Santo Pietro,
da l’altra sponda vanno verso ‘l monte...
(Inferno, XVIII, 25-33)

... Nessun m’è fatto oltraggio,
se quei che leva quando e cui li piace,
più volte m’ha negato esto passaggio;
ché di giusto voler lo suo si face:
veramente da tre mesi elli ha tolto
chi ha voluto intrar, con tutta pace...
(Purgatorio, II, 94-99)

... Qual è colui che forse di Croazia
viene a veder la Veronica nostra,
che per l’antica fame non sen sazia,
ma dice nel pensier, fin che si mostra:
"Signor mio Gesù Cristo, Dio verace,
or fu sì fatta la sembianza vostra?";
tal era io mirando la vivace
carità di colui che ‘n questo mondo,
contemplando gustò di quella pace...
(Paradiso, XXXI, 103-111)




I ricordi del suo pellegrinaggio a Roma, sono riportati dal Petrarca nel "Familiarum Aerum Libri":


" Or ecco la quinta volta io son in viaggio per Roma, e chi può dirmi se sarà l'ultima, come certamente è di tutte le altre la più felice, perché delle mondane cure più nobile è la cura dell'anima, e più d'ogni gloria mortale degna d'accendere i nostri desideri è la gloria celeste?" "…Così finalmente arrivi a Roma…la quale chiunque non vide, è temerario se ammira altre città. E, come la fortuna del popolo romano faceva che l'aspetto dell'Urbe talora divenisse più bello, così l'anno giubilare farà che quello sia come già mai, spiritualmente giovevole. Il pellegrino visiterà i sepolcri degli Apostoli…vedrà l'effige del volto del Signore..."

http://holyfaceofmanoppello.blogspot.com/2009_04_01_archive.html 


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Nelle ultime immagini possiamo invece contemplare la vera Effigie della Veronica.


Dalla sovrapposizione della prima foto del Volto Santo di Manoppello alla seconda della S Sindone che vediamo qui sotto, ne risulta l'elaborazione computerizzata con rafforzamento di contrasto della terza figura, in cui si può osservare bene anche la trama del lino torinese (cliccare sull'ultima icona di questo post per vederla ingrandita).
Il Volto del Risorto di Manoppello, come vediamo sotto nella fig. 1, era stato illuminato dalla luce del Padre. L'intensità dei raggi di questa luce proiettata sul viso e le macchie di sangue asciugatesi dopo il terzo giorno dalla morte di Gesù, ci hanno restituito un'immagine nella quale noi osserviamo del liquido ematico della Passione solo delle tracce. Ma sovrapponendo il Volto della S.Sindone a quello di Manoppello, ecco allora che tutto si ricompone: il sangue che aveva sfigurato i tratti somatici del Volto del Redentore riacquista vivacità. 







sabato 13 ottobre 2007

Breve approfondimento sulla Sindone








La Sacra Sindone è un lenzuolo tombale di lino che misura 441x113 cm. Ogni filo del tessuto è stato filato con  torcitura oraria a Z e la  tessitura è a spina di pesce. Essa contiene molte irregolarità di battitura.


All'epoca di Gesù, per preparare la sepoltura ad un corpo si usava prima distenderlo sopra la metà di un lenzuolo e poi gli si faceva passare l’altra metà sopra la testa fino a coprire i piedi. L'intero lenzuolo, che veniva anche unto di aromi balsamici per ritardare la putrefazione del morto, serviva per avvolgerlo completamente mediante una fasciatura esterna.

Alcuni lini del tipo sindonico sono stati rinvenuti nel deserto della Giudea e anche in Siria.
Secondo alcune analisi, sulla S. Sindone sono stati individuati:

1) Pollini di piante presenti in Francia e in Italia che attestano quindi l’arrivo del lenzuolo in questi due paesi, ma anche altri pollini di piante che crescono in Medio Oriente, come lo “Zygophyllum dumosum” e la “Gundelia tournefortii”;
2) La presenza di una proteina del sangue (emoglobina);
3) Un alone di siero ematico accertato con la fotografia all’ultravioletto;
4) Una cellula di “aloe socotrina” sostanza aromatica che insieme alla mirra fu usata per il seppellimento di Gesù.
 
Altri rilevanti studi che riguardano soltanto l’immagine hanno attestato che:

a. Essa scompare completamente se fotografata con un’illuminazione intensa e retrostante come avviene per il Volto Santo di Manoppello; sul lino rimangono visibili solo le macchie di sangue (come ad esempio quelli che si vedono sulla fronte o sulle braccia) a conferma del fatto che le stesse hanno penetrato per capillarità il tessuto;
b. Dall’esame termografica e la radiazione infrarossa risulta che non è stata dipinta.
La certezza che la figura impressa sulla reliquia sia relativa al corpo del Salvatore è confutata dal fatto che l'aspetto del volto si sovrappone perfettamente in scala 1:1 con quello acheropito del Volto Santo di Manoppello. Le due figure, essendo complementari, viste al computer forniscono dettagliate informazioni sulla Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.
 
Altre considerazioni che attestano che quest'immagine è del Cristo:
 
1) A nessun condannato a morte veniva posto sul capo una corona di spine ma per Gesù il discorso fu diverso: durante la Passione, i suoi aguzzini vollero deriderlo perché Egli si era proclamato re dei giudei (nell’immagine sindonica sono evidenti le macchie di sangue delle ferite del cuoio capelluto e i rivoli sulla fronte causati dagli aculei);
2) Secondo le norme del supplizio romano, al condannato si dovevano recidere le gambe prima che morisse agonizzante sulla croce. Per Gesù questo non avvenne, perché quando si volle prendere questa decisione Egli sembrava già morto. I giustizieri, allora, per essere certi del decesso, optarono di trafiggerlo solo con una lancia la cui lama andò a finire diretto al cuore  (nella figura sindonica le gambe dunque appaiono integre e sul fianco destro è evidente del sangue fuoriuscito dalla ferita del costato che dalle analisi è risultato essere "post-mortem" per la presenza di un alone di siero scoperto con i raggi UV; sui polsi e sui piedi sono visibili i fori dell’inchiodatura);
3) La flagellazione per un condannato a morte prevedeva quaranta frustate: venti sul lato frontale e altre venti su quello dorsale del corpo; Gesù ne ricevette invece di più probabilmente per volere dei sommi sacerdoti, i quali persuasero Pilato ad aumentare la pena per la grave accusa di cui il condannato si era macchiato. Per loro, Gesù aveva offeso con una grave bestemmia la legge ebraica in quanto si era proclamato re dei giudei: solo il Padre che era nei cieli era il loro re (sulla Sindone ci sono i segni del “fragrum”, il flagello usato dai romani che era formato da una correggia di cuoio la quale teneva uniti due sfere di piombo);
4) Il cadavere di Gesù ricevette una frettolosa sepoltura giudaica, quindi fu avvolto con i teli sepolcrali per l’interessamento di Giuseppe d’Arimatea, membro del Sinedrio ma di nascosto anche discepolo di Gesù, che riuscì a convincere Pilato a farsi consegnare il corpo. I cadaveri dei crocifissi dovevano invece essere gettati insieme alla croce in una fossa comune.

martedì 11 settembre 2007

Sindone e Volto Santo: il computer rivela ancora








Queste due immagini sono di riferimento alla pubblicazione di cui sotto "Sindone e Volto Santo: il computer rivela ancora".

Spiegazione delle elaborazioni:
A sinistra, parte selezionata della reale foto  del volto della S. Sindone oscurata  al computer; a destra, sovrapposizione della prima figura al Volto Santo con un filtraggio del 50%.

Cliccare sopra le immagini per vederle ingrandite così da osservare meglio nel dettaglio un alone di sangue da me rintracciato.

Foto, elaborazioni e ricerca di Antonio Teseo

Sindone e Volto Santo: il computer rivela ancora










NEL LEGGERE LE SPIEGAZIONI DI QUESTE FIGURE CHE TROVIAMO SCRITTE SOTTO IN COLORE AZZURRO, CONSIGLIO DI TANTO IN TANTO DI ANDARE A CLICCARE CON IL MOUSE PROPRIO SOPRA QUESTE TRE IMMAGINI IN MODO DA VEDERLE INGRANDITE E CAPIRE  MEGLIO I RIFERIMENTI ILLUSTRATI CON LE FRECCETTE.

Foto, elaborazioni e ricerca di Antonio Teseo


L’esito della nuova ricerca che propongo, vuole dimostrare che il volto della Sacra Sindone di Torino non presenta baffi folti e barba lunga come invece asseriscono molti studiosi.
La convinzione di una conoscenza dettagliata dell'aspetto del volto di Gesù, diffusa soprattutto tra i sindonologi, per certi aspetti non trova alcun riscontro scientifico ed è dunque solo frutto dell'apparenza (pareidolia). Essa viene contraddetta dai miei studi per il fatto che l’immagine impressa sul lino, oltre a presentare un chiarore che sembra essere stato prodotto dal riflesso di una luce, è formata essenzialmente da una più o meno densità di sangue (forse misto anche a sudore) fissatosi a livello superficiale e specificatamente sulle fibrille
(far riferimento alla seconda figura elaborata con il computer per sovrapposizione e rafforzamento di contrasto, a prescindere che la reale immagine del volto sindonico abbia subito un processo chimico di disidratazione e ossidazione causato a mio avviso dall'irraggiamento nell'ultravioletto di un lampo di luce. L'irraggiamento, che sarebbe avvenuto nell'attimo della resurrezione di Gesù, avrebbe trasformato la tonalità di colore del sangue "da rosso vivo a giallo paglierino" perché interessato da una bruciacchiatura localizzata sulla parte più superficiale delle fibrille dove il plasma si sarebbe fissato in modo indelebile "vedi la fig.1").
Quindi, quando ci viene mostrata la foto del volto della reliquia torinese invertita in negativo, magari in bianco e nero come vediamo qui sotto, dalla quale effettivamente abbiamo l’impressione di vedere il volto di Cristo con baffi folti e barba folta, ci dobbiamo sempre ricordare che questa non è la vera foto vista nella realtà e pertanto non deve trarci in inganno poiché nel negativo fotografico sindonico il sangue compare di colore bianco, mentre il chiarore della luce appare di colore nero.
Per capire esattamente come si sia formata la macchia ematica al di sopra del labbro superiore (rivedi  le prime due figure pubblicate sopra) dobbiamo ricorrere alla perfetta sovrapposizione "Sindone-Volto Santo di Manoppello".

Precedentemente a questa pubblicazione abbiamo visto come nell’Icona della S. Sindone siano raffigurate pieghe e bande di tessuto che però sono proprie del bisso del Velo di Manoppello; questo esile telo macchiato del sangue della Passione sarebbe stato a contatto diretto con il lenzuolo sepolcrale.
Dunque, sia l'aspetto reale del Volto del Risorto che la sembianza impressa in trasparenza sul sudario di bisso, visibile a seconda dell'illuminazione da viso sfigurato a viso trasfigurato, sarebbero stati proiettati e impressi con un lampo dalla Luce Celeste sulla S. Sindone in un tempo più breve di 50 miliardesimi di secondo.

Spiegazione della terzina di figure pubblicate sopra:

1) Foto del volto della Sacra Sindone (negativo fotografico);
2) Elaborazione effettuata in rilievo e sovrapposizione della prima immagine alla terza;
3) Volto Santo illuminato da dietro.

Dalla comparazione tra la prima foto sindonica e la terza che è quella del Santo Volto, risulta che il sangue fuoriuscito a Gesù dal naso e dalla bocca si sia impresso sul sudario di Manoppello sovrapponendosi alla Santa Effigie (probabile emissione corpuscolare):

a)  a sinistra e in alto, a formare un angolo retto con una banda di trama in verticale e una piega in orizzontale;
b) a sinistra e in basso, a formare ancora un angolo con la banda già citata e un’altra in orizzontale;
c) a destra e in alto, coprendo quasi completamente un alone contraddistinto dal bordo perimetrale di coagulo;
d) a destra e in basso, espandendosi fin sotto la guancia.

Osservando attentamente le tre figure, si può comprendere che le freccette laterali di sinistra indicano dove il sangue, uscito dalla bocca e dal naso di Gesù, si sia fermato dopo essersi espanso (notare una linea in verticale bianca nel negativo fotografico sindonico "tra le due freccette" che in definitiva è il sangue che ha macchiato una banda della trama di tessuto riscontrabile sul Volto Santo di Manoppello). La freccetta in alto a destra, indica invece sulla S. Sindone una traccia di un alone con il bordo di coagulo. La stessa macchia, ovviamente, è perfettamente coincidente con quella che si trova nella reliquia abruzzese.

La presenza di un alone di sangue al di sopra del labbro superiore - contraddistinto dal bordo di coagulo - è un'inconfutabile prova scientifica che nell'aspetto del viso di Cristo non può sussistere la presenza di baffi folti. Questa macchia ematica, al contrario, in presenza di tanti peli, si sarebbe dovuta vedere in forma allargata, irregolare e senza alone. Avremmo cioè dovuto osservare il cosiddetto imbrattamento, e in più rintracciare piccole linee, o meglio "segmenti", sovrapposti al sangue.

Nell' immagine del Volto della S. Sindone ritroviamo il sangue uscito a Gesù dal naso e dalla bocca, che fu della Passione, dove le colature ematiche risultano aver macchiato il mento e imbrattato la barba rada. Se, dunque, come ripeto, questa immagine la si inverte in un negativo fotografico, ecco che erroneamente ci fa credere che l'aspetto del Signore, oltre a presentare baffi folti, mostri anche una folta barba.

Meditando invece qui sulla miniatura del Codice Pray, manoscritto con illustrazioni iconografiche conservato nella Biblioteca Nazionale di Budapest, si può comprendere come una volta i miniatori avessero una conoscenza molto diversa dell'aspetto del Volto della S. Sindone rispetto ai sindonologi di oggi. La raffigurazione, infatti, ci mostra il viso di Gesù con baffi radi e barba curata così come dimostrano anche i miei studi.
   Il vero volto di Gesù, un tempo secondo il canone dettato della Chiesa

A partire dal IV secolo, tutte le rappresentazioni di Gesù sono state attinte dalle immagini del Volto Santo di Manoppello e della Sacra Sindone di Torino, che insieme formavano il Sacro Mandylion di Edessa. I teli delle due reliquie erano ripiegate in un unico involto come ci spiegano alcune importantissime miniature bizantine. Gli artisti, avendo un tempo ricevuto dalla Santa Madre Chiesa l'autorizzazione di poter anche valicare quella che prima di allora era una canonica stilizzazione del Volto di Cristo, nel rappresentare a volte il Signore Gesù con baffi molto folti e barba lunga, intendevano far contemplare nel Volto del Figlio pure il riflesso del Volto del Padre immaginato proprio con baffi e barba molto accentuati.

MA SE IO HO DETTO CHE NELLA TOMBA IL SUDARIO SI TROVAVA SOTTO IL LENZUOLO A COPRIRE IL VOLTO DI GESU', COME MAI ALLORA NEL CODICE PRAY DI BUDAPEST, DATATO 1192-1195 (ARCO DI TEMPO CHE PRECEDEVA DI CIRCA 65 ANNI LA DATAZIONE STABILITA CON L'ESAME AL RADIOCARBONIO DELLA FABBRICAZIONE DELLA S. SINDONE) L'ANGELO INDICA CON L'INDICE IL DRAPPO DI STOFFA ANCHE SOPRA IL LENZUOLO? 

In una delle pubblicazioni precedenti avevo spiegato come nei tempi antichi gli iconografi fossero tanto bravi, che non solo rendevano le loro opere piene di dettagli immortalandole quasi alla pari delle foto dei giorni d'oggi, quanto ortodossi, perché erano ligi nel rispettare i canoni imposti dalla Santa Madre Chiesa. Ecco perché noi qui ci troviamo davanti non ad una semplice raffigurazione, ma ad un "Codex" che significa "Corpo delle Leggi della Chiesa". Nella rappresentazione ritroviamo, ad esempio, come sigilli che ci spiegano dell'autenticità della S. Sindone: i cinque piccoli fori simmetrici di bruciature disposti a forma di L; il disegno a zig-zag che ci rimanda alla trama del lenzuolo che è a spina di pesce; le tante croci con cui si identificavano i Templari (a tale proposito vedi la facciata della chiesa di Collemaggio dell'Aquila voluta proprio da questo ordine, indicato dalla storia come uno dei possessori della sacra reliquia di Torino).
Mentre oggi più di un teologo prova a dare una propria interpretazione sulla traduzione dal greco del Vangelo di Giovanni, Gv. 20, 1-7, la Chiesa di molti secoli fa, invece, ti spiegava che i significati delle parole un tempo già tradotte, non si prestavano minimamente ad interpretazioni soggettive ma solo a quelle canoniche. Esse erano state tramandate oralmente dalla cultura ortodossa e tradotte da grandi esperti che conoscevano benissimo la lingua, tra cui anche i Santi.
L'icona che vediamo è stato attinto dal Vangelo di Marco, 16, 1-6. L'angelo seduto sul trono che si trova a destra delle donne indica il sudario posto sopra la sindone. Il particolare, che sembrerebbe non essere avvolto nel mistero, in realtà ci rivela che il Signore sia risorto durante il terremoto che ha rimosso la pietra del sepolcro e che avrebbe dunque segnato la storia (Mt. 28, 1-7).
Questo evento sconvolgente voluto da Dio, infatti, non solo ha ribaltato la pietra del sepolcro facendo entrare la luce del Padre che è andata a fondersi con quella del Figlio, ma secondo gli antichi canoni della Chiesa avrebbe ribaltato anche la posizione del sudario, da sotto a sopra la sindone.
Quando arrivano al sepolcro gli apostoli Pietro e Giovanni, avvisati da Maria Maddalena che la tomba è stata da lei trovata vuota senza il corpo di Gesù, Giovanni, vedendo il sudario che non si trova più al suo posto (lui era stato testimone oculare degli avvenimenti accaduti nel sepolcro durante la preparazione del corpo di Gesù per la sepoltura) vi contempla i segni della Passione, della Morte - assieme al lenzuolo - e della trasfigurazione (Gv. 20, 9).